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Il mio Golem

e altre poesie di Günter Kunert

tradotte da Vincenzo Gallico

golem

MEIN GOLEM

An manchen Tagen
höre ich deutlich
seinem Schritt. Überflüssig
der Blick aus dem Fenster
der Blick in die Zeitung.
Es sind solche Tage
dass die Gedanken stocken
als wären sie Atem.
Es ist der Atem. Tage die ihren Namen verloren.
Anonyme Tage.
Ausdauerndes Ausschreiten.
Verstecke dich selber
in Träume in Bücher in Gläser.
Der Verfolger ist ein Koloss
seine Ferse rostiger Schorf
sein Gesicht abwesend
sein Gang unaufhaltsam
besonders an manchen Tagen.

IL MIO GOLEM

In certi giorni
sento distintamente
il suo passo. Superfluo è
lo sguardo dalla finestra
lo sguardo al giornale.
Sono quei giorni
che i pensieri si fermano
come il respiro.
Lui è il respiro.
Giorni che hanno perduto i loro nomi.
Anonimi.
Un incedere ininterrotto
fuori dal seminato. Nascondi te stesso
in sogni libri bicchieri.
Chi t’insegue è un colosso
i suoi talloni croste di ruggine
il suo volto un’assenza
la sua marcia irrefrenabile
soprattutto in certi giorni.

KOMMUNIKATION

Stimmen in der Luft
und im Draht. Wie
in ältesten Zeiten
der Tauschhandel: Wort
gegen Wort. Aber wir sind
arm weil wir
uns wenig zu sagen haben. Unausgesprochen
unsere geheimen Reserven
und aufbewahrt für eine Zeit
die nie kommt.
Aller Herrscher heißt
Geiz
der Wächter Furcht und
wir selber
arme Hunde
die hüten was schon
gar nichts mehr gilt.

COMUNICAZIONE

Voci nell’aria
e sul filo.
Come ai vecchi tempi
il baratto: parole
in cambio di altre parole.
Però noi siamo poveri
perché abbiamo poco da dirci.
Le nostre riserve segrete
restano
impronunciate,
nascoste per un tempo
che non giunge mai.
Si chiama Avarizia
il padrone
Paura il custode
e noi poveri cani
facciamo la guardia
a qualcosa che non vale più.

REALISTISCHES GEDICHTES

Beim Metzger das Fleisch.
Sonst Brot. Käse. Tomaten. Du
siehst den Häusern ihren Inhalt
nicht an. Zeile für Zeile Verstecke
für Lebende: Sie haben
den Toten nicht geholfen.
Ausgelöscht durch das Entfernen
des Namenschildes. Dennoch scheint
über diese Stadt eine Sonne
wie jeder sie liebt
wenn wieder einmal die Blätter
die Bäume verlassen. Auch
die Konzerte häufen sich schon.
Wähle den Platz
in der Nähe des Ausgangs
solange es geht.
REALISMO

Dal macellaio la carne.
Se no pane. Pomodori. Formaggio. Tu
vedi le case, ma non conosci gli interni.
Rifugi in fila indiana
per i viventi: loro non furono
d’aiuto ai morti.
Cancellàti da un cartello
col nome lontano. Eppure risplende
un sole su questa città
come su altre ed ama
il tempo quando di nuovo le foglie
abbandonano gli alberi. E già si danno
i concerti, in un mucchio.
Fintanto che puoi,
scegliti il posto vicino
all’uscita.
REISERESÜMEE

Du wirst dir selber fremder
an einem fremden Ort.
Verschlossen Tür und Tore:
Dir fehlt das Losungswort.

Abweisende Fassaden:
sie bieten dir kein Haus.
Sogar der Himmel droben
sieht unbekannter aus.

Und alle Strassen kreuzen
fast feindlich deinen Weg.
Von der Geschichte blieben
nur Schatten als Beleg.

Die stummen Steine reden:
Du ziehst hier keine Spur!
Sowenig wie sonst jeder
der diesen Ort erfuhr.

APPUNTI DI VIAGGIO

In un luogo straniero,
chiuse le porte e il portone:
ti manca la soluzione
e sarai a te stesso straniero.

Inospitali facciate,
che non ti offrono nessuna dimora
e perfino il cielo, ora,
fa finta che non vi conosciate.

Ogni strada, come un nemico, trova
un incrocio ai tuoi sentieri.
E della storia di ieri
le ombre restarono l’unica prova.

Si sente la voce delle pietre mute:
Tu qui non ci lasci alcun segno!
Come ogni altro in questo regno,
che s’è avventurato per queste lande perdute.

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7 Commenti

  1. Kunert, mio (sconosciuto) amico!
    Non mi va di lasciarti da solo, in balìa del bianco accecante di post mai postati: ho letto e riletto i tuoi testi: appena ho un momento, ti prometto di lasciare ai post(eri) le mie impressioni.
    Aspettami. Torno.

  2. Grazie. E’ una di quelle letture ineffabili che devono andar via liscie così senza commento. Dico solo: noch ein wenig Kunert, bitte!

  3. @ Sparzani.

    Sì, lettura ineffabile: volevo parlare proprio in questi termini, ma mi hai discretamente anticipato: meglio il silenzio, quando si leggono versi dove una voce cerca di “ri-membrare” assenze. Belli. Anche se trovo (con tutto il rispetto per Gallico), un po’ troppo letterale, meccanica la traduzione.
    Non era facile, comunque.

  4. @Gibril
    Non saprei. Credo la parte più inerme.
    Il bello delle poesie (specie di questo tipo) è l’apertura a letture anche molto diverse.

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Helena Janeczek è nata na Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da trentacinque anni. Dopo aver esordito con un libro di poesie edito da Suhrkamp, ha scelto l’italiano come lingua letteraria per opere di narrativa che spesso indagano il rapporto con la memoria storica del secolo passato. È autrice di Lezioni di tenebra (Mondadori, 1997, Guanda, 2011), Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), che hanno vinto numerosi premi come il Premio Bagutta Opera Prima e il Premio Napoli. Co-organizza il festival letterario “SI-Scrittrici Insieme” a Somma Lombardo (VA). Il suo ultimo romanzo, La ragazza con la Leica (2017, Guanda) è stato finalista al Premio Campiello e ha vinto il Premio Bagutta e il Premio Strega 2018. Sin dalla nascita del blog, fa parte di Nazione Indiana.
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