Poesia sporca

17 febbraio 2006
Pubblicato da

di Ferreira Gullar

La città è dentro l’uomo
quasi come l’albero vola
nell’uccello che lo lascia.

[ traduzione misteriosa]

48 Responses to Poesia sporca

  1. gianni biondillo il 17 febbraio 2006 alle 11:55

    stupefacente.

  2. Mal il 17 febbraio 2006 alle 12:31

    bellissima

  3. yara il 17 febbraio 2006 alle 12:32

    O homem está na cidade como uma coisa está em outra, e a cidade está no homem que está em outra cidade.Mas variados são os modos como uma coisa está em outra coisa: o homem, por exemplo, não está na cidade nem como uma árvore está em qualquer uma de suas folhas.

  4. Nunzio Festa il 17 febbraio 2006 alle 12:37

    magnifica

  5. maline il 17 febbraio 2006 alle 13:46

    un bell’haiku

    @ yara… spero di aver capito quello che hai scritto in portougues, perchè mi è piaciuto.
    Ach! Die Sprachen!

  6. F.K. il 17 febbraio 2006 alle 13:54

    Il Brasile mi ha sempre affascinato: dal calcio alla musica così varia e “bastarda”, alle canzoni, al melting-pot. Da piccolissimo vidi “Orfeo Negro” alla televisione, quel film m’impressionò, e da allora è nato il mio amore a distanza per il Brasile.
    Questo haiku “moreno” è proprio bello. Belli, per me, anche buona parte dei disegni di Ferreira Gullar, che non conoscevo.
    Obrigado.

  7. giobbe il 17 febbraio 2006 alle 14:09

    commovente. strabiliante. grandiosa
    (bah…)

  8. Trespolo il 17 febbraio 2006 alle 14:51

    Non capisco molto di portoghese, ma il commento di Yara mi è piaciuto assai. Buona giornata. Trespolo.

  9. yara il 17 febbraio 2006 alle 15:10

    L’uomo è nella città mentre una cosa è in altra, la e la città è nell’uomo che è in un’altra città. Ma variato sono i sensi poichè una cosa è in un’altra cosa: l’uomo, per esempio, non è nella città né mentre un albero è in qualunque dei relativi leves.

    card. wordlingo

  10. ale il 17 febbraio 2006 alle 16:21

    Yara, mia carissima (ciaobenritrovata), si capiva più un portoghese, veramente.
    Ok, leves è foglie, certo. Il tutto ha l’architettura di una proporzione matematica? Va letta così?

  11. gianni biondillo il 17 febbraio 2006 alle 16:23

    Qualcuno traduca la traduzione di Yara, ve ne prego. ;-)

  12. ale il 17 febbraio 2006 alle 16:24

    Beh, sul testo: è bello come ogni tristezza (cioè è bello per chi non l’ha scritto), possono essere i versi di illusione disperata di un emigrante.

  13. ale il 17 febbraio 2006 alle 16:25

    (E sopra ovviamente si legga: “si capiva più IN portoghese”.)

  14. yara il 17 febbraio 2006 alle 16:43

    http://www.worldlingo.com/en/products_services/worldlingo_translator.html

    Nullaque iam tellus, nullus michi permanet aer;
    incola ceu nusquam, sic sum peregrinus ubique.

    Y

  15. yara il 17 febbraio 2006 alle 17:06

    O “Poema enterrado” consistia de uma sala subterrânea, dentro da qual havia um cubo de madeira de cor vermelha, dentro desse um outro, verde, de menor diâmetro, e, finalmente, um último cubo de cor branca que, ao ser erguido, permitia a leitura da palavra “Rejuvenesça”.
    A instalação não pode ser vista pelo público: uma inundação, provocada por fortes chuvas, alagou a sala e destruiu os cubos.

  16. yara il 17 febbraio 2006 alle 17:18

    E por ser pouco era muito, que pouco muito era o verde fogo da grama, o musgo do muro, o galo que vai morrer, a louça na cristaleira, o doce na compoteira, a falta de afeto, a busca do amor nas coisas.

    (à G. B.)

  17. yara il 17 febbraio 2006 alle 17:21

    Não nas pessoas: nas coisas, na muda carne das coisas, na cona da flor, no oculto falar das águas sozinhas: que a vida
    passava por sobre nós, de avião.

    (à maline)

  18. yara il 17 febbraio 2006 alle 17:44

    A cidade está no homem, mas não da mesma maneira que um pássaro está numa árvore, não da mesma maneira que um pássaro (a imagem dele) está/va na água e nem da mesma maneira que o susto do pássaro está no pássaro que eu escrevo.

    (à ale)

  19. yara il 17 febbraio 2006 alle 17:47

    Cada coisa está em outra de sua própria maneira e de maneira distinta de como está em si mesma.

    (à F.K.)

  20. yara il 17 febbraio 2006 alle 17:50

    A cidade não está no homem do mesmo modo que em sua
    quitandas praças e ruas.

    (à NI)

  21. tashtego il 17 febbraio 2006 alle 18:31

    Kavafis: sempre la città ti verrà dietro…

  22. gianni biondillo il 17 febbraio 2006 alle 18:43

    Yara, mi sei simpaticissima (chiedi a Dario per conferma), ma:
    a) io non ci sto capendo una fava.
    b) 7 commenti uno dietro all’altro sono spam, a casa mia.

    Insomma: adelante con judicio… mi spiego? ;-)

  23. yara il 17 febbraio 2006 alle 19:12

    Mi costa molto scrivere queste righe perché mi ero promessa, prima di non scrivere più sui blog, poi di non scrivere più parole mie. I commenti portoghesi, letti in fila, sono la chiusa del Poema Sujo di Gullar, 1977, che mi commuove ogni volta che lo leggo: la “poesia sporca” sta al terzultimo posto della fila. Avevo spezzettato il tutto per poter dedicare i commenti a persone singole che, pur non conoscendole, mi hanno detto qualcosa (ognuno è dedicato ad hoc, nelle mie intenzioni). Pensavo insomma di fare un servizio ai lettori + un regalino ad alcuni. Ma il blog è micidiale. Mi secca aver rotto la promessa (ma rientro subito). Mi resta la consolazione magra di averlo fatto mossa da un sentimento umano.

    y

  24. ale il 17 febbraio 2006 alle 20:26

    E poi voglio dirti che mi pare, così a suono, che tu abbia percepito il grund di ognuno di noi “nominati”.

    E poi voglio dirti, ma no, non farlo, perché non più parole tue, ma va’.

    Questo è il secondo messaggio.

  25. ale il 17 febbraio 2006 alle 20:28

    E questo, è il primo.

    Per Yara.

    Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
    Ad abbeverarsi a un’acqua scritta
    che riflette il suo musetto come carta carbone?
    Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
    Sostenuta da quattro zampette prese in prestito dalla verità,
    da sotto le mie dita drizza le orecchie.
    Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta
    e scosta i rami
    causati dalla parola “bosco”.

    Sopra il foglio bianco s’acquattano, pronte a balzare,
    lettere che possono mettersi male,
    un assedio di frasi
    che non lasceranno scampo.

    In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta
    di cacciatori con l’occhio al mirino,
    pronti a correr giù per la ripida penna,
    a circondare la cerva, a puntare.

    Dimenticano che la vita non è qui.
    Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
    Un batter d’occhio durerà finché lo dico io,
    si lascerà dividere in piccole eternità
    piene di pallottole fermate in volo.
    Non una cosa avverrà se non voglio.
    Senza il mio assenso non cadrà una foglia,
    né uno stelo si piegherà sotto il punto del piccolo zoccolo.

    C’è dunque un mondo
    di cui reggo le sorti indipendenti?
    Un tempo che lego con catene di segni?
    Un esistere che a mio comando è incessante?

    La gioia di scrivere.
    Il potere di perpetrare.
    La vendetta d’una mano mortale.

    (Beh, non è mia eh, è di mia mamma letteraria, Wislawa Szymborska.)

  26. maline il 17 febbraio 2006 alle 20:47

    @ yara

    O poeta é un fingidor.
    Finge tão completamente
    Que chega a fingir que é dor
    A dor que deveras sente.

    (F. Pessoa, Autopsicografia)

    Grazie, ma… non sparire. Le persone rare divengono sempre più rare.

  27. F.K. il 17 febbraio 2006 alle 21:53

    Ma certo! Non ho capito molto, ma suona meravigliosamente bene. Il portoghese è una musica piena di senso.

  28. mag il 17 febbraio 2006 alle 22:07
  29. maline il 17 febbraio 2006 alle 22:18

    Grazie mag.

  30. maria zuppello il 17 febbraio 2006 alle 22:20

    Buongiorno,
    mi chiamo Maria Zuppello e fino alla fine di dicembre sono stata l’inviata di Macchina del Tempo channel, il canale satellitare della Macchina del Tempo.
    Le scrivo da New York dove sto lavorando ad un documentario sulle armi biologiche insieme a Danny Schechter. Danny e’ un giornalista investigativo molto conosciuto negli Stati Uniti. Ex-producer CNN e ABC ha vinto due Emmy Awards e dal 1988 ha apertola sua casa di produzione. Realizza documentari graffianti e critici del sistema americano attuale (in particolare quello mediatico).
    Le scrivo perche’ desideravo segnalarle il blog di Danny
    http://www.mediachannel.org
    e il mio
    http://videojournalist.blogs.it
    Dia un’occhiata, soprattutto a quello di Danny.E’una persona di grande valore e mi piacerebbe che in Italia fosse piu’ letto.
    Grazie per l’attenzione

    Maria Zuppello

  31. mag il 17 febbraio 2006 alle 22:38

    Lisbona a scatola chiusa…… un viaggio che si è trasformato in un pellegrinaggio letterario nei luoghi “segnati” dai portoghesi piu’illuminati, lucenti come la loro città.
    Dormivo sopra la Brasilera, il bar che espone Pessoa seduto….nato il mio stesso giorno, 13 giugno.
    Il loro idioma, cosi profondo, musicale, seducente, mi ha accompagnato ipnoticamente dentro il maldivivere che è canto, esaltato nella casa di Amalia Rodriguez o nelle strade al tramonto……….persino il Tago sembra suonare mentre scorre………..

  32. tashtego il 17 febbraio 2006 alle 23:02

    quella statua, rigida, brutta: pessoa sembra un bacalahu.

  33. yara il 17 febbraio 2006 alle 23:05

    obrigada!

    sumus peregrini ubique = sottotitolo di http://www.ubicue.splinder.com

    a B. … e per essere poco era molto, che poco molto era il muschio sul muro, il gallo che va a morire, la ricerca dell’amore nelle cose…
    a M. … nella carne muta delle cose, nel parlare segreto delle acque sole…
    a Y. [O homem está na cidade como uma coisa está em outra e a cidade está no homem que está em outra cidade. Mas variados são os modos como uma coisa está em outra coisa: o homem, por exemplo, não está na cidade como uma árvore está em qualquer outra, nem como uma árvore está em qualquer uma de suas folhas.]
    a A. La città sta nell’uomo, ma non allo stesso modo che un uccello sta in un albero, né allo stesso modo che la paura dell’uccello sta nell’uccello che scrivo.
    a R. [grazie!]
    a K. [Neanche un aforisma di F.K. si capisce subito…]
    a N. A cidade não está no homem do mesmo modo que na nacìon hindù.

    (mi sono ricopiata il primo commento, perché dalla fretta avevo saltato una riga. A cidade está no homem que está em outra cidade: la prima città è la sua natale, l’altra è Buenos Aires, dove stava esiliato)

  34. maline il 17 febbraio 2006 alle 23:08

    mag… Pessoa ha scritto “La mia Lisbona”: è un libro su una città nel frattempo trasformata e che in parte non esiste più. Mentro lo leggevo mi sono imbattuto in questa sua frase (trovata altrove): “Solo i sogni sono quello che sono”. E solo questi hanno in fondo il dono, nella loro evanescenza, dell’immutabilità.

  35. Gianni il 17 febbraio 2006 alle 23:26

    Sarei dovuto passare di qua prima di stappare il vino.

  36. ale il 17 febbraio 2006 alle 23:40

    Tutto sta a capire:
    1 se oltre a stapparlo l’hai anche bevuto (sembra scontato ma non lo dici),
    2 se dopo averlo (eventualmente) bevuto “ci” “vedi” meglio o peggio,
    3 se oltre a stapparlo l’hai anche bevuto (sembra scontato ma non lo dici),
    4 se dopo averlo (eventualmente) bevuto “ci” “vedi” meglio o peggio.
    [Si dice che chi beve veda d(‘)oppio.]

  37. ale il 17 febbraio 2006 alle 23:45

    Yara.
    Appunto come dicevo, a ciascuno nel grund di ognuno. Avevi risposto.

    Ed io a te nell'”atmosfera” giusta, credo.
    (Che concetto orrendo l'”atmosfera”!)

    Grazie a te, e
    ti vogliamo qui.

    Ubicue lo frequento, da quando me l’hai detto. Mi ci diverto pure, calemboureggio ogni tanto anch’io e ho avuto un’accoglienza di quelle!(?)

  38. Letizia il 18 febbraio 2006 alle 06:08

    effetto matrioska, mi piace.

  39. mag il 18 febbraio 2006 alle 06:46

    Il Bacalau penso di averlo mangiato anche come dolce.

  40. mag il 18 febbraio 2006 alle 07:36

    lasciandomi invadere dal viaggiare vago, ho incontrato il palazzo descritto da jose saramago nel suo “memorie da un convento” http://www.charmcomfort.com/roteiros_descricao.asp?rot=7 e l’incanto dalla biblioteca del 700 contenente 36.000 volumi antichi…….
    o le atmosfera romanticamente decadenti di Wim Wenders in Lisbon Story.,
    le piazze dei garofani rossi, i luoghi dei grandi navigatori e conquistatori.
    Grande signorilità e mistero dei signori porteghiesi vecchio stile nel corteggiare la donna con invii di bigliettini profumati o pedinamenti discreti seguenti sguardi indiretti, di una modalità quasi araba.

  41. tashtego il 18 febbraio 2006 alle 09:16

    @mag
    mai avrei pensato di te che potessi essere un tipo indulgente verso il manierismo lisbonese e i suoi soliti parafernalia.

  42. mag il 18 febbraio 2006 alle 10:40

    E’ curiosità antropologica per tutto cio’ che mi è sconosciuto.
    mediterranea, decadente, silenziosa di una sinistrosità romantica, stridente con la parte nuova ipertecologica dall’architettura lunare.
    la parte che mi è piaciuta maggiormante è Alfama e Barrio Alto con una libreria aperta fino alle 2 di notte…..e la zona modaiola dei docks portuali.

  43. mag il 18 febbraio 2006 alle 16:33

    @Tash
    viaggio per svestirmi dei miei occhi e vedere il mondo con lo sguardo di altre culture.
    Camaleontismo ed empatia verso altri punti di vista.
    Sarebbe sciocco viaggiare senza imparare da questa esperienza diversi modi di declinare il vivere.
    lo trovi ingenuo?

  44. db il 18 febbraio 2006 alle 20:09

    Ho visto. Yara ha via via localizzato il post. Ma non poteva il postante darci tutto il testo, o una parte più consistente? Così è piuttosto oracolare, o forse questo era l’effetto voluto.
    Poi Yara traduce La città è nell’uomo, mentre il post ha La città è dentro l’uomo (ma nell’uccello)

    DB

  45. temperanza il 19 febbraio 2006 alle 11:28

    @Emma

    L’orizzontale “acconsente” di più all’andamento del pensiero. Il verticale trattiene e rafforza l’attrito, forse è più novecentesco.

    Sui “risultati” alla fin fine sono d’accordo. Il problema però è più ampio, credo, e riguarda tutta l’arte contemporanea.
    Come ci poniamo di fronte al discorso teorico (o al gesto dimostrativo dell’arte figurativa)? In termini di chiusura? Di pura conservazione in nome del senso e dell’esperienza? O no?
    E perché ci poniamo nel gesto invece dell’ascolto e dell’apertura?
    Che cosa fa di noi dei conservatori?

    E’ un atteggiamento che attraversa le generazioni, dunque non ha a che fare con il datpo biografico.

    E se però, pur con tutta la capacità di metterci in gioco come lettori alla fine il risultato fosse frustrante? Non so.

  46. temperanza il 19 febbraio 2006 alle 11:34

    Scusatemi, ho sbagliato thread

  47. superficialotta il 19 febbraio 2006 alle 17:51

    Ma traduzione misteriosa vuol dire che non si capisce, o che non si capisce chi l’ha fatta? o l’ha fatta temperanza, che poi si scusa di non averla firmata e di aver sbagliato (che uccello è thread?). Secondo me è più brava come critica: difatti il volo dell’albero me lo vedo in orizzontale, non in verticale, di andamento liscio e senza attrito, più gesto ovviamente che altro, e lungo di generazioni (l’autore portoghese infatti è sicuramente un conservatore).

  48. temperanza il 19 febbraio 2006 alle 18:22

    Cosa c’entro io non si capisce.



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