Articolo precedenteAFIA
Articolo successivoOh, Frantisek!

Inedita poesia: Saturnino Primavera

8-la-gare-du-sud-1908.jpg
Tre poesie
Storie da raccontare
nel silenzio delle notti bugiarde.
Storie da scrivere col sangue
e con le parole,
su questo bianco muro del Sud,
vivo da sempre e cancellato da tutti.
Da sempre, il vento ha mietuto
nella notte i fiori
dal grido vivo.

Storie da raccontare ancora
di pianto silenzioso, minuscolo,
che si nasconde in noi,
dietro di noi, lontano da noi,
vicino come un palpito
e cerca tra queste pietre
un grido, un sorriso perduto,
una parola cancellata,
un brivido di vita.

Vattene stanotte col vento di settembre
poeta, è il tuo destino.
Tornerà il tempo dei quadrifogli,
torneranno le rose
e sulle labbra di una fanciulla
morta nasceranno i girasoli.
Vattene stanotte, poeta,
col primo vento di settembre:
piangerai domani sul suo
minuscolo mondo di pietra
nascosto tra i cipressi.

Acerba bellezza.
Ho visto gli occhi della mia gente
sperduti tra i venti,
sepolti tra le pietre
acre e selvagge.
Ho visto il loro sangue
vecchio di inutili attese
nel cuore deserto di sete.

Nota Critica

SATURNINO PRIMAVERA, IL POETA DEGLI ULIVI.
di Maurizio Morello.

Il nome ed il cognome dei bambini trovatelli in passato lo decidevano gli impiegati dell’anagrafe ed il papà di Saturnino fu fortunato, perché fu una bella giornata di primavera ad ispirare l’impiegato che si occupò di lui.
Saturnino venerava Vito Primavera, suo padre, “guerriero di cento battaglie”: ostinatamente ribelle alla sua autorità in vita, gli dedicò un’intera raccolta di versi dopo la morte.
Dal padre Saturnino non ereditò solo un eccellente mestiere di ebanista ed una divorante insofferenza per le ingiustizie sociali, ma anche il piacere di verseggiare.
Quel piacere divenne però col tempo una vera ossessione, che lo induceva a scrivere versi su pezzetti di carta, su strisce di compensato, sui risvolti dei fiammiferi Minerva. Era l’inizio degli anni ’60 e “nel fondo di quell’esule provincia” in cui egli viveva, sulla strada che da Lecce porta a Gallipoli, Saturnino provava a sfidare quelle pianure del Sud su cui “non passa un sogno”.

“Lavorando – egli raccontava – nascevano in me immagini improvvise e grumi di pensieri che la sera traducevo in versi in forma libera e che successivamente limavo e rifinivo. Il contenuto delle mie poesie deriva dagli umori della civiltà contadina, trasmessami da mio nonno che in estate mi portava con sé a vivere in campagna. Lì facevamo la guardia ad un vigneto, dormendo in un trullo di canne (pajara). Trascorrevo le mie ore più belle legando i tralci delle viti basse (ceppuni) a forma di tunnel e sdraiandomi all’ombra, estasiato dall’odore della terra”
.
Ecco: la terra, la sua terra, “limite lucente da sempre” è il punto di riferimento principale della poetica di Saturnino. E nei frutti della terra, in quei tronchi di legno che egli maneggiava ed amava più di ogni altra cosa, egli si rifugiò quando, stretto tra i bisogni materiali e le incomprensioni del prossimo, gli parve che non avesse più senso scrivere.
La sua produzione poetica è quindi compresa in un periodo relativamente breve della sua vita, un periodo tumultuoso e prolifico, durante il quale molti si accorsero del suo straordinario talento: grandi editori e grandi personaggi, tra i quali anche Pier Paolo Pasolini, che lo volle con sé nella lavorazione del film “I fiori delle mille e una notte”. Ma Saturnino era allora troppo indaffarato ad inseguire i suoi demoni, per pensare a se stesso. Dissipatore per indole e per scelta, era del tutto privo del senso della proprietà e persino della proprietà intellettuale ed artistica. Così libero da ignorare i bisogni materiali e gli stenti in cui si è sempre dibattuto. Così intransigente da ignorare le pressanti lamentele dei clienti della sua bottega di falegname e da prestare ascolto solo ai misteriosi messaggi che il legno gli suggeriva e ai tempi che esso gli dettava, così diversi dai tempi degli uomini. Sempre intento, insomma, a cogliere “quei fiori che nascono sul sentiero dell’infinito”.

Le tre poesie che seguono, di cui l’ultima è inedita e fa parte di una nutrita e sconosciuta raccolta di versi rinvenuta dopo la sua morte, vogliono rappresentare un piccolo strappo in quella tela dell’anonimato e dell’oblio sotto cui giace “un poeta con la quinta elementare”.

Print Friendly, PDF & Email

7 Commenti

  1. i versi inutili non bisogna avere paura di eliminarli. Invero di questa poesia ne resterebbero davvero pochi.

  2. Grazie effeffe,

    Mi piace scoprire un poeta. I versi sono in comunione con la natura.
    “scrivere con il sangue”, quale bell’espressione!
    C’è qualche “cliché”, non so tradurre la parola in italiano, ma corrisponde a una epoca.
    Inoltre le indicazioni bibliografiche rendono il poeta simpatico.

  3. Ti appoggio Vèronique,
    belle poesie, per la loro semplicità,
    quasi un inno alla terra.

    Nell’ultima in particolare, sento un’eco di Laorca.

    ciao

  4. Saturnino Primavera è nato a Lequile (prov. di Lecce) il 21 aprile 1930 ed ivi è morto il 24 marzo 2004.Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie nel marzo 1965 in un libro collettaneo curato da un circolo culturale locale.
    Una seconda raccolta fu stampata nel giugno 1965 col titolo: “Parole e morte, questo sangue ignorato”.Nel 1967 viene pubblicata la terza ed ultima raccolta: “Il tempo e la morte”.Nel marzo 2006 il Comune di Lequile ha riunito in un unico libro i versi di Saturnino, tralasciando però 60 poesie rinvenute solo di recente. Per ulteriori informazioni contattare lo scrivente, oppure sacasilli@tiscali.it

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Les nouveaux réalistes: Giovanni Palilla

di Giovanni Palilla
Eppure, tutto ciò mi sembrava banale e normale: a lungo la scambiai per fortuna, ma avrei potuto giurare che non sempre era stato così; tuttavia, non saprei dirvi quando ho cominciato a notare che al mio passo, qualsiasi direzione io prendessi, i semafori diventavano verdi: solo di recente ho cominciato a notare gli anelli di quella catena che mi facevano essere inesorabilmente al posto giusto al momento giusto.

Te Diegum, Bolaño

di Giovanni di Benedetto
Nella sala d’attesa, mentre stavo consultando un catalogo, ricevetti un messaggio di mio padre in cui mi annunciava la morte di Diego Armando Maradona.

Radio days: Mirco Salvadori, Arlo Bigazzi & Vittorio Nistri

di Mirco Salvadori
Non c'è gusto in Italia ad essere felici ovvero come parlare e scrivere di musica, perduta indipendenza, tenebra e rivoluzione Pt. 2. facendo finta di esser sani. Mirco Salvadori in conversazione con Arlo Bigazzi e Vittorio Nistri

Diario di Saragozza: forever Jung

di Francesco Forlani
In queste nuove pagine, un valzer in tre tempi, si racconta di una magnifica impresa nata nel cuore della periferia della città grazie a due compagnie “Teatro del Temple” e “Teatro Che y Moche” che nel 2012 inventarono un progetto ambizioso e sociale, Il Teatro de Las Esquinas di Saragozza. E di Don Carlos liberador de las mariposas

Breaking women

di Sorour Kasmaï
Stigmatizzate dal 1979, le donne iraniane dimostrano attraverso le proteste per la morte di Mahsa Amini di essere la forza vitale del Paese, secondo l’analisi della scrittrice e curatrice editoriale franco-iraniana Sorour Kasmaï.

Latin Connection

di Gigi Spina
La lettura del testo di Apuleio in traduzione, con confronti continui con l’originale, mi portò a ricordare quasi automaticamente Fuori orario di martin Scorsese, per nulla in particolare se non per le numerose peripezie e forse per qualche metamorfosi del protagonista.
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: