Articolo precedenteGarrone, dove cazzo eri?
Articolo successivoDa “Nessuno ci guarda”

F.A.M.I.G.L.I.A.

images-famiglia-adams.jpg Di Paolo Volponi

Da La macchina mondiale

Avevo trovato invece un gruppo di circa trenta uomini che restavano sbalorditi e sottomessi di fronte alla prepotenza del dottor Colombari genero della lupinara. (…)

Quando tutti furono riuniti sotto le palme della casa, questi poveri burini, con il cappello in mano e con gli occhi stretti, si presentò il dottor Colombari il quale, dopo aver salutato tutti con molta allegria, cominciò a predicare che tutti avremmo dovuto votare la Democrazia Cristiana, che la Democrazia Cristiana stava facendo Roma grande e noialtri anche, (…) che oramai Roma era bianca e felice e che il Vaticano e i Ministeri ed il Governo avrebbero sempre più lavorato uniti e disposto le fortune dei fedeli servitori, dei portatori delle vecchie e nobili e cristiane tradizioni delle campagne marchigiane, dove la famiglia, il lavoro e la religione avevano costituito sempre il fondamento più prezioso. (…) I lupinari storcevano la bocca ma dicevano di sì tutti assieme e tutti d’accordo e la donna, dietro al genero, rideva perché sapeva benissimo che in quel modo trionfava un’altra volta la sua prepotenza e che quelli, con quel voto dato a quel modo, si legavano ancora più stretti alle sue mastelle e si chinavano ancora di più alle sue prepotenze.

Io guardavo i trenta lupinari con disprezzo, ma a poco a poco cominciai a capire la loro umiliazione (…) ed allora domandai al dottor Colombari che cosa intendeva per famiglia, lavoro e religione, giacché sul significato di queste tre parole potevano non essere tutti d’accordo e potevano esserci differenze di idee. Il dottor Colombari disse che le parole erano quelle che erano, a tutti assai note e che tutti sapevano benissimo che cosa volevano dire famiglia, lavoro, religione. La donna rise ancora più forte ed anche i lupinari schiarirono i loro occhi, perché sembrò anche a loro che fosse assai semplice capire.

Allora io dissi, con l’intenzione di spiegare a loro, che famiglia non voleva dire niente, perché ogni famiglia è diversa dall’altra e spesso la famiglia è una maledizione, più spesso che non un peso od una preoccupazione, e che molto spesso proprio la famiglia è un’angheria e che nella città la famiglia non esiste più perché è dilaniata dalla servitù, dispersa dalle distrazioni tanto che, come loro sapevano, almeno metà delle loro figlie non li salutavano quando li incontravano sui marciapiedi con la bigonza e il misurino. Che la famiglia poteva essere quella che è: una congiura, o quella di chi sta bene che allora è diversa, unita e stretta per difendersi dagli altri e per continuare a tenere acceso il suo fuoco di tornaconto; e che quindi si poteva benissimo non sapere di che famiglia si trattasse.

(Garzanti, 1965, pp. 151-3)

Print Friendly, PDF & Email

10 Commenti

  1. appellatevi all’associazione Giusto Appaiamento Delle Immagini Secondo il Senso Comune della Zia Jole

  2. Certo che la famiglia era a volte meschinamente gelosa di sè, ma sapeva almeno proteggere i suoi membri. Il mito illuministico di sostituire la famiglia con la società civile ha destituitito dio autorità e valore la prima, fingendo di poter produrre individui emancipati e razionalmente solidali, e invece quello che ha prodotto lo vedi due post più sotto. Poichè alla comunità d’affetti non si rinuncia: il branco.

  3. ha destituitito dio autorità

    ha destituito di autorità

    anche se il lapsus mi starebbe pure bene

  4. invece le immagini si “sposano” per – fetta-mente, dal momento che la famiglia non è che un meccanismo perverso di mostri che generano altri mostri messo in atto proprio per “non destituire dio-autorità” ma per incarnirlo in una bieca e miope produzione in serie di dolly-dollar-clo(w)ni e chicken-eggs, piggy & crauti tutti fatti a propria immagine e somiglianza.
    Però forse è vero, gli addams sono un esempio poco calzante perché onesti, trasparenti e senza trucco, io li sostituirei con una fami-scrooge, più appropriata.
    Zio Tom va addirittura meglio: è uncle Scrooge e Shylock messi insieme che per la sua capanna chiede come pedaggio una libbra di carne.

  5. La famiglia è scoppiata?
    La famiglia è covo di rabbia e violenza e ipocrisia?
    La famiglia ha perso la sua funzione?
    La famiglia cos’è?
    È un’ entità astratta?
    Cosa intendiamo per famiglia?
    E chi fonda la famiglia?
    E cosa sostituiamo alla famiglia?
    La famiglia è solo una parola, una parola che deve essere riempita di progetto, di dignità, di verità, di autenticità, di valori, sì , di valori, di amore.
    Liberi di formare e chiamare famiglia tutto ciò che per noi, adulti, significa famiglia.
    Ma i bambini, ai bambini non importano le definizioni.
    I bambini, i figli, vogliono adulti che la smettano di giocare a fare i bambini, che la smettano di fare gli adolescenti, che si assumano la responsabilità di averli messi al mondo, che facciano i genitori, che prendano in mano la loro vita con rigore, che sappiano elaborare il lutto dell’illusione dell’eterna giovinezza, vogliono genitori che si amano, che si rispettano, vogliono poterci credere e noi glielo dobbiamo cazzo!
    I figli vogliono verità, vogliono punti fermi, vogliono speranza, vogliono coordinate geografiche per orientarsi in questo mondo, vogliono affidarsi, vogliono fidarsi.
    E se non siamo capaci di dare questo a loro, loro che non ci hanno chiesto di venire al mondo, beh, non prendiamocela con una parola;
    una parola non ha colpe, “famiglia” è solo una della tante parole tradite.
    Non nascondiamoci dietro la parola famiglia, non facciamola diventare capro espiatorio delle nostre infermità di adulti, dei nostri alibi, della nostra incapacità di investirci di responsabilità, della nostra meschinità.
    Visto che non siamo capaci di proteggere i nostri cuccioli, visto che la storia non insegna un cazzo sarei per la sterilizzazione dell’intero genere umano.
    Buona pasqua a tutti
    Io credo nella famiglia perchè io ho scelto di fare dei figli.
    La funambola

  6. Infatti il punto è questo. i figli ti costringono a pensare oltre te stesso, e ad assumere un principio di realtà. Il nomadismo del single (modello al quale il consumismo tende con tutte le sue forze), è troppo spesso tentato di far coincidere la realtà con le proprie proiezioni narcisistiche o le utopie (che ne sono la versione collettiva). Anche nel linguaggio: niente comunicazione (obbligo di spiegarsi), solo espressione.
    Vedere per credere: il commento di Coma-Leticio.

  7. Mi è piaciuto il brano e anche l’idea di postarlo, tornare ai testi vecchi dà a volte uno sfondo nuovo.
    E poi, avere davanti agli occhi uno che pensa e scrive in largo, beh…

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Giamaica e malinconie

di Nick Casini
A Winnifred Beach c’è una signora che prepara zuppe bollenti. Non è Cynthia - la ristoratrice che compare con Anthony Bourdain in un episodio di Parts Unknown - ma un’altra signora. Gestisce un chiosco a dieci metri dal mare

Aborto 2022, o “Canti di Natale”

[...] Questa si è infilzata con degli spiedi d’acciaio, è morta dissanguata su una tovaglia di plastica unta, pur di non averne un altro ancora e oltre il sopportabile. Perché c’è un limite, ma chi può sapere quando sopraggiunge?

Vasyl’ Stus e Marina Cvetaeva

di Ornella Tajani
Nella collana DieciXuno di Mucchi dedicata alla traduzione poetica [...] è uscito stavolta un volumetto dedicato non a uno ma a due poeti: l'ucraino Vasyl' Stus insieme a Marina Cvetaeva

Jova Instant City?

di Alberto Giorgio Cassani
Non so se qualcuno l’abbia mai notato o scritto, ma Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, col suo Jova Beach Party ha realizzato l’ultimo degli iconici progetti utopici usciti dalla mente megastrutturale degli Archigram: mi riferisco al celebre progetto di Instant City.

I poeti appartati: Francesca Fiorentin

di Francesca Fiorentin
Mi tiene in piedi un attrezzo, una stampella posso camminare verso ... ma la cosa più solida che ho – è la, immaginaria.

Il grande complotto delle voci magnetiche

di Tito Sdralevich
Di quel giorno mi ricordo che stavo andando al centro trapianti quando vidi lo zingaro accasciato fuori dalla stazione del metrò, con i vigili tutti intorno per evitare che lo linciassero
andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato il volume collettivo Teoria & poesia, Biblion, 2018. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: