Articolo precedenteFotopost / La dolce vita
Articolo successivoPicchiarsi è un po’ partire

Juke-Box cileno / Violeta Parra

La carta [la lettera]
(1960-1963)

Violeta Parra

Me mandaron una carta
por el correo temprano,
en esa carta me dicen
que cayó preso mi hermano,
y sin làstima, con grillos,
por la calle lo arrastraron, sí.

La carta dice el motivo
de haber prendido a Roberto
haber apoyado el paro
que ya se había resuelto.
Si acaso esto es un motivo
presa voy también, sargento, si.

Yo que me encuentro tan lejos
esperando una noticia,
me viene a decir la carta
que en mi patria no hay justicia,
los hambrientos piden pan,
plomo les da la milicia, sí.

De esta manera pomposa
quieren conservar su asiento
los de abanico y de frac,
sin tener merecimiento,
van y vienen de la iglesia
y olvidan los mandamientos, sí.

Habrase visto insolencia,
barbarie y alevosía,
de presentar el trabuco
y matar a sangre fría
a quien defensa no tiene
con las dos manos vacías, si.

La carta que he recibido
me pide contestación,
yo pido que se propale
por toda la población,
que el «león» es un sanguinario
en toda generación, sí.

Por suerte tengo guitarra
para llorar mi dolor,
también tengo nueve hermanos
fuera del que se engrilló,
los nueve son comunistas
con el favor de mi Dios, sí.

[M’hanno mandato una lettera
con la prima posta
e in questa lettera mi dicono
che mio fratello è stato arrestato
e senza vergognarsi l’ hanno trascinato
in manette per la strada, sì.

La lettera dice il motivo
per cui hanno preso Roberto
aver appoggiato lo sciopero
che già s’era risolto,
se per caso questo è un motivo
arresti anche me, sergente, sì.

Ed io che sono così lontana
e aspetto una notizia
la lettera mi viene a dire
che non v’è giustizia nella mia patria,
gli affamati chiedono pane
e la polizia dà loro piombo, sì.

In questo modo tronfio
vogliono conservare la loro poltrona
quelli col ventaglio e col frac
senza avere alcun merito
vanno e vengono dalla chiesa
e dimenticano i comandamenti, sì.

Mai s’è vista tanta insolenza.
tanta barbarie e perfidia
da servirsi del trabuco [macchina da tortura]
e uccidere a sangue freddo
quelli che non hanno difesa
ma solo due vuote mani, sì.

La lettera che ho ricevuto
esige da me una risposta
io esigo che si diffonda l’idea
a tutta la popolazione
che il “leone” è un sanguinario
in ogni generazione, sì.

Per fortuna ho una chitarra
per piangere i miei dolori,
ma tengo anche nove fratelli
oltre a quello che è stato arrestato,
e tutti e nove sono comunisti
col favore del mio Dio, sì.
]
(trad. di a.s.)

5 Commenti

  1. Io glielo dicevo:
    Violeta, non mettere in musica le tue parole. Guarda che la musica cilena è pallosa oltre ogni limite. Insopportabilmente ammazzapalle.
    Ma lei niente. Ha continuato a cantare, cantare, cantare.
    E così, per non soffrire nell’ascoltare quella musica ammazzamoche mi son perso le parole…

  2. Che voce!
    che tempra!
    che versi!

    ‘La lettera che ho ricevuto
    esige da me una risposta
    io esigo che si diffonda l’idea
    a tutta la popolazione
    che il “leone” è un sanguinario
    in ogni generazione, sì.’

  3. Quando leggo un testo di questa qualità, mi vengono le lacrime.
    Giusto il silenzio e il rispetto.
    CosiCome sempre la grazia.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Overbooking: Lucio Saviani

  Nota di lettura di Cristiana Bullita   Nell’autorevole citazione che introduce il saggio di Lucio Saviani “L’esercizio della filosofia”, Jankélévitch invita i filosofi...

Poesia, azione pubblica (Milano 25-26 settembre, Teatro Litta)

 MTM - Manifatture Teatrali Milanesi all’interno del Festival di teatro indipendente HORS - House of the Rising Sun presenta LA...

Il gelo e la verità

di Sergio Pandolfo
Solo tredici chilometri, il romanzo scritto da Giovanni Accardo e Mauro De Pascalis (Edizioni alpha beta Verlag, p. 360), è uno di quei legal thriller che

Dalla scatola di scarpe a via Vigevano: andata e ritorno

di Marina Massenz Le poesie di Angelo Lumelli, Milano, edizioni del verri, 2020, pp. 147 Per parlare di questo libro si...

Salire al Pian dei Ciliegi

di Paola Ivaldi
Finalmente decido di partecipare a un ritiro di meditazione Vipassana, non sapendo nulla di meditazione Vipassana

Venezia 78_Il capitano Volkonogov è scappato

di Giulia Marcucci
"Il capitano Volkonogov è scappato" di Merkulova e Čupov si inserisce appieno in una tendenza che caratterizza anche la letteratura russa contemporanea: guardare al passato sovietico dal presente
antonio sparzani
Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.