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FONTANA DEL ‘900

di Giampiero Neri

Di quella fontana stile novecento

che doveva durare

oltre le nostre vite

si è persa la traccia

morta con la sua epoca breve.

Era ridente nella sua rotondità

spensierata all´apparenza,

finita chissà dove.

67 Commenti

  1. Malinconica nella sua essenza, però io quando passeggio per il mondo continuo a vedere fontane in stile novecento, in stato di abbandono, bisognose di manutenzione, forse col muschio che cresce sui prospetti esposti a Nord, ma in talune l’acqua continua a zampillare.

  2. POESIA DEL ‘900
    di Bartolo Colleoni

    Di quella poesia stile novecento

    che doveva durare

    oltre le nostre vite

    si è persa la traccia

    morta con la sua epoca breve.

    Era stridente nella sua rotondità

    pensierosa all´apparenza,

    finita chissà dove.

  3. stile novecento.
    va bene.
    ma per stile novecento, nel secondo novecento, si intendeva uno stile italico della prima metà, una cosa che risentiva della modernità senza essere moderna, una cosa unpo’ art déco e un po’ mussolinica.
    forse.
    oggi per stile novecento non si intende ancora nulla.
    forse tra cinquant’anni si potrà vedere che picasso e gerhy sono parte della stessa cosa.
    forse.
    mi piacerebbe sapere a quale tipo di fontana fa riferimento l’autore di questi versi.
    capisco che, se non c’è più, sarà difficile farne una foto.

  4. @baghetta
    si scrive becca-morto, col trattino.
    cosa ha suscitato questo tuo delizioso commento?
    forse il fatto che invece di scrivere “grazie, c’ho avuto un brivido lungo la schiena, mi è venuta la pelle d’oca sui gomiti” eccetera, abbia preso spunto per una notazione pertinente e cioè mi sia chiesto cosa intenda il Poeta per “stile novecento”?
    ciò è male?
    vuoi provare a dirlo tu, con parole tue, baghetta?

  5. Nell’ascesa al Calvario alcuni si armarono di perette piene d’acqua, che infilarono sotto le sottane delle pie donne inginocchiate. Fortunatamente gli strilli e le grida che ne seguirono furono interpretati come l’espressione di un’autentica partecipazione al dramma che si stava compiendo.

  6. Durante il processo a Gesù, un cameriere attraversò il sinedrio reggendo un vassoio. L’organista aveva sete, ma non poteva lasciare la sua postazione per recarsi al bar. Era quindi stato avvisato il cameriere, che però si trovava dalla parte opposta. Qualcuno lo consigliò così: “Se passi proprio dietro ai fari, la luce ti coprirà e nessuno ti potrà vedere…”.

  7. Cerco di venire incontro a becco-morto postando una fontana stile ‘900 doc, di Rilke, dal titolo appunto “Brunnen” (“Fontana”, dal terzultimo gradino della quale si desume che dio, da vivo, fu misogino).

    Ganz verschollen ist die alte,
    holde Brunnenpoesie,
    da aus Tritons Muschelspalte
    eine klare Quelle lallte,

    die den Gassen Sprache lieh.

    Abends bei dem Röhrenkasten
    sammelte sich Paar um Paar,
    weil der Quelle lieblich Glasten
    und ihr Laut der tiefgefaßten

    Neigung süßes Omen war.

    Aber als durch Menschenmühn dann
    Wasser treppenaufwärts stieg
    und kein Paar kam: Misogyn dann
    ward der Gott; es schlich sich Grünspan

    in die Muschel, – und er schwieg.

  8. Scusi Giudi, quella scena è il quadro che c’è alla Paninoteca di Brera. Ma cosa centra il cameriere con la fontana?

  9. @ Mariella

    “come si deve?”

    – con qualche testo in più, in modo da permettere a giannozzeri e compagni di farsi un’idea (si può anche sperare che ciò avvenga, non costa niente) di cosa si è agitato, per anni, a un palmo appena dal loro nasino (e dal loro vasino). magari succede, chi sa, che alla prossima pubblicazione, qui o altrove, dei testi-coli dell’amico/a del cuore, evitano di gridare al mira-culo e di fare la figura di tanti ci(a)ula-scopre-la-luna fuori tempo massimo

  10. Non so a cosa alluda Gianna, e il paese della paninoteca non lo conosco. So che nel mio, nel lontano 1949 chiamarono Giovanni Colla, il marionettista, a interpretare Gesù. E Mauri faceva Giuda. Non per dire.

  11. Scusatemi ragazzi, in un mondo di grandi fratelli, teatrini informativi, ladri e accozzaglia di gente priva anche del nulla, vi aspetto sempre con ansia.
    Mi piace ascoltare il sovrapporsi di fantasie, creatività e fine umorismo di persone che ogni volta hanno un grande dono, lo struggimento di una poesia su una fontana affacciata sull’orto come una vecchia contessa caduta in disgrazia, o semplicemente una tiepida margherita trita, raccolta in un prato di sterpaglie. Grazie.

  12. ragazzi, lo so che è un po’ difficile vedermi in giro, ma non fatela così tragica, entrate in un qualsiasi negozio di dischi e mi avrete tutto per voi

  13. Ben più lustro del primo vagito del Colleoni diede il Neri, col suo canto, nel Castello che diede i natali a quello. Se emozione è, non la nascondiamo certo dietro vanitosi cerebralismi (vedi “becco-morto”). Chi era presente venerdì 15 febbraio, alla serata inaugurale del Premio Baghetta (con Elisa Biagini e Lina Salvi prime due finaliste), lo può capire. L’onore di avere la benedizione di Giampiero Neri, la sua lettura piana, umile, distaccata. La “Fontana del ‘900”, gentile premio al Premio. Mangiare coppa affettata al suo tavolo, brindare con lui…
    Intanto corre già voce che, come lo ha aperto, Neri il Baghetta lo chiuderà pure… Nel frattempo aspettiamo un’altra grande serata, anzi: due! Questo venerdì (29 febbraio), aperitivo con Alberto Casiraghy e Marco Molinari.
    Giovedì 6 marzo la seconda finalissima, con Vivian Lamarque e Livia Candiani. Special guest Zeno Gabaglio al violoncello solo. Il menù della serata, per i ghiotti e i curiosi, sarà il seguente: zuppa di verza (ricetta Baghetta) – Porchetta – Polenta – Grigliata di carne – Torte miste delle mamme bergamasche – eccetera…

  14. certo che brindare con Giampiero Neri…
    Una poesia così basta a riempire una pagina di un’immagine
    e più vite.

  15. Non credo si parli della bianca fontana fuori dalle mura del Castello Colleoni. Stile novecento, ma non del tutto, forse antecedente – forse è meglio senza forse – perché in fin dei conti è del 1878, se non mi inganno.
    Da poco restaurata, brilla di luce artificiale nella notte. Dalla bocca centrale, un boccuccio d’acciaio, sgorga limpida acqua, mentre ai lati è un continuo flusso e riflusso di acqua.

  16. Fagiolata nella fontana alla cena?
    Non credo che la sovrintendenza gradisca che il torbido liquido imbratti le vasche della fontana. Cotecchie galleggianti?

    Ma la sovrintedenza cosa sovrintende? Intende sopra de che?
    Che intende intendendo al di sopra dell’intendere?

  17. poesia di maniera ed assai mediocre
    molti nicknames per nulla
    sotto i soliti idioti
    premio b(r)aghetta compreso&cappuccetto scosso

  18. Di coglioni ne abbiamo a sufficienza, ci bastan le tre palle del Colleoni!
    Una palla sovranumeraria. E qui la sovrintendenza non ha sovrainteso…
    Ma è sottointeso che i documenti storici nascondono tali particolari, quindi nessun sa con certezza, se qualche sovrintendete tastò per confermar la leggenda.

    Di idioti non ce ne sono mai a sufficienza, di conseguenza, rimpolpar la sfilza con fittizzi nomi non può far altro che giovar alla fantasia…

    Del resto gli eteronimi non sono stati inventati dal Baghetta, comunque:
    W IL BAGHETTA!!!!!

  19. ‘Come sassi lanciati sull’acqua
    che affondano dopo breve corsa
    le figure si allontanavano
    svanivano nell’aria trasparente’

    Questi versi sono di Giampiero Neri, rubati alla locandina che mi è arrivata per posta, l’incontro di poesia con lui protagonista si terrà il
    5 aprile a Villa Bertarelli….
    è un posto stupendo, e io credo che ci andrò.

  20. In quelle nebbie, una mattina di novembre
    aveva visto l’amico di suo padre
    davanti alla scalinata del Terragni.
    Nell’abbracciarlo, la bicicletta era caduta a terra,
    “doveva essere l’ultimo”
    era stato il suo necrologio.

    – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

    Proprio il libraio
    che ripuliva la sua vecchia insegna
    si era voltato a consigliare
    – Legga “Ritratto di persecutore” – diceva
    quella mattina di dicembre
    del 1944.

  21. Ch. BAUDELAIRE, I FIORI DEL MALE, trad. di A. AIROLDI, ERBA LICINIUM 1952

    In-16, pp. 202, versione in rima, cartonata, ed. limit. in 500 esemplari, n. 138, dedica autografa:” Leggi, e ti sara’ palese che, ad un vernacolista di Milano, tradurre questa roba dal francese fu, certo, buona scuola d’italiano. Alberto Airoldi, Erba, Febbraio 1953″.

  22. Quando ho letto AIROLDI,nella mia mente si sono risvegliati tanti bei ricordi delle bellisime relizzazioni di “PASSIONI” al teatro Licinium di Erba del carissimo ALBERTO AIROLDI (il FEDERICO FELLINI di Erba). La bella politica della vita é la convivenza con l’eternità, con la musica e la poesia del bel linguaggio brianzolo che tramuta l’argento in oro. E quardo per puro caso la Signora Airoldi il suo nome é VERONICA,nella Passione la VERONICA é colei che asciuga il volto di CRISTO. Con questo modesto commento concludo con sincero sentimento in dialetto in brianzolo:

    Vori minga fa la figùra d’un ccculatéé
    Erba à l’é tua à l’é mia fasemala mia mureé
    ne al su e ne all’umbria.
    Erba à l’é la mia a tua NUSTALGIA
    Tanta alegria par chi a ma lecc
    cun amour e sentiment,
    parché mé cunt ul me scrif à vori lasà
    un brancadell da Fed senza pretes.

  23. Le Stragi del Sabato Sera, stavano per portarci via una neo-aSESSOra la mitica Veronica Airoldi, la voltagabbana passata da AN a Forza Italia. La Airoldi guidava ubriaca ed ha fatto un incidente con l’auto, ora con questo precedente sicuramente potra’ aspirare alla delega di Parcheggi, mobilità e trasporti… “Dopo la festa in discoteca organizzata giovedì per festeggiare il successo elettorale, la Airoldi è uscita di strada con la sua Peugeot 306. «Erano circa le 2.30 – racconta – quando all’altezza della fontana di Incino ho frenato di colpo per non colpire un cane di passaggio e l’auto ha perso aderenza. Sono finita contro il marciapiede, la ruota si è piegata e non sono più riuscita a ripartire». Poco dopo è arrivata una volante della polizia stradale, probabilmente allertata da un passante. Gli agenti hanno sottoposto la consigliera anche al test dell’etilometro, risultato positivo. «Avevo bevuto un paio di bicchieri di spumante – spiega Veronica Airoldi – niente di più. E infatti ho superato di pochissimo il limite ma è bastato per il ritiro della patente (ora la Prefettura dovrà decidere gli eventuali giorni di sospensione, ndr). Comunque mi hanno lasciato l’auto».

  24. Una domanda: si dice baghettari o baghettoni? Siete dei paninari o dei bacchettoni? Dico questo perché l’Airoldi, gran podestà di Erba, fu un fior di fascistone, e se andate avanti così, il Baghetta rischia l’apologia.

  25. Noi siamo baghette e basta (al maschile: femminile bagasce).
    La fontana di Erba fu commissionata dal podestà Airoldi in concomitanza con l’edificazione del Licinio, ossia nel 1926. Fu poi divelta all’indomani del 25 aprile, in odio.

  26. Nous sommes baguettes et bagues, étoiles de l’ourse, constellations boréales sur nos buvards d’écoliers, buvards lactescents de notre enfance…

  27. In coda aggiungo, così, a perdere, ad memoriam, che a parte aviazione, fontane e poesie di provincia ed amenità varie, proprio mentre il sopra citato Airoldi fu podestà di Erba venne fucilato, davanti al cimitero cittadino, il 22 dicembre 1943, dopo un processo farsa che si svolse nel municipio di Como, mio zio Giancarlo Puecher, prima medaglia d’oro della Resistenza. Aveva vent’anni.

    http://sprea.altervista.org/libro/pag3.htm

  28. Neri, il “più in ombra dei nostri grandi maestri”, come lo ha definito Cortellessa, viene messo in luce nella biografia «Il poeta architettonico» di P. Berra (Dialogolibri, 2005). Il titolo si riferisce in particolare al rapporto tra il poeta e Giuseppe Terragni, che frequentò casa Pontiggia a Erba. Alcune figure si stagliano nella memoria sopra le altre, come il prof. Gino Fumagalli, fascista passato al Partito d’azione, che gli ha insegnato a schierarsi di qua o di là nei momenti decisivi. Molto presente anche la famiglia: il padre ucciso da due partigiani dopo l’8 settembre ’43, la madre attrice dilettante e la sorella Elena suicida a 20. Ma soprattutto il Peppo, Giuseppe Pontiggia, nato nel ’34, sette anni dopo Giampiero: tra i due vi è stato per decenni un legame fortissimo, seguito da un allontanamento durato tre lustri e ricucito negli ultimi anni. Non meno significativi i 50 anni di lavoro in banca, l’amore per la natura, la passione per Fenoglio, il rapporto di amore-odio con Milano dove vive da mezzo secolo.

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