Colonna d’Haicanto

19 maggio 2008
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di Federico Scaramuccia

 

Il solito prodotto di un’avanguardia deteriore. Non vi sento vibrare la vera poesia, quella passata al vaglio dell’esistenza. Basta con questi poetuncoli accademici, così cerebrali. Con questa scrittura priva di passione, che non comunica.

Giuseppe Luigi Fanozzi, Postrilli

Colonna

 

 

accorpa i moti
correndo insieme al cuore
il basso ipnotico

il dio dell’audio
l’alto parlante assalto
ore all’orecchio

 

inchiusa in disco
la foga su di giri
si fa eco droga

batte grancassa
la musica che accasa
tutti concussi

 

motto confetto
che di fretta ridetta
già detto frottola

son note mute i
ghirigori sonori
tra gote e glutei

 

 

d’Haicanto

Danzare in catene

di Francesco Muzzioli

«Danzare in catene» (Nietzsche). Allegorizzando sulla superficie stessa del testo, in forma di costrizioni metriche convenzionali, i “metri” che trattengono, muovono e misurano la nostra presunta libertà. Sicché l’incanto, infine mostra la corda e consente di intravedere la catastrofe del reale.

Colonna d’Haicanto fa parte del libro Incanto in uscita per la casa editrice Onyx di Roma.

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7 Responses to Colonna d’Haicanto

  1. Federico Scaramuccia il 19 maggio 2008 alle 07:43

    Colonna d’Haicanto, sonoro muro portante costruito a mattoni in croce su una catena di sei haikorigami (che rimandano ad Haicanto, altra mezza dozzina apparsa ne “il verri” n. 36, Politica degli autori, Monogramma, 2008), a mo’ di stele-cassa vibrante, è il nucleo [de]generatore di Incanto, che l’autore Federico Scaramuccia, insieme ai “Duale” Sara Davidovics e Lorenzo Durante, hanno performato il 19 aprile scorso al “Metateatro” di Roma, anteprima vocale del libretto ora in corso di stampa per Onyx, a inaugurare la nuova collana di poesia “Supernova” diretta da Aldo Mastropasqua.

  2. Tashtego il 19 maggio 2008 alle 11:03

    bello il verbo “perfomare”.
    transitivo.
    si performa qualcosa, metti una poesia.
    non è che uno la legge.
    oppure la dice.
    oppure (meglio di no) la recita.
    una poesia si performa, voce del verbo performare:

    io performo
    tu performi
    egli performa
    noi performiamo, eccetera.

    oggi odiare i poeti è necessario.
    per il loro bene.

  3. Alessandro Raveggi il 19 maggio 2008 alle 13:45

    Il muro di parole in stretto senso metrico, freddo e ottuso, ci separa dall’altra parte, del gioco linguistico, ovvero la crisi catastrofica.

    La nostra lotta, fatta a parole, non può che stare tra due facce del muro, a cavalcioni, da un lato si ha lo scialo di una discoteca, dall’altro la monnezza partenopea. E siamo, ovunque si guardi e si stia, “tutti concussi”.

    La poesia, questo il mio parere, è palestra, si suda come in battaglia, preparandoci alla lotta. Ne ha la stessa dignità. Ma diverso effetto.

  4. Marco Simonelli il 20 maggio 2008 alle 01:47

    la poesia di scaramuccia ci giunge in dosi già tagliate, portatili, pronte per essere sniffate o assunte per bocca, occhi e orecchie.

    Dopo questa colonna ci si aspetta solo di vedere l’eretteo.

    kiss

  5. francesca genti il 21 maggio 2008 alle 16:21

    mi piace!
    anche come si dispone sulla pagina.
    ciao
    fra

  6. paolo.rossi il 22 maggio 2008 alle 19:23

    ahi, questi haikai imbandierati a una asta, forse piuttosto un “pole”, quello dell’omonima “dance”… o forse ghirlanda di haikai quali orifiamme, stendardi, gonfaloni sbrindellati sbertucciati versicolati penta/eptasillabi durantizzati… SMSs (Short Metric Messages)… miniature intraverbali da scolpire su chicco di riso cingalese? da tatuare su pasticca cantonese? da incidere su pataca macanese?

  7. francesca matteoni il 24 maggio 2008 alle 12:37

    In questa colonna “stroboscopica” i mattoni, le terzine di suoni, cadono sugli oggetti e le persone (o meglio i frammenti di persona che si scorgono brevemente) proprio come la luce rifratta nelle discoteche.

    Ringrazio Orsola Puecher per l’aiuto fondamentale nella disposizione grafica sulla pagina web!



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