Voglio chiamarvi Signori perché Ragazzi mi ha stufato [scuola/4]

21 ottobre 2008
Pubblicato da

Vorrei morire a questa età
Vorrei star fermo mentre il mondo va
Ho quindici anni

BAUSTELLE, Charlie fa il surf

di Chiara Valerio


Io non vi vedo e non vi sento. Certe volte quando cammino per i corridoi controllo di non avere le orecchie piene d’ovatta e i paraocchi. Non parlo delle chiacchiere intorno ai distributori di snack o dei gruppi variopinti che, al cambio dell’ora, si assiepano agli infissi delle porte. E nemmeno delle spinte nei bagni o dei calci in palestra. Io parlo della voce. E dei pugni. Forse ci state bene, forse io non capisco, forse è l’ennesimo intervallo passato in aula a discutere mentre fuori c’è il sole. La voce di chi viene considerato un numero, i pugni in tasca di chi, a ben guardare, conta solo come valore statistico anche se non lo è nemmeno per un attimo, nemmeno al censimento. Dovreste farvi sentire, assordare o spaccare tutto.
Sì l’ho detto, non guardatemi a quel modo. Ho detto proprio spaccare.

Un poco mi conoscete, io non sono una donna violenta, anzi, pure con voi che usate i banchi come cuscini da baruffa, penso sempre che le parole risolvono perché spiegano. E quindi parlo e basta. Eppure mi arrabbio a vedervi così inermi, così imbracati nella vostra spensieratezza da diventare la carne da macello del sistema. La benzina sottocosto rispetto al mercato del carburante.
Sì l’ho detto, non fate quelle facce. Ho parlato proprio di mercato.

I toni sono questi. Urla, grida e carne da macello. Vi stanno comprando a etti e non fate niente. Se avessi abbastanza soldi vi comprerei io tutti quanti. Spererei in uno sconto grandi quantità, ma vi comprerei.
Non sono neppure sicura che abbiate sentito parlare della riforma scolastica, che il coro di no, di stop, di fermi tutti, vi sia arrivato alle orecchie. Dovete averlo sentito nonostante le cuffie I Pod. Io ho un lettore mp3 che non è un I Pod e voi ancora non riuscite a crederci. Siamo a cavallo, abbiamo una di quelle esperienze che nella scuola-del-fare sembrano necessarie a imparare pure l’algebra simbolica! Ecco, guardate me e il mio lettore e pensate a me che guardo voi in balia di una riforma scolastica dove non si parla mai degli studenti. Mai, se non per dire che, nelle statistiche europee, sono trentatreesimi per competenze di lettura e trentottesimi per competenze matematiche. Siete! Così si parla di voi, siete questo ambo, e penso che sia il momento che qualcuno sprovvisto di schermo e antenna, ve lo dica.

E vi spieghi cosa significa. In fondo è anche il mio lavoro. Spiegarvi quello che da soli imparereste comunque ma con parole nuove e tempi richiesti differenti. Io non vi chiedo di imparare, lo fate già da soli e senza tanti apparati. Io vi chiedo di imparare una certa cosa in un certo tempo. Come voi mi pregate di passare all’I Pod entro l’estate.
Cercherò di essere chiara una volta tanto e non come quando cerco di farvi capire perché i logaritmi hanno semplificato il calcolo delle potenze e delle radici. Nella scuola di oggi tagliare i docenti significa tenervi chiusi in un’aula come questa per quattro o cinque ore al giorno.
Ecco, almeno le vacche nelle stalle fanno il latte e le pecore negli ovili brucano l’erba. E voi?
Con le vostre gambe lunghe, i vostri telefoni cellulari sempre accesi, i vostri diari mondo e i quaderni più spessi di enciclopedie, le vostre curiosità che ogni tanto si risvegliano e cercano aria e vento, le vostre intolleranze posturali come potete rimanere tutto questo tempo in aule così anguste? O forse no. Ma come potete accettare taciti e silenziosi questa riforma senza farci giurare che con i soldi tagliati al corpo docente potenzieremo laboratori e strutture e progetti. Come potete? O sì?

Non serbatemi rancore se mi sono messa tra quelli che vi stanno rovinando. Io da sola non posso fare niente. Il mio niente peggiora la vostra situazione.

Non voglio fare il sollevatore, lo sapete che sono la donna più reazionaria del mondo, ci diamo del lei da quattro anni, non vi ho mai accompagnato in gita, alcuni dei vostri genitori pensano che io stia alla base dei vostri problemi di autostima.

Non voglio fare l’agitatore ma almeno, per una questione di geometria, di ordine, di senso e di misture di deodoranti che inibiscono il pensiero, non potete accettare di rimanere per quattro o cinque ore in quaranta in un’aula. E non venite a parlarmi dell’intervallo perché lo vedete che siete tutti qui a sentirmi parlare di quanto è brutto vedervi supini a qualsiasi vessazione.
E non guardatemi come se fossi io la prima a vessarvi, non è così.

Voglio che facciate quello che a me non è riuscito da studente e che adesso mi riesce poco da docente. Voglio che vi prendiate quello che vi tocca.

Il diritto costituzionale a raggiungere i gradini più alti degli studi.

Ecco, vi dirò questo, prima o poi.
Forse quando resterete in classe durante l’intervallo.

[Questo racconto è uscito ieri su Il Mese supplemento al numero 39 di Rassegna sindacale]

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71 Responses to Voglio chiamarvi Signori perché Ragazzi mi ha stufato [scuola/4]

  1. soldato blu il 21 ottobre 2008 alle 08:21

    Carisima Chiara, è bellissimo come scrivi e tragico ciò che scrivi.
    Io vorrei farti una domanda, sul comportamento, sul “come sono” questi studenti che tu conosci e di cui ci parli.
    Non so se la riposta può già averla data qualcuno.
    Vedi, si individuano nei molti strumenti della modernità, televisione p.c. iPod, le cause e i canali attraverso i quali una ideologia distruttiva – non saprei come definirla – in.forma le menti di questi ragazzi, uniformandone il comportamento e adeguandolo alle richieste di chi controlla il sistema.
    Ma io ho un dubbio. Queste forme di in.formazione non possono costruire niente “in positivo”, salvo, appunto, l’uso degli strumenti.
    Contenuto zero.
    In questo aveva ragione McLuhan.
    Ciò che avviene, a mio parere, è un regressione, una degenerazione, rispetto a gruppi o momenti storici che li hanno preceduti.
    La mia curiosità, perciò, è questa: storicamente ci sono stati momenti in cui studenti degli stessi gradi di istruzione sono stati amorfi, disinteressati, come quelli che ci descrivi?
    Perchè se è così, allora – che in passato sia capitato qualcosa di diverso – è stato un fatto eccezionale.
    E, ora, non siamo altro che ripiombati nella normalità.

    Spero che ciò non sia vero.

  2. effeffe il 21 ottobre 2008 alle 08:23

    Questo racconto – ma non è un racconto. E’ una storia- non è “uscito” ieri. E’ entrato, oggi, nel cuore come il coltello nel burro.
    effeffe

  3. chiara valerio il 21 ottobre 2008 alle 08:49

    @soldato blu.
    io non credo che siano amorfi. sono solo diversi, e talora pure inattesi. io credo che sia necessario costruire strumenti nuovi per poter dialogare e quindi imparare. mi viene sempre in mente una osservazione di nothomb, uno dei suoi ultimi libri ma non so più dire quale. la bambina chiede alla mamma Mi vuoi bene? e la mamma risponde Sì. e la bambina Ma me ne vuoi ancora di più, e la mamma Sì, te ne voglio ancora di più. e la bambina incalza Mamma, mamma, ma io voglio che tu me ne voglia ancora di più, più di papà. e la mma, a chiusa sua e di tutti, Se è cpsì, allora seducimi.
    io credo soldato blu che dobbiamo sedurli tutti. e che seducendoli torneremo a insegnare e a imparare.
    @effeffe
    che dici ci proviamo a sedutli tutti? :-))

  4. soldato blu il 21 ottobre 2008 alle 09:11

    “Sedurli!”

    Sei una maga, anche tu, Chiara.
    Con una parola hai dato ordine alle mie confusioni e rafforzato le speranze.

  5. Monia il 21 ottobre 2008 alle 09:19

    Spero che anche ai tuoi ragazzi entri come un coltello nel burro, ma temo che ormai esista una contrapposizione netta “scuola-resto del mondo”, una frattura profonda, manca una rete, per cui ciò che tu dici rischia di restare il discorso idealista e reazionario di una prof .Ad ascoltare veramente e a CAPIRE sarebbe un salto da far girare la testa. E agire.Oppure da riaccendere l’iPod,temo.

    P.S. anch’io ho un lettore mp3 che non è iPod. E ho sentito che alcuni bambini chiamano la maestra “màe”. Capito?! “Màe”: abbreviazione, come prof: se inorridisco forse vuol dire che sono troppo vecchia.

  6. francesco forlani il 21 ottobre 2008 alle 09:25

    nelle scuole francesi si usa il termine “signore”, monsieur e “signora” madame.(Verò* se ci sei verificami). Perché non “riprendere” quella denominazione? Io mi ricordo ancora della Signora Cardelli, severissima e giusta insegnante. (le corps seignant/sanguinante, mi ripeteva un amico professore a Parigi). Ve lo immaginate un dialogo del tipo:
    – Regà smettetela ora…
    – Perché?
    -Sta arrivando la Madama…
    effeffe
    * Veronique nostra affettuosa commentatrice insegna in un liceo francese

  7. orsola puecher il 21 ottobre 2008 alle 09:49

    Cara la mia Circe,
    “del sedurre i figli”, che sublime faticosa arte, “rozza” forse, ma da non mai abiurarla.
    Quali “amici” dei figli e degli allievi?
    Storie… ci vuol incantamento…
    la bacchetta di Prospero e chi la spezza?
    Lustrarla con olio di gomito distillato appositamente ogni giorno, esser di quegli

    gnomi che al chiar di luna disegnate
    di quei cerchi, danzando, che fan l’erba
    amara dove più non bruca il gregge,
    e voi cui solo passatempo è fare
    nascere i funghi a mezzanotte

    ,\\’

  8. chiara valerio il 21 ottobre 2008 alle 09:53

    eh beh, non c’è niente di meglio che la bacchetta di Prospero.

    per parafrasare Yourcenar in Chi non ha il suo Minotauro? mi viene da scrivere c’è qualcosa che preferirei a sotterrare la baccetta di Prospero, saperla usare.
    :-)
    chi

  9. véronique vergé il 21 ottobre 2008 alle 10:32

    Caro effeffe,

    Leggo durante la ricrezione i commenti. a

  10. véronique vergé il 21 ottobre 2008 alle 10:36

    Carissimo effeffe,

    scrivo durante la ricreazione. Ho letto i commenti, non ancora il testo, perché in questo momento, sono stuffata di lavoro.
    Confirmo: si dice, madame, monsieur.
    Lo divertente è che a volte un ragazzo dice maman invece di madame, o allora monsieur, quando sono troppo severa: non è fatto apposto.
    Allora mi scappo, sono in ritardo: la campanella ha suonato.
    Riprendo più tardi…

  11. Alcor il 21 ottobre 2008 alle 11:02

    “Nella scuola di oggi tagliare i docenti significa tenervi chiusi in un’aula come questa per quattro o cinque ore al giorno.”

    Anche nella scuola in cui ho studiato io, ci tenevano per quattro cinque ore chiusi in un aula. E persino nella scuola in cui ho insegnato.
    Non c’erano laboratori, strutture né progetti. Se non “piloti”.
    Un progetto “pilota” vuol dire che parte, magari anche bene, e si ferma perché non ci sono soldi, o perché non essendoci modi per verificarne l’effettivo valore, non si sa dove andrà a parare.
    Molti di questi progetti “pilota” hanno portato a frammentare l’organizzazione scolastica, formendo molti indirizzi di studio, inutili, sempre in affanno dietro le vere esigenze del lavoro, e incapaci di dare una formazione alla persona, tanto è vero che ancora oggi la scuola che funziona meglio è il liceo, e per la formazione che dà, e soprattutto perché gli allievi partono già socialmente avantaggiati.
    Immagino che la Valerio insegni in una scuola professionale. Scuole che sono sempre state così, negli ultimi decenni.
    La seduzione ovviamente non cambia niente, è un fatto accidentale.
    Io sono stata un’insegnante seduttiva, finché ho insegnato, e anche autorevole, ma era un fatto accidentale. Non ero l’unica a essere seduttiva. Né autorevole. E la cosa non cambiava la situazione.
    Manca qualcosa nelle analisi che sento fare in questi giorni, e manca da tempo, da anni e anni, forse quella della società, manca perciò ancora una volta la politica, un’idea chiara di cosa si vuole dalla scuola, di come risponde alle esigenze della società. Di qual’è la società. Nessuno è in grado di farla, nessuno è in grado di farla senza portare l’acqua al suo mulino, con una visione globale e anche generosa. E questa è una tragedia.

    Quando dite “ci vuole incantamento” mi dispero.

  12. A. Morgillo il 21 ottobre 2008 alle 11:10

    ———–

  13. chiara valerio il 21 ottobre 2008 alle 11:35

    @alcor. no, non ho insegnato solo in scuole professionali. ma perché, che differenza c’è?
    chi

  14. Alcor il 21 ottobre 2008 alle 12:03

    Quella che descrivi mi ha fatto venire in mente le scuole professionali dove ho insegnato io.
    Dove tutto è più evidente e più duro.
    La differenza è sociale.

  15. chiara valerio il 21 ottobre 2008 alle 12:07

    Non lo so Alcor io non ho notato (parlo della mia esperienza nei trienni) differenze sostanziali tra istituti tecnici e licei. Io credo che l’incantamento ci voglia. L’incantamento non distrugge il concetto di mestiere che pure in certe parole sull’insegnamento sembra diluirsi. L’incantamento è la curiosità che uno ha o non ha rispetto alle cose (e la curiosità sì è un accidente) ma che può essere educata. Io credo che la scuola debba educare la curiosità, insomma, con me lo ha fatto…

  16. Alcor il 21 ottobre 2008 alle 12:24

    Evidentemente per te la scuola è un fatto personale, per me è un fatto sociale e politico, prima.
    Non è un’accusa, sia chiaro.
    Se parlando di scuola, in questo momento, si ha come obiettivo l’incantamento, vuol dire che non si vede modo di cambiare le cose, che non si ha più speranza che ci sia, e ci si ritrae nel proprio singolare.
    Da un punto di vista personale può essere un modo per sopravvivere, ma certamente non basta.

  17. chi il 21 ottobre 2008 alle 12:31

    è l’incantamento che cambia le cose.
    è l’incantamento, una volta che si ha il lavoro e la società come presupposto. io ce l’ho come presupposto alcor.
    è un fatto così personale perché mi ritengo così un ingranaggio del sistema sociale che tento di far quello che mi tocca, e che, quando mi tocca sclego. non credo che l’incantamento sia raccogliere margheritine per i corridoi delle scuole o citare la bacchetta di Prospero.
    non credo che da quello che ho scritto possa segnarsi un discrimine tra persona e società. è sembre il paradosso del sorite, nessuno da solo fa rumore… :-)

  18. diego il 21 ottobre 2008 alle 12:41

    “Voglio che facciate quello che a me non è riuscito da studente e che adesso mi riesce poco da docente. Voglio che vi prendiate quello che vi tocca.”
    E cosa vi tocca, oggi, studenti delle italiche scuole di ogni ordine e grado?
    Rumore. Rumore bianco. Rumore assordante. E nel rumore non si dialoga.
    S’ode a destra uno squillo guerresco di riforma calata dall’alto come un’armatura di gesso. Un sarto prende le misure, domanda al cliente perché intende dismettere la grisaglia che mette ogni mattina da quarant’anni, non gli fa trovare nell’armadio una crinolina, un frac o una marsina color ciclamino. Le buone cose (del tempo andato) di pessimo gusto…
    Da sinistra si grida vittoria! Di nuovo qualcosa per cui marciare uniti sotto una bandiera. Marcia o muori. Un contrafforte, buon dio! Il mio regno per un contrafforte!
    Alla complessità non si risponde con la semplificazione, figuriamoci con il semplicismo. Del linguaggio, innanzitutto. (Grazie ancora a Giuseppe d’Avanzo per l’articolo dell’undici ottobre). Di quel linguaggio che s’impara a scuola, soprattutto per chi non ha il privilegio della discussione familiare all’ora di cena.
    Ma non dirò dis-ordine e de-grado perché la rete di sicurezza che tutto imbriglia, tutto agguanta e tutto salva sono le relazioni che la scuola instaura, anzi impone. Con i suoi ruoli definiti e nitidi come cornicine da seconda elementare. Nelle quali un’insegnante atipica può dare del lei a ragazzi di seconda superiore, non accompagnarli in gita, prenderli il bavero, rigorosamente color zafferano, per rammentare loro che qualcuno li sta tratando da “benzina sottocosto rispetto al mercato del carburante”.
    Seduttiva o sediziosa?

  19. chiara valerio il 21 ottobre 2008 alle 12:51

    menomale che c’è diego che rimbrotta la sinistra.
    grazie
    :-)

  20. véronique vergé il 21 ottobre 2008 alle 13:50

    Ho letto il brano: è un testo magnifico, duro, affrontando la realtà ” entre les murs”, film che spero sarà visto in Italia ( “entre les murs”)
    Nella scuola media ho potuto notare che devo inventare attività breve. Oggi, un alunno non puo rimanere su un testo durante un’ora: non deve lasciare un solo momento di “rilassamento”. I primi anni, gli alunni sono vivi e partecipano. Hanno la voglia di fare piacere.
    Invece le cose cambiano all’adolescenza: c’è una pena della scolarità, un momento dove la scuola non corrisponde al caos che vivono i ragazzi e le ragazze.
    Preferisco insegnare ai piccoli, perché c’è ancora speranza nel mio cuore.
    Ma mi rammento belle lezioni con ragazzi al proposito di Maupassant, Federico Garcia Lorca, Rimbaud…
    Penso che gli alunni sono intelligenti, ma la società rende la mente superficiale,. Si chiede molto ai ragazzi e nello stesso momento troppo poco.
    Mi spiego: gli alunni hanno una vità già con problemi di adulti e non hanno le parole per dire.
    Sono disperata, quando vedo che il vocabulario corrente non è capito.
    La lettura appartiene a un mondo che lascia aperta la speranza, il sogno, il tempo.
    Troppo tempo da perdere per i ragazzi… La società del denaro ha modellato lo spirito del piccolo consumatore,
    anche consumatore di scuola.
    Ma ci credo§ Un sorriso di un ragazzo e tutta la speranza torna nel cuore.
    Ma che energia ci vuole!

  21. chi il 21 ottobre 2008 alle 14:21

    “La lettura appartiene a un mondo che lascia aperta la speranza, il sogno, il tempo.”

    merci madame vergè!

    :-)
    chi

  22. gianni biondillo il 21 ottobre 2008 alle 14:51

    Essere giovani è una bella rottura di coglioni, fortunatamente ne sono uscito vivo, e neppure troppo a pezzi… (almeno credo!)

  23. véronique vergé il 21 ottobre 2008 alle 15:03

    Grazie a te, Chi!

  24. chiara valerio il 21 ottobre 2008 alle 15:37

    @gianni: infatti menomale che l’adolescenza passa! :)

  25. step il 21 ottobre 2008 alle 15:59

    “ci diamo del lei da quattro anni”
    mi meraviglio che i ragazzi sappiano usare il lei correttamente. Allora qualcosa hanno imparato.
    Probabilmente però, così hanno imparato anche a essere troppo gentili, e il passo da gentile a capro espiatorio è breve. Sì perché sono un capro espiatorio collettivo, con mille gole da sgozzare e mille teste da far rotolare via. Perché questa riforma, dicono, la fanno perché c’è chi è trentesimo e trentottesimo. Questa ri-forma sta lì, in agguato. Solo che non c’è mai stata nessuna forma iniziale. La scuola italiana è amorfa da anni. E’ una grande stalla senza spigoli in cui le pecorelle diventano sempre più smarrite e sempre più monocordi. Come le salviamo? Togliendogli i pastori. Quanto mi sento Papa, oggi.

  26. plessus il 21 ottobre 2008 alle 16:41

    Seduzione, incantamento: parole magiche, e vere…
    Bisogna però esercitarli, e per esercitarli bisogna possedere fascino e spessore intellettuali che non siano minacciati, mangiucchiati giornalmente ed infine lacerati da meccanismi che non funzionano.
    Che possono essere rappresentati da fondi scolastici allo spasimo, fotocopiatrici sempre rotte, bidelli imboscati, consigli d’istituto inconcludenti, collocazione della struttura scolastica in territori di “frontiera”, colleghi in malattia perenne e quant’altro possa rendere più combattente che insegnante, l’insegnante stesso.
    E’ da ‘sto colabrodo di struttura, che defluiscono lentamente, penso, le energie dal corpo insegnante, e che scivolano ammorbati gli spiriti, da cui dovrebbero fiorire intuizioni che, applicate, al mestiere restituiscono l’incantamento ai ragazzi, e che tolgono loro le cuffiette dagli orecchi.
    Ma la scuola, ovviamente, non basta.
    E la famiglia dofe la mettiamo, ja?

  27. plessus il 21 ottobre 2008 alle 17:39

    Una precisazione sul mio commento sopra: fascino e spessore intellettuali non sono a rischio di essere lacerati, essi rimangono parte arricchente del personale patrimonio intellettivo e possono essere esercitati integri in contesti al di fuori di quello scolastico.
    Inibiti, è il termine che volevo usare, per i motivi endemici cui ho fatto breve riferimento, e non solo.
    Non è un bella condizione per i legittimi proprietari.
    Ehm, non sono se ora sono riuscito a spiegarmi meglio.
    E complimenti sempre per i tuoi post, chiara, ove testa e cuore lavorano in perfetta sinergia.
    ;-)

  28. chiara valerio il 21 ottobre 2008 alle 18:01

    ehi plessus grazie sempre per le tue chiose consonanti.
    chi

  29. A. Morgillo il 21 ottobre 2008 alle 18:48

    Io dico che non incantate proprio più nessuno!

  30. nadia agustoni il 21 ottobre 2008 alle 19:16

    Chiara, alla fine di una giornataccia di lavoro, leggendoti sei riuscita a strapparmi un sorriso.

    Concordo con soldato blu: ” è bellissimo ciò che scrivi ed è tragico ciò che scrivi” e non mollare.

    Un abbraccio

  31. gia il 22 ottobre 2008 alle 08:41

    salve. proprio ieri sera ho visto, con angoscia, il film di Pupi Avati, Il papà di Giovanna. Una storia in cui mancano, o ci sono troppo, le figure dei genitori, e c’è “di mezzo” una guerra (la seconda), l’invasione, il fascismo e quell’assurdo fanatismo, la follia di un vuoto scaturito dall’assenza, diciamo dalla “diversità” di una ragazza non proprio bella (per me lo è molto, invece). Una sua battuta, disperata: i figli brutti nascono da genitori che non si amano, quelli belli da genitori che si amano. Ho detto, che tristezza! e mi sono domandato che infanzia ho avuto, non per la prima volta. e non ho avuto bisogno di rispondermi, perché ho avuto un’infanzia! Forse il passaggio generazionale parte da questo? Dall’importanza dei primi anni di vita? Dai “valori” dei bambini? E la tivvù quando e quanto ne è la rovina? A mio avviso, tanta parte di questo incolmabile vuoto che pare sprofondare i ragazzi, che a dire di un anziano, oggi hanno tutto. Tutto cosa?

  32. Tashtego il 22 ottobre 2008 alle 08:42

    chissà perché gli insegnanti dovrebbero esercitare “Seduzione & Incantamento” invece di limitarsi ad insegnare come si deve la loro materia.
    chissà perché devono anelare ad essere maestri di vita invece che bravi professori di scuola.
    sempre si deve enfatizzare il mestiere che si è scelto (l’ho fatto anch’io) o che ci ha assegnato la sorte?
    orte.

  33. gia il 22 ottobre 2008 alle 08:43

    altra piccola correzione: ** l’ho avuta un’infanzia!

  34. chiara valerio il 22 ottobre 2008 alle 08:53

    oh tash! ma perché se uno chiosa “seduzione & incantamento”, come lo scrivi tu, invece di “curiosità” pensi “maestro di vita”…
    :-)
    chi

  35. plessus il 22 ottobre 2008 alle 09:40

    @tashtego
    Seduzione e incantamento sono dei valori aggiunti attraverso cui il fortunato possessore non deve, ma può esercitare il mestiere di insegnante. Credo che in genere siano abbinati, quasi imprescindibilmente, ad un affetto generale nei confronti delle giovani generazioni inspiegabilmente abbarbicato al proprio dna. Chi non ne possiede, è vero, si deve limitare ad esercitare la professione, come dire, “professionalmente”. Punto.
    C’è un mio collega maestro di nuoto, di qualche anno più anziano di me, che si trasforma in mago quando scende in acqua con i bambini di tre-quattro-cinque anni. Spesso mi soffermo ad osservare il suo modo di insegnare senza riuscire a carpirne i segreti. Tramite repentini cambi d’espressione, gestualità genuine, modulazioni di voce, racconti flash di favolette, rappresentazioni in metafore acquatiche di oggetti conosciuti e situazioni vissute dai bambini, il tutto accompagnato dal flusso naturale di un incredibile istinto giocherellone, dicevo, riesce magicamente a mettere a proprio agio i piccoli allievi. Li ambienta, li incanta e li seduce. Professionalmente parlando, eh… E i piccoli si disabituano all’uso del supporto galleggiante rendendosi autonomi in brevissimo tempo, quasi senza accorgesene. Senza traumi. Pianti, pochi. Risultati, molti, e di qualità.

  36. marco rovelli il 22 ottobre 2008 alle 11:55

    Io sto sui palchi a cantare da quindici anni, quindi ho appreso qualche virtù performativa. Stare davanti a dei ragazzi a parlare è, in qualche musra, ogni volta un performance (e concepirla così è il modo migliore, tra l’altro, per far fronte al burn-out) – come quando canti sempre la stessa canzone, e ogni volta non è mai la stessa. E’ la virtù della presenza, che incanta e seduce. Dire seduzione e incantamento non significa dire fatto personale – ma proprio, e in radice, sociale e politico. (Re-ligioso, direi: un religiosità laica, illuminista). E’ in gioco la costruzione di uno spazio pubblico, mettendo in scena i suoi presupposti: ovvero la partecipazione. E per partecipare occorre una vocazione: tu, là sulla scena, devi chiamarli a partecipare, farli essere consapevoli del proprio ruolo sociale – e allora, nel medesimo tempo, il palco deve (tendenzialmente, asintoticamente – come utopia necessaria) diventare la classe tutta intera.
    Dire “seduzione e incantamento”, ancora, equivale a dire “passione”: consiglio la lettura di un breve e meraviglioso testo di Vaneigem, scaricabile qua e là dalla rete, “Avviso agli studenti” – che io, spesso, leggo insieme agli studenti.

    Ah, Chiara, gran bel testo…

  37. marco rovelli il 22 ottobre 2008 alle 12:12

    Ehm…in realtà sono più di venti anni… mi illudo di essere più giovane di quel che sono…

  38. chi il 22 ottobre 2008 alle 12:22

    rovelli vado subito a leggermi Venegem… super immediatamente… grazie delle tue “musicali” note a margine. davvero. chi

  39. Tashtego il 22 ottobre 2008 alle 12:32

    per essere curioso di qualosa non ho mai avuto bisogno di assere anche sedotto e incantato.

  40. marco rovelli il 22 ottobre 2008 alle 12:40

    Beh, tash, che dire, evidentemente tu sei una monade, buon per te…;-) ma per gli altri esseri umani ti assicuro che funziona così… i ragazzi vanno stimolati, altrimenti si siedono sulla loro indifferenza – tanto più oggi, in una società dove l’immagine ha un potere seduttivo che annichilisce quello della parola.

  41. Alcor il 22 ottobre 2008 alle 12:43

    Rovelli, questa è retorica, e anche contraddittoria.

    Se dici: “E’ la virtù della presenza, che incanta e seduce. ”
    allora è fatta, perché mi risulta che l’ insegnante sia presente in classe.

    ma poi sotto dici anche: “E per partecipare occorre una vocazione”

    il che condanna quasi l’intero corpo insegnanti, che una vocazione non ce l’ha.

    Né è tenuto ad averla. Basterebbe che facesse bene il suo lavoro, e che fosse messo in grado di farlo bene.

    Dire poi: “Dire “seduzione e incantamento”, ancora, equivale a dire “passione”

    mah… Ho conosciuto insegnanti appassionati, seri e preparati che non avevano nessuna dote seduttiva e nonostante gli sforzi erano preferiti dagli allievi a insegnanti sciattoni ma molto simpatici.

    Discussione poco interessante per me, che però non mi illudo di essere più giovane di quel che sono.

  42. Tashtego il 22 ottobre 2008 alle 13:50

    qualcosa

  43. Tashtego il 22 ottobre 2008 alle 14:01

    Non ho memoria di incantatori scolastici, ma solo di una professoressa di matematica molto brava.
    Una sola in tredici anni e però soltanto brava, senza seduzione.
    Gli altri erano più o meno capaci, ma in genere si trattava di mediocroni, a volte frustrati, a volte vendicativi, spesso tutt’e due le cose: gente capace di uccidere qualsiasi materia, argomento, autore, pensatore, soffocandola sotto la coltre della noia (nostra e loro) e della stupidità (nostra e loro).
    La successiva di studente universitario è invece di tutt’altro segno: c’erano maestri assai seducenti (oggi si disce «seduttivo» che è parola disgusting), ma sempre e comunque per quello che erano capaci di darti nella loro disciplina, perché per il resto, voglio dire come esseri umani, mostravano difetti terribili, amplificati dal potere che detenevano.
    Quindi trattavasi di «fascinazione disciplinare» e di nient’altro.
    Non dico che gli incantatori non esistano, dico solo che se chi insegna si pone l’obbiettivo dell’incantamento come condizione necessaria al passaggio di nozioni e cultura, allora temo di non essere d’accordo.
    Detto questo, se uno/una è persona di fascino intellettuale/fisico lo è anche dal fruttarolo e quindi anche a scuola.
    Queste obiezioni ammetto che sono inquinate dal mio odio per la scuola, di ogni tempo, ordine e grado, professori compresi.
    Soprattutto, come è noto, del liceo italiano e della sua cultura.

  44. Tashtego il 22 ottobre 2008 alle 14:03

    ura.

  45. roz il 22 ottobre 2008 alle 14:17

    Bellissimo pezzo. Complimenti. Anch’io, nella mia breve (un semestre) esperienza di insegnante in una scuola media (come insegnante in altre situazioni l’esperienza è più lunga) ho cercato di “sedurre” i miei studenti. Con alcuni ha funzionato, con altri no. Nel corso dei mesi, ho sempre (o quasi) cercato di instaurare un rapporto abbastanza dialettico, nonostante alcune pesti incontrollabili e un paio di episodi di violenza. Una volta, dopo uno di questi episodi in una delle classi, ho cercato di parlarne con gli studenti, facendo una lezione sulle lingue (io insegnavo spagnolo) del mondo costituito dalla classe (Marocco, Cina, Romania, Bangladesh, Italia, Santo Domingo) e dalla relazione fra queste lingue. Il risultato è stato abbastanza buono anche se gli episodi di violenza non sono terminati. Sulla riforma non so che dire, il vuoto…

    ps- concordo con la speranza (e la fatica) di cui parla véronique…

  46. marco rovelli il 22 ottobre 2008 alle 14:21

    @ Alcor
    Forse dovresti leggere un po’ meno frettolosamente, Alcor.
    Quando dico “presenza” non sto evidentemente parlando della semplice presenza fisica (semplicemente il discorso non avrebbe senso) – ma della “presenza” piena, la presenza a sé stessi del discorso teatrale (visto che era su quel livello metaforico – ma poi non solo metaforico – che stavo discorrendo).
    E quando dico “vocazione” mi riferisco ai ragazzi – che devono essere “chiamati” (vocati) a entrare nel dialogo educativo. Senza quell’esser-chiamati (cui corrisponde l’ascolto), non ci sarà attenzione (ad-tendere), e non si apprenderà nulla.
    Infine (e qui almeno le tue obiezioni non si basano sull’equivoco) – essere privatamente appassionati non corrisponde alla “passione” pubblica dell’insegnante – intendevo passione appunto, sulla scorta di Vaneigem, anche quello che nel gergo pedagogese odierno (quanto di più arido e sterile vi sia) viene chiamato saper-essere (ma appunto, in questo caso, del corpo docente, e non degli studenti). Passione: far sentire la vita in ciò che si trasmette (coniugare dunque: preparazione, interesse, competenza, presenza, seduzione).
    E qui, del resto, c’è anche la risposta a Tashtego: non basta essere bravi e competenti e appassionati della materia, ma bisogna anche saper trasmettere. Dopodiché, certo, ci sono pletore di mediocroni e frustrati, che non sono né bravi né seducenti.

  47. véronique vergé il 22 ottobre 2008 alle 16:44

    Marco, ho letto il commento e condivido.
    Ma non è facile di essere in forma ogni giorno. Mi accade di essere una cattiva cantatrice e di perdere la nota…
    Accade anche momenti di piacere di lettura, o di teatro, o di poesia.
    E’ bello, quando tutta la classe vive un momento di felicità in una lezione.
    Amo molto la creazione artistica, e nella mia materia tutto è diverso come lo dico agli alunni: ortografia, grammatica per alunni che amano il rigore, la lettura per tutti come regalo, la scrittura per sognatori.
    Oggi sto correggendo piccoli libri che gli alunni hanno scritto con immagini, colori: è un piacere, perché hanno fatto il megliore.
    Quando un bambino è fiero del suo lavoro è ottimo per lui e l’insegnante.

    Ma essere 40 in un’aula non mi sembra l’inizio di un paradiso. In francia si conosce i stessi problemi con tagli. Dunque buon coraggio a tutti !

  48. Tashtego il 22 ottobre 2008 alle 18:38

    il mediocrone si annida ovunque, appostato ai crocicchi, presidia gli snodi dei canali del potere, ti guarda con occhio da calamaro bollito, nascondendo i suoi aculei per non farti accorgere che li ha, eccome se li ha.
    poi, se non stai attento ti stanga e, almeno per quanto lo riguarda, tu sei fottuto.
    anche a scuola, come poi in seguito nel mondo degli adulti, era così.
    è sempre stato così.

  49. sparz il 22 ottobre 2008 alle 18:52

    ciao Chiara, bel pezzo, riesci anche a insegnare ancora i logaritmi? Non ho letto tutti i commenti, condivido molto quel che dice Marco, che ogni lezione è sempre diversa, anche sullo stesso argomento, almeno se vogliamo insegnare decentemente.

  50. chi il 22 ottobre 2008 alle 19:06

    sparz!!!
    che belloche sei tornato. io a insegnare i logaritmi ci provo anche perché, sbagliando io i calcoli e odiando le calcolatrici, qualcosa che mi semplifichi radici e potenze mi fa bene al cuore. grande sparz :-)

  51. vincenzillo il 23 ottobre 2008 alle 12:52

    “Vi stanno comprando”.
    Ma dai, ma chi, ma che messaggio è?
    Qui pare che il privato rappresenti automaticamente la morte dell’istruzione.
    Come se non si conoscesse cosa avviene all’estero, gli esempi di eccellenza del mondo anglosassone per esempio.
    Come se non si sapesse che i soldi in Italia non ci sono quasi nemmeno più per pagare gli insegnanti.
    Altra cosa significativa: chi vuole continuare a studiare è costretto ad andare all’estero. E lo fanno in tanti. Perché lo farebbero, se quel sistema fa così schifo come si dice qui?
    Mentre in Italia gli insegnanti si mettono il lutto al braccio, all’estero si godono la possibilità di lavorare bene, di vivere bene, di far appassionare i loro studenti. E tutto questo anche grazie alla forte presenza del privato nell’istruzione e nella ricerca.
    Si solleciti il centro-destra affinché presenti un progetto chiaro e articolato, cosa sacrosanta, ma la si smetta di gridare al morto, che è un’altra cosa, ben poco educativa.

  52. Tashtego il 23 ottobre 2008 alle 14:38

    all’estero dove?
    in francia?
    in giappone?
    in kenia?
    all’estero, all’estero!
    presto, all’estero!!!
    lì sì, all’estero.
    no qui.
    lì.
    all’estero tutto è privato, no come qui, che abbiamo queste cose pubbliche che non funzionano perché ci sono i fannulloni.
    si vadi all’estero, oppure si diventi come l’estero.
    senza sapere che, per esempio, in francia il pubblico prevale sul privato.
    che in america hanno le università private (ci sono pure quelle pubbliche e non sono da buttare), ma la voce di spesa governativa per l’università è di gran lunga la più alta nel mondo.
    e però vincenzillo s’è fatto un’idea e quella è.

  53. chi il 23 ottobre 2008 alle 19:13

    “vi stanno comprando” significa per me che una sinistra o una qualsivoglia frangia parlamentare che dica NO a tutto senza analizzare pezzo per pezzo la riforma scolastica sta comprando con indeologia fallace il consenso o il dissenso degli studenti. semplicemente, polemicamente, retoricamente.
    chi

  54. parole di francesco cossiga il 23 ottobre 2008 alle 19:21

    Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.
    — (Francesco Cossiga su Quotidiano Nazionale

  55. soldato blu il 23 ottobre 2008 alle 21:42

    E’ vera questa faccenda di Cossiga?
    C’è qualcuno che può verificare ed, eventualmente, confermare?

  56. marco rovelli il 23 ottobre 2008 alle 22:07

    Quando ho letto, pensavo a uno scherzo. In realtà è vero. Oggi siamo in un punto dove tragedia e farsa si rovesciano l’una nell’altra vorticosamente.
    Riporto sul mio blog i passi incriminati dell’intervista: http://alderano.splinder.com/post/18818997

  57. soldato blu il 24 ottobre 2008 alle 08:36

    E’ strabiliante, è scandaloso, è insopportabile.
    Si sapeva da un pezzo che Cossiga è pazzo.
    Ma questa pazzia gli veniva perdonata perchè,
    si pensava, ormai solo verbale:
    insomma lasciamo parlare lo scemo del paese.

    Ora vediamo con quale convinzione sia diventato sanguinario,
    e ci viene il sospetto che pazzo e sanguinario lo sia sempre stato.

    Mi vergogno di condividere con lui l’origine dalla stessa terra.
    Spero che quella terra trovi il modo di espellerlo, negandogli
    l’attributo di figlio. Come si fa con un tumore maligno.

    Giovanni Cossu.

  58. véronique vergé il 24 ottobre 2008 alle 08:38

    Sono molto “choquée” scandalizata dal “discorso” di Francisco Cossiga.
    Una violenza che non riuscio a capire in un paese democratico.

  59. maria(v) il 24 ottobre 2008 alle 09:58

    “vi stanno comprando”, per ME significa questo:

    http://slowforward.wordpress.com/2008/10/23/discorso-pronunciato-al-iii-congresso-in-difesa-della-scuola-nazionale-a-roma-l11-febbraio-1950/

    Chiara, ammetto di trovarmi in disaccordo con te su molti punti, ho riflettuto più volte, il disaccordo non passa, non me la prendo con te, ma abbiamo visioni completamente divergenti, provo ad esprimere la mia…

    Voglio che facciate quello che a me non è riuscito da studente e che adesso mi riesce poco da docente. Voglio che vi prendiate quello che vi tocca.

    Il diritto costituzionale a raggiungere i gradini più alti degli studi.

    Ecco, vi dirò questo, prima o poi.
    Forse quando resterete in classe durante l’intervallo.

    – trovo questo profondamente scorretto.
    è la fotocopia del pessimo genitore che grava i figli delle sue amarezze.

    – non puoi pretendere dagli altri la realizzazione dei tuoi desideri: “voglio che vi prendiate quello che vi tocca”, dovrebbe essere “voglio che vi prendiate ciò che VOI desiderate”, non quello che io, in quanto docente, con più esperianza, delusioni etc etc etc penso sia il vostro meglio.

    – fermo restando il diritto concesso a tutti, raggiungeranno i gradini più alti solo quelli che l’avranno desiderato.
    – concedi ad ognuno il diritto ai propri personalissimi sogni, desideri diversi dai tuoi, compreso quello sacrosantissimo di buttarsi a mare con tutti i panni.

    – sono sicura che sei un’ottima insegnante, che ama la sua materia, che trasmette passione. questo va benissimo, ma

    – non puoi irritarti, reprimere, soffocare la loro giovinezza-leggerezza solo perché tu non hai saputo viverti la tua. NON DEVONO ASSOLUTAMENTE RIMANERE SEDUTI DURANTE L’INTERVALLO E tu non dovresti neanche augurarti o chiedere loro una cosa del genere, solo perché così eri abituata a fare.

    ( e te lo dice una che rimaneva sempre seduta durante l’intervallo e adesso sa che non c’era proprio niente di meritevole in tutto questo, non era che un altro, diverso tipo di BUFFONATA da aggiungere all’elenco)

    -Di più, per fortuna, la scuola non è tutto.
    – Tranne le elementari (le mie scuole migliori ma con metodi derivati direttamente dall’Inquisizione di cui ancora oggi sconto i postumi e che non augurerei mai a nessuno)
    – ho frequentato sempre pessime scuole, con pessimi insegnanti che non amavano o non sapevano trasmettere, che non mi hanno nutrito, solleticato, niente.
    – la famiglia uguale, per cui: ciò che mancava da un lato, non ho potuto rimpiazzarlo dall’altro. eppure io ho una grande passione e ho comunque imparato in seguito ad alimentarla da me.

    – ma a differenza di tashtego, non odio le scuole medie o il liceo quanto l’univesrità e questo perché ciò che io non le ho MAI perdonato è stata la sua idiozia di sedurmi. una delle poche cose di cui posso sentirmi soddisfatta è stata la salutare decisone di abbandonarla senza rimpianti.

    – sì, ho fatto il mio primo incontro con i “maestri”, se solo si fossero limitati ad imbastire le loro lezioni con umiltà dicendo: questo è tutto. o meglio questa è solo una misera parte di ciò che c’è la fuori e che dovete scoprire da soli e che nessuno mai potrà insegnarvi…e invece no.
    – non c’è niente di più sbagliato, egoistico, vanesio… della seduzione della scolastica. molti cervelli ci restano imbrigliati una vita. cervelli bruciati. ma, ammetto, che è una fatica da sisifo scollarsi di dosso tutto ciò che là dentro ti appiccicano da tutte le parti.
    – sì sono stata sedotta dall’Accademia e l’ho scoperta, a mie spese, un mondo meschino, claustrale, di maniera per accreditarsi un certo prestigio, assai illusorio rispetto alla pulce che diventa appena getta uno sguardo fuori dalla finestra.

    – la seduzione non è che una sottile manipolazione di condurmi fuori da me ( e questo sarebbe buono) ma solo per riorientarmi verso di te (tu ipotetico maestro) le tue parole le tue idee le tue convinzioni (e questo è profondamente ingiusto e scorretto)

    -infatti il solo fatto che uno sia o voglia presentarsi davanti a me come seduttore è oggi per me ragione sufficiente e valida per non fare neanche il minimo sforzo di stare ad ascoltarlo.
    -infatti è per colpa (o merito?) loro se oggi tollero l’ascolto solo dei pazzi, i fuoriditesta, i sopralerighe…i veri maestri sono quelli che parlano a vanvera, da soli, senza uditorio o con gli uccelli.

    (ma questo vale per me, solo per me)

  60. Tashtego il 24 ottobre 2008 alle 12:20

    cossiga in sostanza ci dice che nel settantasette le cose andarono esattamente come fin da allora si sospetta che siano andate.
    cossiga ci dice: il mandante dell’omicidio di giorgiana masi sono io.
    e anche questo lo sapevamo.
    mi domando se c’è qualche probabilità che la magistratura riapra il fascicolo di quella vicenda e gliene chieda conto.

  61. véronique vergé il 24 ottobre 2008 alle 12:34

    Per Maria,

    Penso che la scuola non è fatta per alunni creativi, l’ho verificato, e ho provato una scolarità in sogno. Ero altrove durante le lezioni, avevo difficoltà da rispettare le regole. per esempio quando scrivevo, scrivevo fuori tema perché un idea mi faceva pensare a altra cosa, perdevo il motivo dell’argomento.
    Capisco bene la tua riflessione sulla scuola. Hai trovato l’energia da sola.
    Ma molti alunni hanno bisogno di una persona che cammina con loro.

    Quando si parla di seduzione, ho capito: fare amare la matiera, fare parlare il linguaggio della passione, risvegliare il desiderio di scoprire, di creare, di riflettere.
    Dalla seduzione si puo liberare per creare il suo propio cammino. Ma primo, il professore dà la fiamma o no.
    Per esempio, ho notato che i ragazzi piccoli hanno bisogno di affetto per imparare; è una cosa che sembra strana, ma è vera: quando un ragazzo non apprezza il suo professore, la matiera diventa noiosa per lui.
    Penso che la seduzione non è una manera di addomesticare la mente, e solo una manera di mettere sapore.

    Ma tu sai, Maria, ci sono professori pazzi, fuoriditesta anche…

  62. vincenzillo il 24 ottobre 2008 alle 17:04

    Tashtego, ti rispondo solo sull'”estero”, perché il resto mi sembra pura farneticazione senza senso.
    Come ho scritto nel commento precedente, dell’estero si può tenere presente “gli esempi di eccellenza del mondo anglosassone”.
    Poi: “chi vuole continuare a studiare è costretto ad andare all’estero. E lo fanno in tanti”.
    In questo caso, “estero” può essere anche Svizzera o Francia o mille altri posti. Chiedi pure in giro quanti ricercatori rimangono in Italia e quanti invece sono costretti ad andarsene. Poi tieni conto anche di cosa fanno quelli che se ne vanno, che cifre hanno a disposizione per la ricerca, in confronto a chi rimane qui. Non temo smentite.

    chiara, te lo dico senza la minima polemica: giuro che anche rileggendolo faccio abbastanza fatica a cogliere nel tuo post il senso che dici tu. Sfido qualunque ragazzo, a cui la lettera vuole essere indirizzata, a capirlo.

  63. Tashtego il 24 ottobre 2008 alle 17:28

    caro vincenzillo, tra farneticazione e ironia passa una differenza che ti sfugge. tu non fai altro che recitare la solita litania sul privato v/s pubblico, una posizione del tutto inconsistente.
    ti invito piuttosto a dare un’occhiata qui:
    http://alderano.splinder.com/post/18818997

  64. chi il 24 ottobre 2008 alle 18:06

    maria v.,
    ti ringrazio per la lettura puntuale e per i commenti. detto questo io non ho descritto in due cartelle la mia visione della sucola. ma un accadimento pamphlettistico e un po’ umorale. una descrizione di impotenza e di ironia. o almeno questa era la mia intenzione.

    sono anche quello che ho scritto in queste righe. ma non solo e non sempre o non tutto o non troppo o non poco.

    io non vedo eccessiva differenza in questa tua comparazine

    “- non puoi pretendere dagli altri la realizzazione dei tuoi desideri: “voglio che vi prendiate quello che vi tocca”, dovrebbe essere “voglio che vi prendiate ciò che VOI desiderate”, non quello che io, in quanto docente, con più esperianza, delusioni etc etc etc penso sia il vostro meglio.”

    in ogni modo ora sono in un precarissimo internet point e mi riprometto di risponderti più puntualmente nei prossimi giorni. o forse con un altro racconto :-)

    grazie!
    chi

    ti rispondo con più speci

  65. Paola il 24 ottobre 2008 alle 19:18

    Cossiga ha un’ironia feroce, urticante spesso. Ma la sua è una provocazione, come sempre, che sottende questo noto concetto: la folla è sempre bestiale, soprattutto gli studenti che, di norma ( e questo caso non fa eccezione ) manifestano per il gusto di farlo ma non capiscono un tubo delle questioni di cui si dibatte in Parlamento. Manifestano a caso. Questa è una semplice verità, ci siamo passati tutti. I docenti che ne approfittano meritano la pubblica gogna. Le maestre che mettono in bocca agli scolari ridicoli slogan in rima andrebbero spedite all’estero ( Kenya, Giappone, USA… ) loro sì, con biglietto di non ritorno. Vergogna. Do’ il mio pieno sostegno alle parole, ironiche, di Cossiga.

  66. paoletta il 24 ottobre 2008 alle 20:35

    Eh già, perché invece gli elettori della Lega capiscono cosa? Meno male che c’è la Paola a capire chi capisce e chi no.
    (La cosa buffa, quando sento cotali bestialità, è: i comunisti hanno rinunciato allo stalinismo. Gli altri no).

  67. Tashtego il 24 ottobre 2008 alle 23:31

    @PAOLA
    non so tu a quali folle sarai mai abituata.
    ma frasi come “la folla è sempre bestiale” sono ridicole, oltre che false.
    quanto poi all'”ironia” di cossiga, ti ricordo che nel settantasette, ministro dell’interno cossiga, fu uccisa giorgiana masi.
    stava “bestialmente” manifestando.

  68. soldato blu il 25 ottobre 2008 alle 06:53

    La conosco “l’ironia urticante”.
    Conosco la “bestialità”
    e conosco “la stupidità”
    con la sua sottomarca “imbecillità”.
    Non si tratta di questo, in nessun caso.

    Abbiamo da una parte un ex.presidente della Repubblica, senatore a vita, che si rivolge all’attuale ministro degli Interni.
    Dall’altra studenti e professori che usano strumenti democratici per protesta contro un decreto governativo che – a leggere le dichiarazioni che vengono pubblicate dai giornali: “non viene tagliato nulla” – non è conosciuto né dal presidente del Consiglio, nè dal suo capogruppo al Senato.

    A chi la palma della bestialità, stupidità, imbecillità?
    O si tratta di “legislazione urticante”?

    Io mi gratto dove ho prurito: può essere rogna o può essere orticaria.
    Non lo so e mi gratto lo stesso.

    L’Unto è diventato l’Untore.

  69. soldato blu il 25 ottobre 2008 alle 07:03

    @ Paola.

    Un consiglio, se non l’hai ancora fatto: non l’hai ancora fatto, sembra.
    Prima di parlare di “folla sempre bestiale”, rendi meno infantili i concetti tuoi e di quello spiritoso di Cossiga.
    Leggiti “Massa e potere” di Elias Canetti.
    Sono sicuro che Cossiga l’abbia letto.

    E’ per questo che, dalle sue parti – con espressione idiomatica – gli dicono che il suo è uno “spirito di patata”.
    Quelli che sanno che la patata – a volte soltanto la buccia – era il cibo che veniva servito nei lager.

  70. gina il 26 ottobre 2008 alle 11:22

    mio figlio ha un mp3 ma non l’ipoddo (penserai mica che io sia scema), un cellulare perennemente spento (penserai mica che io sia scemo), negli intervalli della mezza prima se la svigna da scuola per andare a comprarsi le spaccamascelle al distributore di benzina sulla statale (quelle a forma di cazzo ma non quelle nei sacchetti) ma poi torna a scuola per giocare a scacchi e/o leggere salgari e/o menarsi ma solo un po’ e/o a guardare un film a puntate se quella prima gli era piaciuta e/o a volte per parlare di ragazze. E’ al secondo mese di di prima media e l’altro ieri ha fondato il crap cellula di resistenza ai professori perché “hanno sempre un trucco insensato per tutto e pensano che siamo idioti”.

  71. maria(v) il 26 ottobre 2008 alle 12:31

    ;-)))
    gina tuo figlio è troppo forte ;-))) mi fa ha fatto venire voglia di andare alla banca del seme, e forse prima o poi lo farò.

    un abbraccio a tutte/i con affetto e un gemellaggio tra questo e il post della helena,
    W gli studenti



indiani