Le parole cadute

28 marzo 2009
Pubblicato da

72dpi-8

di Adriano Padua*

6.
fermo immagine muto
prima ancora di dire
le parole importanti
destinate a restare
uguali 

ricordare un po' tutto 
anche quello che non
hai vissuto per niente

un'insana passione 
ci vorrà per potere provare
l'abitudine 
che resiste oltre ogni
nostra rabbia

 
7.
sono limitato ad ogni sogno 
da gerarchie ed obblighi 
sociali e di lavoro
sto a quest'ora assurda
senza dormire  

il mio 
amico inesistente mi ha convinto
e devo organizzare in poco tempo
una cometa
da recitare al pubblico
con dedica

15.
tutto tace 
in codice

incide
segnali di cose a venire
il silenzio 
in un morbido abbraccio 

lavora la poesia con il suo moto
influenza ciò che faccio
nella vita

danzanti
conduce le tue dita

10.
usare la prima persona 
a volte fa male
e l’effetto
traspare 

esiste un mare di fare
di fuori
un innesto 
che ci tocca comprendere 
nel medesimo gesto

presto avremo possesso
di un bordello di gioia
molto fragile

0.
io ti scrivo storie nuove e false
trovo parole 
altrove
che intasano la notte
e vorrei farne carne

nei segni senza peso
senza magìa
non c’è un’immagine
non c’è poesia

sono soltanto 
mani che si muovono
manìa

parte di questa
ancora vacillante realtà
è data dalla somma
dei nostri due silenzi 
che si alternano

14.
e ora come sto non lo so dire
a casa tutto a posto
a parte che la casa non esiste 
e riempie la mia testa d’insistenza
qualcosa di parole

lontana la rinascita 
emana la tua luce 
non c’è fretta

precisa 
la dose che prepari
dello stravolgimento 

precaria
la nostra condizione constatabile

Testi da: Le parole cadute (segnali di cose a venire), Napoli, Edizioni d’if, “I Miosotis”, 2008 (opera vincitrice del Premio Mazzacurati-Russo 2007/2008).

* Le parole cadute (segnali di cose a venire) è stato composto usando le parole contenute in una raccolta di circa 50 e-mail private, scritte
nel corso di due mesi da una donna e da un uomo.
A. P.

Tag: , , ,

26 Responses to Le parole cadute

  1. véronique vergé il 28 marzo 2009 alle 11:22

    le parole cadute sonno stelle su terra,
    nella vicinanza di un uomo e di una donna,
    in un lavoro di solitudine in scrittura.

    “usare la prima personna
    a volte fa male
    e l’effetto
    traspare”

    sembra un vetro,
    si affronta
    il pensiero del io
    nella scrittura.

    Mi piace entre in questi versi
    nella breccia,
    quando il poeta lavora,
    inventa storie,
    inganno il dolore,
    la malattia di essere uno,
    l’illusione di cercare l’altro,
    le parole sono mani di cieco

    “dansanti
    conduce le tue dita”

    Uno specchio,
    dentro l’amore,
    lo sfiorare.

    Sono versi molto belli.

  2. carla il 28 marzo 2009 alle 12:06

    io adoro la poesia che esprime stati d’animo genuinamente sentiti, senza artifizi, assolutamente di petto (per non dire di viscere)
    e lo deduco anche dal verso frammentato…
    Complimenti!

  3. andrea inglese il 28 marzo 2009 alle 12:06

    scusate, di chi è l’immagine?
    i testi di adriano, belli, li conoscevo…

  4. Fabio Teti il 28 marzo 2009 alle 13:50

    Segnali di cose a venire. Segni che diventano cose. È un caso molto interessante di costruzione, di crostificazione in grumi di senso, condivisibili generalmente, del flusso di logos, della logorrea anche tutta privata da cui normalmente partiamo. Di segni, a farne cose. Montando e componendo. Con sforzo, e con il forte principio sintetico di ogni costruzione, dove ogni sintesi, si sa, è anzitutto una interpretazione. “trovo parole / altrove / che intasano la notte / e vorrei farne carne”. “lavora la poesia con il suo moto / influenza quello che faccio / nella vita”. Questo di Padua mi sembra un buon esperimento, un esperimento credo lontano da ogni rischio di aridità. Anzi. Dimostrerebbe, in parte, che in qualche modo si può essere almeno in tenzone con la nostra connaturata impossibilità di avere una trama, di esserne parte attiva. Provare a potere. Mi interessa soprattutto, in generale, e posto io abbia colto davvero il significato dell’operazione, l’eventualità di un testo che sappia perfettamente di essere agente e tensore, collaboratore non vicario alla costruzione di un nuovo livello di realtà pur essendo totalmente vincolato a una realtà di partenza, in questo caso epistolare, linguistica, dunque già sintetica e modellatrice di un’esperienza antecedente, ma più spesso invece inerte, inconvertibile. Poesia dunque non soltanto come (lo diceva Cortellessa da qualche parte) “sistema di modellizzazione secondaria del reale”? E in quel “non soltanto” c’è probabilmente un discorso che ha svolto spesso, e assai meglio di quanto ho appena fatto, Gherardo Bortolotti.
    Ma dovrò leggere la serie per intero, il rischio di fraintendimento o di indulgenza verso idee pregresse, quando si leggono velocemente pochi stralci, è sempre altissimo, specie per palati poco fini come il mio.
    Un saluto

  5. francesca matteoni il 28 marzo 2009 alle 15:04

    @Andrea: non sono riuscita a capire chi è l’autore dell’immagine purtroppo. L’ho trovata cercando con google images prima written words, poi writting words (writting è sbagliato, ma ha sortito l’effetto).

  6. georgia il 28 marzo 2009 alle 16:22

    l’immagine è di un artista digitale un certo MakoShark003
    QUI altre sue opere.
    L’immagine che avete postato del 2008, credo sia stata presa dal blog gfxartist.com
    un saluto a tutti

  7. db il 28 marzo 2009 alle 17:44

    gio ponti le faceva uguali 50 anni fa, ma più belle

  8. cara polvere il 29 marzo 2009 alle 19:40

    versi che hanno la precedenza sul sole, umbratili secreti, cerebrali manie festazioni della misura,[mistura marmorea, la mia sensazione ma sono scultore alle prime armi] non c’è ossatura sporgente che ne trasgredisca la linearità severa semmai grigie digressioni già delle cose in divenire dove per grigio intendo un colore non colore che si assapora ma non placa la sete. versi che vedo scritti (appoggiati) allo stipite di un fuoco in cenere che ancora fumiga [ o ghiaccio secco) troppo lontano o troppo vicino ma di cui nessuno ha paura rintuzzi le braci nessuno ha desiderio di rintuzzarle . un coito della metafisica che tiene il basso profilo nella forma pure rentendo incantanti i suoi soggetti per l’ altalenatura minimalista quasi ripetitiva quasi loop

    ma prima di tutte le parole che ho scritte qui, mi sono piaciuti
    parole e pause
    un saluto
    paola

  9. franz krauspenhaar il 29 marzo 2009 alle 19:51

    Sempre bravissimo Padua.

  10. Diamante il 29 marzo 2009 alle 22:28

    Qualche buona intuizione, vedi “organizzare in poco tempo/una cometa/da recitare al pubblico”, oppure “lontana la rinascita/emana la tua luce”; ma anche espressioni sciatte: “esiste un mare di fare/di fuori/un innesto/che ci tocca comprendere/nel medesimo gesto”, oppure “precaria/la nostra condizione constatabile”, oppure “presto avremo possesso/di un bordello di gioia/molto fragile”, o ancora “e ora come sto non lo so dire/a casa tutto a posto/a parte che la casa non esiste/e riempie la mia testa d’insistenza/qualcosa di parole”. Espressioni che non posseggono, a mio avviso, alcunché di poetico, né dal punto di vista cognitivo né dal punto di vista estetico. Anche provando a leggerle a voce alta il ruisultato non cambia: nessuna autorità, nessuna icasticità, nessuna memorabilità e nessuna profondità, ma una stanchezza che non possiede nemmeno il bagliore della sconfitta.

  11. franz krauspenhaar il 29 marzo 2009 alle 23:28

    “presto avremo possesso/di un bordello di gioia/molto fragile”.

    Giuro Diamante che non è per polemizzare, ma questa per me è una delle “fasi” più felici.

    Tu concludi: “nessuna autorità, nessuna icasticità, nessuna memorabilità e nessuna profondità, ma una stanchezza che non possiede nemmeno il bagliore della sconfitta.”

    Autorità? Memorabilità? (La poesia deve avere per forza autorità e deve per forza essere memorabile. E per quanto? Il 50%? Basta?.)

    Mah…

  12. adriano p. il 29 marzo 2009 alle 23:34

    ringrazio franz veronique carla andrea e francesca
    a fabio teti dico che la sua lettura è a mio avviso molto pertinente, mi piacerebbe mandargli il libro affinchè lo legga integralmente

    a cara polvere invece dico che le sue letture/scritture sono sempre particolarmente appassionate, anche in questo caso, ed è una bellissima cosa.

    a diamante grazie per la lettura, alcuni dei versi che tu citi come esemplarmente sciatti ad altri lettori non risultano tali, in ogni caso l’operazione consiste nell’estrarre frasi da mail, spesso scritte in un registro colloquiale, dunque il tono a volte è ovviamente “basso”, senza pretese di autorità alcuna(che è termine che non mi aggrada tra l’altro, istintivamente). Comunque i tuoi pareri mi risultano tanto legittimi quanto gli altri positivi, e mi sono utili, come lo è ogni critica seria, sui testi, e non offensiva nei confronti della persona, come .

  13. adriano p. il 29 marzo 2009 alle 23:37

    dicevo: come a volte succede.

    bella l’immagine

    buonanotte

    adriano

    ps. segnalo una lettura a mio avviso interessante qui: http://rebstein.wordpress.com/2009/02/26/%E2%80%9Cle-parole-cadute%E2%80%9D-di-adriano-padua-nella-lettura-di-lorenzo-carlucci/

  14. paolo ferrucci il 30 marzo 2009 alle 00:40

    Una composizione magnifica. Anch’io sono affascinato dalla composizione tratta da parole scambiate e accumulate in carteggi privati.

  15. Don gately il 30 marzo 2009 alle 01:28

    Molto belli, immagini a più dimensioni dove la prima persona esplode e si riversa sul lettore e non solo e il vuoto è così assordante

  16. Fabio Teti il 30 marzo 2009 alle 18:05

    @ Adriano Padua

    mi fa piacere non aver ‘babelato’ in maniera totalmente inattinente. Molto interessanti, poi, alcuni punti della lettura di Carlucci. Parlavo di esperimento affatto sterile probabilmente in questo senso.
    Sì, devo, voglio ad ogni modo leggere l’intera serie: ma a questo proposito mi son già mosso presso la Odradek di Roma, che ha la d’if in distribuzione. Dunque nessun problema di mediazione.

    Un saluto, e buon lavoro

  17. Diamante il 30 marzo 2009 alle 18:49

    Un testo possiede autorità quando mi “costringe” a vedere attraverso prospettive nuove, o diverse; quando si impone alla mia annoiata quotidianità; quando rappresenta una scossa; dunque nessun autoritarismo (che detesto), bensì autorità estetica e cognitiva. Sulla memorabilità ho una mia idea: in genere il testo poetico valido si ricorda facilmente, e il ricordo è un valore che oggi va sempre più perduto. Il ricordo è magia portatile. Sulla composizione tramite pezzi di mail, avevo intuito ma non ben compreso: in tal caso il tono “basso” da me additato trova maggiore giustificazione. In ogni caso, apprezzo la compostezza dell’autore, e ribadisco ciò che lui stesso ha sottolineato: nessun attacco personale – che non è nel mio stile e che, non conoscendoti, non sarebbe neppure possibile!

  18. lorenzo il 31 marzo 2009 alle 16:37

    Diamante scrive: “Un testo possiede autorità quando mi “costringe” a vedere attraverso prospettive nuove, o diverse; quando si impone alla mia annoiata quotidianità”. divertente, vivace, ma terribilmente soggettivo, non misurabile e non verificabile come criterio. può Diamante individuare (o pensa che sia possibile indivduare) qualche caratteristica vagamente oggettiva, misurabile, verificabile di un testo che sia (candidabile a) condizione sufficiente o necessaria per ascrivere al testo “autorità” nel senso in cui lo intende? e che possibilmente non presupponga necessariamente che il lettore sia immerso in una “annoiata quotidianità”? sarebbe ganzo.

    lorenzo carlucci

  19. Diamante il 31 marzo 2009 alle 19:34

    @lorenzo
    No, naturalmente non posso fornire criteri assoluti. Posso però citare molti esempi in cui quel che affermo “ragionevolmente” avviene. Tanto per dire: Tolstoj (non un fesso qualunque) riteneva RE LEAR al di sotto di una critica seria, pensava che fosse una buffonata. Tu lo pensi? E conosci qualcuno che lo pensi? Probabilmente no. Probabilmente RE LEAR possiede un’autorità (quasi) indiscutibile. Tolstoj è la (gigantesca) eccezione che conferma la regola.
    Quanto all’annoiata quotidianità: ritengo che ogni robusta opera di immaginazione contenga più fuoco della maggior parte delle ore dei nostri giorni. Altrimenti che motivo, che bisogno, che spinta ci sarebbero a creare? La letteratura, per dirla con Vargas Llosa, è una specie di ribellione contro il cosiddetto mondo reale. Che, a mio avviso, per parecchi versi non è un granchè.

  20. franz krauspenhaar il 31 marzo 2009 alle 22:27

    D’accordo con l’ultimo discorso di Diamante. Ma esiste un tono minore, un tono medio, che comunque è della letteratura. Qui abbiamo a che fare con una sperimentazione che si avvale della tecnologia. Quasi per interno statuto, mi pare, la “memorabilità” non è contemplata. Anche la poesia va avanti (se non nella qualità certamente nell’essere “a bordo” della contemporaneità.)

    Ma m’interessa molto cio’ che ne pensi.

  21. Diamante il 31 marzo 2009 alle 22:38

    @ franz
    In effetti è vero che la poesia aderisce ai tempi, che si trasforma. Mi viene in mente TEMA DELL’ADDIO di De Angelis: non ricordo nessun verso memorabile (potrebbe essere un mio limite), ma ricordo distintamente che la raccolta è molto bella. Poi ribadisco che non avevo compreso appieno la sperimentazione di Padua, per cui almeno in parte ritiro la perentorietà delle mie affermazioni.

  22. Chiara Daino il 1 aprile 2009 alle 03:45

    @ Adriano:

    l’infezione contagia per bocca
    è viva nei corpi

    [ Language is a virus…]
    Ti abbraccio nel dove.

    @ Diamante:

    Lei scrive:
    “Sulla composizione tramite pezzi di mail, avevo intuito ma non ben compreso”. La Lettera che sia [ prosa/epistola/poesia ] credo chieda l’intuarsi – dopo l’intuito. Nello scavo del senso del suono.

    [ e a m’argine: la scelta di dirsi/firmarsi *Diamante* non implica l’amore per tutti i lati del prisma? ]

    E ancora:
    “in tal caso il tono “basso” da me additato trova maggiore giustificazione”.

    Senza toni [ di ] basso – la musica è monca: la “sezione ritmica” struttura un brano…

    Quanto alla “memorabilità” – mi creda: la memoria marcia [ per usare un’espressione teatrale ] al ritmo del ricordo. Presente, poesia. Nei polsi.

  23. Diamante il 1 aprile 2009 alle 08:52

    @chiara daino
    “La Lettera che sia [ prosa/epistola/poesia ] credo chieda l’intuarsi – dopo l’intuito. Nello scavo del senso del suono.” Cioè???????
    Poi: è vero che poesia e musica hanno delle analogie, ma non coincidono perfettamente; e io non sono un musicologo.
    Sulla memorabilità: la memoria “marcia al ritmo del ricordo” se il ricordo è chiamato; dunque entriamo in un loop, in una tautologia; ricordo perchè è memorabile, è memorabile perchè ricordo. In tutto ciò il presente c’entra poco, ritengo: una canzone di musica pop ha più a che fare col presente (quello umano: ho ascoltato quella canzone quella determinata estate, e ogni volta che riascolto quella canzone quella determinata estate mi torna in mente) di una poesia vera, che invece ha a che fare col presente eterno. Non ricordo la prima volta che ho letto L’INFINITO, ma ogni volta che lo leggo è come se fosse la prima, e tuttavia ancora e ancora mi offre nuove riflessioni. Questo è un presente eterno, che poi sarebbe il presente autentico.

  24. lorenzo il 1 aprile 2009 alle 12:32

    diamante: non avevo chiesto “criteri assoluti”, “naturalmente”.

    gli esempi che lei può fare possono essere di due tipi: (i) esempi di cose che cadono sotto la definizione di “autorità” che lei ha proposto, ossia esempi di testi che costringono lei (?) a “a vedere attraverso prospettive nuove, o diverse […]” – e questi sono esempi di utilità limitata, che al più possono darci strumenti per capire meglio, induttivamente, cosa lei intenda con il criterio di “autorità” che ha proposto qui sopra – oppure possono essere (ii) esempi di testi considerati capolavori da una nettissima maggioranza dei lettori o della critica autorevole – ma questi non sono esempi di testi che soddisfano necessariamente il suo criterio di autorità.

    insomma, circa il criterio di “autorità” di un testo che lei ha proposto, direi, citandola: “Cioè???????”
    non mi sembra molto ben definito, e risulta di difficile applicazione. chi è il “mi” del suo “mi costringe”? lei? un qualunque individuo? la maggioranza degli individui? “mein kampf” ha autorità perché costringe tutti i non nazisti a vedere “attraverso prospettive nuove, e diverse”? non capisco.

    un’altra cosa: il fatto “che ogni robusta opera di immaginazione contenga più fuoco della maggior parte delle ore dei nostri giorni” non mi sembra implicare che la nostra “quotidianità” è “annoiata”.

    salut,
    lorenzo

  25. Diamante il 1 aprile 2009 alle 13:14

    @lorenzo
    Credevo di essere stato chiaro quando ho detto che non esistono criteri oggettivi, quel che tu esattamente continui a domandarmi. Dopo di che: esistono A MIO AVVISO opere di indiscutibile autorità estetica e cognitiva, ma IN ASSOLUTO nulla è indiscutibile. Tu, lorenzo, potresti affermare che Mozart è stato un musicista scarso e che Ramazzotti è molto meglio, e io non potrei IN ALCUN MODO smentirti.
    Infine: se la tua quotidianità non è almento in parte (non ho scritto che lo è del tutto) annoiata, ti faccio i miei complimenti. A me è sempre come mancasse qualcosa, un qualcosa che talvolta le opere di immaginazione sufficientemente potenti riescono ad offrirmi.

  26. lello voce il 2 aprile 2009 alle 19:31

    chapeau!
    (ma anch’io li conoscevo già)

    tutto ciò che esce dai labirinti di dolore seguendo le parole è utile e necessario memorabile e ‘costrittivo’. almeno.in my H.O. E costruttivo di una poetica che vedo crescere verso dopo verso

    sul tono elegiaco non giurerei, come su altre analisi, ma è normale che sia così: se una poesia ‘funziona’ ognuno di noi legge una poesia diversa

    un abbraccio

    lv



indiani