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Pari e patta

cavallino1 

di Chiara Valerio

Everybody must have a fantasy
A. Warhol

Le persone si spaventano, tremano e qualche volta piangono. Io no. Il motorino mi ha salvato. Da quando ce l’ho, se mi innervosisco o mi innamoro, mi basta accelerare. Non devo nemmeno cambiare le marce. Basta un poco di equilibrio. E capire che in movimento spostare il corpo significa spostare il mezzo, cosa che da fermi sarebbe impossibile. È come essere un centauro, ma i centauri non mi piacciono, sono ambigui.

E poi avere la testa di un uomo e l’aggeggio di un cavallo è una fortuna troppo sfacciata.

E poi se sei un centauro stare fermi o in movimento non cambia nulla.
E poi ancora a scuola Mitologia si studia in seconda e io ormai sto in terza.Se avessi avuto un cavallo di legno, forse sarei stato furbo.


Prima del motorino c’erano solo i libri che però se ti innervosisci non puoi farci niente. Nemmeno sbatterli per terra, perché al più si spaginano. E che hai fatto con un libro senza pagine?. Da quando ho il motorino quindi mi sento un cavaliere, offro un passaggio alle mie compagne di classe e mi fermo prima delle strisce pedonali per far passare la professoressa che va a prendere la macchina e aspetta, lunghi minuti e quattro frecce, ferma nel traffico che si decongestiona. Invece io, il mio motorino e la mia pulzella ce ne andiamo di gran carriera.

Roteo il polso, il rombo cresce, la pressione dell’aria sul viso aumenta e la mia dama mi stringe più forte e tutto è in ordine. Per qualche minuto. Poi la mia dama che ha una borsa e non uno zaino lancia un urlo e l’urlo mi sposta, mi sbilancia, quasi cadiamo, ma il mio cavallo si fida di me e io di lui e riusciamo a fermarci. La mia dama ha gli occhi lucidi. Tra spavento e rabbia e mi dice Ma che miseria stavi guardando?. Che non è proprio un’apostrofe da dama. Ma non sempre corrispondiamo all’idea che coltiviamo di noi stessi. Figuriamoci se gli altri possono. Ma non lo vedi che potevamo spalmarci sull’asfalto?. Che è un po’ come quando un cavaliere lascia le insegne del proprio regno per darsi alla macchia. Ma non l’hai visto quello che veniva dall’altra corsia che si è avvicinato si è avvicinato si è avvicinato e mi ha sfilato la borsa, Eh?

Sbigottisco, ma senza arrabbiarmi, guardo in fondo alla strada c’è una macchia tutta nera, motorino nero più cavaliere nero su motorino nero, senza pulzella. Che portavi nella borsa?, Che domande fai?, il quaderno di latino, Te le passo io le versioni, Ma che mi importa!, Come ti pare allora, Ma non mi accompagni a casa?, Sali ma non spostarti mai più a quel modo altrimenti cadiamo, Ma mi hanno scippato la borsa, Non ti hanno scippato la borsa, la tua borsa era il bandolo di una giostra, Ma che vai dicendo?, Madama il vostro problema è che la giostra è fatta da cavalieri, dovreste rimanere sugli spalti, non sulla mia sella, Tu sei pazzo in testa, me ne vado a piedi, Allora i miei omaggi madama, Ma va’ va’.

Roteo il polso, il rombo cresce, la pressione dell’aria sul viso aumenta, faccio inversione di marcia, la mia dama mi dice qualcosa col suo linguaggio postribolare ma l’effetto doppler lo deforma, la macchia nera motorino nero più cavaliere nero mi aspetta, spavalda. Il cavaliere fuma e fa dondolare la borsa. Freno lo guardo negli occhi e il cuore accelera. Mi sorride. Ti ho visto guidare e volevo sfidarti ma dovevo toglierti quella da dietro le chiappe, Ah messere!, nonostante la faccenda mi secchi sono io a dovervi sfidare per restituire la borsa alla pulzella che mi scaldava le terga, Aspetta dolcezza, prima di sfidarmi devi dimostrare di saper fare quello che ho fatto io, portami una borsa e ne riparliamo, E le lance?, Ho due ombrelloni così quando ti toccherò non ti squarcerò il petto, Buona idea messere, così non vi farete troppo male, perché sarò io a infilzarvi, Portami la borsa e poi vediamo, altrimenti mi toccherà sceglierne un altro.

Roteo il polso, il rombo cresce, la pressione dell’aria sul viso aumenta, la folla si dirada, le macchine spengono le quattro frecce e avanzano, gli ultimi studenti assaltano l’ultimo autobus azzurro, una donna con una borsa al braccio cammina sola sul ciglio della strada. Respiro piano, mi assicuro che la presa delle dita sia serrata ma non chiusa, sono un cavaliere e non voglio tirarla a terra e nemmeno che si faccia male. Il mare mugghia in fondo alla stradina, pare una folla, l’asfalto sotto al sole d’inverno prende il colore della terra battuta, il mio motorino è imbizzarrito come un cavallo e la donna sul ciglio della strada è ferma come un buratto che sostiene banderuola. La mia.

Roteo il polso, allento le briglie, la pressione dell’aria sul viso aumenta, mi sporgo un poco e il motorino si inclina come deve, tiro appena le briglie perché la velocità e la precisione sono difficili da ottenere in contemporanea, quando arriverò in quinto e alla seconda guerra mondiale sarò un cecchino, velocità e precisione, la signora raddrizza le spalle, il buratto cambia posizione sotto un alito di vento o per la pressione emotiva della folla, allungo il braccio ancora apro le dita afferro la piccola tracolla della piccola borsetta da passeggio. Non è rubare, la borsa sarà restituita dopo aver dimostrato la propria nobilitate. Qui si parrà. Ho la borsa, la alzo in aria, sparisco dietro una curva, sfreccio veloce sotto il naso della macchia nera che mi lancia la borsa della mia donzella, riappaio nella strada ma una nuvola ha coperto il sole e l’asfalto è asfalto e il mare s’è quietato e la folla è sparita. La signora è a terra, il buratto è caduto, penalità, mi avvicino, scendo, la scuoto, non si muove.

Se avessi avuto un cavallo di legno, forse.

Certe volte quando le persone si spaventano, o si innamorano, invece di roteare il polso, come me, roteano il cuore e scoppiano. Muoiono. La mia banderuola era troppo pesante, la mia banderuola era di carne. Penalità per chi colpisce il buratto.
Per me.

[La fotografia in apice è di lavinia_a. Questo racconto è stato pubbliacto su Purple Magazine (maggio 09) ]

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6 Commenti

  1. Code chevaleresque,
    in una città odierna;
    tempo malinconico
    dell’amore
    su cavallo motorino.

    Bellissimo racconto
    poetico del tempo
    adolescente
    senza armatura (armure)
    ma luccicante.

  2. …da quando ce l’ho, se mi innervosisco o mi innamoro, mi basta accelerare… be’ complimenti questa frase è un’incantevole calata nel cuore del cavaliere. :)

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