Post in translation: Régis Jauffret

12 settembre 2009
Pubblicato da

da Microfictions1
di
Régis Jauffret

Un volgare cancro da operaio
(traduzione di Francesco Forlani)

Sono arrivato a Roisssy con un quarto d’ora di ritardo. L’aereo era già decollato.
– Per fortuna, visto che si è schiantato al di sopra dell’Atlantico.
Preferivo mancare al mio appuntamento a New York piuttosto che perdere la vita. Mélanie, un’amante di vecchia data, congedata, non aveva perso tempo, quando sono rincasato aveva già svuotato casa con un semi rimorchio noleggiato da Kiloutou. Su questa cosa, crisi cardiaca. Un ospedale in sciopero, un dottore reclutato sul campo che detestava la cardiologia. Rene artificiale, preferiva di gran lunga la nefrologia. Morto, sepoltura ad opera di due imbranati che si sbagliano di tomba. Eternità in compagnia di bare nere, che non fanno altro che affossarmi il morale già basso.

A proposito di al di là, una specie di hangar, di macchine ridotte a relitti. Dio che assomiglia a un meccanico e mi sgrassa con un lubrificante. Mi guardo intorno alla ricerca di angeli e invece pipistrelli. I santi, animaletti troppo brutti per essere mai esistiti su terra. La Vergine Maria che fa del nudismo con un seno piatto e il bambin Gesù che porta nella vulva come una mamma canguro.
Me ne sono risentito e mi pento di non essere rimasto a letto stamattina invece di prendere un taxi per Roissy.
Potete da oggi in poi parlarmi di metafisica, di religione, di medicina. Non ho più fede in nulla. Rimpiango la ditta in cui lavoravo da più di diciassette anni, e dove il capo mi stimava al punto di farmi mandare ogni anno un cartoncino con su Babbo Natale e la firma autografa ad ornamento. Mia moglie mi ammirava, e mi faceva delle foto perfino sulla tazza del gabinetto, dal momento che mi trovava sexy in ogni circostanza. Mia figlia era ai miei piedi, mio figlio mi supplicava di accordargli una sospensione di pena quando rincasando dall’ufficio lo molestavo con la canna della carabina. Facevo la mia vita agiata e gradevole da dirigente. Andavo a cena ogni mese con gli ex compagni di corso alla Scuola Superiore di Commercio. Ragazzi e ragazze, realizzati, con chi ubriacarsi ridendo sottobanco dei nostri superiori di grado e che, sotto sotto, ammiravamo come eroi.
– La gioia di vivere, ecco i miei averi.
Chi non ha conosciuto la vita d’ufficio non saprà mai nulla della felicità. Esercitare un potere, convocare dei poveri cristi per redarguirli e vederli uscire dalla stanza con i pantaloni fradici di piscio per il tanto temuto licenziamento, tanto quanto il nerbo di bue dai condannati alle colonie penali. Partecipare a riunioni in cui sotto i vostri occhi si gioca il destino internazionale dello yogurt. Trascorrere il week end davanti al computer per rifare il mondo con Excell.
– E’ vero che avrei fatto a meno di morire.
Però l’Infarto è un supplizio degno di un presidente di società. Un volgare cancro da operaio mi avrebbe umiliato ancor più di una nota di biasimo della direzione generale.

Nota del traduttore
Del racconto di Régis Jauffret vengono proposte qui due traduzioni. Oltre alla mia esiste l’altra traduzione, dalla lingua scritta a quella parlata, detta in questo caso dall’eccellente Pierre Arditi. Qualora, come spero, vi fossero suggerimenti a tradurre altrimenti dei passaggi nel microracconto, vi prego soltanto di tener conto oltre che delle parole, del tono del testo.

  1. ‘Microfictions’ raccoglie 500 micronarrazioni, di una pagina e mezzo, 500 frammenti di vita di gente comune al cui interno si trovano migliaia di personaggi. Nate da una medesima pulsione alla scrittura , in un determinato tempo e tutte in uno stesso formato, identica struttura, queste storie brevi (ognuna dotata di un narrante, molto spesso una narrante) raccontano i loro amori, crimini, vigliaccherie, piccoli fascismi ordinari, qualche momento di felicità o di gioia familiare, il tutto offrendo il proprio punto di vista sull’esistenza, sull’educazione dei figli, ma anche su quella dei vecchi. []

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20 Responses to Post in translation: Régis Jauffret

  1. sparz il 12 settembre 2009 alle 09:01

    non sono sicuro di aver capito bene: il testo detto in francese da Arditi non è quello di Jauffret?

  2. effeffe il 12 settembre 2009 alle 09:10

    certo sparz, però il modo in cui lo interpreta ne fa, a mio parere, una traduzione a sua volta. Come quando aggiunge delle piccole interiezioni, sospensioni, ripetizioni di parole
    effeffe

  3. Filippo Lubrano il 12 settembre 2009 alle 09:40

    Ciao effeffe,
    solo un appunto: nel passaggio dove dice “Ragazzi e ragazze, realizzati, con chi ubriacarsi”, credo che sia meglio renderlo con “con cui” (era “avec qui” nella versione originale immagino).
    Ciò detto, mercoledì je me rends sur Paris: consigli di qualche angolino che ancora mi manca e che mi saprai indubbiamente suggerire?
    Un abbraccio,
    F.

    PS: ho portato Guido Catalano alla Loggia de’ Banchi di Spezia! :)
    PPS: hai avuto modo di dare un po’ un’occhiata a quella mia roba?

  4. francesco forlani il 12 settembre 2009 alle 10:41

    non so, per cui chi. ma ci penso
    so, per parigi. le baron Rouge (bouge) al marchè d’aligre a pranzo o per l’aperitivo
    effeffe
    ps
    not yet!

  5. véronique vergé il 12 settembre 2009 alle 13:17

    E’ una belle sorpresa: ammiro lo stile di Régis Jauffret dal primo romanzo che ho letto Clémence Picot.
    L’universo di Régis Jauffret è cupo, crudela, angosciante; e solo la scrittura poetica permette un respiro di vita, di offrire una parole magica, metaforica.
    C’è sempre un vacillamento della mente, una tensione tra la follia e la brama di salvarsi con l’immaginazione.
    C’è anche una ironia nella scrittura di Régis Jauffert che è svelata nella traduzione di Effeffe, una fantasia che non fa scappare della realtà, ma invece la mostra in un personaggio mediocre che non si fa illusione, un personaggio alla kafka, ma che accepta la sua condizione,
    trae dalal sua condizione un piacere amaro, crudele.

  6. véronique vergé il 12 settembre 2009 alle 13:18

    trae dalla

  7. Simona Carretta il 12 settembre 2009 alle 13:57

    Grazie dello spunto: “Microfictions”, lo cercherò nelle librerie.

    “Là-dessus, crise cardiaque”: l’avrei tradotto più con “a questo punto, crisi cardiaca”; anche se probabilmente la tua scelta di confermare il più letterale “su questa cosa” é attinente alla volontà di far risaltare il registro familiare del testo.

    @ Filippo Lubrano: a Parigi, la piazzetta davanti alla chiesa di Notre Dame de la Croix, in cima alla Rue de Menimoltant (20° arrondissement); angolino suggestivo, non turistico.

  8. effeffe il 12 settembre 2009 alle 14:06

    @simona, infatti inizialmente era andata così. il libro vale (1000 pagine!)
    effeffe
    menilmontant è le soleil (chez Said) di fronte alla metropolitana. suggestivo e di movimento di tavoli e idee.
    effeffe

  9. véronique vergé il 12 settembre 2009 alle 14:16

    In realtà la difficoltà di traduzione è trovare la voce.
    C’è la voce ironica dell ‘autore dietro la mediocrità del personaggio.
    Ma la scrittura non è di registro familiare, (forse mi sbaglio), invece lo stile corrisponde alla voce interiore, come lo sottolinea la sintassi.
    Nella traduzione si deve sentire la voce del personaggio
    e anche quella del autore.

  10. andrea ponso il 13 settembre 2009 alle 13:40

    Il libro è davvero bello, come altri di Jauffret… tra le altre cose si può trovare su Dailymotion una lettura divertentissima dello stesso Jauffret: la consiglio a tutti vivamente!!! e grazie

  11. andrea ponso il 13 settembre 2009 alle 13:41

    …altro video molto divertente e spiazzante è “Petite salope”… cercatelo!!!

  12. effeffe il 14 settembre 2009 alle 08:23

    @andrea
    all’inizio ero indeciso su quale mettere come video. l’interpretazione che da jauffret di una delle microfictions è esilarante, serve sicuramente a capire la sana folie dello scrittore ma a mio parere se ne sacrificava l’aspetto tragico.
    in questo momento sto traducendo dandy, per esempio, che è un vero pugno allo stomaco.
    effeffe

  13. Alessandro Raddato il 19 settembre 2009 alle 11:46

    Sto traducendo anch’io qualcosa di Régis Jauffret, dieci racconti esattamente, per esporli alla mia laurea.
    Sapete per caso se è stato scritto qualche piccolo saggio su di lui? Ne ho un bisogno estremo per la mia tesi. Oltre a Microfictions ci sono anche Asiles de fous, L’enfance est un reve d’enfant che sono formidabili, senza parlare dell’ultimo, Lacrimosa, dove lo scritore mette quasi in ridicolo se stesso attraverso un personaggio del romanzo. Mette in discussione la propria qualità di scrittore e quella del romanzo stesso.
    Alessandro Raddato

  14. andrea ponso il 20 settembre 2009 alle 21:15

    …sono d’accordo, certo… Dandy non l’ho letto, mentre mi è molto piaciuto Asiles de fous… bello che ci sia una tesi su di lui, ne sono felice, e complimenti.

    A proposito di traduzioni: Dandy uscirà in italia, spero…

  15. effeffe il 20 settembre 2009 alle 22:09

    @ andrea
    dandy è una delle microfictions. forse riuscirò a farlo pubblicare in italia, sempre che qualcuno non mi abbia preceduto per i diritti
    @alessandro
    in settimana vedrò qui a parigi il direttore dell’atelier du roman ( a cui collaborano anche l’inglese e Rizzante) e visto che lo avevo incrociato, jauffret ad uno degli incontri della rivista chiederò lumi anche per te.
    effeffe

  16. effeffe il 20 settembre 2009 alle 22:13

    ops
    di Régis jauffret vi segnalo in italiano
    Giochi di spiaggia – Dante & Descartes 2004
    effeffe

  17. andrea ponso il 21 settembre 2009 alle 02:33

    Bene, speriamo!!! in bocca al lupo… se non trovi niente fatti sentire che magari potremmo trovare il modo… ciao!

  18. Alessandro Raddato il 24 settembre 2009 alle 15:58

    ciao ragazzi e grazie a tutti. a quanto pare qui in Italia non sono ancora stati pubblicati saggi su Jauffret, e mi sembra normale visto che fra tutti i suoi libri, finora qui è uscito solo Giochi di spiaggia. io ormai sto prendendo tutte le informazioni che mi servono su internet.
    molto bella l’idea di pubblicare alcune microfictions in italiano, Dandy purtroppo non l’ho ancora letta.
    vorrei pubblicare qualche microfictions anch’io, dopo la laurea. ma non saprei da dove iniziare, visto che sarebbe il mio primo lavoro di traduzione.
    A. Raddato

  19. furlen il 24 settembre 2009 alle 17:37

    andrea se troviamo l’editore te lo traduco tutto :-)
    alessandro su jauffret ha scritto un illuminante articolo Lakis proguidis per il numero 15 dell’atelir du roman. gli ho detto di spedirmelo. appena mi arriva lo traduco e lo leggi qui.
    effeffe

  20. andrea ponso il 25 settembre 2009 alle 00:28

    se ne può parlare effeffe! dico davvero. fatti sentire…



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