Il giorno pericoloso

19 ottobre 2009
Pubblicato da

di Tove Jansson

(Un’isola nel mar Baltico. Una vecchia casa. Tre generazioni – nonna, babbo, bambina – che la abitano. Una nonna e una nipote che s’insegnano a vicenda la piccola meraviglia del mondo. Come se tutto fosse sempre nuovo. Come se chi è nuovo si portasse dentro ogni cosa antica. Il nord del sole intramontabile dei mesi caldi. Un racconto di segreti, di amuleti naturali per ricordarsi la storia di ogni stagione, ora che è la fine di questa lunga estate. F.M.)

Verso mezzogiorno di una giornata molto calda i pappataci incominciarono a danzare sopra la cima del pino più alto dell’isola. I pappataci, che non si devono confondere con le zanzare, danzano in nugoli verticali e sempre al passo, milioni e miliardi di pappataci microscopici si alzano e si abbassano in perfetta sincronia mentre cantano con toni da soprano. Danza nuziale, disse la nonna cercando di guardare in su senza perdere l’equilibrio, Mia nonna diceva che quando i pappataci danzano e c’è la luna piena bisogna stare molto attenti.
In che modo? domandò Sofia.
È la grande giornata dell’accoppiamento, e allora non c’è niente di sicuro. Bisogna stare molto attenti a non sfidare il destino. Non si deve rovesciare il sale o rompere specchi, e se le rondini abbandonano la casa è meglio andarsene prima di sera. Un bel fastidio, nel complesso. Come poteva tua nonna credere a queste idiozie? chiese Sofia stupefatta.
Mia nonna era superstiziosa.
E che cosa vuol dire essere superstiziosi?
La nonna ci pensò su e poi rispose che vuol dire evitare di trovare spiegazioni per le cose inspiegabili. Per esempio, preparare un filtro magico quando c’è la luna piena e poi riuscire a farlo funzionare davvero. La nonna era sposata con un prete che non credeva alle superstizioni. Ogni volta che era ammalato o depresso, la nonna gli preparava un decotto, ma la poverina era costretta a farlo di nascosto. E quando guariva, lei doveva dire che era soltanto merito delle gocce di Innosemtseff. A lungo andare ci fece l’abitudine.
Sofia e la nonna sedettero sulla spiaggia per approfondire l’argomento. Era una bella giornata con onde lunghe, e senza vento. Proprio in giornate del genere, nella canicola, può succedere che le barche si allontanino da sole dalla riva. Grandi oggetti sconosciuti giungono dal mare, qualcosa affonda e qualcos’altro emerge, il latte inacidisce e le libellule danzano disperatamente. Le lucertole non hanno più paura. Quando sorge la luna, i ragni rossi si accoppiano sulle isole disabitate, dove le rocce assumono l’aspetto di un unico tappeto di minuscoli ragni incantati.
Forse dovremmo mettere in guardia il babbo, disse Sofia.
Non credo che lui sia superstizioso, rispose la nonna. Del resto, la superstizione e ormai superata, e tu dovrai sempre credere prima di tutto al tuo babbo.
Naturalmente, assicurò Sofia.
Al tramonto, sull’acqua comparve un vasto movimento circolare, come se un animale gigantesco stesse camminando lentamente sul fondo del mare. L’aria era immobile e vibrava di calura sopra la roccia.
Tua nonna non aveva mai paura? volle sapere Sofia.
No. Anzi, provare spavento le piaceva. Per esempio, sedeva al tavolo della prima colazione e diceva che qualcuno sarebbe morto prima del calar della luna perché i coltelli si erano sovrapposti in forma di croce. Oppure perché aveva sognato uccelli neri.
Io stanotte ho sognato un porcellino d’India, disse Sofia. Mi prometti di stare attenta e di non romperti qualche osso prima del calar della luna?
La nonna promise.
La cosa strana fu che il latte inacidì davvero. Trovarono nella rete uno scorpione di mare quadricorne.
Una farfalla nera entrò in casa e andò a posarsi sullo specchio. E verso sera il coltello e la penna stilografica formavano una croce sul tavolo del babbo!
Sofia li separò più in fretta che poté, ma ormai era fatta, naturalmente; così corse alla stanza degli ospiti e picchiò sulla porta con entrambe le mani, e la nonna aprì subito.
È successo qualcosa, sussurrò Sofia. Il coltello e la stilografica sul tavolo del babbo erano incrociati.
No, non dire niente, perché non serve cercare di consolarmi!
Ma non capisci che mia nonna era solamente superstiziosa, disse la nonna. S’inventava queste cose perché si annoiava, e per tiranneggiare Ia famiglia…
Zitta, disse Sofia con voce grave. Non dire niente.
Non dirmi niente. E se ne andò, lasciando la porta aperta.
La prima frescura notturna era arrivata, e i pappataci danzanti erano scomparsi. Le rane uscirono all’aperto e incominciarono a gracidare; le libellule erano finalmente morte. In ciclo le ultime nubi rosseggianti sprofondavano nella striscia gialla dell’orizzonte creando sfumature arancioni. Il bosco era pieno di segni e di presagi, aveva il suo linguaggio segreto scritto dappertutto, ma come si poteva aiutare il babbo? Tracce dove nessuno poteva essere passato e ramoscelli incrociati, e un’unica macchia di mirtilli rossi in mezzo a tutto quel verde. La luna sorse e parve rimanere in equilibrio sopra i cespugli di ginepro. Ora le barche scivolavano lontano dai loro approdi. Grossi pesci misteriosi facevano cerchi sull’acqua e i ragni rossi si radunavano dove avevano stabilito d’incontrarsi.
Oltre l’orizzonte era in agguato un destino inesorabile. Sofia si mise in cerca di erbe per preparare un decotto al babbo, ma tutte quelle che riusciva a trovare somigliavano a erbacce assolutamente comuni. È difficile stabilire quali erbe si possano effettivamente considerare tali. Probabilmente le vere erbe sono molto piccole, hanno steli teneri e pallidi, meglio se coperti di muffa, e nascono nei luoghi paludosi. Come lo si può sapere? La luna si levò alta nel cielo e iniziò il suo ineluttabile cammino.
Sofia gridò attraverso la porta: Che genere di erbe cuoceva quella tua nonna? L’ho dimenticato, rispose la nonna. Sofia entrò. Dimenticato, disse a denti stretti, dimenticato? Come puoi aver dimenticato una cosa simile? Come vuoi che faccia a salvarlo prima che la luna sia tramontata?
La nonna mise da parte il libro che stava leggendo, e si tolse gli occhiali.
Sono diventata superstiziosa, disse Sofia. Sono ancora più superstiziosa di tua nonna. Fai qualcosa! Allora la nonna si alzò e incominciò a vestirsi.
Lascia perdere le calze, disse Sofia impaziente.
E niente busto, c’è troppa fretta!
Ma anche se adesso raccogliamo quelle erbe, disse la nonna, se le raccogliamo e prepariamo un decotto, lui non lo berrà di certo.
È vero, ammise Sofia. Si potrebbe forse versarglielo nell’orecchio?
La nonna infilò gli stivali e si mise a riflettere.
Improvvisamente, Sofia incominciò a piangere.
Aveva visto la luna spostarsi sul mare e con la luna non si può mai sapere, quella può calare del tutto inaspettatamente secondo i suoi tempi bizzarri. La nonna aprì la porta e disse: Adesso tutti zitti. Tu non dovrai starnutire, piangere o ruttare, non una sola volta prima che abbiamo raccolto tutto quello che ci occorre. Poi lo sistemiamo nel posto più sicuro e lasciamo che faccia effetto a distanza. È la cosa migliore da fare in questo caso.
L’isola era rischiarata dalla luna, e la notte era calda. Sofia vide che la nonna raccoglieva la cima di un garofano selvatico, due pietruzze e un ricciolo di alga secca, e poi se li infilava in tasca. Andarono avanti. Nel bosco, la nonna mise insieme un pezzetto di muschio di corteccia, uno di felce e una falena morta. Sofia la seguiva in silenzio. Ogni volta che la nonna infilava in tasca qualcosa, lei si sentiva più tranquilla. La luna era rossastra e luminosa quasi quanto il cielo, e la scia del suo chiarore arrivava fino alla spiaggia. Proseguirono attraversando l’isola fino alla riva opposta; a tratti la nonna si chinava e trovava in terra qualcosa d’importante. Camminava tenendosi al centro della scia di luce della luna, grande e nera; le gambe rigide e il bastone andavano avanti e la sua figura diventava sempre più imponente. La luna le inondava col suo chiarore il cappello e le spalle, e lei vegliava sul destino di tutta l’isola. Non c’era il minimo dubbio che la nonna avrebbe trovato ciò che occorreva a scongiurare le disgrazie e la morte. Tutto trovò posto nella sua tasca. Sofia la seguiva passo passo; pareva che la nonna portasse la luna sul capo, e la notte si era fatta perfettamente calma. Quando ritornarono a casa, la nonna disse che si poteva di nuovo parlare.
No, non parlare, sussurrò Sofia. Sta’ zitta! Lascia tutto nella tua tasca!
Bene, disse la nonna. Staccò un pezzetto di legno dalla scala che marciva e lo aggiunse al resto; poi andò a coricarsi. La luna affondò nel mare e non c’era più motivo di sentirsi inquieti.
Da quel giorno, la nonna tenne sigarette e fiammiferi nella tasca sinistra, e tutti vissero felici e contenti fino all’autunno. Allora il soprabito della nonna fu mandato in tintoria, e quasi subito il babbo di Sofia si slogò un piede.

Da: Il libro dell’estate (Iperborea, 1989)

Illustrazioni dell’autrice

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3 Responses to Il giorno pericoloso

  1. helena il 19 ottobre 2009 alle 20:45

    franci, ma ci sono i mumin in Italia????

  2. Welling il 20 ottobre 2009 alle 18:50

    stupendo

  3. francesca matteoni il 20 ottobre 2009 alle 18:58

    Ciao Helena, i Mumin nel senso della serie di libri: sì! Pubblicati da Salani. I Mumin nel senso di “Mumin”… penso che si trovino solo lassù nella loro valle… Però avremo senz’altro qualcosa di simile nelle nostre, di valli.
    Welling: sono d’accordo!



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