Una poesia semplice: Giampaolo De Pietro

23 ottobre 2009
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1_rd_c

Questa è la terra
dov’ero. Il guado
di strada cantato
perimetro luogo
d’intanto
nonché in largo
lungo obliato
illuminato muto
di sole di spalle
questa è l’isola
pedonale della mattonella
di un solo suo coccio (azzurro)

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15 Responses to Una poesia semplice: Giampaolo De Pietro

  1. véronique vergé il 23 ottobre 2009 alle 11:19

    C’è sempre una strada, un pezzo d’infanzia, un lembo di regno
    ho letto questa poesia semplice, avviando nei versi, “di sole di spalle”,
    il ricordo luminoso è dietro, non davanti, come si crede.

    Ho visto la piccola strada, con la collina dal profumo speziato, la strada si ferma li, i cipressi. Piccola strada e piccola città tra vigne e colline dove il vento sfrecciava

    Semplice e parlando al cuore.

  2. viola il 23 ottobre 2009 alle 13:01

    un microscopio, e un in-canto, V.

  3. natàlia castaldi il 23 ottobre 2009 alle 14:50

    apparentemente semplice, racchiude il senso dell’infinito nella parentesi finale e tutto prende corpo e dimensione.
    bella.

  4. francesco forlani il 23 ottobre 2009 alle 15:00

    Giampaolo è siculo come te, l’isola è una dimensione dello spazio e della mente, enfin.
    effeffe

  5. natàlia castaldi il 23 ottobre 2009 alle 16:10

    ecco! chapeau :)

  6. enrico de lea il 23 ottobre 2009 alle 17:44

    cattafiano, direi, ed asai originale – bravo

  7. enrico de lea il 23 ottobre 2009 alle 17:44

    cattafiano, direi, ed asai originale – bravo

  8. enrico de lea il 23 ottobre 2009 alle 17:48

    corrige: assai, ovviamente

    p.s. effeeffe, insularità come conchiusa e “nevrotica” totalità (che condivido…) – ciao, e.

  9. francesco forlani il 23 ottobre 2009 alle 17:58

    quando mi chiesero di partecipare al dizionario affettivo della lingua italiana (fandango) la sceglietti apposta, l’isola, con la seguente definizione:
    Isola
    Perché la solitudine su un’isola, l’isolitudine, non è mai assoluta
    effeffe

  10. francesco forlani il 23 ottobre 2009 alle 17:58

    …e non mi pentetti.
    effeffe

  11. natàlia castaldi il 23 ottobre 2009 alle 18:45

    @ Effeffe … la solitudine é una condizione genetica dell’animo, una maledizone ed una ricerca, la fuggi e ci ritorni come l’onda, perché la solitudine, quando è la tua stessa forma, è l’unica voce che ti sappia tenere compagnia.
    ti bacio, ‘o frati.

  12. consul.enz@gratu.it il 23 ottobre 2009 alle 19:48

    CARO SIGNOR EFFEFFFE, ISOLITUDINE E’ UN TERMINE DA BREVETTARE,TITOLO PER UN LIBRO,UN PROFUMO,UN CAPPERO VOTIVO,UNA CROCIATA,UN TASSI’.( ISOLITUDINE 23 IN 4 MINUTI ). MA L’ISOLA E’ UNA DIMENSIONE ( ANCHE ) DEL CUORE, DEL CESSO DELLE FF.SS,DELLA BOTTIGLIA SCOLATA ( O DA ) SCOLARE CHE VANNO A SCUOLA DI ISOLUTUDINE ALLE 8 DELLA MATTINA NELLO SCUOLABUS, ISOLA TRA LA FAMIGLIA E LA SQUOLA…….LEI CHE NE DICE?

  13. pasquale vitagliano il 24 ottobre 2009 alle 21:54

    Bella definizione Enrico. Direi proprio cattafiana. Ed è proprio un gran complimento. La rete dovrebbe riscoprire e promuovere la poesia barocca e metafisica di Bartolo Cattafi.
    Un saluto a tutto.
    PVita

  14. enrico de lea il 25 ottobre 2009 alle 21:22

    C’è il Meridiano di Maria Bellonci (sol perchè getsiva lo Strega…) e non c’è quello dedicato a Cattafi, anzi neanche l’oscarmondadori si trova più

  15. enrico de lea il 25 ottobre 2009 alle 21:26

    ciao effeeffe
    (c’è un termine inusuale del ns. dialetto “nasìda”, d’origine greca, che sta ad indicare l’isola nell’alveo del fiume, una insularità, spesso tra colline abitate, che mi ha sempre affascinato…)



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