Pâté de Foi Bourgeois – Pier Paolo Pasolini

26 novembre 2009
Pubblicato da

pasolini copy
Mentre rileggevo Nero su Nero, di Leonardo Sciascia, mi sono imbattuto nelle pagine (193-194) in cui lo scrittore parla della sua amicizia con Pier Paolo Pasolini. Sono pagine che con intensità e sincerità raccontano ogni cosa condivisa, detta e soprattutto mai riferita. Come quando Leonardo Sciascia confida ai lettori l’onnipresente ombra, l’ombra di un malinteso che soggiaceva in ogni loro incontro.
Credo che mi ritenesse” scrive Sciascia ” alquanto- come dire?- razzista nei riguardi dell’omosessualità. E forse era vero, e forse è vero: ma non al punto di non stare dalla parte di Gide contro Claudel, dalla parte di Pier Paolo Pasolini contro gli ipocriti, i corrotti e i cretini che gliene facevano accusa. E il fatto di non essere riuscito a dirglielo mi è ora di pena, di rimorso.” La testimonianza di Sciascia si conclude poi con un’affermazione precisa, in un certo senso violenta:
“E voglio ancora dire una cosa, al di là dell’angoscioso fatto personale: la sua morte – quali che siano i motivi per cui è stato ucciso, quali che siano i torbidi particolari che verranno fuori- io la vedo come una tragica testimonianza di verità, di quella verità che egli ha concitatamente dibattuto scrivendo, nell’ultimo numero del “Mondo”, una lettera a Italo Calvino.”
Così sono andato a rileggere – per i classici è d’uopo scrivere sempre “rileggere” anche se si “legge” per la prima volta- la lettera di Pier Paolo Pasolini. Una lettera che, sfortunatamente, nessuno dei nostri contemporanei è riuscito a scrivere in questi giorni in relazione a quanto sta accadendo, e ancora accadrà in Italia. Lettera che sicuramente in tanti avranno letto ma che vale la pena “rileggere” effeffe

“Lettera luterana a Italo Calvino”
di Pier Paolo Pasolini
30 ottobre 1975

Tu dici (Corriere della Sera, 8 ottobre 1975): “I responsabili della carneficina del Circeo sono in molti e si comportano come se quello che hanno fatto fosse perfettamente naturale, come se avessero dietro di loro un ambiente e una mentalità che li comprende e li ammira”.
Ma perché questo?
Tu dici: ” Nella Roma di oggi quello che sgomenta è che questi esercizi mostruosi avvengono nel clima della permissività assoluta, senza più l’ombra di una sfida alle costruzioni repressive….”
Ma perché questo?
Tu dici: “… il pericolo vero viene dall’estendersi nella nostra società di strati cancerosi…”
Ma perché questo?
Tu dici: “Non c’è che un passo dall’atonia morale e dalla irresponsabilità sociale (di una parte della borghesia italiana, tu dici) alla pratica di seviziare e massacrare…”
Ma perché questo?
Tu dici: ” Viviamo in un mondo in cui l’escalation nel massacro e nella umiliazione della persona è uno dei segni più vistosi del divenire storico (onde criminalità politica e criminalità sessuale sembrano in questo caso definizioni riduttive e ottimistiche, tu dici)”.
Ma perché questo?
Tu dici ” I nazisti possono essere largamente superati in crudeltà in ogni momento”
Ma perché questo?
Tu dici ” In altri paesi la crisi è la stessa, ma incide in uno spessore di società più solido”
Ma perché questo?
Io sono più di due anni che cerco di spiegarli e volgarizzarli questi perché. E sono finalmente indignato per il silenzio che mi ha sempre circondato. Si è fatto solo il processo a un mio indimostrabile refoulement cattolico. Nessuno è intervenuto ad aiutarmi ad andare avanti ed approfondire i miei tentativi di spiegazione. Ora, è il silenzio, che è cattolico. Per esempio il silenzio di Giuseppe Branca, di Livio Zanetti, di Giorgio Bocca, di Claudio Petruccioli, di Alberto Moravia, che avevo nominalmente invitato a intervenire in una mia proposta di processo contro i colpevoli di questa condizione italiana che tu descrivi con tanta ansia apocalittica: tu, così sobrio. E anche il tuo silenzio a tante mie lettere pubbliche è cattolico. E anche il silenzio dei cattolici di sinistra è cattolico (essi, dovrebbero avere finalmente il coraggio di definirsi riformisti, o con più coraggio ancora luterani. Dopo tre secoli sarebbe ora).
Lascia che ti dica che non è cattolico, invece, chi parla e tenta di dare spiegazioni magari dal vivo, e circondato dal profondo silenzio. Non sono stato capace di starmene zitto, come non sei capace di startene te zitto tu ora. “Bisogna aver molto parlato per poter tacere ” (è uno storico cinese che, stupendamente, lo dice.) Dunque parla una buona volta. Perché?
Tu hai steso un cahier de doléance in cui sono allineati fatti e fenomeni a cui non dai spiegazioni, come farebbe Lietta Tornabuoni o un giornalista sia pure indignato della Tv. Perché?
Eppure io ho anche da ridire sul tuo cahier, al di fuori della mancanza dei perché.
Ho da ridire che tu crei dei capri espiatori, che sono: “parte della borghesia”, “Roma”, “i “neofascisti”.
Risulta evidente da ciò che tu ti appoggi a certezze che valevano anche prima. Le certezze che ti dicevo in un’altra lettera che ci hanno confortato e anche gratificato in un contesto clerico-fascista. Le certezze laiche, razionali, democratiche, progressiste. Così come esse sono non valgono più. Il divenire storico è divenuto, e quelle certezze son rimaste com’erano.
Parlare ancora come colpevole di “parte della borghesia” è un discorso antico e meccanico perché la borghesia, oggi, è nel tempo stesso troppo peggiore che dieci anni fa, e troppo migliore. Tutta. Compresa quella dei Parioli o di San Babila. È inutile che ti dica perché è peggiore (violenza, aggressività, dissociazione dall’altro, razzismo, volgarità, brutale edonismo) ma è inutile che ti dica perché è migliore (un certo laicismo, una certa accettazione di valori che erano solo di cerchie ristrette, votazioni al referendum, votazioni al 15 giugno).
Parlare come colpevole della città di Roma, è ripiombare nei più puri anni cinquanta, quando torinesi, milanesi (friulani) consideravano Roma il centro di ogni corruzione: con aperte manifestazioni razzistiche. Roma con i suoi Parioli, non è affatto peggiore di Milano col suo San Babila, o di Torino.
Quanto ai neofascisti (giovani) tu stesso ti sei reso conto che la loro nozione va immensamente allargata: e la possibile crudeltà nazista di cui parli (e di cui da tanto vado parlando io) non riguarda solo loro.
Ho da ridire anche su un altro punto del “cahier” senza perché.
Tu hai privilegiato i neofascisti pariolini del tuo interesse e della tua indignazione, perché sono borghesi, La loro criminalità ti pare interessante perché riguarda i nuovi figli della borghesia. Li porti dal buio truculento della cronaca alla luce dell’interpretazione intellettuale, perché la loro classe sociale lo pretende. Ti sei comportato – mi sembra – come tutta la stampa italiana, che negli assassini del Circeo vede un caso che la riguarda, un caso, ripeto, privilegiato. Se a fare le stesse cose fossero stati dei “poveri” delle borgate romane, oppue dei poveri immigrati a Milano o a Torino, non se ne sarebbe parlato tanto in quel modo. Per razzismo. Perché i “poveri” delle borgate o i “poveri” immigrati sono considerato delinquenti a priori.
Ebbene i “poveri” delle borgate romane e i “poveri” immigrati, cioè i giovani del popolo, possono fare e fanno effettivamente (come dicono con spaventosa chiarezza le cronache) le stesse cose che hanno fatto i giovani dei Parioli: e con lo stesso identico spirito, quello che è oggetto della tua “descrittività”.
I giovani delle borgate di Roma fanno tutte le sere centinaia di orge (le chiamano “batterie”) simili a quelle del Circeo; e inoltre, anch’essi drogati.
L’uccisione di Rosaria Lopez è stata molto probabilmente preterintenzionale (cosa che non considero affatto un’attenuante): tutte le sere, infatti, quelle centinaia di batterie implicano un rozzo cerimoniale sadico.
L’impunità di tutti questi anni per i delinquenti borghesi e in specie neofasciti non ha niente da invidiare all’impunità dei criminali di borgata. (I fratelli Carlino, di Torpignattara, godevano della stessa libertà condizionale dei pariolini.) Impunità miracolosamente conclusasi in parte con il 15 giugno.
Cosa dedurre da tutto questo? Che la “cancrena” non si diffonde da alcuni strati della borghesia (romana) (neofascista) contagiando il paese e quindi il popolo. Ma che c’è una fonte di corruzione ben più lontana e totale. Ed eccomi alla ripetizione della litania.
È cambiato il “modo di produzione” (enorme quantità, beni superflui, funzione edonistica). Ma la produzione non produce solo merce, produce insieme rapporti sociali, umanità. Il “nuovo modo di produzione” ha prodotto quindi una nuova umanità, ossia una “nuova cultura” modificando antropologicamente l’uomo (nella fattispecie l’italiano). Tale “nuova cultura ha distrutto cinicamente (genocidio) le culture precedenti: da quella tradizionale borghese, alle varie culture particolaristiche e pluralistiche popolari. Ai modelli e ai valori distrutti essa sostituisce modelli e valori propri (non ancora definiti e nominati): che sono quelli di una nuova specie di borghesia. I figli della borghesia sono dunque privilegiati nel realizzarli, e, realizzandoli (con incertezza e quindi con aggressività), si pongono come esempi a coloro che economicamente sono impotenti a farlo, e vengono ridotti appunto a larvali e feroci imitatori. Di qui la loro natura sicaria, da SS. Il fenomeno riguarda così l’intero paese. E i perché sono ben chiari. Chiarezza che certo, lo ammetto, non risulta da questa tabella che ho qui stilato come un telegramma. Ma tu sai bene come documentarti, se vuoi rispondermi, discutere, replicare. Cosa che finalmente pretendo che tu faccia.
NB. I politici sono difficilmente recuperabili a una tale operazione. La loro è una lotta per la pura sopravvivenza. Devono trovare ogni giorno un aggancio per restare attaccati e inseriti là dove lottano (per sé o per gli altri, non importa). La stampa rispecchia fedelmente la quotidianità, il vortice in cui sono presi e travolti. E rispecchia anche fedelmente le parole magiche, o i puri verbalismi, cui sono attaccati riducendovi le prospettive politiche reali (“morotei”, “dorotei”, “alternativa”, “compromesso”, “giungla retributiva”). I giornalisti autori di tale rispecchiamento sembrano essere complici di tale pura quotidianità, mitizzata (come sempre la “pratica”) in quanto “seria”. Manovre, congiure, intrighi, intrallazzi di Palazzo passano per avvenimenti seri. Mentre per uno sguardo appena un po’ disinteressato non sono che contorcimenti tragicomici e, naturalmente, furbeschi e indegni.
I sindacalisti non possono essere di maggiore aiuto. Lama, sotto cui tutti i facitori di opinione hanno preso l’abitudine di accucciarsi come cagnette in fregola sotto il cane, non saprebbe dirci nulla. Egli è uguale e contrario, ossia contrario e uguale a Moro, con cui tratta. La realtà e le prospettive sono verbali: ciò che conta è un oggi arrangiato. Non importa se Lama è costretto a questo, mentre i democristiani vivono di questo. Oggi pare che solo platonici intellettuali (aggiungo: marxisti) – magari privi di informazione, ma certo privi di interesse e di complicità – abbiano qualche probabilità di intuire il senso di ciò che sta veramente succedendo: naturalmente però a patto che tale loro intuire venga tradotto – letteralmente tradotto – da scienziati anch’essi platonici, nei termini dell’unica scienza la cui realtà è oggettivamente certa come quella della Natura, cioè l’Economia politica.

Il Mondo, 30 ottobre 1975. Testo disponibile sul sito Pagine Corsare- Pier Paolo Pasolini,curato da Angela Molteni

Tag: , , , , , ,

42 Responses to Pâté de Foi Bourgeois – Pier Paolo Pasolini

  1. Diego il 26 novembre 2009 alle 13:47

    “Ma perché questo?” é una domanda carica di angoscia e anche di responsabilità. Chi si prende la briga di scavare, di fare domande, di smuovere le acque, sa che lo fa a proprio rischio e pericolo. In Italia in modo particolare. La cultura cattolica del silenzio, del bisbiglio, del frusciare delle tonache, del mettere a tacere. E di contro il grasso baccano dei Trimalcioni.
    è ancora oggi così? Quali sono oggi i Moravia, i Bocca, i Petruccioli?
    Me ne sono venuti in mente diversi…

  2. […] 30 ottobre 1975, in «Pâté de Foi Bourgeois – Pier Paolo Pasolini» di Francesco Forlani, da Nazione indiana. (Grazie a Barbara, che trova i nessi per le teste e i balsami per i cuori) Tags: borghesia, […]

  3. Alcor il 26 novembre 2009 alle 14:23

    buona idea postare questa lettera, molto opportuna

  4. francesco forlani il 26 novembre 2009 alle 14:43

    Assolutamente Alcor, e ben al di là della polemica Calvino Pasolini, e conseguenti schieramenti di tifoserie. La dimensione tragica delle parole colta da Leonardo Sciascia, dimensione non solo temporale – come l’ultima lettera di un suicida- disinnesca proprio quel dispositivo mimetico – io vs loro e il suo rovesciamento nell’ io come loro- che è sempre pronto a tendere un agguato a chiunque tenti di interpretare l’efferatezza o la normalità di certi fatti di cronaca. Fatti che come giustamente rivendica Pasolini devono essere scritti – raccontati, interpretati- alla luce ” dell’unica scienza la cui realtà è oggettivamente certa come quella della Natura, cioè l’Economia politica”
    effeffe

  5. Alcor il 26 novembre 2009 alle 14:51

    infatti, il riferimento all’economia politica dovrebbe valere anche per l’oggi, anche se francamente mi chiedo chi sa cosa sia

  6. francesco forlani il 26 novembre 2009 alle 14:54

    loro mi sembrano fondamentali
    http://www.revuedumauss.com/
    per esempio
    effeffe

  7. domenico l il 26 novembre 2009 alle 14:57

    queste parole erano come sorte sul limite del disastro, o della putrefazione, oggi ormai conclamata

  8. antonello cassano il 26 novembre 2009 alle 16:57

    se non sbaglio calvino gli risponderà dicendo che se non si interviene sempre è inutile intervenire una volta sola.

    nessuno dei nostri contemporanei è riuscito a scrivere una lettera simile semplicemente perchè nessuno dei nostri contemporanei si espone quotidianamente nella cronaca nazionale del paese.

    a parte il caso saviano anche la new italian epic, pur affrontando temi ‘reali’, è confinata nel mondo della letteratura.

    bisogna esporsi sempre, quotidianamente, scandalosamente per scrivere una lettera simile agli intellettuali ‘silenziosi’. come faceva pasolini dalle pagine principali quotidiani nazionali

  9. la funambola il 26 novembre 2009 alle 16:58

    grazie francesco forlani
    citerei sempre cioran, per la gioia degli anticitazionisti e per la gioia dello scrivere “chiaro”

    noi non abbiamo scelta
    se non fra verità irrespirabili
    e imbrogli salutari

    soltanto le verità che non permettono di vivere
    meritano il nome di verità

    superiori alle esigenze del vivente
    non accondiscendono ad essere nostre complici
    sono verità “inumane”
    verità da vertigine
    e che si respingono
    perchè nessuno può fare a meno
    di sostegni camuffati da slogan o da dèi

    ciò che è triste
    è vedere che in ogni epoca sono gli iconoclasti o pretesi tali che ricorrono per lo più alle finzioni e alle menzogne
    il mondo antico doveva essere ben malato per aver avuto bisogno di un antidoto così grossolano come quello che gli avrebbe somministrato il cristianesimo

    il mondo moderno lo è altrettanto
    a giudicare dai rimedi da cui si aspetta miracoli
    epicuro il meno fanatico dei saggi
    fu allora il grande perdente
    come lo è oggi

    si è colti da stupore
    e anzi da sgomento
    quando si sentono uomini parlare di affrancare l’Uomo

    come potrebbero degli schiavi
    affrancare lo Schiavo?

    e come credere che la storia
    corteo di abbagli
    possa trascinarsi ancora per molto?

    l’ora di chiusura
    suonerà presto
    nei giardino di ogni luogo

    ai perchè di pasolini non si vuole dare risposta, non si è mai voluto dare “risposte”
    lui stesso “corrompeva” giovani sottoproletari, lui stesso non era innocente
    quelle tristesse!
    sarei per la somministrazione consapevole della ru 468 per tutte le donne portatrici di cellule di genere maschile
    da qualche parte bisognerà pure ri cominciare

    molti baci
    la funambola

  10. sergio pasquandrea il 26 novembre 2009 alle 17:37

    C’è un articolo che Calvino scrisse subito dopo l’assassinio di Pasolini, in cui, citando proprio questa lettera, diceva: “A un amico che mi chiedeva perché non replicassi, risposi con una battuta cinica: aspetto il prossimo delitto. Non bisogna mai essere cinici, nemmeno per scherzo. Ora il delitto c’è stato, e la vittima è lui: Pasolini”.

  11. carmelo il 26 novembre 2009 alle 19:25

    Pasolini è stato profetico, non solo le sorti di questo misero paese che non l omeritava, ma per tutto l’occidente.
    E se la barbarie negli anni settanta la barbarie veniva alimentata dal biosgno sfrenato e ingordo di “consumare” indotto dai “nuovi rapporti” di produzione e dal veleno che il “benesser” lentamente instillava nelle vene piu’ profonde del paese, ora la barbarie ancora piu’ feroce e stracciona è alimentata dalla paura, dalla paura di perdere quel “benessere” dalla paura che il nostro “primo” e vorace mondo venga infasso da orde affamate di stranieri extra-tutto.
    E’ proprio così, “il fenomeno riguarda così l’intero paese”, riguarda forse l’intero continente (da noi piu’ che altrove); i “nuovi rapporti di produzione” sono extra-territoriali alla continua ricerca di zone franche (dove i diritti sono sospesi e dove il profityto viene prima della vita);ma ci coinvolgono come consuamatori di beni prodotti in luoghi dove viene praticato lo sfruttamento piu’ abietto, e come consumatori di servizi prodotti da quelle persone che noi tanto odiamo, gli extra-comunitari cosiddetti, e anche come consumatori di corpi (delel donne dei diversi dei più deboli) asserviti, privati di soggetivita’, violati e umiliati .

  12. liborio il 26 novembre 2009 alle 20:31

    tutti bei commneti, non ho che da sottoscrivere. ma è notevolissimo lo spunto di carmelo, su cui ci sarebbe veramente da costruire una teoria del dopo-pasolini. effettivamente, essendoci privati di ogni vita interiore nei modi analizzati inarrivabilmente da ppp, l’unico sentimento che ci è restato è la paura. la paura, forse, di tornare di nuovo a sentire

  13. carmine vitale il 26 novembre 2009 alle 20:33

    Figli dell’epoca

    Tutte le tue, nostre, vostre
    faccende diurne, notturne,
    sono faccende politiche.

    Che ti piaccia o no
    i tuoi geni hanno un passato politico,
    la tua pelle una sfumatura politica,
    i tuoi occhi un aspetto politico.

    Ciò di cui parli ha una risonanza,
    ciò di cui taci ha una valenza
    in un modo o nell’altro politica.

    Perfino per campi, per boschi
    fai passi politici
    su uno sfondo politico.

    Anche le poesie apolitiche sono politiche,
    e in alto brilla la luna
    cosa non più lunare.
    Essere o non essere, questo è il problema.
    Quale problema, rispondi sul tema.
    problema politico.

    Non devi neppure essere una creatura umana
    per acquistare un significato politico.
    Basta che tu sia petrolio,
    mangime arricchito o materiale riciclabile.
    O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
    si è disputato per mesi:
    se negoziare sulla vita e la morte
    intorno a uno rotondo o quadrato.

    Intanto la gente moriva,
    gli animali crepavano,
    le case bruciavano
    e i campi inselvatichivano
    come in epoche remote
    e meno politiche.

    Wislawa Szymborska
    Premio Nobel per la Letteratura 1996

    Wislawa Szymborska – ”Gente sul ponte”- Libri Scheiwiller – Milano,

    “La dimensione tragica delle parole dimensione non solo temporale
    disinnesca proprio quel dispositivo mimetico
    che è sempre pronto a tendere un agguato a chiunque tenti di interpretare l’efferatezza o la normalità di certi fatti di cronaca. ”

    effeffe 26 Novembre 2009 alle 14:43

    alla mia amata szymborska
    e al grande effeffe
    grazie
    c.

  14. pasquale vitagliano il 26 novembre 2009 alle 21:51

    Grazie.

  15. robugliani il 27 novembre 2009 alle 00:17

    Ho letto (non riletto: sarò démodé) questa lettera di Pasolini. Noto con piacere (e a latere) che Pasolini qui si “riscatta” (dico umilmente), otto anni dopo, da quella Lettera agli studenti in cui, a seguito di Valle Giulia, si dichiarava dalla parte dei poliziotti, in quanto figli del popolo. Come se la constatazione d’essere figli del popolo (qui dice “borgatari”) li assolvesse, automaticamente, li rendesse puri. Insomma, non bastavano, né bastano, i calli alle mani come stimmate di innocenza (ma ora, con i lavori telematici sottopagati, di calli ce n’è sempre di meno).
    Altra chiosa (a latere): se al tempo di Pasolini i politici potevano lottare “per sé o per gli altri”, adesso l’opzione s’è dissolta, e (i politici) lottano solo per sé.

  16. Salvatore D'Angelo il 27 novembre 2009 alle 10:11

    Profetiche e sante parole quelle di Pasolini, che , nell’analisi dei fenomeni di trasformazione della realtà, aveva il passo del gigante , capace di vedere ciò che non appariva agli occhi degli altri. Sciascia , almeno, gliene ha reso atto. E’ agghiacciante pensare che tre giorni dopo quella lettera luterana, PPP veniva ucciso in quella maniera atroce. Un ricordo personale, ancora molto vivo: quando accadde avevo ventuno anni e quella domenica pomeriggio, sulla tribunetta del campo sportivo del mio paese feci a botte con dei bèceri che avevano commentato in modo ignobile la sua terribile morte. Rileggendo ora, risalta in tutta la profetica lucidità, con trentaquattro anni d’anticipo, la lettura dell’inferno in cui è precipitato il mondo….Beh, voglio commentarla e omaggiarla nel modo che segue:

    ARGENTO,ORO,SPEZIE, CAPITALI

    Dracula imperat

    “Argento, oro, spezie, capitali
    han da tempo immemore drenato
    all’est e al sud del mondo gli squali
    d’intrapresa, e questo l’han chiamato

    progresso e libertà; ma son i mali
    che io – dio della Storia- v’ho soffiato
    dentro: rapina e sangue, come sali
    sciolti in vena –occlusa- del creato.

    Ora il virus si diffonde: quali
    piccoli vampiri ch’han liberato
    energie dormienti, le vestali
    del banchetto v’inchiodan’al passato.

    Veloce, immoto, il mondo ricco
    pende a questa corda a cui l’impicco!”

    IN NOTTE INQUIETA NON C’E’ CONSIGLIO

    In notte inquieta non c’è consiglio,
    ma un’insonne fantasia del nulla,
    l’inquietudine coatta, che culla
    la ragione, chiusa in un groviglio

    di rovelli inani, crudo scompiglio
    di pensieri, che il giorno poi culla
    con vaghi desideri, e trastulla
    nei suoi muri, ormai smarrito figlio.

    Chi mai persegue grandi narrazioni,
    le morte ideologie ? // la tecnica,
    ch’ assorbe politica ed economia?

    Un mondo senza grandi direzioni?
    Poetica senz’etica, fantastica
    illusione d’una stolta ideologia!

    Grazie effeffe per il post bello ed opportuno.

  17. fabiandirosa il 27 novembre 2009 alle 11:28

    Ancora una volta un sollecito di effeffe con questo interessante post.
    Non importa se a scrivere articoli in cronaca sulle nefandezze nazionali sia tutti i giorni Saviano, o un giorno wuming, il giorno dopo genna, poi Travaglio, Grillo e così via
    Importante è non dare il fianco a chi disegna gli intellettuali che si espongono come un ammasso relativista. Pasolini docet. Ma i tempi in questo senso sono fortunatamente cambiati e stanno cambiando
    Quanto all’economia politica – e qui mi sento un pò preparato – ci sono un’infinità di definizioni. In ottica moderna e semplificando vado al nocciolo, è la scenza che studia i beni materiali e immateriali in un ottica di – intesi come mezzi scarsi (economia deriva da oìkos = casa cioè un sistema che ha dei limiti entro i quali amministrare attravero leggi = nòmos) le cui scelte di utilizzo sono attribuite al potere politico: da qui le note amare

  18. massimo il 27 novembre 2009 alle 13:35

    se calvino e pasolini fossero ancora vivi e quasi novantenni sarebbero il primo senatore a vita per il pdl e l’altro si contenderebbe sputacchiate e ballonzolii di dentiera con pannella. meglio per loro se sono scampati a questo terribile destino.

  19. Gertrude Casalinga Per Forza (senza Italia) il 27 novembre 2009 alle 14:23

    Massimo, a me pare che “un terribile destino” sia essere straziati da altri, come lo è stato Pasolini.

  20. la funambola il 27 novembre 2009 alle 15:54

    massimo ci hai ragione ci hai
    chi non muore da giovane merita di morire vecchio
    mi stanno sul cazzo tutti i vecchi, quelli delle pastine , il semolino, la pressione controllata duepertre,alimenti leggeri per guadagnarsi qualche anno di più, per vituperare i ggggiovani, per rimpiangere una gioventù bruciata nella menzogna e nell’inconsapevolezza, questi vecchi che non c’è più religione, che non c’è più educazione, che non c’è più rispetto, questi vecchi a contemplare lo sfacelo cui hanno contribuito, questi vecchi anemici, astiosi che alla mia età non si faceva così, questi vecchi a pontificare del loro fallimento spacciato per “dovere” “responsabilità” “senso dello stato”, cazzo quanto mi stanno sul cazzo.
    la natura dovrebbe provvedere ma “la natura dev’essere troppo giovane per avere sensibilità – o forse troppo veccchia”
    che io mi preservi o abbattetemi come i cavalli!
    baci
    la fu

  21. francesco forlani il 27 novembre 2009 alle 16:07

    https://www.nazioneindiana.com/2009/09/29/post-in-translation-regis-jauffret-seconda/

    questo è per te funambola :-)
    dettocciònevvero
    ieri mi facevo una riflessione di questo tipo:
    ma non è che in questi tempi ingloriosi non siano voci come quella di pasolini a mancare, ma lettori su cui un Pasolini poteva comunque contare all’epoca? e non penso a Sciascia per intenderci, dico lettori nel senso più generale
    effeffe

  22. la funambola il 27 novembre 2009 alle 16:28

    grazie :)
    sono incazzata francesco, sono troopppoooooo incazzata

    ti auguro questa bella cosa, altrimenti meglio morire

    io, sperando, temevo
    sono audace dacchè non spero più
    dovunque sola
    sto salda come pietra

    non mi minacciano spettri
    non mi incanta il serpente
    depone la condanna
    colui che l’ha sofferta

    viva l’Anarchia, non mi avranno mai, cazzo!

    :)))))
    baci
    la funambola

  23. la funambola il 27 novembre 2009 alle 16:30

    sto salda come chiesa (merde) :)

    anche pietra però non è male

  24. marina rossi il 27 novembre 2009 alle 17:37

    Ho letto il libro di Francesco Forlani. Approfitto di questo spazio (abusivamente, e me ne scuso), per felicitare un giovane scrittore che é riuscito a farmi risentire (forse per la prima volta cosi intensamente) il dolore che provai, bambina, quando mio padre mi regalo un orologio che sapevo essere il frutto di un furto. Grazie Federico !

  25. carmine vitale il 27 novembre 2009 alle 20:40

    mancano lettori come i lapislazzuli
    c.

  26. liborio il 27 novembre 2009 alle 20:53

    funambola, mi si allarga il cuore a sentirti sfogare così… però il dovere è importante, il dovere è de-habere….
    ti regalo questa:
    chi non ha nulla per cui morire, non ha nemmeno nulla per cui vivere
    (era martin luther king…)

  27. liborio il 27 novembre 2009 alle 21:14

    la fu, noi ci amiamo proprio, non ho fatto una marchetta… non avevo visto che mi avevi ricopiato nello stesso istante sul post di brenda… e ci siamo amati tante altre volte sotto altre spoglie e nick…
    mi scuso col “giovane scrittore” furlen per l’uso privato del mezzo pubblico…. comunque è ovvio che sei invitato anche tu alla futura orgetta… e non penso che il pa’ avrebbe preso a male questa digressione…

  28. effeffe il 27 novembre 2009 alle 23:30

    fate pure, fato anche, fu
    effeffe

  29. effeffe il 27 novembre 2009 alle 23:31

    Marina ti ringrazio per le due note.
    Soprattutto che oggi sulla carta d’identità nuova m’hanno scritto capelli brizzolati
    effeffe

  30. la funambola il 28 novembre 2009 alle 13:29

    sì liborio
    come te nessuno mai!
    ricordi quando ci rotolammo nei congiuntivi, ricordi le virgole, liperbole, le metafore, gli incisi , gli esclamativi, ahhhhhhhhhhhh …gli esclamativi! ahhhhhhhhh… gli imperativi! e poi l’orgasmo sconvolgente tra virgolette
    ma lorgetta no, lorgetta lasciamola a casa, lei è ancora “piccola”, non traviamola

    e pur non avendo nulla per cui morire ho tanto per cui vivere

    au revoir, io sempre in rosso e sempre con la stessa “mascherina” che tanto ti eccita

    baci
    la funambola

  31. robugliani il 28 novembre 2009 alle 14:50

    @ effeffe,
    guarda che i capelli brizzolati portano saggezza
    (non sprecarla…)

  32. la funambola il 28 novembre 2009 alle 20:12

    mi è venuto uno scrupolo liborio, lo scrupolo che nasce sempre in una “femmina”, lo scrupolo di non averti confortato con un emoticon :)
    e allora ti lascio questo bel pensiero, non mio :)

    “io sono ardente e casta, come una nuvola nel sole in un pomeriggio di gennaio”

    baci
    la fu

  33. liborio il 28 novembre 2009 alle 23:31

    eh eh, noi ci capiamo, la fu ( tu mi hai “capito”).

    se poi sei davvero ardente e casta, è splendido.

    lo scrupolo era inutile, avevo lasciato cadere il discorso solo perchè in esergo a un così splendido pezzo di pasolini non mi pareva decente perdersi in eccessive chiacchiere…

  34. Barbara Gozzi il 30 novembre 2009 alle 11:40

    “ieri mi facevo una riflessione di questo tipo:
    ma non è che in questi tempi ingloriosi non siano voci come quella di pasolini a mancare, ma lettori su cui un Pasolini poteva comunque contare all’epoca? e non penso a Sciascia per intenderci, dico lettori nel senso più generale
    effeffe”
    Su quest’affermazione mi sono soffermata perchè secondo me apre una voragine. Mancano forse ‘lettori’ che io però intendo, declino a ‘menti pensanti, mediamente aperte, capaci di ascoltare, tentare ragionamenti, mettere in discussioni sistemi ipnotizzatori’; ma anche persone nella possibilità di da uno -stop- alle corse, al tempo che inghiotte, per dedicarne briciole a riunire fili e pensare. A ma pare questo manchi. Manca anche altro, poi, sempre secondo me, un ‘altro’ legato alla necessità di esporsi anche pubblicamente per chi entro letteratura e arte può farlo, o magari è un problema inverso, ovvero mancano le adeguate divulgazioni (che pare in questo secolo mediatico e tecnologicamente progredito, problema risolto invece è l’esatto opposto, tutto o quasi è stato veicolato, allocato oltre i confini del ‘libero’ che appena si annusa sgomitando e sudando).

  35. Antonello Cassano il 30 novembre 2009 alle 12:01

    io penso che di lettori pasolini non ne avesse neanche al tempo in cui scriveva i suoi articoli. nel senso che era talmente spiazzante e imprevedibile che soprattutto l’opinione pubblica di allora non voleva o non poteva comprenderlo. neanche calvino.

    per non parlare delle polemiche con bocca o con fortebraccio. delle polemiche con i giovani di sinistra per i fatti di valle giulia o per l’acuta analisi dei capelloni, con il pc per il sostegno ai radicali, con tutto il fronte riformista per la sua posizione sull’aborto. eccetera eccetera

    solo adesso pasolini può avere diritto (!) a dei lettori

  36. cf05103025 il 30 novembre 2009 alle 16:46

    Mi dispiace contraddire Antonello Cassano.
    Ad ogni buon conto P.P.Pasolini in quegli anni era un personaggio pubblico/mediatico conosciuto anche dai “telespettatori” comuni,
    perché sovente intervistato, perché partecipava a trasmissioni varie, come Moravia, e le loro opinioni erano sempre riportate con una certa attenzione dai giornali e dalla Tv di stato, anzi di più dalla Tv.
    Lo seguivo parecchio.

    Non credo che Calvino non abbia capito la lettera di Pasolini,
    tuttaltro, era solo di diversa opinione.
    Tra l’altro questa lettera “luterana”, (che non mi ha mai convinto)
    proprio perché luterana, rimane ben cristiana, con una dicotomia tagliata spessa, come al solito tra il bene e il male.
    Ed il suo occhio alla ricerca delle cause del male reale quotidiano resta soltanto quello parecchio oscurato da una visione solo sociologica.
    E’ stato un carenza di molti intellettuali italiani, proprio per questo troppo cristiani:
    rare tracce di interpretazioni scientifiche della realtà, ed esistevano ed esistono antropologia, etnologia, psicologia, psicologia delle masse, psicanalisi, criminologia etc etc.

    Pasolini è stato un grandissimo artista, più che mai significativo nella cultura italiana, che ho ammirato,
    ma non credo sia il caso di santificare ogni suo scritto.

    MarioB.

  37. Antonello Cassano il 30 novembre 2009 alle 18:10

    caro mariob rimango della mia opinione.
    puoi avere ragione se ti riferisci agli articoli che pasolini scrisse su vie nuove. cioè alle sue prime esperienze giornalistiche in cui riuscì persino a crearsi un pubblico di fedeli lettori che gli chiedevano consigli su…praticamente tutto. il periodo fortunato delle belle bandiere.
    ma a partire dalla sua collaborazione al tempo fino agli scritti corsari il pasolini giornalista (ma diciamo il pasolini personaggio) è letteralmente isolato per le sue prese di posizione.

    tutti i giornali di destra, per non parlare della settimana incom, ne parlavano come si parlava di un mostro corruttore di gioventù. e a sinistra non era affatto ben visto.

    gli intellettuali dell’epoca non appoggiavano tutte le sue battaglie. anche perchè lui, gli intellettuali dell’epoca (compresi antropologi, etnologi, psicologi e criminologi) li fagocitava. e portava sulle prime pagine del primo giornale d’italia (arrivatoci solo perchè in quel momento era diretto dal ‘rivoluzionario’ piero ottone) tematiche che altrimenti sarebbero rimaste chiuse nei congressi di antropologi, etnologi, psicologi e criminologi.

    e poi come poteva la tv di stato sopportare e sostenere un’intellettuale che proponeva l’abolizione della tv di stato?

  38. Salvatore D'Angelo il 30 novembre 2009 alle 18:26

    Antonello Cassano ha perfettamente ragione. Le cose allora stavano esattamente così’; lo dico per averle seguite passo passo, quelle polemiche feroci nei suoi confronti e per essermene appassionato, e mi feriva molto che anche a sinistra e nel Pci non si comprendessero le posizioni di PPP (all’inizio anche a me, allora ragazzo militante della Fgci, mi parevano un po’ “complicate” le sue posizioni), ma a cui la storia ha restituito tutta la sua straordinaria lucidità, soprattutto al Pasolini “corsaro” e “luterano”, da ineguagliabile intellettuale militante (nel senso più autentico e nobile), che ha saputo interpretare fino in fondo il ruolo che ogni intellettuale e artista deve sempre esercitare, quello di “coscienza critica”, e con assoluta indipendenza . A rileggerli ora, sembrano scritti su questa attualità e non su quella di trentacinque anni fa.

  39. Salvatore D'Angelo il 30 novembre 2009 alle 18:40

    L’opinione di MarioB. è legittima e rispettabile, oltre che argomentata e parzialmente condivisibile. Tuttavia, io credo che PPP sia estremamente interessante e attuale soprattutto pe gli scritti corsari e per le lettere luterane; trovo che sia un narratore di grande talento (Ragazzi di Vita, Una Vita Violenta, Alì dagli occhi azzurri, il sogno di una cosa, si leggono ancora con interesse e possono insegnare ancora molto a chi voglia cimentarsi con questo mestiere), come poeta non è tutto da “santificare” e come filmaker, a parte la Trilogia della vita -che trovo bellissima, nonostante la sua provocatoria “abiura”-, Accattone, e il capolavoro La Ricotta, per il resto forse rimane troppo legato ai riferimenti letterarie pittorici

  40. Salvatore D'Angelo il 30 novembre 2009 alle 18:41

    errata corrige. Mi è partito un click di anticipo. Fra le cose notevoli va incluso anche Uccellacci e uccellini.

  41. federica sgaggio il 30 dicembre 2009 alle 09:45

    Fuori tempo massimo, e va bene, vorrei dire anch’io una cosa sulla faccenda dei lettori. Dice Francesco Forlani, più o meno: «Non è che mancano i lettori, più che coloro che si assumono la responsabilità di interrogare?».
    Credo che la risposta sia: sì, manca chi legge, manca chi elabora, chi accoglie; manca chi possa far sintesi, perché – così come manca un luogo di diffusione, frantumato dal «rumore» e dal frastuono delle voci – manca anche (e forse soprattutto?) un luogo di elaborazione.

    Prendendola dall’altro corno, pero, non sono sicura che la questione si risolverebbe – al di là di ciò che io penso del savianismo e della riduzione a simbolo della realtà e delle persone – riproducendo e disseminando per il Paese una schiera di «Savianidi».

    «Bisogna esporsi sempre, quotidianamente, scandalosamente per scrivere una lettera simile agli intellettuali ’silenziosi’. come faceva pasolini dalle pagine principali quotidiani nazionali», dice Antonello Cassano.
    Forse sì, non lo so.
    Fatto sta che dai quotidiani nazionali non ci si espone, e chi si espone non può farlo dai quotidiani nazionali.
    Non ci si può esporre nemmeno nei quotidiani locali.
    Lo spazio, semplicemente, non c’è; e non c’è un po’ perché te lo tolgono, un po’ perché se anche te lo dessero non avresti – appunto – lettori nel senso detto prima. Sarebbe uno spazio sostanzialmente inutile.

    Ci si può esporre nei luoghi che ci si rende pervi per proprio conto e con le proprie forze, per esempio. Piccoli luoghi periferici. Certamente non dalle pagine del Corriere, e nemmeno da quelle di Repubblica, che dal punto di vista dell’incentivazione del dibattito civile riesce solamente a promuovere petizioni e raccolte di firme politicamente significativi e costruttivi almeno quanto i bannerini su Facebook.

    (Sono molto colpita dal fatto che questa domanda di effeffe abbia colpito anche Barbara Gozzi, perché vuol proprio dire che stiam ragionando per vie diverse in sincrono).

    Buon anno

  42. francesco forlani il 30 dicembre 2009 alle 11:35

    certo Federica, absolutely
    effeffe



indiani