L’imperfezione dei cardini. Poesie di Antonio Bassano

15 dicembre 2009
Pubblicato da

di Maeba Sciutti

Opera prima di Antonio Bassano, L’imperfezione dei cardini è un crocevia di elementi costitutivi. La voce del poeta, caratterizzata da una solida sonorità lirica, acquista una dimensione prettamente personale nel momento in cui l’autore fa emergere il proprio vissuto, l’episodicità come carattere in rilievo, punto di rottura dell’andamento poetico. Così, momenti apparentemente disgiunti dal corpo poetico assumono la connotazione di punti focali, direttive, mappe personali che guidano il lettore durante tutto il percorso del libro (o il gasolio del furgoncino fermo/ insieme a noi in fila per l’imbarco; per questo continuo nell’inutile incombenza di studiarmi/ cartine di Lisbona, possibili incursioni nell’entroterra/ portoghese…; Sono ore ormai che giochiamo a carte/ senza che sia riuscito a vincere una mano; Non è bastato a mio padre passare il verderame,/ vederlo con fiducia sistemarsi la mascherina protettiva/ diluendo pazientemente il prodotto con l’acqua; Prima cominciò ad aumentare la pressione/ nella tubatura finché non si ruppe il flessibile/ poi l’acqua lentamente allagò tutta la casa).
Quella proposta nell’opera prima di Bassano non è da intendere come una poesia che abbraccia completamente il filone realistico pur non negando, l’autore per primo, i legami con la scuola lombarda. Esemplificativo di questo collegamento è l’omaggio diretto a Vittorio Sereni (…vedo passo rilancio/ come quando fuori piove al riparo dall’esistere…) nell’ incipit della poesia Il concavo e il convesso.
Pur partendo spesso da un elemento biografico Bassano lo rivive facendolo passare attraverso le colorazioni della sua memoria, scansando la tentazione a una narrazione scabra o fotografica. Il mondo che prende vita in questa raccolta è legato al ricordo, rivive nella mente del poeta colorandosi di odori, suoni e impressioni. E’ proprio l’abbondanza di personalità artistica a trasformare la vista in visione, il racconto in poesia, il linguaggio intimo in universo letterario accessibile a tutti e da cui qualsiasi lettore può essere coinvolto.
La convivenza di brevi momenti limitati alla tangibilità di un’esperienza personale con rivisitazioni di più ampio respiro è uno degli elementi principali della proposta poetica di Bassano. Ciò che delinea immediatamente la vitalità espressiva dell’autore è l’istinto a rivivere una storia rielaborandola nella propria sfera immaginativa.
La capacità di ricreare il dato reale facendolo passare, in modo più o meno consapevole, attraverso la persona-tramite del discorso poetico, è misura del talento. Il talento è trasfigurazione, capacità di trasformare la vista in visione (con una luna nodosa nel gomito del golfo.; Tu visibile per odore saldo nel fondo delle pupille,; Nient’altro che rumori di stagione/ presi a caso dalle pupille…; Percorro lo spazio come una crepa, dividendomi in una o due,/ in mille piccole radici che scavano con furia alle tempie,/ nel tentativo di risalire su di te, grumo di rimmel,/ temendo di non farcela in salita, nei salti a vuoto della catena.).
Quella presentata ne L’Imperfezione dei cardini è una poesia meticcia fatta di lirismo, realismo e visionarietà. La molteplicità degli elementi offre una pluralità di toni evitando il rischio di un appiattimento espressivo e scongiurando quella monotonia che caratterizza gran parte della poesia contemporanea e che nasce dall’utilizzo di un unico registro espressivo, talvolta chiuso nelle barriere di una metrica ferrea, durante tutto il corpus poetico.

da: L’imperfezione dei cardini

L’ Adriatico

Mentre ti parlo trascolori nel bianco,
svanisci lenta sul muro, in dissolvenza
come un vecchio dagherrotipo
e non sei più né carne né pesce,
né soluzione d’argento e collodio
a fissare quel poco di luce nelle tapparelle.
Ritorni a prima dell’inverno,
all’idea sfuggente dell’estate scorsa
quando non sapevamo cosa fosse quell’odore
se macchia d’oleandro, residuo di pini romani
o il gasolio del furgoncino fermo
insieme a noi in fila per l’imbarco.
Era l’Adriatico,
tutto intorno agli occhi in una luce insostenibile.
Troppo quel mare per noi, un mare non ancora croato
ma già non più, non del tutto italiano

Le lac du Bourget

Gli sguardi ammainati sul versante
fermi nel proposito di decomporsi
in umori minerali, in memoria complice
tra la spina e l’odore e la roccia nuda,
rapida allo schianto, impastata alla terra.

A folate s’immerge il respiro nel profondo
sotto il peso dell’acqua e guizza sul lago
che si fa viso un poco sgranato nel mezzo.
Défense de plonger – il pontile in legno
avanza qualche passo oltre la riva.
Quasi mare per il vivo dell’occhio,
un’immersione di luce a tagliare via le vele.

Limpida sarà la notte dall’altra parte,
con una luna nodosa nel gomito del golfo.

*

E’ solo un vago pudore che prende le cose
nient’altro che meraviglia nostra resa povera
dalla fatica, dallo stropicciarsi forte gli occhi nelle veglie,
vigili come siamo verso la specchiera, il giardino,
il sonno di carta del calendario.
Fuori non c’è nessuno,
da queste parti l’inverno sono solo persiane e vento
e dalla Rocca per via del Fornaccio puoi scendere l’acciottolato
tra santi e fili del bucato ma a trovarli la sera,
nei gerani, occhi a mollo nel silenzio.
Intanto le strade si fondono, mutano di continuo
i toponimi
e tutto senza testimoni.

Lo specchio

Risalire oltre il ventre tra le linee spezzate del bagno,
dentro il rettangolo che si allunga dal pavimento
al soffitto fino a incontrare il lampadario,
lambendo l’ovale della vasca tra aritmie meridiane di luce.

Nello spazio tra le maree di palpebre
tastare ogni indizio di presenza, zigomi o mento che sia,
evitando però di continuo l’incrocio dei nasi
con quello lì nel fermo-immagine dello specchio.

Io sempre pronto a imbrogliare tutto: oggetti,
indumenti, carte: va a finire che poi trovi il coraggio
una volta tanto di prendermi il cantuccio libero all’angolo,
tutto questo spazio vuoto nello specchio.

*

Il concavo e il convesso

…vedo passo rilancio
come quando fuori piove al riparo dall’esistere…

VITTORIO SERENI

Sono ore che giochiamo a carte
senza che sia riuscito a vincere una mano
neanche quelle buone usando diversivi
per strapparti dal tuo bluff ben nascosto.
Mi si confondono i quadri con i fiori, le cuspidi
dei picche nel concavo e convesso dell’occhio.
Dovrei lottare meglio per tirare fino all’alba,
resisterti con più forza come hanno fatto i nonni
al vicino preso in antipatia, per morire poco dopo.

Magari come la vecchia casa dove siamo cresciuti
al progetto di un parcheggio con finto verde pubblico.

*

Mancavano i tuoi soliti segni premonitori,
la tua voce che si fa più dura, il mio riferimento
a leggi non scritte ma ugualmente esattissime.
Per il resto c’era tutto a partire dal freddo
che ci mordeva fianchi e orecchie e il tram
che continuava a ostinarsi nel ritardo
mentre noi sul marciapiede ci muovevamo
all’unisono, dolenti come un antico coro greco.
Guarda – ti dico nel rumore e nel grigio,
sapendoti ormai quasi rassegnata al peggio –
la tangenziale che passa sopra col suo traffico
diventa un sottotetto inatteso e ci copre la testa.
Prendine allora tutto il buono che ne viene
male che va, almeno ci ripariamo dalla pioggia.

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18 Responses to L’imperfezione dei cardini. Poesie di Antonio Bassano

  1. undulant il 15 dicembre 2009 alle 22:25

    Sempre destano sconcerto le parole che non t’aspetti.
    Scopro adesso della meritata pubblicazione delle creature del Bassano…

    Un grazie a Nazione Indiana, un saluto a Toni.

  2. cara polvere il 16 dicembre 2009 alle 09:26

    un saluto cara Maeba e complimenti a te che appari per la prima volta su queste colonne ma sia tu in primis sia che chi ti pubblica [ e ci avrebbe guadagnato l’ esordio, a mio parere per la dovuta correttezza, nonché un riconoscimento al lavoro di altri in rete) avrebbe dovuto perlomeno premurarsi di indicare che una recensione dello stesso libro apparve prima grazie a Francesco Marotta su “La dimora del tempo perduto” in data 7 novembre 2009

    http://rebstein.wordpress.com/2009/11/07/limperfezione-dei-cardini-di-antonio-bassano/

    poi una a firma di Antonio Fiori in data 14 novembre 2009 sul blog letterario collettivo Viadellebelledonne e precisamente qui:

    http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/11/14/18174/

    e poi credo che qualcosa sia stato scritto anche su Tellusfoglio riguardo questo poeta

    cara Maeba, ti ricordi cos’è (cosa era) Viadellebelledonne? la fretta fa i gattini ciechi, a volte, ahimé.
    un caro saluto.
    paola

  3. cara polvere il 16 dicembre 2009 alle 09:29

    mi correggo: “La dimora del tempo sospeso”, scusandomi per lo sciocco errore con Francesco Marotta e con tutti.
    paola lovisolo

  4. Fabiano il 16 dicembre 2009 alle 09:31

    ciao Paola
    non è uno scritto che finisce in un Meridiano Mondadori, ma una personale nota di lettura ad un libro piaciuto.

    Nemmeno io, quando scrivo recensioni, cito i passati scritti, altrimenti farei un elenco di quanto precedentemente apparso, senza concentrarmi sul valore (o meno) del libro che stò leggendo/analizzando.
    Fabiano

  5. Fabiano il 16 dicembre 2009 alle 09:34

    ma grazie davvero e col cuore per avere segnalato precedenti apparizioni del Bassano, che a mio avviso merita attenzione. Grazie davvero, è grazie anche a queste attenzioni che la poesia si interfaccia, porta scambio, vive.

  6. cara polvere il 16 dicembre 2009 alle 09:53

    @Fabiano che prima bacchetta e poi dà di lasonil…

    ciao Fabiano. tu scrivi:

    “… non è uno scritto che finisce in un Meridiano Mondadori.”

    intanto è finito su queste pagine, è già più di qualcosa che rimanere perduto in un blogghetto striminzito della rete… e poi chi lo sa.

    “Nemmeno io, quando scrivo recensioni, cito i passati scritti, altrimenti farei un elenco di quanto precedentemente apparso, senza concentrarmi sul valore (o meno) del libro che stò leggendo/analizzando.”

    a parte che mi auguro tu legga e analizzi il testo prima di scrivere una recensione o analisi… e mettere due tre rimandi non credo che possa
    deviare la concentrazione da quello… ad ogni modo mi riferisco a recensioni in rete non cartacee ovviamente che se si corredano di rimandi ad altre permettono di avere immediatamente più punti di vista dello stesso autore. tutto qui. grazie poi per le parole in ultimo: hai scritto bene (con) la parola attenzione
    un saluto
    paola

  7. Fabiano il 16 dicembre 2009 alle 10:39

    N.I io trovo sia davvero un sito/blog di alta quyalità e ti dò ragione, però anche spazi minori, non li definirei blogghetti striminziti.
    Alcuni -seppur piccoli- hanno altissima dignità e altri altissima qualità.
    VDBD per esempio è nato con altissima qualità ed è stato fatto andare alla deriva perchè vi si pubblicava troppo, davvero troppo. Sembrava il televideo, con aggiornamenti al minuto.
    Nulla però gli toglie l’importanza che ha avuto e che gli resterà anche ora che è stato sospeso/chiuso.

    Poi è bello sapere che ci sono spazi autorevoli come questo dove autori possano trovare spazio, come accadde anche a te su queste stesse pagine:
    https://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/brevi/#comments

    l’attenzione che meritate è giusta per il lavoro che fate (facciamo, scrivo anche io, quindi mi ci metto in mezzo).
    Ed essendo uno che scrive ti dico che si, certo, analizzo il testo e poi ne scrivo ma a volte accade che non cito fonti che ho letto e scoperto e decido di non farlo appositamente per contenere lo spazio o deviare l’attenzione, o anche perchè scritti apparsi altrove non sono “nel discorso” che seguo scrivendo.

    Ma ti ringrazio del richiamo all’attenzione, e sarà un’accorgimento che anche io metterò in pratica in futuro, con costanza.

    Antonio Bassano -metto una nota a margine – è arrivato alla sua prima pubblicazione con forte lavoro e impegno.

  8. Luciano Mazziotta il 16 dicembre 2009 alle 14:11

    Senza conoscere l’autore, e senza aver letto l’introduzione, devo ammettere che (soprattutto)l’ultima poesia (la seconda parte del testo “il concavo e il convesso) rientra proprio nel genere di poesia che per adesso cerco e cerco di leggere.

  9. francesco t. il 16 dicembre 2009 alle 14:39

    Ho letto il libro, e davvero non si direbbe che è un’opera prima. E’ una scrittura personale nel suo equilibrio fra la poesia e il diventare prosastica, condotta con mano ferma. Un esordio maturato a lungo, immagino, da parte di un autore che ha molto da dire, e lo fa con grande qualità.

    Francesco t.

  10. liliana il 16 dicembre 2009 alle 14:40

    Ho letto questo libro e l’ho trovato bello, vivo – come opportunamente sottolinea Maeba e davvero penso ci si debba concentrare sulla poesia e non sulle note critiche di altri blog, pur assolutamente meritori d’attenzione. Sottolineo che non voglio polemizzare assolutamente, solo l’attenzione a mio parere dovrebbe essere posta alla poesia di Bassano, che ha scritto un libro veramente interessante (uno di quei libri che mi chiamano sempre ad una rilettura, forse perchè la sua è una poetica che sento nelle mie corde, che risuona. A differenza di altri libri che occupano spazio nella libreria, ma stanno muti)
    liliana

  11. cara polvere il 16 dicembre 2009 alle 15:42

    @ Fabiano


    sempre meglio N.I. che qualche blogghetto striminzito era una provocazione in risposta al tuo “non è uno scritto che finisce in un Meridiano Mondadori…”. non ho nulla contro i blog perduti nei recessi della rete sapendo anche personalmente cosa vuol dire essendo da dieci anni in rete e non comprendo bene (o dovrei scrivere: comprendo fin troppo bene ) il perché citi Viadellebelledonne che tanto piccolo non era… ma va beh, soprassiedo, con pazienza. aggiungo che pur non ritenendo sia questa la sede per discutere sulle cause che hanno portato alla chiusura del suddetto mi chiedo perché deriva? e perché sei sicuro che abbia chiuso perché pubblicava troppo? sai qualcosa tu che io non so? eppure ero una delle redattrici come lo era Maeba fino a circa una ventina di giorni fa, per questo mi sono stupita leggendola su N.I. ,che non avesse tenuto conto del lavoro di Fiori)
    concludo che ringrazio anch’io te per la disponibilità al dialogo e la comprensione e l’ accoglienza del parere altrui nonostante qualche pungolatura di spinta che incentiva se assunta moderatamente.

    @ Liliana
    forse non ti è chiaro il discorso e la butti là come accade spesso nella vanvera del pour parler: si dà il caso che io sia intervenuta proprio per segnalare altre recensioni sul bel libro di Bassano precedenti a questa di Maeba e di medesimo spessore quindi non mi pare davvero di avere parlato d’ altro ma anzi ho invitato appunto letteralmente alla concentrazione

    un saluto
    paola

    ciao
    paola

  12. liliana il 16 dicembre 2009 alle 16:36

    @ Paola

    può essere che non mi sia chiaro il discorso (conosco i miei limiti e li accetto) e può pure essere che “la butto là” e parlo a vanvera ogni tanto, ma non credo di averlo fatto in questo caso, però rispetto ogni opinione, magari detta con toni più leggeri. Non è che la prendi ancora così se ti dico che la concentrazione è leggermente diversa dall’attenzione?
    e parliamo di Bassano, il post è dedicato a lui ! (mi ci metto anch’io, ma Paola, mi hai preso per i capelli:) e siamo umani

    ciao
    liliana

  13. Antonio il 16 dicembre 2009 alle 17:16

    Accolgo con piacere l’invito a voler parlare della poesa di Bassano che non conoscevo e ho acoperto qui e per gli altri siti che avete indicato e vi ringrazio. E’ una bella poesia, è un bravo poeta e mi chiedevo se il poeta stesso non vorrebbe intervenire per dire qualcosa circa il suo modo di scrivere. Grazie
    Antonio

  14. redmaltese il 16 dicembre 2009 alle 20:55

    ecco: quel “pivello” di Antonio sta su Nazione Indiana e “nun se presenta…”(ma è uno che sta alla lontana dalla rete)
    i miei omaggi al nanni moretti “de noiatri”( sorpresa clamorosa di quest’anno,per me)
    con stima,
    roberto ceccarini (mi firmo se no non si ricorda)

  15. antonio il 17 dicembre 2009 alle 00:12

    ringrazio davvero di cuore tutti quelli che hanno speso belle parole per il mio libro.
    visto la piccola polemica che è sorta allora mi premeva ricordare lo spazio gentilmente concesso da Francesco Marotta e ringraziare Antonio Fiori per la sua lettura personale.
    per Francesco Tomada: si, diciamo che è stato un esordio molto maturato. alcuni dei testi si possono tranquillamente far risalire al 2002.
    forse questo qua e là, può dare al libro un andamento non sempre omogeneo fra le varie sezioni ma in fondo la mia è una scrittura legata in maniera forte alla “riscrittura” per trasfigurare il dato reale. e se questo vuol dire far passare il tempo allora lo faccio passare.

    per Roberto: ti avrei riconosciuto, tranquillo!
    oramai sai che tendo a stare in disparte un po’ come il buon Nanni in Ecce Bombo…
    sono contento e onorato di essere la sorpresa clamorosa.
    spero davvero di trovare tempo per quella cosa che ti avevo promesso.
    un caro saluto

    per ultimo ringrazio Maeba e Francesca, per l’ospitalità e l’introduzione.

    ciao
    Antonio

  16. Alessandro Ghignoli il 17 dicembre 2009 alle 12:45

    bel lavoro Maeba! come sempre.

    un abbraccio

  17. fabiano il 17 dicembre 2009 alle 15:05

    grazie Alessandro, anche a nome dell’editore

    e grazie a tutti (che non ricapitolo) per la lettura, il tempo speso a leggere e anche del lasciare una traccia, cosi come un grazie va a chi di questo libro ha scritto, qui come altrove.

    L’imperfezione dei cardini e’ un buon libro e ne vale la lettura. E lo scrivere, la fatica di farlo forse a tratti e’ meno ardua se si hanno commenti, sostegni o vicinanze come qui accaduto.
    Grazie.

  18. antonio il 17 dicembre 2009 alle 23:09

    non posso che condividere ciò che hai detto Fabiano.
    il sostegno, la fiducia, l’attenzione alleggeriscono il peso e la fatica e come in uno specchio permettono di percepire in quale direzione stai andando.

    un saluto
    antonio



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