Legge bavaglio, scenari per blog e Nazione Indiana

17 giugno 2010
Pubblicato da

di Jan Reister

La cosiddetta Legge Bavaglio (vedi la dettagliata analisi degli articoli di Guido Scorza) che sta suscitando le proteste della società democratica ( qui un’ottima iniziativa di Paolo Gentiloni, Matteo Orfini e Pippo Civati) potrebbe entrare in vigore presto, inalterata. Tra le conseguenze devastanti che avrà per la democrazia, la legalità e la libertà di espressione, ve ne sono alcune che riguardano direttamente i siti informatici. Anche se spero che la legge non venga mai promulgata, è ragionevole prepararsi ad affrontare concretamente il futuro che aspetta blog, siti web ed attività in rete.

L’ obbligo di rettifica

Articolo 1 comma 29: […] Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

Come scrive Guido Scorza, l’obbligo perentorio di gestire una richiesta di rettifica con questi tempi mette chi gestisce un sito, di fronte a rischi, non solo per le sanzioni fino a 12.500 euro:

che siate un blogger, il gestore di un “sito informatico” o piuttosto abbiate un canale su You Tube, in un momento qualsiasi, magari nel mezzo delle Vostre agognate vacanze, qualcuno potrebbe chiedervi di procedere alla rettifica di un’informazione pubblicata e Voi ritrovarvi costretti a scegliere se dar seguito alla richiesta senza chiedervi se sia o meno fondata, rivolgervi ad un avvocato per capire se la richiesta meriti accoglimento o, piuttosto, opporvi alla richiesta, difendendo il vostro diritto di parola ma, ad un tempo, facendovi carico di grosse responsabilità. (cit)

Le fonti di rischio

Una richiesta di rettifica può arrivare per qualsiasi informazione pubblicata sul sito: testi, filmati, immagini. È più facile che sia scatenata da riferimenti a persone, istituzioni, aziende, marchi e prodotti, e non da concetti astratti generali.

Si può essere accurati, attenti nella pubblicazione, ma i siti che hanno un grande archivio storico (Nazione Indiana, Carmilla per esempio) hanno un grosso problema legato alla quantità di materiale, prodotto spesso in condizioni diverse.

È impensabile mettere fuori linea gli archivi. Altro problema comune a tutti i blog sono i commenti, magari messi in passato su articoli ormai d’archivio.

Uno scenario reale

Ecco cosa potrebbe accadere dopo la promulgazione della legge:

Gestisci un sito informatico, magari un blog come Nazione indiana, e un giorno una persona vuole farti pubblicare una  dichiarazione o rettifica a proposito di un articolo che hai scritto. Questa persona va da un avvocato, il quale ti invia una raccomandata, magari anticipata gentilmente via email.

Se tutto fila liscio, devi  fare in poco tempo le difficili scelte dette sopra. Se, come può succedere, non ricevi l’email né la raccomandata (filtri antispam, indirizzo vecchio, sei in ospedale, fai il turno di notte, sei in viaggio di nozze),  il postino ti lascia l’avviso e la lettera torna all’ufficio postale (spesso distante chilometri da dove abiti) dove, se non la ritiri durante la giacenza di 7-15  giorni, torna al mittente.

L’avvocato allora procede per conto del suo cliente e ti fa causa. Ora hai bisogno tu di un avvocato, di tempo e di soldi.

Da qui in poi è difficile dire cosa succederà: prima o poi ci sarà un caso esemplare, una persona che messa di fronte a questo meccanismo infernale opporrà le sue ragioni pubblicamente e metterà a nudo l’iniquità della legge. Fino a quel momento siamo tutti dei potenziali casi esemplari.

Indicazioni pratiche per chi gestisce un sito

Cosa succede in pratica quando arriva una richiesta di rettifica dipende molto dal genere di sito web: i suoi contenuti, i modi di interagire con le persone (un forum, un blog, un sito di user generated content), dome è realizzato e dove. Dipende anche da chi ci sta dietro, che sia un privato cittadino o una struttura stabile, un’azienda, un giornale. Qui riporto alcuni casi tipo per le situazioni più diffuse:

Sito web senza indicazione del responsabile

Nel caso di un blog ospitato da piattaforme come Splinder, Blogspot o wordpress.com, se non c’è alcuna informazione sul proprietario, la richiesta di rettifica viene inviata al gestore della piattaforma. Questi di solito la comunica all’utente via email (l’indirizzo interno usato per la registrazione del sito) e se non riceve risposta di solito prende misure unilaterali (chiusura del sito, cancellazione di articoli) secondo il contratto di servizio.

Il tempo tra la ricezione della richiesta presso il gestore e l’inoltro interno all’utente erode il margine di 48 ore e può di fatto mettere l’utente in condizione di inadempienza. In caso di mancata risposta, saranno le eventuali indagini di polizia a risalire all’identità dell’utente attraverso i log del gestore, dai contenuti pubblicati eccetera.

Un caso particolare è un sito self-hosted senza indicazioni sul proprietario. A differenza delle piattaforme gratuite, qui c’è di solito un pagamento di servizi, da cui con indagini di polizia si risale facilmente al titolare del sito.

Questo scenario (servizio gratuito, chiusura del sito, indagini) si presta a una situazione particolare, quella di blog anonimo per scelta, che descriverò più sotto.

Sito web dove è indicato chiaramente il titolare

Un sito che vuole essere raggiungibile pubblica il nome del titolare ed il modo per raggiungerlo.

Nazione Indiana, ad esempio, ha un indirizzo email, un indirizzo fisico (la sede legale dell’associazione, che corrisponde alla residenza del legale rappresentante), informazioni WHOIS complete. Nonostante ciò, non è sempre possibile ricevere comunicazioni e gestirle in sole 48 ore: non siamo una ditta con uffici e orari, abbiamo tutti una vita, altre attività, facciamo NI nel tempo libero, di tasca nostra. Possono accadere errori, con l’email, con le raccomandate.

Bisogna decidere prima cosa fare in caso di richiesta di rettifica: se ricevuta in tempo, occorre saperla valutare ed eventualmente assecondarla, od opporsi. Serve un avvocato subito disponibile. Se la richiesta non viene ricevuta in tempo, l’avvocato serve comunque e anche qui si decide se scendere a patti, o opporsi e creare quel caso esemplare di cui dicevo sopra. Non tutti hanno la capacità, la voglia e la possibilità materiale di farlo.

Le scelte operative

Cosa farà Nazione Indiana? Cosa può fare un cittadino, un’associazione per rispettare la legge, non venire triturata da cause immotivate e nel frattempo cercare di cambiare la legge con i mezzi a disposizione?

Coniglietti e soldatini

Rinuncia a darti pena per le cose a cui tieni: scrivi con grazia e leggerezza solo di banalità, di cuccioli adorabili, di hobby innocui. Finché un produttore di peluche non ti farà causa.

Chiusura

Scelta drastica che non risolve il problema del passato, degli archivi che sono esistiti in rete (cache Google, altre cache, archivi personali) e da cui può arrivare sempre una richiesta di rettifica o altro.

Fuga all’estero

È un modo per rendere più onerosi e lenti gli attacchi legali, ma non risolve il problema. Se all’estero è solo il server, non serve a nulla.

Corretta diligenza

La strada faticosa, quotidiana e poco appariscente. Indicare chiaramente come essere contattati, verificare che i canali funzionino sempre, prepararsi un minimo e lottare con gli strumenti democratici a disposizione (sempre meno, con questa legge) per cambiare le leggi inique.

Blog anonimo

Chi si occupa di argomenti molto sensibili, oppure è esposto a ritorsioni pericolse, o è molto determinato, non sarà soddisfatto dalle opzioni qui sopra. A costo di rinunciare alla possibilità di firmarsi, con l’obbligo di fare attenzione a ogni informazione che lo potrebbe tradire, può gestire un blog anonimo con una protezione forte della propria identità. La tecnica è descritta nella guida di Ethan Zuckerman Scrivere un blog anonimo con WordPress e Tor, pubblicata da Global Voices e da me tradotta.

Si tratta in pratica di tenere un blog privo di ogni segno personale, su una piattaforma gratuita, collegandosi ogni volta solo in modo anonimo, e predisponendo un sistema di backup per spostare il blog su piattaforme volta per volta diverse quando questo viene disturbato o chiuso. Occorre naturalmente predisporre più canali alternativi di comunicazione (blog, varie email, twitte…) e prestare attenzione scrupolosa alla sicurezza.

E’ uno strumento usato da attivisti per i diritti umani, whistleblower, operatori umanitari, operatori in aree controllate da criminalità organizzata, in stati repressivi. In Italia ci sono situazioni che ricadono in questo scenario.

Conclusioni

La strada di questa legge non è ancora finita e bisogna lavorare molto nel frattempo (ancora una volta, inizia andando qui per sapere cosa propongono Paolo Gentiloni, Matteo Orfini e Pippo Civati). La limitazione delle libertà individuali e di espressione, i vincoli posti alle comunicazioni sembrano però essere una costante di questi tempi in Italia. Occorre fare la propria parte, e cercare almeno di non essere totalmente vulnerabili.

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La licenza è aperta e libera (CC A-NC-SA 2.5).

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59 Responses to Legge bavaglio, scenari per blog e Nazione Indiana

  1. Lucio Angelini il 17 giugno 2010 alle 11:34

    Jan, credo tu sia il più libertario dei nazindiani, per questo ti ammiro.

  2. lucia cossu il 17 giugno 2010 alle 12:51

    Grazie Jan, molto chiaro
    Volevo evidenziare che al contrario di quello che al momento pensano molte persone la rete non è esente da leggi, ma valgono le stesse leggi di responsabilità civile e penale per le quali si verrebbe giudicati in caso di richiesta di rettifica e che valgono già adesso. Spesso leggo commenti deliranti come se ad oggi si potesse impunemente calunniare qualcuno senza rischiare nulla (il ché per fortuna non è vero).

    • jan reister il 17 giugno 2010 alle 13:22

      Infatti Lucia, le leggi attuali valgono anche in rete, non l’ho scritto dandolo per scontato.

  3. Domenico il 17 giugno 2010 alle 14:49

    mi chiedo cosa altro debbano fare questi qui che ci governano per non innescare tra la gente un movimento di popolo: cosa aspettiamo di andare in piazza, che vietino veramente ogni forma d’spressione collettiva, che sia definitivamente precarizzato il lavoro tutto, ecc.? perchè la sinistra (insomma quella roba che in parlamento dovrebbe stare a sinistra entrando), non fa nulla, perchè non organizza una manifestazione? non è che sono passati dal comunismo alla comunella con la pax berlusconiana, che ha permesso a questo paese l’agognata stabilità politica (e chi l’aveva vista mai, dal dopo guerra ad oggi)? anche NI sta facendo abbastanza? non si potrebbe fare qualcosa di più in rete e, soprattutto, fuori? perchè non si propone qualcosa anche qui? utopia?

  4. Lucio Angelini il 17 giugno 2010 alle 15:10

    @Lucia. Puoi farmi un esempio CONCRETO di commento delirante in cui sia possibile ravvisare il reato di calunnia? Grazie. Quando Berlusconi le spara grosse contro la magistratura commette reato? Grazie.
    Ovvio che le truffe siano un reato anche in rete (phishing & compagnia bella). Ma i problemi evidenziati da Jan sono altri, direi.

  5. G+ il 17 giugno 2010 alle 17:20

    E se invece non facessimo nulla e attendessimo tutti insieme le eventuali denunce?

  6. chi il 17 giugno 2010 alle 18:25

    grazie reister,
    forte e chiaro.

  7. nadia agustoni il 17 giugno 2010 alle 18:44

    grazie Jan.

  8. Luigi B. il 17 giugno 2010 alle 19:30

    Partendo dal presupposto che “libertà d’espressione” non vuol dire “essere liberi di dire quel cazzo che pare”, ma “dire quel cazzo che pare prendendosene le responsabilità”, mi sembra una buona occasione per iniziare a fare un po’ di educazione civica agli internauti.

    Detto ciò, non v’è dubbio che questa gentaglia è alla continua ricerca del “casus belli”: ogni scusa è buona e romperanno le palle a molti. Ma a molti, non a tutti. Giuro che se scrivo una qualsiasi cosa sul mio blog (letto da me, mia nonna e mio fratello sotto tortura) e mi arriva la raccomandata o mi chiudono il blog, vado in piazza quirinale e mi denudo (con buona pace delle forze dell’ordine di turno e dei turisti sfortunati).

    Personalmente, queste lotte per la libertà e la democrazia via Faccialibro hanno un po’ rotto i coglioni. Che almeno chi le fa (e soprattutto quelli che si limitano a questo) le facese con un minimo senso di responsabilità ed entri nell’ordine delle idee del concetto di “conseguenze”. Poiché è facile fare i democratici quando te lo lasciano fare. Se il numero di “democratici” sfegatati presenti sul territorio italiano oggi fosse stato quello dei resistenti sui monti, a quest’ora non avremmo Piazza Craxi e Berlusconi al Governo.

    Non si può pretendere che un post scritto, per esempio, da NI venga visto da centinaia (migliaia?) di persone e la rettifica alla potenziale “cazzata” arrivi dopo le vacanze dell’autore. Se l’autore del post in questione decide di andare in vacanza, che lo scriva al suo ritorno.

    Ripeto, non c’è dubbio che la marmaglia che bivacca in parlamento approfitterà alla grande delle possibilità “interpretative” della legge scritta coi piedi della Trota-Bossi. A mio avviso, l’unico modo per contrastare questa legge è mandare a casa chi l’ha scritta e promulgata.

    E proprio questa legge, forse, sarà una buona occasione per ritornare a fare i democratici con il culo fuori dalla sedia (perché, per quanto ne sappia, non ti possono mandare richieste di rettifiche per raccomandata se vai a rompere i coglioni in piazza, nelle urne, nelle Università, nelle scuole, negli uffici, nelle case, nei bar, nei ristoranti, in posta, ai semafori, ai gala del cinema, ai musei, ai teatri, in palestra e persino in spiaggia per coloro che hanno la fortuna di andare in vacanza).

    Buona democrazia reale a tutti.

    Luigi

    • jan reister il 17 giugno 2010 alle 21:52

      Luigi B. scrive:

      Non si può pretendere che un post scritto, per esempio, da NI venga visto da centinaia (migliaia?) di persone e la rettifica alla potenziale “cazzata” arrivi dopo le vacanze dell’autore. Se l’autore del post in questione decide di andare in vacanza, che lo scriva al suo ritorno.

      Qui non si tratta di andare in vacanza. Si tratta di nuove pesanti sanzioni se non riesci a ricevere correttamente una comunicazione, e se non la gestisci in 48 ore (o in 7 giorni come propone un emendamento, sono pochi ugualmente). A NI possono arrivare richieste relative ad articoli di 2-3 anni fa, dove è difficile ricostruire la situazione e la documentazione, raccogliere gli autori e decidere serenamente in così poco tempo. E la prospettiva è una sanzione certa, non un dibattimento davanti ad un giudice.

  9. […] conseguenze del provvedimento sulla gestione dei siti e dei blog riassunte in un intervento di Jan Reister pubblicato su Nazione […]

  10. lorenzo galbiati il 17 giugno 2010 alle 21:41

    Non è il caso di lanciare una campagna pubblica di disobbedienza preventiva alla legge, ossia che i blogger dichiarino in anticipo di infrangerla per tutti i motivi che sappiamo?

    • jan reister il 17 giugno 2010 alle 21:59

      Lorenzo, credo che per infrangere questa legge quando sarà in vigore, nel suo aspetto che riguarda la rete e le rettifiche, bisogna ricevere una richiesta di rettifica anzitutto, e poi agire. Non è che uno si mette a seminare esche per querele così.
      Secondo me la disobbedienza civile contro la legge ha invece più senso nei suoi aspetti di limitazione alla magistratura, al diritto di essere informati: è possibile che qualcuno, magari un giornalista, la violi consapevolmente nell’interesse della collettività ad essere informata (intercettazioni rilevanti su politici e governanti ad esempio). Si crea il caso esemplare, che portato fino in fondo mette alla prova la legge.
      Purtroppo nel frattempo, prima che si arrivi a una dichiarazione di incostituzionalità, gli effetti negativi si faranno sentire su siti web e blog che dovranno affrontare gli scenari che ho scritto.

  11. carmine vitale il 17 giugno 2010 alle 22:58

    bravo jan
    forte e chiarissimo
    grazie
    c.

  12. lorenzo galbiati il 17 giugno 2010 alle 23:56

    Però secondo me è una cosa da pensare, Jan, sia per blog che per giornalisti.
    Dico di fare una petizione per blogger e per testate giornalistiche con cui si dichiara che non si sottostà alla legge, diffonderla in rete, su facebook e alla stampa: non credi raccoglierebbe moltissime adesioni sia tra blogger che tra giornalisti?
    Non so, a me sembra un’idea da considerare.

  13. lucia cossu il 18 giugno 2010 alle 00:19

    @ Angelini
    ‘CONCRETO di commento delirante in cui sia possibile ravvisare il reato di calunnia?’

    avrei detto una cosa del genere? forse il caffè era decaffeinato ma non l’ho mai scritto.

  14. fabrizio il 18 giugno 2010 alle 00:40

    urge trovare una soluzione.

  15. […] Legge bavaglio Condividi: […]

  16. Luigi B. il 18 giugno 2010 alle 08:55

    @ Jan: Credo che se ci fosse qualunque problema di ricezione della comunicazione è testimoniabile. Ma solitamente le raccomandate arrivano e le email di avviso anche (chiedere a Claudio Messora di Byoblu).

    Non mi preoccuperei più ditanto delle raccomandate e degli avvisi: sicuro che questi animali antisociali opteranno più volentieri per la “chiusura preventiva”.

    Ad ogni modo, nel momento in cui si ricevono rettifiche, per tagliare la testa al toro semplicemente si procede alla loro pubblicazione entro i termini stabiliti (2 giorni). Poi ognuno, leggendo l’articolo originale e la rettifica, si fa la sua idea. Nessun dibattimento (a meno che non si rispetti la “norma” imposta).

    Nemmeno mi preoccuperei degli archivi: chi diavolo si metterebbe mai a spulciare l’archivio, per esempio, di NI degli ultimi 5 anni, commenti compresi? è una follia solo pensarlo. E se capita è solo una eventualità.

    Ad ogni modo, il mio commento era un invito rivolto a ben altro. Ma vedo che è stato attentamente glissato.

    @ Lorenzo Galbiati: le petizioni rientrano tra quelle cose che, personalmente, hanno un po’ rotto le scatole. Qui si crede di poter salvare il mondo mettendo il proprio nome e cognome qui e lì. A quanto pare siamo a corto di idee di democrazia REALE.

    Luigi

    • jan reister il 18 giugno 2010 alle 09:15

      Luigi B. scrive:

      Nemmeno mi preoccuperei degli archivi: chi diavolo si metterebbe mai a spulciare l’archivio, per esempio, di NI degli ultimi 5 anni, commenti compresi? è una follia solo pensarlo. E se capita è solo una eventualità.

      In realtà è successo varie volte proprio questo. Tuttavia la situazione di NI (di Carmilla, Gennaro Carotenuto e tanti blog/progetti di gruppo con una storia alle spalle) è particolare, capisco che un blog a singolo autore sia enormemente più semplice da tenere sotto controllo.

  17. Lucio Angelini il 18 giugno 2010 alle 09:32

    @Lucia. Lei ha detto esattamente: “Spesso leggo commenti deliranti come se ad oggi si potesse impunemente calunniare qualcuno senza rischiare nulla”.
    E la mia domanda è stata: “Può farmi un esempio CONCRETO di commento delirante in cui sia possibile ravvisare il reato di calunnia?”
    La sua frase equivaleva o no a: “C’è gente che invia commenti deliranti in cui calunnia come se ad oggi si potesse farlo senza rischiare nulla” ?
    O che altro voleva dire?

  18. montecristo il 18 giugno 2010 alle 09:34

    Mi permetto di aggiungere a quanto già detto da Jan, e lo dico a tutti, che esiste ancora un modo più perverso di mettere il bavaglio alla rete

  19. montecristo il 18 giugno 2010 alle 09:53

    Scusate!, dicevo:
    Esiste ora con questa legge la possibilità di un ATTACCO D.O.S. (Denial of Service) ai contenuti, non più solo ai siti.
    Infatti supponiamo che l’organizzazione O possieda il sito S e che malintenzionati, criminali della rete, o semplici imbecilli progettino di demolire i contenuti, non il contenente, di un sito, essi agiranno in questo modo:
    il signor X manda un commento, lascia trascorrere un tempo indeterminato ed il signor Y suo complice chiede la rettifica (magari scientificamente falsa). L’organizzazione O rettifica, ma immediatamente dopo giunge la controrettifica del signor X che dimostra che quella del signor Y era errata. Naturalmente non potendo accertare la verità dei fatti o dei detti nelle 48 ore !!!!! l’Organizzazione O sarà costretta pena n-risarcimenti a pubblicare ogni rettifica e successive controrettifiche di ogni post e di ogni commento. E’ una reazione a catena. E’ l’atomica per i gestori dei siti.

    Quanto alle contromisure:
    – introdurre nella legge bavaglio la limitazione del tempo entro cui in rete (e solo in rete) sono possibili le rettifiche;
    – Una limitazione al numero di rettifiche possibili sul medesimo oggetto (commento o post);
    – oppure un’area a quarantena preventiva, nella quale si riverserebbero per un determinato tempo, post e commenti leggibili e pubblici, scaduto il tempo essi verrebbero automaticamente trasferiti al ‘definitivo’ senza ulteriori possibilità di rettifiche.
    Forse così …. qualcosa si potrebbe ancora fare. Forse.

    montecristo

    • jan reister il 18 giugno 2010 alle 13:19

      A montecristo che descrive un possibile LDOS (legal denial of service):

      non so se funzioni, mi pare un uso apertamente distorto della legge, una sorta di lite temeraria. Credo però che un buon avvocato non userebbe certi mezzucci, ma (nell’interesse del cliente eccetera) andrebbe a puntare direttamente al bersaglio grosso, facendoti causa per risarcimenti civili enormi. Così ottiene per il cliente (magari con un accordo stragiudiziale) la chiusura del sito, la neutralizzazione dell’avversario (che ci penserà bene prima di scrivere ancora), ed un monito esemplare per tutti.

  20. f.varano il 18 giugno 2010 alle 10:31

    @Luigi. Hai scritto:”Qui si crede di poter salvare il mondo mettendo il proprio nome e cognome qui e lì. A quanto pare siamo a corto di idee di democrazia REALE”.

    Ho idea che tu critichi le idee e le proposte altrui senza delineare chiaramente un’alternativa praticabile; ti richiami inoltre al fumoso concetto di “democrazia REALE” (perdonami, ma non è che l’utilizzo dei caratteri maiuscoli delinei meglio il significato di un aggettivo).

    Ora,siccome ritengo che demolire le iniziative altrui senza proporne delle altre proprie (eventualmente esponendole ad una critica) sia pratica irritante e poco costruttiva, vorrei chiederti un paio di chiarimenti:

    – Che alternative hai TU in mente per opporti democraticamente all’approvazione di una legge -questa- che non condividi(che so, affiggere dei tazebao, concionare negli autobus, fare come Catone il censore, creare degli hyde park corners nostrani ai giardinetti…)?

    – Cosa intendi per “democrazia REALE”? Una forma di esercizio del potere ispirata all’ Atene del V secolo avanti Cristo? La dittatura del proletariato? Il ritorno allo stato di natura?

    Come vedi, fare del sarcasmo è facile; meno facile è fare proposte.
    Ma finchè non ci muoviamo qui può cambiare poco.

    Francesco

  21. lucia cossu il 18 giugno 2010 alle 12:06

    @ Angelini
    “C’è gente che invia commenti deliranti in cui calunnia come se ad oggi si potesse farlo senza rischiare nulla”
    non è affatto quello che ho detto. Mi riferivo ai giudizi di chi dice che con questa legge finalmente in rete la si smetterà di dire cose false.

  22. A. Delmo il 18 giugno 2010 alle 12:09

    Urca, Angelini, che coda di paglia…

  23. lucia cossu il 18 giugno 2010 alle 12:10

    @ Angelini
    quello che ho scritto mi sembrava abbastanza chiaro nel contesto, fuori contesto potrebbe venir distorto in quello che dice lei. Ma è una distorsione, e non capisco tanta acrimonia

  24. Luigi B. il 18 giugno 2010 alle 12:54

    @ Jan: continui a glissare su ciò che invece io ritengo sia il problema principale. Se per ogni articolo o post su blog si facesse una manifestazione in strada, lo si leggesse in piazza, nei bar, col passaparola, col P2P, l’informazione passa lo stesso e si coinvolge più direttamente e più attivamente un numero maggiore di persone. Certo, non si diventa famosi e non si collezionano commenti su commenti su commenti e disquisizioni varie e aria fritta sul proprio blog, ma qui si sta parlando di democrazia, no? Perché se la priorità è un’altra, allora ho sbagliato post(o).

    @ Varano: se non ti è sembrata abbastanza chiara e lucida la lista di cose che puoi fare nel mio commento iniziale (“(perché, per quanto ne sappia, non ti possono mandare richieste di rettifiche per raccomandata se vai a rompere i coglioni in piazza, nelle urne, nelle Università, nelle scuole, negli uffici, nelle case, nei bar, nei ristoranti, in posta, ai semafori, ai gala del cinema, ai musei, ai teatri, in palestra e persino in spiaggia per coloro che hanno la fortuna di andare in vacanza).”), allora leggi quello che ho scritto a Jan ora, nella speranza che sia riuscito ad essere più chiaro

    Capisco il tuo “risentimento”, ma non mi conosci (non starò certo qui a presentarmi, autoelogiandomi per le quattro cose che ho fatto o faccio) e dunque sarò indulgente. Non ci vuole mica il mago a tirar fuori una soluzione pratica e reale (in questo luiogo e in questo contesto, aggettivo utilizzato come opposto a virtuale). Bastano davvero piccole cose, l’importante e farle e farle tutti.

    Poi, se volete, continuate pure a firmare le petizioni, ché fra un po’ come nelle scuole anche in Parlamento mancherà la carta per il cesso.

    Luigi

    • jan reister il 18 giugno 2010 alle 13:34

      Luigi B. che scrivi:

      Se per ogni articolo o post su blog si facesse una manifestazione in strada, lo si leggesse in piazza, nei bar, col passaparola, col P2P, l’informazione passa lo stesso e si coinvolge più direttamente e più attivamente un numero maggiore di persone. Certo, non si diventa famosi e non si collezionano commenti su commenti su commenti e disquisizioni varie e aria fritta sul proprio blog

      Hai ragione, per coinvolgere concretamente le persone tuttavia occorre per prima cosa informazione sugli argomenti per loro immediatamente rilevanti. Questo cerco di fare scrivendo qui. Io non credo che i commenti a questo post servano ad opporsi a questa legge: servono a ragionare, a capire come la Politica ed i suoi frutti entrino nelle nostre vite negli aspetti più diversi, per poi scegliere ed agire secondo il proprio giudizio critico.

      Sono scettico, e questo mi pare pure il centro della tua critica, nei confronti degli appelli in rete e delle iniziative che costano pochissimo e non impegnano nulla:

      Approvata la fiducia sul ddl intercettazioni. […] Attesa anche la mobilitazione del popolo Viola. Su Facebook voleranno dei poke molto pesanti. Spinoza.it

      L’iniziativa di Civati et al. che ho segnalato ha il pregio, secondo me, di isolare e mettere in evidenza con precisione un problema, che da un punto di vista informativo è già una bella cosa. Credo che la società civile sia più forte e viva di quel che appare, basta frequentare le famiglie di una scuola, di un asilo, di un centro sportivo per rendersi conto di quanta energia ognuno metta a disposizione per la cosa pubblica. Quel che è difficile chiedere è una discesa in piazza alla settimana: ed è quello che viene scientificamente stimolato dalle azioni del governo, per sfiancare e demotivare le persone.

  25. lucia cossu il 18 giugno 2010 alle 13:43

    credo che uno degli effetti facilmente immaginabili di questa legge sia per i piccolissimi e privatissimi blog, che in modo capillare e incontrollabile fanno da megafono a notizie lette o trovate e che non possono mettersi davvero a controllare puntigliosamente come un giornalista sapendo che la responsabilita la ha chi scrive e non loro che diffondono, di non potersi permettere rischi di costi anche di avvocati. I grandi blog collettivi pi\ simili a testate editoriali forse possono avere maggiore forza nel resistere

  26. fabrizio il 18 giugno 2010 alle 13:49

    credo si stia avvicinando il tempo in cui la libertà della rete sarà un ricordo pieno di nostalgia. bisognerà acquistare gli spazi e essere omologati al regime di stampa e tv. qualcuno si è accorto che un povero non può vedere tutte le partite dei mondiali? mi pare che nessuno abbia protestato. forse quelli che scrivono non vedono le partite; o hanno tutti l’abbonamento sky. è tutto molto triste, ma ci stiamo abituando alla tristezza. è il primo passo verso la schiavitù.

  27. Lucio Angelini il 18 giugno 2010 alle 14:23

    @Delmo. Coda di paglia de che? La mia franchezza è sempre a prova di denuncia, altrimenti sarei stato denunciato da un bel pezzo.

  28. Lucio Angelini il 18 giugno 2010 alle 14:31

    @ Lucia. Mi rispieghi allora bene cosa intendeva dire. Che in rete si possano compiere reati lo sa anche il gatto. Però un esempio concreto di “commento delirante e passibile di denuncia” non mi sarebbe dispiaciuto. Nessuna acrimonia, davvero.

  29. maria il 18 giugno 2010 alle 14:54

    Lucia scrive
    credo che uno degli effetti facilmente immaginabili di questa legge sia per i piccolissimi e privatissimi blog, che in modo capillare e incontrollabile fanno da megafono a notizie lette o trovate e che non possono mettersi davvero a controllare puntigliosamente come un giornalista sapendo che la responsabilita la ha chi scrive e non loro che diffondono

    maria
    La legge posto che passi così come è stata approvata in uno dei rami del parlamento, incontrerà delle difficoltà nella sua effettiva applicazione proprio per la struttura che si vorrebbe controllare, i blog piccoli e privati sono centinaia e centinaia, è impensabile un monitoraggio attento da parte di chi voglia boicottarli, ci vorrebbe un esecito di persone che lo fanno di lavoro, io penso invece che la legge potrebbe indurre a una forma di autocensura o eccessivo controllo per paura di essere denunciati e costretti a pagare delle multe. La legge insomma secondo me punta sulla paura preventiva come succede in altri questioni di questo nostro tempo.

    Io vedo però i blog collegati al resto dell’informazione specialmente giornalistica, poniamo che repubblica o qualche altro giornale trasgredisca qualche norma di legge facendo firmare gli articoli dal direttore, e che il direttore non intenda pagare la multa prevista, sì un gesto di disubbidienza civile, che succede? Si mette in carcere Ezio Mauro tanto per fare un esempio oppure gli si intenta un processo civile per non aver pagato la multa?

    Non credo che sarà una cosa semplice, nell’ingranaggio della legge. quindi, può essere buttata sabbia, certo bisogna volerlo e andare oltre le proteste o le manifestazioni che lasciano il tempo che trovano. Ci vorrà del coraggio soprattutto da parte di chi ha potereeffettivo e ritiene di fare battaglie progressiste e di sinistra.

    A fabrizio che nota con tristezza che nessuno pensa ai poveri che non vedranno le partite in tv dico che i poveri, quelli veri sono trascurati da tempo e non solo per le partite in tv, e casomai quando si presta loro attenzione non è certamente da parte delal sinistra visto la composizione sociale di chi vota lega e la destra. E tutto molto triste.

  30. f.varano il 18 giugno 2010 alle 15:33

    @Luigi: No, no, presentati invece.
    Colmerai una mia personale lacuna (a parziale emendazione credo non solo mia), e poi è sempre bene conoscere nuove realtà e nuove esperienze… Oltretutto conoscendoti meglio potrò anche valutare se “risentirmi” con te o no; al momento non ho elementi.

    Tornando in argomento, ti ringrazio della precisazione: come riconoscerai anche tu, la frase “se per ogni articolo o post su blog si facesse una manifestazione in strada, lo si leggesse in piazza, nei bar, col passaparola, col P2P l’informazione passa lo stesso e si coinvolge più direttamente e più attivamente un numero maggiore di persone” esprime effettivamente un concetto un po’ più definito rispetto a “rompere i coglioni in piazza, nelle urne, nelle Università, nelle scuole, negli uffici, nelle case, nei bar, nei ristoranti, in posta, ai semafori, ai gala del cinema, ai musei, ai teatri, in palestra e persino in spiaggia”.

    Però, scusami, avrei ancora bisogno di una piccola precisazione: come si fa a quantificare il numero di persone raggiunte “più direttamente e più attivamente”? Perchè, come tu mi insegni alla fine in democrazia contano i numeri che si è in grado di esprimere, e inoltre occorre convincere la pubblica opinione, che, mi pare, è pubblica in un senso più ampio di quello da te espresso (grandi numeri, media ecc.).
    Da questo punto di vista, un vantaggio non tracurabile delle petizioni è che -al netto, ovvio, degli imbrogli sempre possibili nel nostro Belpaese- esprimono dei numeri più o meno certi e in ogni caso quantificabili.
    Quanto alla sua “realtà” come mezzo democratico (ti ringrazio della precisazione semiologica),essa è positivamente riscontrabile, a patto che si scenda in strada a raccogliere firme e non si resti a livello virtuale. Considerato che la carta igienica, se è per questo, può essere surrogata anche dalle stampate degli articoli o posts su blog.

    Su facebook (in generale) e le raccolte di firme online condivido invece le tue perplessità.

    Ricordo per concludere che, una volta che la legge fosse approvata, come elettori avremmo in ogni caso la possibilità, eventualmente, di promuovere un referendum abrogativo su di essa (art 75 Cost.).
    Questo è un mezzo di opposizione credo democratico (anzi costituzionalmente sancito) e sufficientemente reale, ed anzi talvolta è stato anche efficace.

    Con immutata stima

    Francesco

  31. mimmo il 18 giugno 2010 alle 16:38

    Non conosco la bozza del testo, d’istinto mi viene in mente come meccanismo rapido di autodifesa, (tutto da studiare) quello di mettere a disposizione di chi vuole una rettifica la possibilità di inserirla direttamente con il testo e la grafica che preferisce, come altra pagina (magari su altra finestra) di cui accanto l’articolo incriminato resti ben visibile il link con l’indicazione “rettifica”. Potrebbe essere un sistema per evitare ritorsioni, squisitamente legali, anche se apre scenari disgustosi.
    Purtroppo il problema è un altro, la rete sta effettivamente dando fastidio, proprio per la sua libertà intrinseca. Questo disegno di legge non è altro che un altro segnale che esiste un progetto ben definito per ridurre le libertà personali dei non allineati. E questa purtroppo non è paranoia, ma un dato di fatto.

  32. lorenzo galbiati il 18 giugno 2010 alle 16:57

    Non so cosa a interessi qui a Luigi B., ma l’impressione è che non voglia capire cosa si dice e che depisti la discussione.

    Io mi attengo a considerazioni semplici. Ricordo che i giornalisti de Il fatto hanno dichiarato tempo fa che avrebbero lo stesso pubblicato le intercettazioni, contravvenendo alla legge. Sbaglio?

    Allora mi chiedo, cosa possiamo fare noi blogger, preventivamente?

  33. fabrizio il 18 giugno 2010 alle 18:28

    grazie Maria.
    e quando si tradiscono i poveri si è detto tutto:
    il resto è una conseguenza di questa prima scelta.

  34. lucia cossu il 18 giugno 2010 alle 19:10

    @ Angelini
    far la maestrina mi riesce benissimo, ma quello che volevo dire glielo ho già spiegato.

  35. lucia cossu il 18 giugno 2010 alle 19:19

    @ Maria
    per quello che mi è noto la legge bavaglio nella parte riferita ai blog di cui si discute quì vorrebbe equiparare i blog privati alle testate giornalistiche che hanno già una legge per la rettifica (e sacrosanta vista la diffusione) e per questo hanno avvocati e costi previsti per questi avvocati. Poi quello che dici sul contravvenire dei giornali, certo, ma non stiamo parlando della stessa norma.

  36. lucia cossu il 18 giugno 2010 alle 22:17

    @ Luigi B. e Lorenzo Galbiati
    riguardo la disobbedienza: non tutti possono permettersi di pagare le multe e poi sostenere delle cause per dimostrare che la richiesta era infondata, e non tutti son completamente nullatenenti. Funzionerebbe se fosse una collettiva disubbidienza civile autoorganizzata e autofinanziata in modo da spalmare su un grande numero i costi e i rischi, allora sì si potrebbe fare, ma altrimenti in molti avremo difficoltà.

  37. Luigi B. il 19 giugno 2010 alle 11:54

    @ Varano: non credo interessi a nessuno la mia biografia, né credo sia pertinente al post. al tuo dubbio

    “Però, scusami, avrei ancora bisogno di una piccola precisazione: come si fa a quantificare il numero di persone raggiunte “più direttamente e più attivamente”? Perchè, come tu mi insegni alla fine in democrazia contano i numeri che si è in grado di esprimere, e inoltre occorre convincere la pubblica opinione, che, mi pare, è pubblica in un senso più ampio di quello da te espresso (grandi numeri, media ecc.).”

    rispondo che il numero di cui parli è quello che viene fuori alle elezioni.

    Non che io non abbia firmato petizioni. Ne ho firmate talmente tante che ho dimenticato anche a cosa servissero. Né so, per la maggior parte di esse, che fine abbiano fatto. Pare, comunque, che non abbiano risolto granché.

    @ Galbiati: io ho capito benissimo di cosa si sta parlando qui e per rispetto alla tua intelligenza non mi accingo a dire che forse sei tu che non vuoi capire ciò che io dico. Dico invece che mi sono spiegato male e cerco di essere più chiaro:

    se ognuno di noi ogni due per tre firma una petizione e poi torna alla sua felice e pacifica vita, a chi o cosa giova se quellì lì continuano a fare i cazzi loro?

    Il livello di coinvolgimento della società civile (ma civile per davvero) non si misura con il numero di petizioni firmate dal singolo individuo.

    Non sono un nostalgico, però ai tempi del fascismo dove davvero non si poteva uscire in strada a comprare il pane senza il permesso esisteva la clandestinità: clandestinità di riunirsi, di pubblicare, di pensare diversamente. Poi c’èrano i monti e le armi. E queste è meglio lasciarle al passato, poiché allora erano una necessità, essendo venuti a mancare i diritti principali di una democrazia quali, ad esempio, il voto.

    Se è vero che viviamo in una democrazia rappresentativa (che a me personalmente fa schifo e non convince per nulla, ma è un altro discorso) il potere del cittadino si esercita attraverso il voto o il non voto. Il voto è in sé non solo diritto democratico ma dovere civile. È un segno della responsabilità che ciascuno membro di una società si accolla. Una responsabilità che personalmente non vedo in giro (vedo molto disinteresse o interesse ad personam: c’è un piccolo berlusconi in ognuno di noi).

    Per quanto mi riguarda vale 100 volte di più un tour nelle scuole superiori o nelle università dove si illustri per benino quello che stanno combinanti i nostri rappresentanti piuttosto che una petizione online.

    La questione Referendum è un ottimo punto. Chiedere però a Grillo e le sue firme per proporlo il referendum oppure ai radicali per il referendum del 93 sui finanziamenti pubblici ai partiti.

    Il “popolo” deve rendersi conto che il coltello dalla parte del manico lo ha in mano lui. Senza popolo non v’è classe politica come senza operai non v’è fabbrica che funzioni. Ma il popolo deve prendere coscienza non tanto del suo “potere” quanto piuttosto delle responsabilità che in tale potere risiedono. Qui invece pare che ci si possa sentire democratici e giusti perché si è aperto un gruppo su Faccialibro. Nonostante possa essere opinabile, a me questo sta un po’ sulle palle.

    Ciò che può essere fatto con Facebook mandando email incazzatissime contro tutto e tutti mentre la foga ci affanna appannando gli schermi dei nostri pc può essere fatto “live”.

    Se mai passasse questa maledetta legge alle peggiori condizioni, Una soluzione potrebbe essere, per esempio: creare una mailing list, mandare ciò che si ha voglia di mandare agli iscritti; gli iscritti leggono, si informano, stampano; gli iscritti vanno in giro e informano, passano materiale, fanno copia di ciò che si è scritto, discutono ovunque sia possibile: davanti alle scuole all’ingresso o all’uscita, alle università, nei bar, nei cinema, nei teatri, nei luoghi pubblici, nei centri commerciali, in spiaggia insomma dove cavolo gli pare. Soprattutto reclutano, formano gruppi in varie città e nelle stesse città in varie zone.

    Perché senza società civile cosciente della realtà in cui si lascia vivere tutto il resto non ha senso, sono sforzi inutili. Ma questo è il mio pensiero.

    Luigi

  38. lorenzo galbiati il 20 giugno 2010 alle 01:17

    Caro Luigi B.,
    per incidere sulla politica devi toccare i media. Internet è ormai una sorta mondo parallelo, che sfonda il canale mediatico per eccellenza, la tv, solo in casi eccezionali, che spesso non toccano i reali problemi della società civile (per es. la rete fa notizia in tv se c’è da scovare qualche improbabile annuncio antisemita, ma se riporta notizie di reale valore sociale…).

    Quindi, io non sono un collezionista di firme di petizioni, sono uno che si chiede come far breccia sui media. E quel che proponi tu, oltre a richiedere un impegno personale più impegnativo rispetto a quello di mettersi davanti a un pc, raggiunge i media solo in casi di numeri esorbitanti.
    Ne abbiamo avuto la conferma in questi giorni, con il poco spazio dato a tutte le proteste dei professori contro i tagli alla scuola, blocco degli scrutini sospesi. Vedi l’articolo (qui su NI) e i commenti di F. E. Magni e mio.

    L’idea mia quindi non è quella di fare una delle tante petizioni che prendono vita in internet e muoiono in internet, ma una mobilitazione dei blogger tale che per via internettica, per via delle persone che ci lavorano e delle loro conoscenze e per via dello stesso target che la mobilitazione si propone (una dichiarazione preventiva di non rispetto della legge da assumersi insieme, bloggers e giornalisti della carta stampata), arrivi ai quotidiani, e alle riviste.
    In questo modo la protesta diventa visibile, diventa impossibile da ignorare, e forse arriva in tv.
    Forse non basterà a raggiungere il suo scopo politico, ma sarà il massimo che si può fare in attesa della rivoluzione che butti giù questo regime.

  39. lorenzo galbiati il 20 giugno 2010 alle 01:19

    Lucia,
    il problema che poni tu, molto reale e concreto, per me viene dopo, nel senso che io non sto discutendo la disobbedienza nel caso di una richiesta reale di rettifica, io discuto una disobbedienza preventiva, a prescindere, che vuole avere il suo effetto prima che si ponga il problema di rettificare o no.

  40. lucia cossu il 20 giugno 2010 alle 09:44

    Lorenzo,
    se in principio son d’accordo lo trovo inapplicabile perché come è stato notato questa legge spinge all’autocensura proprio perché il problema della multa può essere assolutamente impraticabile per molti e se si deve scegliere, dato che anche se non lo si dichiara ogni volta la vita reale e le azioni di resistenza e opposizione si fanno spesso ogni giorno e il blog è un in più con le energie rimaste. Si potrebbe vedere se visto l’esiguo rischio si potesse preventivamente e con numeri di adesioni abbastanza alte fornirsi di avvocati che trattino la questione (se la richiesta di rettifica sia giustificata o meno) quando serve e pagati collettivamente per rendere l’effetto di questa legge ininfluente (e credo che saremmo ben più efficaci che disobbedendo, ma parlo solo della rettifica e non della pubblicazione di materiale che diventerà illegale e che va pubblicato, anche disobbedendo).

  41. Luigi B. il 20 giugno 2010 alle 10:29

    CAro Lorenzo,
    ma dobbiamo a tutti costi mediatizzare sempre tutto?
    A che serve che la “notizia” arrivi in TV? a cambiare il mondo? Non credo proprio. Tra l’altro, mandare una notizia in tv è per fare in modo che la gente lo sappia. Ma se la notizia in tv arriva perché non possono non mandarla in onda vista la gran partecipazione di persone allora che fa la notizia? dice qualcosa che già si sa o no?

    Come dire: non è stato possibile non dare la notizia del popolo viola per la grande partecipazione. Cazzo: ci siamo praticamente rivisti in TV. E allora? Tu sei venuto fuori pettinato?

    Tu vuoi fare breccia nei media…certo: ognuno di noi vuole riempire il vuoto dei telespettatori con le sue idee giuste. Ma quando cominceremo a capire che la difesa più forte è il senso civico e critico del singolo cittadino. Quando si inizierà a lavorare su questo?

    E no, questo non è mediatico e non rende mediatico. Ho come l’impressione che molti di coloro che sanno vogliono rimanere gli unici a sapere ed essere “mediatici”, fare notizia per essere notizia. E giù articoli di rimando sul corriere, interviste su repubblica e un servizio di quasi un minuto sul TG delle 20 per i “petizionari” che a colpi di firma hanno impedito che il fascismo sbarcasse su internet.

    Buona breccia nei media :)

    L

  42. lucia cossu il 20 giugno 2010 alle 11:35

    ‘a difesa più forte è il senso civico e critico del singolo cittadino’
    non posso che concordare e internet serve anche a far sapere di iniziative concrete volte a questo, come http://www.19luglio1992.com/, http://www.fondazionebasso.it, http://www.rawa.org/index.php, http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1, http://www.emergency.it/ e molte altre, e son iniziative concrete

  43. […] Posted by mg on June 20, 2010 Legge bavaglio, scenari per blog e Nazione Indiana […]

  44. Luigi B. il 20 giugno 2010 alle 16:03

    Lucia, fai benissimo a sottolineare l’incredibile supporto che internet può offrire a tutte queste e molte altre inniziative. La questione che io pongo è cercare di evitare il più possibile che internet da mezzo diventi fine (a se stesso). Questo non gioverebbe a nessuno: come la TV dieci anni fa, tra molto meno tempo ci potremmo trovare di fronte all’ennesima arma di distrazione di massa.

    Proprio dietro le iniziative da te proposte, ti posso assicurare (ma questo lo sai già, ne sono certo) che dietro quei link ci sono fino a centinaia di persone coinvolte. Fuori. In strada. A cosa sarebbe servita una petizione 19luglio1992 se nessuno fosse andato a manifestare a palermo? (se per questo, si è manifestato anche a Londra – lo so perché c’èro). Come questo, potrei farne mille di esempi. Per esempio, a cosa servirebbe una petizione no-TAV se nel frattempo non ci fossero decine e decine di testardi con le tende piantate sui terreni dei lavori in corso?

    Luigi

  45. lorenzo galbiati il 21 giugno 2010 alle 14:44

    Luigi B., qual è il problema?
    Colpire i media con internet, petizioni facebook, non esclude certo di manifestare. Il popolo viola si è autorganizzato su facebook e in 6 mesi ha già fatto decine di manifestazioni, anche contro la legge bavaglio, ma non sarebbe mai esistito e non potrebbe organizzare le sue manifestazioni senza internet.
    Quindi, di nuovo, dov’è il problema?
    Internet e manifestazioni non si escludono, anzi, il primo favorisce la seconde e permette con pù facilità la partecipazione e la possibilità di diventar notizia sui media.

    A questo proposito,

    Su Facebook è apera la pagina DISOBBEDIENZA CIVILE ALLA LEGGE BAVAGLIO (ARRESTATECI TUTTI), che finora piace a più di 64.000 persone,
    qui
    http://www.facebook.com/#!/pages/DISOBBEDIENZA-CIVILE-ALLA-LEGGE-BAVAGLIO-ARRESTATECI-TUTTI/123596294337253

  46. lorenzo galbiati il 21 giugno 2010 alle 14:49

    Cari Indiani, la rete si sta mobilitando, scrittori come Ammaniti e Fo mettono video su youtube
    http://www.youtube.com/watch?v=uqnUic1G49E&feature=player_embedded
    per opporsi alla legge bavaglio, come fanno anche altri artisti, attori ecc.

    sicuri che questo è il momento di pensare a come trovare soluzioni tecniche per rispondere al problema delle rettifiche sui blog?

    Non è invece il momento di valutare forme di lotta preventive, e lasciare il meritevole lavoro di Jan, con consigli di certo utili, a un secondo tempo?

  47. Luigi B. il 21 giugno 2010 alle 17:35

    “La questione che io pongo è cercare di evitare il più possibile che internet da mezzo diventi fine (a se stesso). Questo non gioverebbe a nessuno: come la TV dieci anni fa, tra molto meno tempo ci potremmo trovare di fronte all’ennesima arma di distrazione di massa.”

    Nessun problema Lorenzo, anche a me la pagina FB piace tantissimo.

    Luigi

    • jan reister il 22 giugno 2010 alle 09:55

      Vi segnalo le contromisure proposte da Stefano Aterno in Chi la Rete ferisce, di Rete perisce (script per rettifiche automatiche self service, linkare notize dall’estero).
      In Obbligo di rettifica: non è una questione di numeri. si analizzano gli emendamenti alla legge (7 gionri invece di 48 ore) che però non cambiano il punto centrale del bavaglio, l’equiparazione della pubblicazione amatoriale alla stampa professionale, con uguali doveri ma meno diritti.

      Che dire Lorenzo, io sono contento dei video virali di Eco Ammaniti e Carmen Consoli, spero che circolino tanto. Spero che se ne aggiungano altri, magari dei membri di Nazione Indiana più noti. Non ho un desiderio particolare di dirti cosa tu dovresti fare, come tu dovresti occupare il tuo tempo e mi suona sempre un po’ strano ed incontentabile quando tu lo dici agli altri, .

  48. mauro il 22 giugno 2010 alle 21:02

    complimenti
    bell’articolo che citerò sul mio blog

    l’emendamento di cassinelli innalza il periodo di rettifica a 7 giorni ma non cambia la sostanza…

    restano le assurde e aspre sanzioni pecuniarie

    si applicano sanzioni minori per i blogger che indicano una indirizzo di posta elettronica..
    mi cheido quanti paesi applicano tali norme ad internet?

    http://fire.rettorato.unito.it/blog/?id=46308

  49. lorenzo galbiati il 23 giugno 2010 alle 00:51

    Mi pare Jan che non sia il caso di prendersela, quel che scrivo rientra nella normale dialettica di un blog in cui i redattori dialogano con i commentatori e si interrogano su cosa fare pubblicamente.

    Il tuo commento lascia pensare che sia mia abitudine dire cosa fare ai redattori di NI. Sono andato quindi a rivedermi i miei interventi su La scuola è finita di Belpoliti. Belpoliti si rivolgeva direttamente a voi indiani chiedendovi se NI “può fare qualcosa”, aggiungendo che tocca a “noi” reagire. Poi citava la provocazione di un preside. Non c’era niente nel suo articolo quanto a valore letterario o analisi sociale, si trattava di un semplice e breve appello a voi di NI sul cosa fare concretamente. L’avete fatto diventare pubblico, postandolo.
    E io ho allora ho fatto le mie proposte a Belpoliti e a voi.
    Belpoliti mi ha risposto, in qualche modo, pur rimanendo sul vago, in senso operativo. Di NI direi che nessuno ha risposto su cosa poter fare concretamente.
    E quando è arrivata la fine della scuola, l’appuntamento degli scrutini, che rimandava alla provocazione citata da Belpoliti, ho chiesto a voi di NI di non lasciare cadere la cosa, di far qualcosa.
    Il meno che si possa dire se non fate niente su qualcosa su cui venite tirati in causa e che voi stessi rendete pubblica, è che pubblicate appelli pubblici a voi stessi che poi disattendete. Nessun problema, per me, gli stimoli sono tanti, il tempo sempre poco, e può succedere di sollevare questioni, prospettare iniziative e poi non far nulla. Ma non ridurre il mio contributo al dirvi cosa dovete fare – e non tanto perchè mi ci provo io a fare ossia scrivere qualcosa per NI per tener caldo il tema.

    Per questo post il caso è diverso.
    Tu citi un articolo (NESSUNO TOCCHI I BLOG) che rimanda a una petizione da firmare per evitare la rettifica dei blogger. Ora quell’articolo è in parte sorpassato visto che la rettifica non avviene più nelle 48 ore, ma … non è questo il punto, quel che voglio dire è che tu metti in guardia noi blogger, ci informi e ci proponi soluzioni tecniche, e ci inviti a fare qualcosa a partire dall’articolo, ce lo chiedi espressamente alla fine del tuo pezzo. Quindi, dialoghi, e di certo io non vengo qui a commentare per dirti ma perchè vieni a dirci cosa fare, quale petizione leggere ecc., ti pare?

    Allora, in conclusione, dato che qui nei commenti sei l’unico indiano a scrivere, e dato che la legge non è ancora stata approvata e tante sono le proteste, io ho rilanciato, chiedendo a tutti cosa si può fare prima di pensare a come rispondere alle rettifiche. Il tono è quello della punzecchiatura, è vero, ma ti sembro il tipo che la fa per mettervi in cattiva luce o per narcisismo? Non vedo quindi, in questo contesto perchè prendersela, credo – e con questo torno all’inizio e chiudo – che lo stimolo all’impegno all’interno di un post dialogante sia nella logica delle cose.

  50. lorenzo galbiati il 23 giugno 2010 alle 03:32

    Cercando in rete e su facebook, credo che l’appello più autorevole contro la legge bavaglio sia questo, http://nobavaglio.adds.it/index.php , che vede Rodotà e altri costituzionalisti come promotori.

    L’appello è stato sottoscritto da numerose associazioni, e si concretizzerà in una manifestazione a Roma il 1 luglio, a piazza Navona.
    (Luigi, appello e manifestazione!!!)

    Questa è la pagina facebook
    http://www.facebook.com/nobavaglio?v=wall#!/nobavaglio?v=wall

    Credo siano questi i riferimenti dove far convogliare tutte le azioni di protesta.
    Personalmente, penso sia importante aderire, far circolare la voce, impegnarsi ognuno come può.

  51. jan il 23 giugno 2010 alle 07:20

    Caro Lorenzo, non c’è nessun accento personale da parte mia e se lo vedi è certamente che non mi sono espresso bene. Ho espresso un mio imbarazzo nell’essere continuamemte chiamati alle armi, in un periodo in cui non faccio altro che correre su e giù. A volte è snervante, ma è parte della dialettica dello spazio pubblico che costruiamo insieme, come dici tu.

    Ora corro alle mie occupazioni, un caro saluto.

  52. […] da nazioneindiana.com […]



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