disillabari

di
Francesco Forlani

mischiando le voci di dentro passavamo il respiro
ingoiavamo la terra e la polvere in controluce,
il canto tesseva le fila e dentro al discanto
i nodi dei sogni scioglievano all’alba cuciti

la strada sapeva di ferro e di sabbia con le prime piogge
e si correva coprendoci il capo con un fazzoletto
le macchine andavano lente come sopra a uno specchio
su cui vedevamo dipinto oltre al cielo le ombre risorte

del mondo e la corsa finiva al crepuscolo,
restavano solo le tracce della battaglia,
il sale sapeva di cose mai viste e il sudore
cambiava il colore alla maglia indossata da prima

pareva dovesse durare per sempre e così ci sembrava più viva
la timida sera che faceva da bàlia a ragazzi e ragazze per strada
finiva che a cena era gara a restare in silenzio a non fare parola
di brame che i corpi rinati ogni volta tacevano urlando

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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  11 comments for “disillabari

  1. carmelo
    24 settembre 2010 at 10:21

    volevo sapere se questa poesia fa parte di una raccolta in corso di pubblicazione

  2. 24 settembre 2010 at 10:49

    mi piace, soprattutto i versi ultimi quattro.

  3. 24 settembre 2010 at 11:02

    complimenti, Effeffe

  4. carmelo
    24 settembre 2010 at 13:11

    il problema dei libri di poesia è che sono difficilmente reperibili nelle libreria, persino qui a roma è difficile per ch inon è addentro all’ambiente; ci sara’ una libreria che ha a cura la diffusione della poesia?

  5. véronique vergé
    24 settembre 2010 at 14:18

    Controluce, c’est si beau,
    si legge,
    d’improvviso la pioggia,
    la lentezza emergere
    del pensiero dentro,

    Francesco,
    “la strada sapeva di ferro e di sabbia”
    La pista, il cammino, la strada
    il fuggitivo e il tempo
    quello rimane, quello se ne va
    ferro e sabbia, due poli dove il sole
    non sa scegliere.

    Con la poesia, d’improvviso
    la bellezza.

  6. transit
    24 settembre 2010 at 14:47

    aspetti il vento
    prima di lucidarti le scarpe.

    aspetti il bacio
    prima di dragare il sogno.

    aspetti il sale
    per insaporire la serata sciapita.

    aspetti i passi delle ombre
    per vederne baluginare le nitide orme.

    aspetti lo scivolare delle lacrime
    ma non sai piangere da oltre mille anni;

    aspetti la pioggia per bagnarti l’anima,
    ma non hai vestiti di ricambio;

    aspetti di volare in alto nel cielo,
    ma hai il sangue di cemento armato.

    e, stringhe di bugie,
    il rosario double face della tua coscienza.

    aspetti di lucidare le ossa
    prima di coricarti e far l’amore.

    aspetti il bicchiere adatto
    prima di mandare giù

    la parte dolce dell’amaro.

  7. janez
    24 settembre 2010 at 22:26

    bella.

  8. Anna Maria Papi
    24 settembre 2010 at 22:34

    //centocinquantasette parole //
    //un accento//
    //un apostrofo//
    //tre virgole//
    // 39 puntini sugli i//
    //quattro strofe//
    on location il paysage ( bellissimo) di queste emozioni

  9. 25 settembre 2010 at 01:14

    molto molto bella.

  10. giovanni
    28 settembre 2010 at 06:08

    bella…molto pavesiana…

  11. 30 settembre 2010 at 14:35

    Sì, bella molto bella. Lo sapevo che sotto la scorza un po’ dandy e performativa c’era una liricità così bella e priva di fronzoli. (Ed avere Pavose come riferimento – ma non il solo- è un complimento, u punto di forza).

    “dentro al discanto
    i nodi dei sogni scioglievano all’alba cuciti”

    “le macchine andavano lente come sopra a uno specchio
    su cui vedevamo dipinto oltre al cielo le ombre risorte

    del mondo”

    “pareva dovesse durare per sempre e così ci sembrava più viva
    la timida sera che faceva da bàlia a ragazzi e ragazze per strada
    finiva che a cena era gara a restare in silenzio a non fare parola
    di brame che i corpi rinati ogni volta tacevano urlando”

    COSE BELLISSIME. France’, chapeau!

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