disillabari

24 settembre 2010
Pubblicato da

di
Francesco Forlani

mischiando le voci di dentro passavamo il respiro
ingoiavamo la terra e la polvere in controluce,
il canto tesseva le fila e dentro al discanto
i nodi dei sogni scioglievano all’alba cuciti

la strada sapeva di ferro e di sabbia con le prime piogge
e si correva coprendoci il capo con un fazzoletto
le macchine andavano lente come sopra a uno specchio
su cui vedevamo dipinto oltre al cielo le ombre risorte

del mondo e la corsa finiva al crepuscolo,
restavano solo le tracce della battaglia,
il sale sapeva di cose mai viste e il sudore
cambiava il colore alla maglia indossata da prima

pareva dovesse durare per sempre e così ci sembrava più viva
la timida sera che faceva da bàlia a ragazzi e ragazze per strada
finiva che a cena era gara a restare in silenzio a non fare parola
di brame che i corpi rinati ogni volta tacevano urlando

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11 Responses to disillabari

  1. carmelo il 24 settembre 2010 alle 10:21

    volevo sapere se questa poesia fa parte di una raccolta in corso di pubblicazione

  2. francesco pecoraro il 24 settembre 2010 alle 10:49

    mi piace, soprattutto i versi ultimi quattro.

  3. enrico de lea il 24 settembre 2010 alle 11:02

    complimenti, Effeffe

  4. carmelo il 24 settembre 2010 alle 13:11

    il problema dei libri di poesia è che sono difficilmente reperibili nelle libreria, persino qui a roma è difficile per ch inon è addentro all’ambiente; ci sara’ una libreria che ha a cura la diffusione della poesia?

  5. véronique vergé il 24 settembre 2010 alle 14:18

    Controluce, c’est si beau,
    si legge,
    d’improvviso la pioggia,
    la lentezza emergere
    del pensiero dentro,

    Francesco,
    “la strada sapeva di ferro e di sabbia”
    La pista, il cammino, la strada
    il fuggitivo e il tempo
    quello rimane, quello se ne va
    ferro e sabbia, due poli dove il sole
    non sa scegliere.

    Con la poesia, d’improvviso
    la bellezza.

  6. transit il 24 settembre 2010 alle 14:47

    aspetti il vento
    prima di lucidarti le scarpe.

    aspetti il bacio
    prima di dragare il sogno.

    aspetti il sale
    per insaporire la serata sciapita.

    aspetti i passi delle ombre
    per vederne baluginare le nitide orme.

    aspetti lo scivolare delle lacrime
    ma non sai piangere da oltre mille anni;

    aspetti la pioggia per bagnarti l’anima,
    ma non hai vestiti di ricambio;

    aspetti di volare in alto nel cielo,
    ma hai il sangue di cemento armato.

    e, stringhe di bugie,
    il rosario double face della tua coscienza.

    aspetti di lucidare le ossa
    prima di coricarti e far l’amore.

    aspetti il bicchiere adatto
    prima di mandare giù

    la parte dolce dell’amaro.

  7. janez il 24 settembre 2010 alle 22:26

    bella.

  8. Anna Maria Papi il 24 settembre 2010 alle 22:34

    //centocinquantasette parole //
    //un accento//
    //un apostrofo//
    //tre virgole//
    // 39 puntini sugli i//
    //quattro strofe//
    on location il paysage ( bellissimo) di queste emozioni

  9. franz krauspenhaar il 25 settembre 2010 alle 01:14

    molto molto bella.

  10. giovanni il 28 settembre 2010 alle 06:08

    bella…molto pavesiana…

  11. Salvatore D'Angelo il 30 settembre 2010 alle 14:35

    Sì, bella molto bella. Lo sapevo che sotto la scorza un po’ dandy e performativa c’era una liricità così bella e priva di fronzoli. (Ed avere Pavose come riferimento – ma non il solo- è un complimento, u punto di forza).

    “dentro al discanto
    i nodi dei sogni scioglievano all’alba cuciti”

    “le macchine andavano lente come sopra a uno specchio
    su cui vedevamo dipinto oltre al cielo le ombre risorte

    del mondo”

    “pareva dovesse durare per sempre e così ci sembrava più viva
    la timida sera che faceva da bàlia a ragazzi e ragazze per strada
    finiva che a cena era gara a restare in silenzio a non fare parola
    di brame che i corpi rinati ogni volta tacevano urlando”

    COSE BELLISSIME. France’, chapeau!



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