Odiare i poveri: quando l’indifferenza non basta

4 ottobre 2010
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[Questo articolo è apparso sul numero 2 di “alfabeta2”, in edicola e nelle librerie dal 17 settembre.]

di Andrea Inglese

Vi è un passo nel romanzo la Nave morta di B. Traven, ambientato nel primo dopoguerra del secolo scorso, in cui è evocato l’ordinario disprezzo che circola tra coloro che occupano gli ultimi gradini della scala sociale. Il protagonista, vagabondo e mendicante, si trova confrontato con la carità avvelenata dei marinai, che per Traven costituiscono il paradigma dei più sfruttati tra gli sfruttati. “A volte, mentre sto sulla banchina, guardando lassù verso il castello di una nave dove l’equipaggio sta mangiando, sento qualcuno di loro che grida: «Oh, voialtri, canaglie, bighelloni fetenti, non avete nulla da inghiottire? Suppongo che vogliate venire su a leccare gli sputi: ma solo due per volta, che vi possa tenere d’occhio, ladri!». Altri si divertivano a gettare il cibo: minestra, carne, pane, fave, prugne, caffè, tutto in un recipiente insieme con i loro avanzi già in parte masticati; poi ci offrivano quel pastone dicendo: «Se avete fame davvero, mangiate questo e dite grazie».”

Malgrado il fatto che, negli anni Venti, la linea di separazione tra un semplice marinaio e un vagabondo nullatenente fosse socialmente poco significativa, essa era sufficiente a generare nel primo un atteggiamento di scherno nei confronti del secondo, quasi che il sentimento caritatevole fosse direttamente proporzionale alla distanza sociale che separava il beneficiante dal beneficiato. Ciò nonostante, il gesto impietoso dei marinai non esprimeva odio e non giungeva al punto di trasformare l’irrisione in persecuzione. Esso sanciva una differenza di status che, proprio perché labile, andava enfatizzata in forma quasi apotropaica. Siamo ben lontani dalla carità cristiana, che per l’ideologia cattolica è stata sempre la giustificazione dell’interclassismo e della condanna della lotta di classe. Ma siamo lontani anche dalla solidarietà di classe. Come può il sottoproletario che preferisce la definitiva miseria allo sfruttamento, essere considerato fraternamente dagli sfruttati che combattono ogni giorno contro la loro miseria?

L’odio nei confronti degli “ultimi”, dei poveri, dei marginali è, nelle democrazie moderne, fenomeno storicamente e sociologicamente più raro. Di solito, dove non vige il disprezzo, vige una tollerante e individualistica indifferenza. Difficilmente, però, gli “ultimi” sono tramutati in nemici o in criminali, in persone che sollecitano un’aggressione legittima, una punizione esemplare. Il capolavoro di quell’entità semiclandestina, ma tremendamente reale, che sia chiama ideologia dominante, è ai nostri giorni questo: aver tramutato l’odio di classe, l’odio degli sfruttati nei confronti degli sfruttatori o dei diseredati nei confronti dei privilegiati, in odio dei più forti nei confronti dei più deboli. Lo si sperimenta purtroppo con una crescente frequenza. Lo si sente con le proprie orecchie.

Milano, tarda mattinata. Nel tragitto della metropolitana da Loreto a Villa San Giovanni, percorre i vagoni un tizio brutto, sporco, con le stampelle, chiedendo l’elemosina. Accanto a me una signora corposa, sulla cinquantina, vestito a fiori, un carrello della spesa di fronte a sé. Dopo che il mendicante storpio è passato, dice ad alta voce: “Bisognerebbe dargli fuoco!”. Ho speso una giornata intera, cercando, nella mia testa, di neutralizzare questa frase, di addolcirla, svuotarla, parodiarla, o semplicemente dimenticarla. Di certo, la signora non era facilmente immaginabile con una tanica di benzina in una mano e un accendino nell’altra, intenta ad armeggiare intorno allo storpio con lo scopo preciso di incendiarlo. Ma in quale contesto, allora, dare significato a quella frase, in quale gioco linguistico inserirla, a quale forma di vita associarla in modo coerente, quando a pronunciarla non è un naziskin durante un minoritario raduno di gente socialmente disturbata e attratta da azioni criminali in grande stile? Come convincersi che quelle parole, in bocca ad una normalissima casalinga milanese, siano del tutto flatus vocis e che in esse non vi sia traccia alcuna di fattualità? (E quando quella frase la dice davanti ai suoi figli ventenni, magari più sconsiderati e intraprendenti di lei? Oppure la rende, assieme ad altri, e in un modo altrettanto “innocuo”, il preludio coerente all’entrata in scena di qualcuno disposto a passare dalle parole ai fatti?)

Certo, già parecchie persone si sono affrettate a mostrarmi che, loro, se non altro, delle frasi del genere sanno disinnescarle subito, insomma, riescono a normalizzarle. Alcuni persino con un argomento apparentemente paradossale: “Ma non sai quante persone dicono frasi simili”. E ciò viene affermato con l’intento (del tutto vano) di rassicurarmi. Naturalmente mi sono trovato uno contro tre, quando nel vagone ho reagito alla frase della signora, dicendole: “Dunque lei la pensa come i nazisti, è quindi per una soluzione nazista?”. Un pensionato sessantenne, probabilmente un ex-operaio, subito si è schierato dalla parte della spensierata frase nazista, e subito dopo anche una signora molto elegante, della stessa età del pensionato. Questa signora mi ha persino detto: “Vorrei vedere lei che cosa direbbe, se le avessero violentato la sorella”. Sempre sul filo dell’implacabile logica, la prima signora ha replicato alla mia domanda: “Ma se lei non gli ha nemmeno dato dei soldi”. Alludeva al fatto, credo, che non avendo io dato l’obolo al mendicante, fossi di conseguenza del tutto propenso a cremarlo vivo. (Da tempo, la solenne “distruzione della ragione” ha assunto le farsesche spoglie della distruzione del ragionamento.)

Quindici giorni dopo, sempre a Milano, ho risentito una simile frase nazista. La commessa di un panificio si lamentava del sabato, giorno di mercato, per via di tutti gli “africani” che circolavano in maniera impenitente. Ho chiesto precisazioni sulla natura del problema, ma oltre a colpe attinenti all’abbandono di rifiuti – colpe assai diffuse in giorno di mercato –, è stata sottolineata una generica arroganza o maleducazione. In quel momento, un operatore ecologico presente alla discussione ha evocato in tono calmo e moderato la necessità di un lanciafiamme, installato in posizione proficua. Al mercato, gli africani sono in maggioranza impiegati dai venditori italiani per scaricare i camion, venendo pagati alla giornata. Non sono certo trattati coi guanti, e i loro datori di lavoro non si privano di ogni tipo di battuta, anche insultante e a sfondo razzista. Ma certo sono loro, in quel contesto, i più deboli: senza contratto ed extraeuropei, costantemente sospetti di farsi sfruttare illegalmente, in quanto privi di permesso di soggiorno. Per questo, dunque, meritano odio. Il razzismo, qui, se c’è, non è che un caso particolare di un fenomeno più ampio: la guerra ai poveri. Questa guerra non l’hanno dichiarata né la signora incontrata in metrò né l’operatore ecologico di cui sopra. Essa è un’invenzione ideologica, elaborata dal ceto politico. Non è invenzione nostrana, e neppure europea, ma una locale declinazione di una strategia di matrice statunitense, attiva oltreoceano da ormai un trentennio: la sostituzione dello stato penale allo stato sociale in un contesto di sempre maggiore precarietà salariale dei ceti popolari. (Poi, una volta dichiarata, una guerra trova sempre volontari entusiasti per partire al fronte.)

L’ossessione sul tema della sicurezza dei nostri governi di centro-destra viene da lontano e non è riducibile ad una periodica speculazione elettorale, più o meno redditizia, sulla pelle degli immigrati, dei rom o di altre categorie sociali di volta in volta indicate come fonte di minaccia e disordine per l’onesta cittadinanza. Diversi sono gli studi sul fenomeno delle politiche “securitarie”, ma tra i più lucidi e tempestivi vale la pena di ricordare quello del sociologo francese Loïc Wacquant, intitolato Punire i poveri: il nuovo governo dell’insicurezza sociale (2004) [1]. Wacquant, in uno studio comparato sulla situazione statunitense e francese, ha mostrato innanzitutto che l’ascesa della stato penale non risponde ad una crescita della criminalità ma allo sfaldamento della classe media legata al nuovo corso delle politiche neoliberiste in tema di produzione, salario e speculazione finanziaria. Se la popolazione criminale resta grosso modo stabile nel corso degli ultimi vent’anni, cresce invece una massa di disoccupati e sottoccupati considerati non più come “poveri”, destinatari cioè di una qualche forma di assistenza pubblica, ma come possibili fuorilegge, da porre sotto controllo preventivo o da punire sistematicamente fin dalle forme più elementari di trasgressione. Le politiche neoliberiste, dunque, producono insicurezza sociale sul piano economico, e ne curano le ricadute disastrose sul piano della vita sociale con dosi di repressione e marginalizzazione.

Finché esisteva una forma di stato sociale a cui delegare gli interventi sugli indigenti, sui malati mentali, sui tossicodipendenti, l’indifferenza poteva costituire un sentimento legittimo. Ora lo stato stesso promuove un atteggiamento più attivo nei confronti degli “ultimi”. Se i valori cattolici celebravano la carità, come forma di solidarietà privata e realizzata volontariamente dal cittadino, oggi le istituzioni cittadine promuovono una forma di prevenzione spontanea e privata del crimine. Sollecitano gruppi di cittadini volontari ad occuparsi di tenere sgombri piazze e quartieri dalle manifestazioni della marginalità sociale. Se la retorica della carità permetteva che il cattolico medio sognasse di tanto in tanto gesti d’estremismo evangelico – reazioni da buon samaritano –, allo stesso modo la retorica delle ronde e delle ordinanze anti-bivacco permettono alla placida casalinga cinquantenne e allo scrupoloso operatore ecologico di sognare soluzioni naziste contro il mendicante, l’africano o il barbone. Così accade che se qualche sindaco non ha ancora fatto installare il bracciolo di metallo in mezzo al sedile delle panchine, impedendo così il funesto atto dello sdraiarsi, qualche cittadino attivo si sentirà chiamato a vegliare che barboni o ubriachi non le utilizzino a sproposito (e nel caso in cui ciò fosse malauguratamente accaduto, starà a lui passare dalla prevenzione alla punizione, valutando privatamente la pena da comminare al reo: semplici insulti o una manica di botte). Va dunque corretta, la formula tanto abusata in questi tempi: non “guerra tra poveri”, ma “guerra ai poveri”, fatta al di fuori di ogni delega statalista: se non interviene il vigile o il poliziotto, ci pensi il cittadino più prossimo. Se a quest’ultimo manca poi il coraggio per l’intervento esemplare – la tanica di benzina – almeno si accontenti di sognarlo. Per l’intanto si eserciti nell’odio, una qualche conseguenza di esso prima o poi verrà.


[1] Loïc Wacquant, Punir les pauvres. Le nouveau gouvernement de l’insécurité sociale, Agone, 2004 (trad. it., Deriveapprodi, 2006).

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61 Responses to Odiare i poveri: quando l’indifferenza non basta

  1. diamonds il 4 ottobre 2010 alle 09:32

    Reagan era arrivato a dichiarare che “i poveri sono cittadini di serie B perchè non riescono ad arricchirsi”.Ma noi intanto continuiamo a perdere di vista la sostanza facendo finta di scandalizzarci per le boutade da caserma dei governanti

    http://musicglob.com/wp-content/uploads/2006/11/blonde-redhead-misery-is-a-butterfly.mp3

  2. francesco pecoraro il 4 ottobre 2010 alle 12:02

    Distinguerei tra poveri e emarginati, tra gente a basso reddito e senza tetto. Oggetto di odio e scherno sono solo immigrati nomadi e senza tetto, i motivi sono diversi, ma al fondo c’è che si tratta di gente che con la propria esistenza dimostra l’instabilità sociale in cui viviamo, nel momento stesso in cui vogliamo disperatamente illuderci del contrario, del nostro essere nel bene e per bene. Magari senza soldi per arrivare alla fine del mese, ma per bene. Ci dà fastidio la loro difformità sociale, crediamo siano loro a minacciare quel poco di cui disponiamo, perché a chi davvero ci minaccia abbiamo già dato il nostro consenso. Ed è proprio quel consenso, mentre si elargiscono esempi e provvedimenti per la “sicurezza”, viene usato contro di noi…

  3. Ares il 4 ottobre 2010 alle 13:29

    .. Odddio, utimamente ho anch’io velleità incendiarie, ma verso certi soggetti che sono altro che poveri ed emarginati..

    Provo a distogliere il pensiero, giuro che ci provo..si

    azz.. il caffè..

    scusate vado a toglierlo dal fuoco..

  4. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 14:10

    E’ vero, la riduzione del ruolo “redistributivo dello Stato” attraverso il welfare, che in diversa misura, piu’ o men oefficiente, e piu’ o meno egualitaria, ha caratterizzato le politiche europee fin ora, comporta una ridefinizione del concetto di povero nell’immaginari ocollettivo e di come esso debba essere percepito. Il povero non è piu’ il destinatario di politiche “solidali” e di sostegno, ma diventa l’emblema e viene percepito come chi non ha fatto ababstanza per emergere, chi “non ha voglia di lavorare” “chi non rispetta la legge” chi “mangia a sbafo”, chi “siceve sussidi dallo stato mentre noi paghiamo le tasse”, chi non merita nessuna pietà.
    Nell’ambito di questa nuova narrazione, il povero piu’ che punito va rimosso, va nascosto; tutti gli interventi delle autorità mirano ad eliminare la presenza dei poveri dal paesaggio urbano, perche’ deturpano l’arredo e le nostre coscienze.

    C’e’ un bel film di Bunuel (scusate non ricordo il titolo), dove si mostra come i poveri siano per l’appunto brutti sporchi e cattivi.
    I poveri non posson opermettersi il lusso di essere buoni, educati e profumati.

    Ultima considerazione.
    In una società sempre meno ricca e sempre meno solidale ed egualitaria, gli immagrati assolvono alla funzione di
    capro espiatorio, oggetto di odio, discriminazione, sfruttamento feroce, e ricompattazione illusoria dell’identità frantumata.

    A vedere bene come stanno le cose, le politiche razziste e discriminatorie e di ghettizzazione e colpevolizzazione degli immigrati trovano maggiore consenso nelle classi piu’ povere ed emarginate, quelle che sono a loro volta piu’ sfruttate e discriminate

  5. andrea inglese il 4 ottobre 2010 alle 15:22

    a francesco pecoraro,

    tu bgiustamenti evidenzi l’aspetto diciamo “psicologico” dell’odio nei copnfronti dei poveri… che è certo un punto importante. Come l’odio nasce dal basso… Ma io ho voluto anche ricordare che questo odio, oggi presente in Europa, ha anche una storia “politica”, che nasce da un programma preciso, e non è un fenomeno puramente spontaneo. E’ importante anche rendersi conto di questo.

    I poveri in quanto “emarginati” o “esclusi” hanno variamente suscitato risposte psicologiche, istituzionali, nelle varie società storiche: dalla solidarietà delle comunità cristiane all’assistenzialismo degli stati moderni e liberali. Oggi abbiamo attraversato una nuova frontiera.

  6. johnny doe il 4 ottobre 2010 alle 17:21

    L’Ingès,ci riporta un serie di esempini personali in toni da terzo reich ad illustrare una presunta situazione generalizzata derivante da una strategia politica,ovviamente tutta da dimostrare.La guerra ai poveri.La parte per il tutto.Tecnica santoriana.
    Ce ne sono altrettanti e forse anche di più di esempi contrari.
    Finge pure di ignorare cause molto più concrete ed immanenti che han determinato malessere sociale in certe zone con conseguenti esternazioni (e pure fatti,purtroppo) farneticanti di gente che parlano tanto per parlare in nome del più banale luogo comune,tanto caro a pensionati e casalinghe dei suoi esempi.

    E nammeno tanto nuove ,direi.
    Ma lei si ricorda durante la migrazione sud-nord negli anni ’60 che dicevan dei “terroni”? Le stesse cose,anche peggio.
    Anche allora c’era una strategia politica che alimentava certi atteggiamenti?
    Di Lega Nord non c’era traccia p,e.,nè d’altri piani di soluzione finale.

    Purtroppo i poveri non han mai goduto di molto prestigio nel mondo e in ogni tempo,non è necessaria una strategia politica per verificare questa triste realtà ,nè di nessuna guerra o punizione,(come se non ne avessero già abbastanza!) e se qualche cambiamento è intervenuto in questi ultimi anni a peggiorar la situazione è solo dovuto ai grandi ed inarrestabili ed imponenti flussi migratorii e una crisi economica mondiale,con tutte le problematiche che ne onseguono,ma non certo la “soluzione finale” che lei pare adombrare in nome di un piano politico preordinato.
    Negli Usa,da sempre, si considera “persa” almeno il 20% della popolazione,la più povera e debole,non interessa a nessuno,come non esistessero,non votano,,,ma ben difficilmente questa ideologia di un paese che non ha in pratica nessun welfare,può attecchire in Europa,e pure da noi,dove invece esiste e come,nonostante lei parli di “finchè c’era uno stato sociale…”
    C’è ancora,caro Inglès,fanno ancora i trapianti e operazioni varie grauitamente…
    Solita rappresentazione faziosa e retorica,con un facile sottinteso….

    Infine,quanto a queste parole: “Per l’intanto si eserciti nell’odio, una qualche conseguenza di esso prima o poi verrà”,esse ben si adattano anche ad altre situazioni e soggetti.

  7. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 18:04

    Che negli ultimi anni si sia registrata una forte riduzione del potere d’acquisto dei dipendenti, a partire dagli operai fino agl impiegati e i ceti cosiddetti medi, è un fatto incontrovertibile.

    Che si sia progressivamente il ruolo ammortizatore della spesa pubblica (che in italia peraltro si distingue per il carattere inefficiente, improduttivo e clienterale è un fatto indiscutibile.

    Che vi sia in atto una sistematica azione di tagli al welfare (scuola sanita, cultura, ricerca) è un fatto sotto gli occh idi tutti.

    Questi dati sono ancor piu’ allarmanti nel mezzogiorno.

    La riduzione del welfare non vuol certo dire che l’europa si avvia ad adottare il modello usa.
    Di sicuro la crisi, il processo inarrestabile di delocalizzazione, la precarizzazione del lavoro, la perdita di diritti e di tutele dei lavoratori, lo scivolamento nell’inferno del lavoro irregolare, nero e precario anche di settori del terziario avanzato, configura una ulteriore perdita di potere d’acquisto, un’aumento delle famiglie “povere” e delle fascie a rischio di poverta’. Di fronte a questi fenomeni, l’azione dello stato è sempre più debole e impotente.

    la discriminazione emarginazione e demonizzazione degli immigrati, è un fenomeno che non coincide necessariamente con la povertà e va nalizzato distintamente.

    I flussi migratori degli anni 60-70 (due milion idi meridionali emigrati nel nord italia e e due milioni nel nord europa) avevano caratteristiche strutturali ben diverse da quelle attuali anche se producevano gli stessi fenomeni razzisti.
    Allora l’europa era in una fase di pieno sviluppo industriale e l’economia aveva una grande necessità di forza lavoro.
    Gli emigrati di allora, venivano si sfruttati, si discriminati, ma vedevano aumentata la loro capacità di acquisto, passavano da un ostato di indigenza e di poverta, a una condizione al di sopra del livello di sussistenza.

  8. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 18:24

    scusate ma mi e’ saltato un intero paragrafo.
    volevo dire che negli ultimi anni non è difficile percepire un aumento feneralizzato di cinismo nei comportamenti e nelel relazioni sociali. E’ venuta meno la solidarietà e il senso del bene comune, gli individui appaiono rassegnati al lento declino e all’imbarbarimento delle istituzioni, e cerano di affrontare i problemi in modo corporativo e “familiare”, “fregandosene” del bene comune e della legalità.
    Questi comportamenti secondo me, hanno come corollario un mutamento antropologico nella percezione dei rapporti sociali e della povertà che è vissuta nell’immaginario collettivo come una colpa ( chi è povero lo è per colpa sua) di cui sono responsabili gli stessi poveri.
    Assistere alla continua litania di licenziamenti, tagli della spesa pubblica (che comportano licenziamenti -> vedi scuola), precarizzazione del lavoro, senza che nella società scatti un meccanismo di indignazione e di consapevolezza di dover cambiare le cose attarverso un processo di resistenza, lotta e immaginazione è davvero triste e prelude alla catastrofe

  9. johnny doe il 4 ottobre 2010 alle 18:34

    @carmelo

    “…della povertà che è vissuta nell’immaginario collettivo come una colpa…”
    Non è che esageri un po’?
    Non credo che siam diventati così calvinisti!

  10. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 18:43

    @ johnny doe
    ti dirò, nell’ambiente in cui lavoro (classe media, per lo piu’ laureati) dei poveri cioè di fatto i disoccupati si dice che sono degli sfaticati, delinquenti, drogati, che vivono alle nsotre spalle, che non hanno voglia di fare un cazzo, e che è ora di finirla con i sussidi dello stato frutto delle nostre tasse;
    i disoccupati che lambiscono il livell odi povertà, da parte loro si vergogano della loro condizione e come dei ladri vanno alle mense dei poveri.
    Questi fenomeni sono ancora poco visibili ma sono numericamente, a mio parere, esplosivi.

  11. andrea inglese il 4 ottobre 2010 alle 19:08

    a carmelo, che scrivi

    “A vedere bene come stanno le cose, le politiche razziste e discriminatorie e di ghettizzazione e colpevolizzazione degli immigrati trovano maggiore consenso nelle classi piu’ povere ed emarginate, quelle che sono a loro volta piu’ sfruttate e discriminate”

    in parte è vero, ma non sempre; in Francia, caso eclatante, i comuni e le regioni dove votano in modo massiccio Front National (partito di estrema destra razzista) non conoscono la grande immigrazione né le periferie con alti tassi di disoccupazione e microcriminalità: la loro xenofobia e il loro disprezzo sono tutti “di testa”, immaginari e mentali;

    la guerra ai poveri mi sembra un fenomeno anfibio: da un lato risponde a meccanismi psicologici assai diffusi e che si ritrovano in contesti storici diversi, dall’altro è frutto di un’ingegneria ideologica ben precisa, che nasce in ambito neoliberista all’inizio degli anni Ottanta: Reagan e Tatcher, e ha un obiettivo definito: smantellare quello stato sociale, che tra i compiti storici ha appunto quello occuparsi dei “poveri”.

    La guerra ai poveri, in Francia, ad esempio, ha assunto forme di repressione poliziesca di forme di disagio psichico. Via dagli ospedali, via dall’assistente sociale, e dentro in galera.

  12. carmelo il 4 ottobre 2010 alle 20:01

    @ andrea inglese
    la tua osservazione non contraddice la mia ma anzi fa parte dello stesso meccanismo
    vorrei citare roger bartre un antropologo messicano che secondo me andrebeb studiato

    A me sembra che una parte essenziale della spiegazione della leggitimità dello stato moderno radica nelle <b<reti immaginarie del potere politico…..
    ……. nei paesi tradizionalmente democratici esiste un deficit di legittimità e si cercano nuove forme per ottenere la necessaria coesione. cio’ si riflette in una “gestione” di reti immaginarie….da un lato la creazione di reti immaginarie che mettono in azione attori con ruoli di aggressore, nemico, o terrorista, che mette in pericolo il potere stabilito [e i l suo ocnsenso],
    dall’altro lato i rappresentanti di una rete immaginaria (in parte reale) che sarebbe una maggioranaza silenziosa che accetta e cerca la coerenza, e che si sente minacciata dalla prima rete…..

    applicata nel nostro caso, diciamo che la destra utilizza la paura per creare un nemico (che cambia di volta in volta), crea cioe’ quello che tu definisci una costruzione “immaginaria e mentale”. Dall’altro la società, a partire dai piu’ poveri ed emarginati, da quelli cioè che si trovano al limite di questa frontiera immaginaria, che cerca la coerenza. l’identità, si sente minacciata dal “nemico e reagisce in modo violento e razzista.
    E’ un meccanismo quasi automatico, basta sentire i discorsi per strada nel lavoro, dappertutto, discorsi che fanno al nord al centro al sud a destra e a sinistra tra i ricchi e tra i poveri.
    La paura, come dice bauman è un ostrumento attraverso il quale si cerca e si ottiene consenso.

  13. maria(v) il 4 ottobre 2010 alle 20:58

    non lo so…stavo pensando: più che l’indifferenza, il disprezzo verso i poveri c’è sempre stato dai cani di diogene ai catari che si meritarono una bella crociata……in questa società schiavista, in particolare, che smania di farsi schiavizzare per sopravvivere, in questo che ritiene l’unico mondo possibile, sempre più inferocita dai continui sacrifici, dalle rinunce quotidiane, dalle promesse di un godimento smepre rinviato, che vive di speranze tanto più deluse quanto più si impegna a soffrire per raggiungerle con straordinari e turni massacranti . ecc ecc..c’è tutto l’odio possibile verso coloro che non ci stanno e poi verso quelli che non si lasciano flagellare a dovere e infine con quelli si son messi davanti a tutti a ricevere bastonate. è una società spregevole incattivita, e in gran parte svuotata, dall’economia, arbitro assoluto. così mi appare.

  14. johnny doe il 4 ottobre 2010 alle 21:50

    @inglès

    1- Il ‘Fn,nelle regioni del nord della Francia, ha catturato inaspettatamente il voto di protesta dei contadini francesi contro la politica agricola europea,la xenofobia e il disprezzo di testa non c’entrano nulla.
    Nei salotti parigini,magari si vedon altre cose….

    2- In Usa uno stato sociale,in pratica,non è mai esistito,Reagan o non Reagan.Si può concordare solo sul caso inglese,peraltro sconfessato dai successivi governi laburisti.

    3- “…smantellare quello stato sociale, che tra i compiti storici ha appunto quello occuparsi dei “poveri…”.

    Eh no,…il tono ed il senso del suo post andavano molto più in là dei tagli allo stato sociale,come può apparire da queste parole,altrimenti avrebbe aggiunto pure Spagna,Portogallo e Grecia,paesi non governati da liberisti…che stanno facendo le stesse cose di altri..costretti non certo da piani strategici contro i poveri….
    Lei suggerisce altro,una sorta di “razzismo” verso i poveri,una guerra ideologica voluta,preordinata e pianificata a tavolino…forse il suo.

  15. Luigi B. il 4 ottobre 2010 alle 23:19

    “Come convincersi che quelle parole, in bocca ad una normalissima casalinga milanese, siano del tutto flatus voci e che in esse non vi sia traccia alcuna di fattualità?”

    Possiamo provare a chiedere a Céline. Ah, no, è morto.

    Ora, a parte la provocazione che non ho volutamente voluto tenere per me, mi accingo a dire che questa guerra tra poveri avviene sin dall’alba dei tempi. Solo in contesti differenti, dove il libero mercato era ancora un sentimento sconosciuto e l’economia molto meno interessante del dio fuoco. Il thanatos presente in ciascun essere umano trova sempre il modo di sublimarsi aderendo mimeticamente al contesto. Cercare di fare una analisi del comportamento razzista (o di altro tipo) da un punto di vista economico è, amio avviso, talmente parziale da risultare quasi poco credibile.
    Proseguendo comunque il discorso sullo stesso piano scelto da Inglese, mi chiedo: e la lotta fra precari? la lotta fra chi ha ancora rispetto per la propria dignità e quelli invece che aspettano il rifiuto di chi gli sta davanti per accettare un lavoro sottopagato sentendosi, per questo, furbo e fortunato? Che tipo di razzismo è questo? E gli amministratori delegati che arraffano la borsa con la libera uscita milionaria poco prima che il castello di carta caschi mettendo in una pessima situazione i piccoli azionisti fregandosene altamente dei risparmi di 50 anni di lavoro? E i borghesi della grande fascia media che giocano a fare i manager e gli speculatori immobiliari comprando case e contrinuendo alla bolla immobiliare che oggi non permette ai loro stessi figli di comprarne una e a loro stesi di pagarsi il mutuo?
    È dunque una questione economica o la pezzomerdaggine dell’uomo non ha conti in banca?

    Luigi B.

  16. andrea inglese il 5 ottobre 2010 alle 01:49

    luigi b, che scrive

    “mi accingo a dire che questa guerra tra poveri avviene sin dall’alba dei tempi.”

    sì, è diffusa la percezione che la storia non esista e noi si viva un’eterna commedia delle basse passioni; ma io non ci credo, anche perché – molto semplicemente – frasi come quelle che ho riportato, anni fa non le sentivo in bocca a gente “normale”.

  17. Alan Fard il 5 ottobre 2010 alle 08:33

    flatus voci?

  18. andrea inglese il 5 ottobre 2010 alle 10:01

    grazie alan

  19. Luigi B. il 5 ottobre 2010 alle 10:08

    @ inglese: certo che non le sentivi. come non sentivi parlare di derivati, di fecondazione artificiale, di realtà aumentata, di televisori 3D, di P3 (che non è la playstation) e di tante altre cose.
    Magari era più comune, anni fa, sentire frasi come “sporco negro”, “terrone di merda” (ti assicuro che questa pare essere immortale, almeno negli ultimi 30 anni che è la mia esperienza diretta), “fittasi appartamento a studenti – NO TERRONI sporchi” (ho la foto del cartello, se vuoi te la mando), “i terroni sono come gli africani: inferiori”. Potrei continuare il lungo elenco di barbarie verbali. Non mi hanno picchiato né dato fuoco, però non mi hanno fittato molte stanze in quel di Bologna e Milano. A proposito di Bologna: vogliamo parlare delle reciproche antipatie tra borghesi dichiarati e borghesi mascherati da punkabestia? (meglio conoswciuti come bancobestia) Sapessi le risse e i lanci di bottiglie e le ferite sulla testa e le vigilesse schiaffeggiate. Lì non era esattamente questione di soldi.
    I modi cambiano così come il folklore delle espressioni, ma, in fondo, l’odio è lo stesso e le origini – a mio avviso, ovviamente – vanno cercate altrove.

    Luigi B.

  20. andrea inglese il 5 ottobre 2010 alle 10:30

    a luigi b,

    “sporco negro”, “terrone di merda”, sono insulti, forme di dichiarato disprezzo, di vero e proprio odio in molti casi, ma “bisognerebbe dargli fuoco” si pone a un livello diverso… Rimango davvero perplesso nel constatare che è una soglia nuova nella frantumazione sociale e non percepita da altri come tale.

    Tu dici le ragioni dell’odio vanno cercate altrove. Bene. Dove? Se i media non c’entrano nulla, l’informazione non gioca nessun ruolo, se l’ideologia dominante non esiste, se le politiche della lega e della destra, qui e altrove in Europa, sono ininfluenti, se tutto ciò è non assolutamente in rapporto con gli attacchi allo stato sociale, che cosa davvero conta e muove passioni di questo tipo?

  21. Luigi B. il 5 ottobre 2010 alle 10:35

    E poi – sempre ad Andrea – allora che cos’è: “questo è mio” subito dopo aver circondato un pezzo di terra numerosi millenni fa? Qual è la differenza tra una donna malchivata che in metro suggerisce di bruciare uno storpio e il borghese al bar che afferma “mi spiace un sacco per loro, ma bisognerà pur arginare il fenomeno dell’immigrazione” aggiungendo pseudo motivazioni economico-sociali alla sua affermazione. Quale la differenza tra l’operatore ecologica che installerebbe il lanciafiamma e uno qualsiasi di noi che compra jeans di marca a poco prezzo fingendo di non sapere che li ha cuciti un bambino di 10 anni o una donna che non dorme da non si sa quanto? Se vogliamo metterla sul piano economico perché l’uomo in fondo possiede una natura buona soprattutto ora che si è civilizzato (???), allora non facciamo esempi estremi. Andiamo nel quotidiano, dove certi atteggiamenti meno espliciti fanno molto più danno.
    Lugii B.

  22. Luigi B. il 5 ottobre 2010 alle 10:42

    Andrea, ma glie ebrei sono o non sono stati gassati prima della destra, della lega e di una supposta nuova frantumazine sociale? e prima degli ebrei gli eretici, e prima degli eretici chissà quanti altri e per quali ragioni. Ogni periodo storico ha le sue proprie ragioni fittizie. Quelle relmente profonde vanno indagate da un punto di vista psicologico e forse sociologico delle relazioni umane e dell’interpretazione schizofrenica dell’altro come risorsa e come minaccia. Poi, ieri erano gli ebrei, poi ci furono i terroni. Oggi ci sono gli storpi e gli extracomunitari. Domani, chissà, i banchieri!
    Luigi B.

  23. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 11:00

    @luigi
    anche se sono stato accusato di essere un “ricettacolo di luoghi comuni” e di intervenire troppo, mi preme discutere di questo argomento che un po’ conosco se non altro per essere meridionale e per essere figlio di emigrati.
    E’ vero il razzismo nei confronti dello “straniero” è una costante della storia:
    “Lo straniero, insomma, prima ancora di essere un personaggio di miti e di storie, è un’immagine o proiezione culturale, presente nella psicologia e nell’immaginario delle comunità umane, fortemente implicata nei processi di costruzione dell’identità dei popoli, delle comunità etniche e in quelle nazionali, quasi sempre caricata di valori simbolici e ideologici. Tanto più le comunità umane sono omogenee, compatte, chiuse in sè, consapevoli di una propria identità specifica, tanto più respingono gl istranieri, confinandoli nella loro diversità e accentuandone i tratti differenzianti. Ma anche: tanto più le comunità umane si sentono deboli e indifese e minacciate nella propria sicurezza e identità, tanto più le figure degli stranieri vengono caricate di valori negativi, caratterizzate attraverso tratti culturali semplificatori e rigidi, trasformate in stereotipi”. [remo ceserani]

    a me sembra che a differenza degli anni 60-70, ora siamo nella seconda situazione ipotizzata da Remo Ceserani.
    Nel 1971, in Germania, gli italiani non erano certo ben visti, ma non erano nemmeno percepiti come “una minaccia” per la sicurezza e l’identità della germania.
    Posso dire con cognizione di causa che le manifestazioni verbali di razzismo (rarissime) di cui son ostato oggetto in Germania non hanno niente a che vedere con l’odio feroce, esplicito, che si traduce in comportamenti istitituzionali incivili, di cui sono oggi protagoniste le destre.
    Perchè sta avvenendo questo?
    secondo me i motivi sono molti:
    la globalizazione, il lento disfacimento degli stati nazionali, hanno prodotto un processo di frantumazione e liquefazione dell’identità (su questo bauman ha scritto un bel po’), generando paura e insicurezza;
    Il processo di delocalizzazione industriale, la profonda crisi economica, la perdita di potere di acquisto non solo degli operai e dei dipendenti e dei piccol iocmemrcianti e artigiani, ma anche delle cosiddette classi medie, la fine delle certezze sulle magnifiche sorti progressive dello sviluppo genera paura e insicurezza;
    il taglio del welfare in tutti i paesi europei, genera paura e insicurezza.
    Di fronte a questi fattori destabilizzanti, si è innescato negli ultimi anni un processo migratorio di dimensioni bibliche: si parla di un flusso che ha gia’ raggiunto 150 milion idi persone.
    Un flusso inarrestabile, nonostante i muri (USA) i respingimenti.

    Il flusso migratorio odierno ha radici ben diverse di quello degli anni 60-70 (allora l’economia era in crescita….) e avviene in contesti economici attarversati da una profonda crisi economica e identitaria.
    Se a cio’ si aggiunge il taglio del welfare quello che abbiamo davanti ai nostri occhi è una polveriera che puo’ esplodere da un momento all’altro.
    spero di aver dato un contributo alla discussione e non solo rigurgitato luoghi comuni come la gentilissima signora sascha mi ha poc’anzi informato.

  24. stefano il 5 ottobre 2010 alle 11:38

    Nessuno che ha sottolineato l’intento socializzante di questo razzismo di facciata. Sparare sul “negro” è come parlare dell’ultima sconfitta della squadra cittadina: si dà addosso all’allenatore o a quel brocco dell’attaccante perché non si sa di cos’altro parlare. è la discussione a portata di tutti perché il razzismo è un atteggiamento alla portata di tutti: cosa ci vuole ad ascoltare la pancia? è persino liberatorio.

  25. andrea inglese il 5 ottobre 2010 alle 12:33

    a stefano,

    in realtà proprio carmelo in uno dei suoi primi interventi ricordava questo aspetto, che è senz’altro importante. Non per nulla io pianto subito grane quando sento questo tipo di frasi. Nei fatti non cambia granché, ma almeno mando in malora il fenomeno di “ricompattamento” identitario. Infatti alla fine s’incazzano contro di me, come contro un negro o il rom, e la frontiera dell’odio ci passa di colpo attraverso, tra italiani purosangue!

  26. Larry Massino il 5 ottobre 2010 alle 13:46

    Mi scusino i signori Inglese e Carmelo, ma cosa cambia tra denigrare e offendere il diverso quando si tratta di straniero sgradito in quartieri periferici, e fare lo stesso qui, in un quartiere letterario centrale, verso commentatori sgraditi, quando si permettono di andare contro la linea mediana? E’ giusto invitare gli altri a ignorarli, denigrarli con tecniche puerili tipo lo storpiamento dei nomi, arrivare al punto di censurarli, come è successo proprio a me in questo democraticissimo blog? Non equivale il vostro comportamento all’invito a tornarsene a casa loro rivolto agli sgraditi immigrati? L’architetto Biondillo, infatti, è successivamente arrivato anche a farmi l’elenco degli stati nei quali mi potrei rifugiare lasciando in pace il vostro. Andiamo…

    carmelo
    Pubblicato 26 luglio 2010 alle 17:53 | Permalink

    Uno dei problemi che maggiormente si incontrono nelle discussioni aperte è, come noto, l’azione dei disturbatori, che alimentano polemiche fini a se stesse e inquinano la discussione.
    Che io sappia c’e’ un solo sistema per colpire neutralizzare questi virus:ignorarli completamente, giacchè qualsiasi risposta o replica a prescindere dal suo contenuto, no fa altro che esaltarli e perseverare nella loro azione di disturbo.

    #
    andrea inglese
    Pubblicato 26 luglio 2010 alle 18:03 | Permalink

    carmelo,

    hai ragionissima; e lascerò al libero-pensamento l’ultima Z; ma i “disturbatori”, come li chiami tu, ogni tanto sono anche un diversivo alle noiose incombenze quotidiane.

  27. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 14:35

    minchia oggi a quanto pare tutti si divertono al tiro al bersaglio !
    qualunquista, ricettacolo di luoghi comuni e revisionista prima;

    non ho il potere ne il desiderio di censurare nessuno, nè mi piace insultare le persone.
    cerco di discutere argomentando magari male magari qualunquisticamente ma ognuno fa quel che puo’;
    se ritengo che una persona piu’ che discutere vuole solo produrre azioni di disturbo la ignoro esercitando un diritto che peraltro non nega il dirritto a nessuno
    @Larry Massino
    mi dispiace che tu ce l’abbia con me, mi piacerebbe di piu’ se tu ce l’avessi con le mie opinioni in modo da poter consentire un libero e fruttuoso confronto per entrambi.
    Se non ricordo male ho persino osato condividere le tue opinioni riguardo alla marginalità in qualche post addietro.
    Perchè dunque ti senti offeso e discriminato dalla mia persona che non ha nessun potere di censura nemmeno se lo volesse?

  28. andrea inglese il 5 ottobre 2010 alle 15:41

    a Luigi,

    “Andrea, ma glie ebrei sono o non sono stati gassati prima della destra, della lega e di una supposta nuova frantumazine sociale?”

    Proprio questo è il punto. Se diciamo che l’odio nei confronti dell’indigente e dell’escluso è sempre esistito tale e quale, allora bisogna capire perché lo sterminio di massa realizzato durante la Seconda guerra mondiale non sia il funzionamento “normale” degli stati nel corso della storia. Su quello sterminio ormai esiste una significativa bibliografia, che si occupa di rispondere a questa domanda: come mai un certo disprezzo diffuso e da sempre radicato verso le minoranze ecc. ecc. si trasforma in odio, e in un odio capace di realizzare i suoi obiettivi. A questo punto è inevitabile passare dai proverbi sull’eterna cattiveria umana ad un’analisi storica e circostanziata delle condizioni che hanno provocato e favorito l’eccezione, ossia il genocidio degli ebrei e l’ammazzamento massiccio delle minoranze.

    a carmelo,

    hai ragione, il discorso sulla figura dell’immigrato come capro espiatorio è importante e pure quello sull’attuale fenomeno migratorio in Europa; io l’ho toccato in passato qui: https://www.nazioneindiana.com/2007/12/04/quelli-che-vengono-dallaltro-mondo-antagonisti-o-donatori-2/. Ma anche in questo caso, è evidente il gioco di propaganda politica, che mette i lavoratori non qualificati in guerra tra loro, italiani contro immigrati, per meglio regnare su di un mondo del lavoro atomizzato.

    A me interessava però mostrare questa crescita del disprezzo e dell’odio verso il povero, in un paese che, per altro, proclama costantemente le sue radici cristiane, la sua condivisa cultura cattolica, che sulla carità è basata. Tocchiamo, qui, un vero punto estremo di ipocrisia: cattolici sì, ma bruciando il povero.

    Detto questo, credo che la grande eredità che noi avremmo davvero da difendere con i denti, sia contro la nostra destra, sia contro le culture dei paesi emergenti, sia proprio l’idea di stato sociale, che a sua volta si basa su una concezione non discriminatoria della cittadinanza. Difesa della cittadinanza e dello stato sociale, in realtà, si tengono.

  29. Luigi B. il 5 ottobre 2010 alle 15:52

    Ç”come mai un certo disprezzo diffuso e da sempre radicato verso le minoranze ecc. ecc. si trasforma in odio, e in un odio capace di realizzare i suoi obiettivi.”

    Andrea, credo che parliamo della stessa cosa ma da prospettive opposte. Tu ti chiedi come sia possibile che il disprezzo radicato sia capace di manifestarsi in odio violento come la gassificazione degli ebrei o la cremazione dei marocchini. Io, invece, mi chiedo come questo non accada molto più spesso. Per me l’eccezione non è quando accade ma quando non succede. E se non succede è grazie(?) ad un certo equilibrio instabile conquistato casualmente dalla società. Ma pur sempre instabile. Altrimenti che qualcuno mi spieghi come milioni di persone hanno seguito un pazzo che gassificava della gente a caso per il mondo.

    Cio’ che noi dobbiamo conquistare più che difendere è l’autonomia dalle innumerevoli seghe socio-antropologiche e ficcarci nella testa bacata che intellettuali, operai o marocchini musulmani convertiti al buddismo abbiamo in comune il DNA. Quello che ci fa vivere tutti e che tutti ci fa morire. Perché moriremo tutti. L’uomo invece pensa che non sia così. E i modi per ammazzare il tempo sono i più vari, purtroppo.

    Luigi B.

  30. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 16:32

    uno dei motivi dell’avversione verso gli immigrati nei paesi europei negli ’70 era determinato proprio dal fatto che gli stessi, disposti ad accettare salari relativamente piu’ bassi, di fatto frenavano la crescita dei salari degli operai autoctoni. C’era quindi una motivazione economica molto forte. “la guerra dei poveri” è sempre stato uno strumento di divisione della classe operaia.

    Difendere lo stato sociale è, o meglio, dovrebbe essere una priorità, è la piu’ grande conquista sociale del XX secolo.
    Ma il problema in italia è doppio. Perche’ lo stato sociale nel nostro paese è inefficiente, improduttivo e clientelare.
    Negli ultimi giorni si son osuicidate tre persone, tra cui un giovane palermitano di 29 anni che aveva appena finito il dottorato di ricerca a pieni voti. Gli avevano detto che non c’era posto per lui nell’università.
    I misfatti clientelari (nomine di docenti amanti,nipoti,cognati etc etc) dell’università di palermo fanno orrore

  31. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 17:01

    @ inglès

    ““sporco negro”, “terrone di merda”, sono insulti, forme di dichiarato disprezzo, di vero e proprio odio in molti casi, ma “bisognerebbe dargli fuoco” si pone a un livello diverso… .”

    Si vede che l’inglès dormiva,se c’era.
    Dicevano dei terroni,”bisognerebbe farli fuori tutti” o “non si affitta ai meridionali”e in Gemania,”vietato l’ingresso a cani e meridionali”.

    Ma tutto il post è strumentale ,esagerato come le risposte (” Tocchiamo, qui, un vero punto estremo di ipocrisia: cattolici sì, ma bruciando il povero”).Ma che cavolo va dicendo?
    E’ovvio che tale forzature sottindendono e si propongono altro.. da quello che apocalitticamente,come suo stile,espone.
    Un giochino molto in voga.
    E gli ipocriti stanno anche massicciamente da altre parti…..

    Inoltre metter sullo stesso piano i problemi creati da uno dei più massicci esodi verso l’Europa con stragi tristemente note di minoranze ,come ha fatto comicamente quella carneade lussemburghese,è solo strumentale,come l’odio a prescindere che l’inglès vede dappertutto,ignorando i reali problemi che certe situazioni comportano.

    A proposito di odio,ci sono molti modi per farlo attecchire…..vero inglès?

  32. caracaterina il 5 ottobre 2010 alle 17:25

    “Io, invece, mi chiedo come questo non accada molto più spesso. Per me l’eccezione non è quando accade ma quando non succede.” Non avviene più spesso di quanto sarebbe, diciamo così, “naturale”, proprio da quando la “questione sociale” è stata posta come tale dallo e allo Stato liberale, ovvero da circa 150 anni o giù di lì. E’ da allora che, nei paesi occidentali, si è cominciata a percepire una soglia differenziale fra la semplice e probabilmente immortale espressione di intolleranza e disprezzo anche violento del “diverso” ( sempre assimilato al povero, allo straccione, al disgraziato, alla canaglia o senza fissa dimora o con una dimora fissa ma ghettizzata in quartieri specifici e da evitare) e la prassi violenta anche se solo prassi verbale.
    Sulla questione antropologica (o forse proprio biologica, anche se parlarne in questi termini è concettualmente un piano inclinato pericolosissimo) della lotta per la sopravvivenza si innesta inveitabilmente il discorso storico. Oggi l’oppressione dell’uomo sull’uomo ha la forma del neoliberismo dell’età della globalizzazione, il XIX e il XX secolo ne hanno conosciute altre, l’Ancien Regime altre ancora e così via retrocedendo. Ma il salto di qualità, il precipizio della violenza fattiva che trova l’appoggio e il consenso delle masse è un fatto storico non casuale: intanto dipende dall’esistenza delle masse come soggetto sociale (e qui torniamo al XIX secolo), poi da fattori economici, il tutto rielaborato da soggetti politici che trovano il consenso. La centralità dei fattori economici legati alla complessità dell’economia-mondo nata nel XVII-XVIII secolo e arrivata alla globalizzazione odierna è, mi sembra, indiscutibile.
    Espungere la narrazione della Storia con i suoi soggetti ed elementi differenziali per osservare la realtà, ha una funzione consolatoria e deresponsabilizzante: tutto diviene uguale a tutto, la repressione dei catari del reame di Provenza voluta dalla guerra santa papale appoggiata dai nobili francesi del centro nord della Francia e la gassificazione degli ebrei nella Germania (e nel resto d’Europa) nazista. Le stragi e le violenze NON sono tutte uguali se viste con l’occhio della Storia. E dire che l’umano è l’essere più cattivo del pianeta, pur essendo una pura verità, non ci esime dall’indagare le condizioni in cui questa cattiveria si esprime con maggiore intensità e con efficacia più grande a causa di un più elevato sviluppo tecnologico e organizzativo.

  33. sergio garufi il 5 ottobre 2010 alle 17:26

    Io non trascurerei un dettaglio illuminante. Il fatto che gli insulti abbiano sempre a che fare con l’igiene. Sporco negro, sporco ebreo, sporco marocchino, sporco zingaro, e pure il semplice terrone, che allude non solo al mestiere vile di lavorare la terra, ma pure alla sporcizia che questo implica. L’igiene è la misura della civiltà di un popolo, la prova della sua superiorità, da salvaguardare a ogni costo. La guerra marinettiana, sola igiene del mondo. La pulizia etnica di Srebrenica. L’Occidente che se ne lava le mani. Eppure per secoli eravamo noi i luridi. Noi cristiani. Orgogliosamente lerci e maleodoranti. L’unica grande religione priva di regole di pulizia, rituali di abluzione. San Francesco e Sant’Agnese non si lavarono mai, e neppure cambiarono veste. Essere “in odore di santità” significava puzzare. Il tanfo come dimostrazione delle virtù morali. Anche la medicina del tempo lo sosteneva: lavarsi apre i pori della pelle e fa entrare le infezioni. Nell’antica Roma era il contrario. La cultura delle terme ovunque, associata più all’edonismo e al piacere che alla salute. Non a caso spesso ospitavano i bordelli. E poi il candidato politico, che veste di candido perché è integerrimo. Il bianco più bianco del bianco. La pulizia è terreno di scontro pure nei rapporti sentimentali. I gender studies al cesso. “Cerco donna seria, onesta e pulita“. L’uso del bidè, la tavoletta alzata, il verso con cui scende la carta igienica. Le statistiche sulla preferenza femminile per la doccia mattutina e quella maschile per il bagno serale. Chi dà più importanza alla dimensione pubblica, lavorativa, e chi a quella intima e privata. La brama di assoluto degli innamorati: un amore a ph neutro, un amore senza macchia.

  34. caracaterina il 5 ottobre 2010 alle 17:43

    Centratissimo Garufi. Ma allo stesso modo si potrebbe sostenere anche l’accusa fodamentale di “rubare”. Il timore della violazione della proprietà privata come declinazione della violazione della propria intimità, nonchè della propria purezza ecc. O, al contrario, l’esibizione della propria sporcizia e della volontà di distruggere la proprietà privata come promessa di una palingenesi.
    Ma la domanda è: in quali condizioni storiche si passa dall’evitamento reciproco dei gruppi in conflitto sul tema dell’intimità (della vita), alla scena successiva dei gorilla che si battono i pugni sul petto per fare tanta paura e mettere in fuga l’altro senza dover combattere (più o meno la fase attuale delle società occidentali), a quella poi definitiva della lotta a sangue e senza esclusione di colpi?

  35. caracaterina il 5 ottobre 2010 alle 17:47

    Ah, non dimentichiamo il terzo topos, quello sessuale. La paura che le femmine degli ex babbuini che siamo vengano stuprate ecc. ecc. Altra declinazione della paura che l’intimità (la purezza. la proprietà, la sfera del sesso = la vita) venga violata. Le costanti, insomma. Ma, le variabili?

  36. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 18:08

    quello che dice sergio garufi è vero anzi verissimo.
    In america la prima cosa che gli indios notarono degli spagnoli è che “puzzavano”. I latinoamericani che vengono in Europa la prima cosa che notano è che gli europei si lavano poco.
    l’ideologia del razzismo è associata all’idea di purezza:l’uomo bianco puro e incontaminato.
    tornando ai fatti i poveri sono per definizione, brutti sporchi e cattivi, in ogni latudine del pianeta. Se vivi in una baracca dove non c’e’ acqua non ci son ofogne e se per mangiare si rovista nella spazzatura.
    @jonny doe
    “i problemi creati da uno dei più massicci esodi verso l’Europa..”
    è proprio questo il punto secondo me. L’occidente si sta dimostrando incapace di governare questo esodo di proporzioni giagantesche, che viene affrontato secondo me in modo irrazionale.

    Quanto alle cose che i tedeschi dicevano degli italiani, ne dicevano di peggio, ma non sono mai state adottate misure legislative o amministrative di discriminazione. Noi vivevamo in un palazzo dove erano tutt i tedeschi e godevamo degl istessi diritti sociali dei tedeschi (assitenza, scuola, sussidi di disoccupazioni, etc..)

    Il razzismo nei confronti degli stranieri al di la delle battute, non si è mai trasformato in episodi di intolleranza. Ma soprattutto i tedeschi non avevano paura non si percepiva quella paura irrazionale ed alimentata ad arte da talune forze politiche.

    Insomma, il fenomeno della lega, che pubblicamente a partire dai suoi organi di informazione e dai suoi rappresentani istituzionali, è apertamente e pubblicamente razzista, e laddove ha il potere amministrativo (i sindaci) adotta con orgoglio e arroganza misure discriminatorie (per esempio sull’assegnazione delel case) è un fenomeno di oggi impensabile 20 anni fa.
    l’episodio di reggio calabria ai danni degli africani fa rabbrividire.

    L’atteggiamento comune della maggioranza degli italiani è irrazionale. Perche’ ad essere razionali sappiamo che il nostro welfare senza le badanti crollerebbe, sarebbe alla frutta.
    un anziano ricoverato in ospedale costa 500 (cinquecento) euro al giorno. Quanto costa una badante al mese?
    E quanti di quelli che si divertono a disprezzare gl istranieri, non hanno una badante in famiglia ?
    E perche’ facciamo tutti quanti finta di non vedere che se ancora esiste l’industria conserviera in italia l odobbiamo alal schiavitu’ degli africani che raccolgon opomodori per una miseria?
    Un esodo massiccio crea dei probllem idi comunciazione e di integrazione, ma la specie umana ha risolto i problemi sempre con i lcervello e non con i lbasso ventre.

  37. Luigi B. il 5 ottobre 2010 alle 18:12

    “la “questione sociale” è stata posta come tale dallo e allo Stato liberale, ovvero da circa 150 anni o giù di lì. E’ da allora che, nei paesi occidentali, si è cominciata a percepire una soglia differenziale fra la semplice e probabilmente immortale espressione di intolleranza e disprezzo anche violento del “diverso” ( sempre assimilato al povero, allo straccione, al disgraziato, alla canaglia o senza fissa dimora o con una dimora fissa ma ghettizzata in quartieri specifici e da evitare) e la prassi violenta anche se solo prassi verbale.”

    Cara caterina: ma che stai a di’? Voglio dire: certo, è come dici tu. Ma davvero tu ci credi? No, perché altrimenti vuol dire che la questione sociale funziona malissimo e solo entro i confini occidentali (visto ce ce ne sbattiamo altamente di tutto il resto del genere umano che vive sull’altra sponda del mediterraneo). Ed entro tali confini nemmeno tanto bene. Quindi: di che questione sociale stiamo parlando? viviamo nello stesso occidente? Guardi troppo TG1?

    Ma perché non rileggiamo tutto Céline e la smettiamo tutti di farci le seghe mentali? Che non vuol dire lasciam pure che le signore desiderino incendiare gli storpi, ma nemmeno stare qui a scovare le radici epistemoisteriche del buco di culo che allo specchio si crede Giove (sempre Céline).
    Altro che economia, altro che questione sociale. Qui c’è da insegnare alla gente a morire perché si possa iniziare a sperare in una vita “degna” e non sperperata dietro molte cose che ne provocano molte altre tutte assolutamente inutili.

    Luigi B.

  38. sergio garufi il 5 ottobre 2010 alle 18:23

    tutti i simboli di purezza, quindi le donne stuprate e le violenze ai bambini. gli zingari che li rubano, i comunisti che li mangiano, gli ebrei che li uccidono e torturano (i processi fino al 1890, in cui si sosteneva la prova delle azzimelle per celebrare la Pasqua ebraica imbevute col sangue dei bambini cristiani; il bambino che deve morire fra i tormenti perché il suo sangue sia proficuo alla salute dell’anima giudaica). forse il vero impegno intellettuale dovrebbe consistere in una profilassi di igiene mentale, smascherando le trappole retoriche e gli inganni del c.d. senso comune.

  39. caracaterina il 5 ottobre 2010 alle 18:24

    Effettivamente, Luigi B., la “questione sociale” funziona malissimo, nel senso che resta sempre una brutta “questione” piena di casini (il che però non significa che non sia stata posta ecc.);
    Effettivamente, riguarda fondamentalmente il mondo occidentale, un mondo che non è l’unico ad agire sul pianeta anche se si è sempre comportato – e si comporta – come se l’unico fosse. E adesso un po’ mal gliene incoglie. Ma è del mondo occidentale e dei suoi abitanti che stiamo parlando. O no?
    p.s. Che c’entra il TG1? Dico davvero, spiegamelo, perchè sono anni che non lo vedo. S’intende che la richiesta non intende disturbare minimamente la rilettura di Celine.

  40. caracaterina il 5 ottobre 2010 alle 18:33

    garufi, dopo quel che hai scritto, che senso dare alla tua “profilassi di IGIENE mentale”?

  41. sergio garufi il 5 ottobre 2010 alle 18:36

    era una ripetizione voluta, adoperavo quelle stesse categorie per dire che “sporco” è innanzitutto chi pensa male.

  42. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 20:08

    @garufi

    “Nell’antica Roma era il contrario. La cultura delle terme ovunque, associata più all’edonismo e al piacere che alla salute. Non a caso spesso ospitavano i bordelli. E poi il candidato politico, che veste di candido perché è integerrimo”

    Peccato garufi che i romani erano anche grandi intenditori di pulizia etnica.

    “..forse il vero impegno intellettuale dovrebbe consistere in una profilassi di igiene mentale..”

    Certo,a patto di farla dapperutto e in tutti i tempi,cosa sempre molto dubbia,e non solo per gli esempi che indica lei.

    Pare che l’occidente sia diventata una latrina immonda,con gente che si vergogna di essere occidentale (patetico!),che si batte continuamente il petto in preda all’euforia di confessar peccati,che chiede scusa a tutti anche al proprio gatto,che pensa che dappertutto sia meglio…
    Quando ,a questo ritmo,la ridicola Europa sarà islamizzata e un’altrettanto ridicola Chiesa distrutta, ci penseranno loro,così liberali e aconfessionali,a curare le teste cosparse di cenere e la penosa estenuazione della ragion critica di tante anime belle d’occidente !
    In panchina,ma mica poi tanto,ci son sempre i cinesi,altri campioni di libertà,nel caso…forse anche più probabile.
    Certo,diversi intellettuali si adegueranno,come sempre successo…
    Accadde l’identica cosa all’Ancien Regime,dove una classe estenuata di testa e di corpo accoglievano sorridenti nei salotti i loro boia futuri.
    Ma almeno erano spiritosi e allegri e meno piagnoni…
    Forse è proprio l’ora di Spengler..

    @carmelo

    Lei dipinge una condizione idillica che per diversi anni non è mai esistita per gli immigrati italiani in Germania.Erano considerati al pari di animali,disprezzati e odiati,come sottorazza,e non avevano certo i diritti dei tedeschi.
    Sa quanti ce n’erano clandestini e senza diritti?

    @luigi B.

    “Ma perché non rileggiamo tutto Céline e la smettiamo tutti di farci le seghe mentali….ma nemmeno stare qui a scovare le radici epistemoisteriche del buco di culo che allo specchio si crede Giove (Céline).

    Eh sì,…sarebbe meglio, invece di Moccia,Wu Ming…e l’inglès.

  43. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 20:31

    @garufi

    benvenuto mastro lindo del pensier in candeggina,i lindi Romani=pulitori etnici,(questo l’ho aggiunto io a completamento del suo pensiero igienico).
    Come la mettiamo invece con Attila e Gengis Khan,che proprio lindi non erano? E’ meglio lasciar star le terme e i deodoranti!
    Per il resto,come lei saprà,purtroppo a pensar male spesso ci si azzecca…

  44. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 21:28

    @ jonny doe
    per favore dammi del tu

    io veramente piu’ che dipingere, racconto un’esperienza:
    ho vissuto in germania, ho frequentato una scuola tedesca ho lavarato in fabbrica 3 mesi all’anno dal 74 all’82.
    In Germania non c’erano clandestini perchè non solo gli italiani non ne avevano bisogno, ma c’era una forte richiesta di manod’opera.
    c’era si il lavoro nero specie nell’edilizia
    ovvero pagavano al nero 20 marchi all’ora e di quei 20 marchi
    8 se li prendevano i “caporali”, cioè italiani che sfruttavano altri italiani.

    Poniamo il caso comunque, che le cose che affermi siano vere (??), converrai che a maggior ragione un popolo che per cento anni è emigrato in tutto il mondo, a cominciare dai padani (prima ondata), dovrebbe essere in linea di principio piu’ tollerante verso gl istranieri.

    in ogni caso caro il mio jonny doe, io mi tengo i miei tedeschi e tu ti tieni il tuo Borghezio e il tuo berlusconi, perche’ mi pare che tutta la tua invettiva vuole solo giustificare le politiche criminali attuate da questo governo che tanto ti piace, che cincicamente restituisce al signor geddafi non sol ogl iextra comunitari ma anche i rifugiati politici

  45. Larry Massino il 5 ottobre 2010 alle 22:27

    @Johnny Doe

    ” Pare che l’occidente sia diventata una latrina immonda,con gente che si vergogna di essere occidentale (patetico!),che si batte continuamente il petto in preda all’euforia di confessar peccati,che chiede scusa a tutti anche al proprio gatto,che pensa che dappertutto sia meglio… ”

    Mi permetto di osservare che le sue idee letterarie, all’apparenza delle poche righe del post quasi sempre corrette, sono distanti anni luce dalle sue idee politiche, reazionarie è dir poco, assolutamente funzionali all’impaurismo attraverso il quale le destre europee cercano di ottenere o mantenere il consenso elettorale. L’Europa non diventerà islamica, anche se a me piacerebbe vederla una volta vittima invece che carnefice: rimarrà MASSONICA e CRISTIANA. Anzi, c’è da temere che mediante questa strana alleanza continuerà a fare politiche colonialiste, come ha sempre fatto, almeno dal punto di vista economico, massacrando intere popolazioni. Anche in questo senso terrei d’occhio le ciniche tesi favorevoli a un radicale abbattimento demografico, provenienti dai vertici massonici; l’investimento delle grandi fondazioni benefiche in Africa, a partire da quella di Bill Gates; il lavoro di evangelizzazione mai interrotto nei paesi più poveri dell’Africa stessa. Se poi il colonialismo dovesse avere una sterzata reale, e tornasse a essere quello che era, vera e propria occupazione militare, tanti temerari come lei, Johnny, sembrano pronti a sacrificarsi per portare la civiltà agli zulù, magari immaginando di ripercorrere le gesta di Céline, che fu sì un enorme scrittore, ma un uomo non all’altezza dei suoi scritti, almeno nella fase cosiddetta ” patriottica “.

  46. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 22:35

    @carmelo

    1- ho detto per diversi anni,nel ’74 eran rose e fiori rispetto alle ondate migratorie anni ’50-60.
    Non poniamo,sono vere.Informati.

    2. qui non si tratta di tolleranza,ma d’esser ciechi di fronte a certe situazioni spesso trattate alquanto retoricamente ed in ordine ad altre finalità.

    3-io non mi tengo nè tedeschi nè altro,non sto imbrancato con nessuno ,non ho bisogno di giustificar nessuno nè con invettive e tantomeno me stesso replicando in sintonia alle tue ultime fesserie in grassetto.
    Capisco che a te piace subito etichettare le persone con il solito riflesso pavloviano di “chi non è da questa parte è dall’altra”,uno dei più triti e patetici luoghi comuni a cui sei tanto affezionato.

  47. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 23:01

    @jonny doe
    continui a vantare conoscenze che non hai
    la tua arroganza è pari alla tua ignoranza
    cher cazzo ne sai tu di come venivano trattati gli italiani dai tedeschi?
    l’emigrazione in germania è iniziata nel 1955
    dopo la stipula di un accordo firmato il 20 dicembre del 1955.
    Il che vuol dire che la germania aveva bisogno di forza lavoro a buon mercato e l’italia aveva una massa di poveri e affamati che cercavano lavoro
    Quindi tanto per cominciare non c’e’ mai stato in germania il fenomeno dei clandestini italiani.
    nella meta’ degl ianni ’60raggiunge le 400.000 unita’, negli anni 70 si stabilizza sulle 600.000 unità.
    Le mie informazione sono di prima mano, sono nato in un paese che ha vissuto il dramma dell’emigrazione sin dal dopoguerra, prima nelle americhe e in australia poi in europa.
    Gli episodi di razzismo che sono esistiti e documentati sono carezze rispetto all’orrore di oggi.
    I primi emigrati del ’55, venivano ospitate nelle baracche, ovvero prefabbricati dotati di cesso acqua e luce (che per esempio nel mio paesello non c’erano perche’ l’energia elettrica è arrivata alla fine dgel ianni 60).
    Io non etichetto nessuno ma la tua arroganza e il tuo cinismo il tuo modo di argomentare cinico e offensivo si lo etichetto e mi nausea pure.

  48. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 23:03

    @larry

    Non so che ci sia di reazionario nell’osservare l’evolversi di certe situazioni,mi da solo fastidio questo continuo mea culpa e piagnisteo dell’occidente,che non è nè meglio ne peggio del resto del pianeta.
    Come si è visto nella storia e si vedrà ancora.
    E’ stato il suo turno d’aguzzino,toccherà ad altri,o crede che il mondo si adeguerà al voler essere delle anime belle.
    Non so e non m’interessa granchè la fine che farà l’Europa,se resterà massonica e cristiana (anche se ho qualche dubbio),o se cambierà padrone,ma certo che la sua visione futura di un nuovo colonialismo militare mi sembra alquanto azzardata,nonostante Gates e compagni.
    Quanto ad una mia eventuale partecipazione alle gesta militari che lei auspica,naturalmente come mercenario ,temo di deluderla non avendo interesse a portare nessuna civiltà a nessuno,ci son già in troppi che ci pensano e che han le chiavi di quel che si deve fare o non fare.

    Sa quanti uomini non sono all’alteza dei loro scritti in tutte le loro fasi!
    Non c’è bisogno di scomodar Cèline.

  49. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 23:12

    Mi pare che arroganza ed ignoranza e pure qualcos’altro sian tue prerogativa,come anche qui si vede.
    Sull’emigrazione in Germania potrei saperne anche più di te,specialmnte sulle prime ondate,ma mi astengo dar far gare d’arroganza con te,che non sei stato il solo emigrante.
    I clandestini pagati pure in nero,c’erano e come,così come le organizzazioni mafiose che se ne occupavano.
    Perchè poi l’argomentare cinico sarebbe arrogante?
    Gurda che cinico non è un’offesa,che c’è di male ad esserlo.
    Oltre che etichettare a tuo uso e consumo le persone,magari cerca anche di etichetare il significato delle parole.

  50. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 23:13

    Naturalmente il commento precedente era per Carmelo

  51. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 23:20

    @larry

    Una curiosità e una domanda in generele: perchè mai le idee letterarie dovrebbero essere vicine alle idee politiche di una persona?

  52. Larry Massino il 5 ottobre 2010 alle 23:27

    @Johnny Doe

    io e lei sulla politica ci pigliamo poco, già altre volte abbiamo discusso… non credo di esagerare nel considerare reazionarie e funzionali alle destre xenofobe sue tesi come quella riportata nel mio commento precedente, o come questo: ” Quando ,a questo ritmo,la ridicola Europa sarà islamizzata e un’altrettanto ridicola Chiesa distrutta, ci penseranno loro,così liberali e aconfessionali,a curare le teste cosparse di cenere e la penosa estenuazione della ragion critica di tante anime belle d’occidente ! ” Secondo me scrivere e pensare certe cose vuol dire fare appello all’orgoglio patriottico e xenofobo, in ogni caso vuol dire alimentarlo. Può darsi che mi sbagli e me lo auguro, ma ci spero poco, perché il suo terrore di un’Europa islamizzata mi indica che lei immagina gli europei come esseri superiori agli arabi o agli africani. E non dica se ne stessero a casa loro, perché noi europei a casa nostra non siamo mai stati…

  53. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 23:28

    @jonny doe
    potresti ma non sai un bel niente come dimostrato dalle menzogne che hai detto.
    il cinismo è un tratto comune della destra che rappresenti e che sta portando al disastro questo paese. L’arroganza pure. potresti scrivere al soldo di silvio nel cui giornale l’arroganza e i lcinismo abbondano. O magari intrattenere i padani su radio padania.
    La tua patetica difesa dell’occidente (stile borghezio) ne è un esempio.
    in tutti gli interventi non hai mancato di insultare nessuno. e non ha mai argomentato un bel niente.
    Du hast keine Ahnung davon Herr berluschino.
    chiuso
    ———————–
    non voler vedere la differenza tra i flussi migratori del dopoguerra fino agli ’80, che erano voluti cercati e governati in qualche modo dai paesi di accoglienza, con i flussi di fine secolo che sono osteggiati clandestini e gestiti in modo irrazionale, con la complicità di forze politiche che alimentano la paura e sulla paura costruiscono le loro fortune politiche è un grave errore politico che rischia di far esplodere conflitti incontrollabile. Chi studia la realta’ del’immigrazione clandestina lo denuncia da tempo e resta inascoltato.

  54. carmelo il 5 ottobre 2010 alle 23:34

    il pensiero di jonny doe
    ” Quando ,a questo ritmo,la ridicola Europa sarà islamizzata e un’altrettanto ridicola Chiesa distrutta, ci penseranno loro,così liberali e aconfessionali,a curare le teste cosparse di cenere e la penosa estenuazione della ragion critica di tante anime belle d’occidente ! ”

    pensiero dell’europarlamentare borghezio europarlamentare trovato a caso uno dei tanti
    “”Sarebbe gravissimo pero’ chiudere gli occhi di fronte ad un progetto di conquista dell’Europa pericoloso per la nostra liberta’ e per la nostra identita’ culturale e religiosa”

    a questo punto consiglio invece di leggere il replicante jonny doe di ascoltare l’originale

    http://www.youtube.com/watch?v=g_VfYTwetwc&feature=player_embedded

  55. Gibril Al-Halim il 5 ottobre 2010 alle 23:42

    ‘assa fa ‘a marònna!!!

  56. johnny doe il 5 ottobre 2010 alle 23:55

    @larry

    Larry non sia così semplicistico ,non è da lei!
    Guardi che è fuori tiro,io non faccio appello a nessun patriottismo,non ho nessun terrore di nessuno,proprio perchè non m’importa un accidente delle sorti europee.Osservo soltanto che sta succedendo e non m’importa egualmente a che possano essere funzionali o di che altro possano esser oggetto le mie parole.
    Guardiam le cose da prospettive diverse,forse la sua più politica,ma non la mia.
    Quanto alla superiorità,per me ci son solo due categorie:gli stupidi e quelli che non lo sono.

    @carmelo

    ok,povero carmelo,come vuoi tu cercati un altro interlocutore per sfogarti..(a proposito del “tu”lo volevi per insultar meglio? ti accontento nel finale),
    D’accordo,La Rochefoucauld e Diogene erano berlusconiani!
    Ha proprio ragione un insospettabile che pur in altro contesto ha detto:
    “Il problema è il cavallo, non il Cavaliere”
    A questo punto anche il cavallo è inadatto,magari meglio l’asino..

  57. Larry Massino il 6 ottobre 2010 alle 00:12

    @Johnny Doe

    Infatti, Johnny, non si capisce come si possa passare dalle sue quasi sempre condivisibili idee letterarie a idee politiche così equivocabili. Mi permetta un consiglio: stia lontano dalle questioni politiche: la politica, quale che ne sia la ragione, non è il suo campo. D’altra parte, il pensiero politico è contenuto anche nei ragionamenti letterari, dai quali io deduco nichilismo, forse anarchismo, ma non quella robaccia che non posso fare a meno di rimproverarle quando si esprime su questioni più propriamente politiche. Contento di apprendere che non ritiene nessuno superiore a nessuno. Condivido la divisione degli uomini tra gli stupidi e quelli che non lo sono. Naturalmente, dato l’affollamento dall’altra parte, io mi classifico tra gli stupidi, se possibile ai primi posti.

  58. johnny doe il 6 ottobre 2010 alle 01:01

    Stia tranquillo che ci pensano altri a classificarci da una parte o dall’altra.
    Sorrido anche al suo ironico ed eccessivo understatement ,e visto che nessuno pare esente da stupidità,accontentiamoci di esserlo part time.
    E’ già molto.
    Quanto al resto,lei mi vede far ragionamenti politici dove io vedo invece solo una possibile evoluzione delle cose,fermo restando che il continuo piagnisteo sull’occidente è spesso infarcito di insopportabile retorica.
    Già altre volte nella storia si son sottovalutati certi fatti con conseguenze disastrose.Certo che anche i Cinesi non van tanto per il sottile… .
    Il suo consiglio,non se la prenda, anche un po’ supponente,sotto certi aspetti e specialmente oggi,sarebbe a vantaggio anche di molti altri,che pensano detenere le chiavi di una scienza che è solo un’opinione.
    L’anarchismo,come condizione spirituale, comporta anche di guardar da tutte le parti e non in una sola direzione,specie quando questa si arroga il diritto di portare alla verità,ed il nichilismo potrebbe pure servire per veder le cose in modo disincantato senza paraocchi ideologici.

  59. la funambola il 6 ottobre 2010 alle 01:21

    “i poveri non ci faranno dormire”
    sento molto affine il mio pensiero a quello di tash (francesco pecoraro) che saluto con affetto, il pensiero e l’uomo :)
    Ho letto “punire i poveri” e concordo o mi pare di concordare col pensiero di questo uomo che tenta di capire i meccanismi di esclusione della “civiltà” messi in atto per punire i poveri, poveri nel senso che pur essendo tanti non hanno forza contrattuale, non hanno rappresentanza non hanno un partito che li sostenga.
    Sono i poveri la nostra spina nel fianco, la nostra paura che rifuggiamo per paura di “metterci dalla loro parte”, dalla parte del povero
    la paura di specchiarci nella nostra contraddizione.
    Siamo ipocriti
    Ma subito mi viene incontro la mia indulgenza che mi fa indulgere su me e sugli altri
    Preso atto dell’essenziale che fare?
    Noi acconsentiamo ogni giorno all’idea che i poveri esistano,
    non solo per un fatto reale, statistico, storico,
    ma in virtù:) di un'”intima corruzione” che ci fa accettare l’ineluttabilità dell’insostenibile.
    Ognuno di noi dovrebbe “lavorare” sulla propria intima corruzione.
    Dopo questo “sentire” mi sento sollevata, quasi assolta :)
    baci a tutti
    la fu

  60. Luigi B. il 6 ottobre 2010 alle 10:12

    Lam morale, l’etica, non sono altro che differenti modi per sublimare il proprio desiderio di fagocitare l’altro (anche con l’amore). C’è chi vuole bruciare gli storpi, chi violenta i bambini tailandesi e chi fa approfonditi studi sociologici dell’impatto della scala economica sulla xenofobia rabbiosa contro gli ultimi. Ora, stare qui a decidere quale sia più giusto è davvero troppo complicato. Certo il senso comune e le regole della civiltà imporrebbero la prima scelta. Ma provocatoriamente posso dire che, per esempio, se tutti ci amassimo troppo saremmo davvero troppi su questo `povero piccolo pianeta. E il sovraffollamento con risorse limitate è una delle ragionio principali che spingono ad allontanare l’altro – ovviamente perché l’uomo vuole vivere tantissimo, troppo!

    Per tagliare la testa al toro io direi di smettere di riprodurci. Chi è d’accordo?

    E… Cara caterina… no: io non sto parlando solo del mondo occidentale. Non so voi…

    Luigi B.

  61. johnny doe il 6 ottobre 2010 alle 19:00

    @luigi B.

    ..io suggerirei anche di andar tutti a farci fottere,sarebbe pure ora…
    Ma Dostoevskiy diceva “chi insegnerà che l’uomo è buono,farà finire il mondo”.
    Ci toccherà quindi vivere in eterno.



indiani