Articolo precedenteLa divisione della gioia
Articolo successivoCALPESTARE L’OBLIO

Poesia e Prosa : Petr Král

immagine di effeffe

Crepuscolo, respirare 1
di

Petr Král

(traduzione dal francese di Paola De Luca)

Fuori dal nostro abbraccio, tu ti dici vuota –

anche la città, malgrado la calca nelle stradine – farragine di

moto e di bimbe scure,  dei panni sventolanti ai balconi e

lo sguardo fisso delle vecchie

sull’uscio, davanti alla grotta con l’ammiccare dello schermo –

anche lei respira più in là, da una piazza deserta.

Far scorrere lo sguardo avido in mezzo ai fiati della folla

spargerlo poi nello scintillio delle posate sulla

bancarella d’un mercante

vicino al lungofiume, sul ciglio del parco ;

distrattamente asciugare con una manica il lustro della ringhiera

prima che una stella, alta sulla scalinata, buchi il cielo grigio.

Entrare in te, è già partire insieme,

senza affollare lo spazio, la danza nostra comune l’aiuta a respirare.

Quando, dopo, lasciamo l’albergo, ogni nostro passo  aggiunge

agli alberi solitari

lungo i marciapiedi truppe d’assenti, che ci tengono compagnia

discretamente fino al ristorante.

Il momento culminante della cena sarà lo sguardo rivolto insieme da tutti

verso la strada aldilà del vetro, livida del primo lampo  : il nostro respiro,

adesso, si sparge nel fogliame.

E la bocca s’apre al boccone più succulento

col ridere che, improvviso, ci fa alzare la faccia

dal piatto stracolmo.

§

il sud
(traduzione di Paola De Luca)

In un mattino d’estate, nel chiarore semplice d’un quartiere che sembra campagna lontano dal viale, D., ancora tutta insonnolita, è spuntata all’improvviso davanti alla villetta più donna che mai, come fresca del sonno che l’avvolgeva. Fragile ma anche ammorbidita, il piede nudo posato sul selciato con sicurezza da sonnambula, mette l’ultimo tocco di calma sul suolo paesano dalle pietre appena polverose, e nel contatto si rassoda la sua stessa carne, come uno scambio di scintilla fredda. Se è vero che il suolo, contro la pianta del piede, affila anche la lama d’un coltello fresco, il corpo appena nascosto da una camicia da notte mantiene intatta la purezza d’una promessa nuova, senza età, protetta anche se precaria.

Poi, sulla soglia dei sotterranei, vicino alla biglietteria della metro, il giovane viso distratto all’improvviso dalla pianta che sta studiando, bucando la penombra con uno sguardo nero e vivo, dal fulgore profondo, è quello d’una H. di colpo ringiovanita, rinata nel corpo della propria figlia, di cui porta anche il cappotto blu scuro, col cappuccio. Di nuovo, grazie a questo solo sguardo, la giornata si dilata a perdita d’occhio in uno spazio chiaro e aperto, ravvivato al fondo della sua trasparenza dalla lenta salita di carne in nuce verso la presenza.

Una terza apparizione sorge infine al pomeriggio, sulla sponda del ponte del Carrousel, mentre il nostro bus, lasciate le alte facciate del Louvre, lo traversa verso la Rive gauche : tranquillamente seduta sul parapetto di pietra, verso la metà del ponte, là dove questo, rotto in due parti, si erge a angolo ottuso prima di ridiscendere, una giovane donna espone alla brezza una grazia disinvolta da diva del cinema italiano, e insieme il fascino di una comune studentessa. I gesti ampi che rivolge a un compagno restato saggiamente in piedi, al suo fianco, esalano una libertà così evidente da prendere il senso d’un messaggio, risaltano come segni netti sullo sfondo del vecchio palazzo

per chiamare ancora da lontano, contro quell’abbozzo grigio, intimamente tremolante, con i dettagli eloquenti d’una mano dispiegata nel guanto come una stella nera, (del movimento brusco d’una scarpa puntata in aria) che segue la gamba, sobria nel suo pantalone.

Il passato in cui prende radice la giovane donna, tutta la memoria nascosta del suo essere e i suoi minuti inquietanti segreti sembrano ritirarsi, contano poco rispetto all’insuperabile slancio che l’espone ora davanti alla luce già attutita, la tiene brevemente fuori dalle pene, dai passi e dalle prove che ebbe e che avrà da affrontare,

e tu sai allora più che mai che se si scrive è per quest’unica fortuna : investire tutta la propria vita nell’arco d’un istante –

come la speranza d’aprire la porta del presente, con un colpo secco, verso l’intimità sconosciuta d’un paesaggio di donna, verso quel riparo senza recinto e quei lampi freschi sugli innumerevoli luoghi d’incendio,

è la sola ragione della nostra ostinazione a vivere.

(Poi, il crepuscolo già ricopre la pietra intenerita dall’ultimo lucore, il pensiero va improvviso alla foto attaccata dietro il bar, alle spalle del locandiere catalano – e in cui lui, da dietro la propria schiena, punta lo sguardo fisso in una faccia pallida, ancora selvatica e d’una ventina d’anni più giovane. Tra l’uomo vivo e la sua immagine di un tempo, è vero, lo sguardo può solo scivolare indefinitamente, senza impigliarsi in nulla ; eppure questo stesso andirivieni basta a dare la certezza che qualche cosa, tra passato e presente, ebbe luogo da qualche parte nel mondo)

Print Friendly, PDF & Email
NOTE
  1. pubblicata sui numeri 0 e 2 della rivista Sud

2 Commenti

  1. ….tutta la propria vita nell’arco di un istante….
    …come uno scambio di scintilla fredda…
    …entrare in te è già partire insieme…
    …con sicurezza da sonnambula …

    Grande ,Petr Kràl, grande e grande poeta…

  2. La città è fatta di orizzonti, di fantasmi, di saluti.
    Legendo, ho avuto l’impressione di incontrare un altro
    Dino Campana.
    La città è la memoria dell sagoma,
    delineata con precisione;
    di mezzo sogno, anch’io
    quando cammino sola nella città
    in un nuvole grigio
    incendiato dalla case rosso cupo,
    i fantasmi mi fanno scorta.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

La vie en bleu ( France): laboratorio di scritture

di effeffe
Dossier a cura di Giulia Molinarolo, Patrizia Molteni, Francesco Forlani, Wu Ming 2, con la partecipazione degli “scrittori” dell’atelier condotto da Wu Ming 2 e sostenuto dalla Consulta per gli emiliano-romagnoli del mondo su un progetto di Alma Mater, UniBo. Racconto fotografico di Sergio Trapani

Colonna (sonora) 2023

di Claudio Loi
Come ogni anno eccoci alle solite classifiche, un’operazione che non serve a nulla e proprio per questo indispensabile. Un giochino che serve – così spero - a tenere viva una passione che a sua volta ci tiene vivi e a continuare a divertirci ascoltando musica, cercando di cogliere i nuovi fremiti che arrivano dalle diverse parti del mondo conosciuto.

Lost in translation

di Francesco Forlani
Manuel Cohen che mi aveva voluto nell'antologia mi chiese di provvedere alla traduzione in italiano dei testi scritti in furlèn, nel mio idioletto come del resto ogni poeta aveva fatto per le proprie composizioni in dialetto. È stata la sola volta in cui ho tentato di autotradurmi e sinceramente non so se l'esperimento sia andato a buon fine

Così parlò Malatestra

di Errico Malatesta
Ma è possibile abolir la famiglia? È desiderabile? Questa è stata, e resta ancora, il più gran fattore di sviluppo umano, poiché essa è il solo luogo dove l'uomo normalmente si sacrifica per l'uomo e fa il bene per il bene, senza desiderare altro compenso che l'amore del coniuge e dei figli.

Diaporama

di Enrico De Vivo
La sera del 15 settembre 2022 Salvatore Cuccurullo, maestro di pianoforte di Angri ed emigrato in Veneto circa vent’anni fa per insegnare, stava morendo in un ospedale di Vicenza. Dopo aver ricevuto la notizia, ho trascorso la serata fino a tardi a guardare le sue foto

Limina moralia: Méli Mélo

di Francesco Forlani
Com’è possibile che tra il XIX e il XX secolo, mentre in tutta Europa nascevano i grandi classici, in Italia esce solo un romanzo considerato degno di nota, "I promessi sposi" di Manzoni? Si parte da questa affascinante anomalia per ricostruire il complesso rapporto tra letteratura e musica, delineando i contorni d'una invenzione made in Italy: il melodramma.
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: