Libri ad alta voce: Toni Servillo legge Paolo Sorrentino

Stamattina ho ricevuto una mail di Cristiana, del narratore audiolibri che annunciava l’uscita dell’audio libro, acquistable sul suo sito, Hanno tutti ragione,(Ed.Feltrinelli) romanzo di Paolo Sorrentino letto da Toni Servillo. Così le ho scritto a mia volta per avere una traccia audio da proporre su Nazione Indiana. Mi ha consigliato allora di entrare in contatto con Silvia della emonsaudiolibri ( l’audiolibro è pubblicato da loro) che mi ha gentilmente inviato la “pillola”. Su youtube è possibile, tra l’altro, vedere (et bien sûr ascoltare) alcuni passaggi della registrazione in un bel videoclip a cura di Joyce Hueting. Io ho pensato di “supportare” l’estratto con alcune video tracce filmate qualche anno fa alla stazione di Milano. Mi piaceva l’immagine riflessa, la lamiera che faceva da barriera e allo stesso tempo accoglieva il passante, quasi come un confessionale. Così inconfessabili erano i propositi del protagonista… Spero che altri oltre a me si rechino dal proprio libraio di quartiere per mettere mano, (et bien sûr l’orecchio) all’opera. effeffe

36 Commenti

  1. Hai una resistenza eccezionale, allora.
    Io sono arrivato a pagina venti, o giù di lì.

    E meno male che era un regalo natalizio. Il che mi porta a riflettere, comunque, sulle ragioni che spingono tanti, che in apparenza ci sono amici (cfr. il “regalo”), a “odiarci” invece in modo inesorabile.

  2. e secondo me con una voce così arrivate alla fine che manco ve ne accorgete (e sarebbe un peccato) effeffe

  3. Addirittura! Io ho letto di straforo da un mio amico mezzo libro e mi ha fatto morire dal ridere. Si riconosce la scrittura di Sorrentino, nel libro come nei monologhi e nelle sceneggiature dei film. A me non dispiace così tanto. E Servillo ovviamente, anche qui, si presta molto bene ad interpretarlo. Poi de gustibus s’intende.

  4. (OT)

    The Medicine Man, durante il suo Show, deve aver creato un c(r)ampo magnetico che impedisce alle mie frequenze di raggiungere la “riserva”, a quanto pare. Rimandami, per cortesia, tutte le tue coordinate all’indirizzo mail che leggi qua sotto, perché ho perso tutto (e fosse almeno un modo dire, cazzo!)

    (IT)

    Non ci penso nemmeno!, nonostante I like Servillo. E poi, scusa, non sta scritto da nessuna parte che un buon regista debba essere anche un buon scrittore…

    (OT)

    Tie’ beccati questa, magari ha il potere di far scomparire il c(r)ampo magnetico di cui sopra.

    http://www.youtube.com/watch?v=lsmGNnLj300&feature=fvw

  5. Rispondevo a effeffe, claro. Sui gustibus di Ansuini non mi permetterei mai di “syndacare”, nemmeno in “dream”.

  6. raga io purtroppo non riesco a vedere il video e al suo posto esce un membro maschile sullo schermo oltretutto bianco rosso e verde. secondo me è un virus. fatemi sapere se succede anche a voi

  7. “E poi, scusa, non sta scritto da nessuna parte che un buon regista debba essere anche un buon scrittore…”

    Mica tanto quando il regista è anche sceneggiatore. I dialoghi del divo, dell’uomo in più, delle conseguenze dell’amore, dell’amico di famiglia, è tutta “scrittura” di Sorrentino. E mi permetto di aggiungere che i film di Sorrentino si ricordano appunto per le parole, più che per le immagini.

  8. Alessandro: tutto bene, sono d’accordo sulle tue ultime cinque righe, virgole comprese. Permettimi di dire, però (de gustibus, etc. etc.), che questo libro è orribile. Orribilmente lassativo. E io, se voglio c…re, prendo un purgante, non mi metto a leggere.

    p.s.

    Spero che Sorrentino non mi cancelli dalla lista degli ospiti, non riuscirei mai a sopportare un evento del genere.

  9. Per carità Francesco, è assolutamente lecito. Portavo la mia esperienza di lettura (mezza lettura a dire il vero) del libro, e la cosa che a me è balzata agli occhi è appunto la somiglianza con i testi dei film. Vedendo invece il rigetto che avete avuto tu e Rovelli mi sono sentito di dirla. Poi è ovvio che possa annoiarti a morte, o repellerti. Ci mancherebbe. De gustibus, appunto. Sarà che io mi sono approcciato pensando di leggere della robaccia e invece mi sono trovato a sorridere in più di una pagina. L’ho trovato divertente. Grottesco. Dalla scena con Frank Sinatra fino alle tre prostitute. Chi l’ha finito mi ha detto che poi cambia il libro, ma aspetto di entrare in un autogrill per continuare la lettura. ;)

  10. (Oh, Tì)

    Niente struffoli, effeffe, solo la “pastiera”, richiesta dai pargoli e preparata con la ricetta di mammamìa che le dette ‘a mammasòja.

    Non il dolce, per carità, ma quella originale, coi bucatini. Se vuoi ti spiego cumme se fa.

  11. @ff Sì per arrestarli, dopo averli sfiniti con un interrogatorio mio e di Klein….le conseguenze della noia….

  12. Io il libro l’ho finito, a differenza di “Mia suocera beve” di De Silva.
    Quello che penso di entrambi l’avevo scritto sul mio blog:

    “Il lento scivolamento della letteratura nel cabaret. Lo scrittore talentuoso che ormai pensa non tanto a costruire una storia per rappresentare il mondo, ma una voce narrante mostruosamente simpatica per intrattenere la platea. Un chiacchiericcio continuo e infarcito di boutades, appena più colto (ma sintatticamente omologo) di quello cui ci hanno abituato i cabarettisti di Zelig (l’ultima cosa di sinistra che è rimasta in questo paese). Così, a furia di fare caricature e motteggiamenti di quello che è già fasullo di suo, questa gente spiega il monito platonico a non imitare l’imitazione, e non riuscendo più a farci pensare, riuscirà a farci morire dal ridere sul Titanic lanciato a gran velocità verso il cozzo.
    A dispetto delle intenzioni, vedere due gruppi editoriali distintisi storicamente per impegno e qualità letteraria giocarsi una stagione su due libri così, mi ha messo addosso una gran tristezza.”

  13. Valter ti ringrazio di essere intervenuto perché su venti e passa commenti si era riusciti a stento ad accumulare una sessantina di pagine lette del romanzo (e questo diciamolo non è mai un buon segno da parte della critica). Fermo restando che il post in questione salutava (e saluta) con gioia il progetto di reading che ha visto coinvolto un attore che considero in assoluto, come lettore, l’erede di un altro grande lettore, Gian Maria Volonté, e più in generale quelle edizioni (vd il narratore) da anni impegnati sul fronte degli audiolibri, permettimi di farti un’annotazione.
    La prima è che non penso che Einaudi e Feltrinelli abbiano puntato grosso (si siano giocati una stagione letteraria) su questi due titoli, non più per intenderci di quanto non abbiano fatto con altri. Dall’altra pur condividendo la tua tesi di fondo sull’infinito intrattenimento da anni imposto ai lettori che non vogliono “tenere pensieri”, non credo che i due autori (e le loro opere) ne siano un sintomo. Anzi, sia diego de silva che Sorrentino ( penso anche al suo cinema in termini di opera) non rendono più digeribile una realtà altrimenti indigesta aiutandosi con l’artificio del riso o della sfrontata leggerezza. da questo punto di vista credo esistano esempi ben più significativi. Tornando all’estratto canto che ho qui postato, a me è piaciuto molto, una vera lezione di stile,(quasi anagramma di liste, una play liste) con pause parlanti, ripetizioni a forzare il senso, contraddizioni, sovrapposizioni di voci, giovani vecchi, lavoratori disoccupati, che suona (e per te che sei un musicista so che una lettura così suona). Un video post di un minuto e quarantatre ( timing più preciso degli articoli di vanity fair che ti dicono tempo di lettura alla fine di ogni pezzo). Un minuto e quarantatrè che hanno fatto scrivere a un tipo che ha citato il post (vd colonnino dicono in basso a destra in hp) : che palle !
    Comunque domani brinderemo, ognuno a una cosa diversa, quasi certamente, io brinderò a due cose: sottovoce, voices, e agli audiolibri, vera punta di diamante nell’avvicinare i lettori alla letteratura
    effeffe
    ps
    e naturalmente un brindisi lo faccio anche per me (che non mi scoraggio)

  14. Chiaro Effeffe, Servillo non si discute e gli audiolibri nemmeno.
    La mia era una considerazione sui testi e su un certo andazzo editoriale.
    Che Feltrinelli abbia puntato grosso su “Hanno tutti ragione”, però, mi sembra difficile da negare.

  15. Toni Servillo è il mio attore preferito. Primo per la sua presenza interiore, il suo talento per dominare l’emozione;
    l’emozione negli occhi, nella piega della bocca,
    la malizia o la profundità negli occhi,
    la sua voce particolare, un po’ nel murmuro.

    Credo che ho una preferenza per le conseguenze dell’amore.
    Sorrentino è un talentuoso registratore nella scelta della musica, nelle immagini, penso per esempio che ha saputo nell’amico della famiglia opponere la città classica, ordinata, alla brutezza strana del personaggio.
    Sa benissimo filmare i volti .
    Ho visto l’uomo in più; la pelicula analizza come il successo puo divorare un uomo, fare passare dalla fama alla dimenticanza.
    Ho iniziato Tutti hanno ragione in settembre, ma l’ho abbandonato perché ero tornata alla scuola media e lo spazio di lettura è diventato minuscolo.
    Penso che il libro audio è una bellissima idea: è una manera di cullare l’orecchio e di fare viaggiare quelli che non possono leggere.

  16. anch’io Penso che il libro audio è una bellissima idea, però secondo me ancora meglio per chi non ha molto tempo sarebbe se fanno il libro supposta

  17. guardate può sembrare una battuta ma non lo è. e se fossi uno di quei indiani che lavorano per mondadori o enaudi la proporrei subito agli editors. ma voi vi immaginate il successo di gomorra o la parola contro la camorra in supposte? chiaramente tutte le farmacia li venderebbero e sarebbero i primi best seller venduti in farmacia dopo il successo nei supermercati

  18. sinceramente il napoletano discontinuo, quasi a stillicidio, della voce mi fa cadere le braccia… la cadenza appare e dispare, delle volte siamo nella dizione più classica, altre parole schiacciano i tasti del vernacolo e ricade a sbalzi… in tutta onestà, il testo è un bel testo, non farei viceversa tutte queste ovazioni per chi la recita, è pieno di indecisioni

  19. Daniz: a me piace sentire il napoletano come cadenza tragica, ironica, di maturazione. Lo gusto come vino. Trovo nella cadenza un senso vitale, qualcosa che vince la vita, qualcosa che parla dalla gioia o dalla tristezza.
    Non è une lingua orale noiosa, è sempre legata al corpo, al centro dell’esistenza, all’emozione.

    immondize reunite e tri,
    e’ un occasione per voi di criticare Gomorra o parola contro la Camorra.
    Lo spazio dei commenti è finalmente un’occasione per voi di fare batutta senza acutezza.

  20. @veronique
    anche a me piace il napoletano, estimo eduardo. In questo frammento invece ho notato che sorrentino non è omogeneo nella pronuncia. a volte è provo di inflessione, a volte la esaspera prendendo a prestito il napoletano. ci sono dislivelli, discontinuità. solo questo

  21. daniz è toni servillo che legge non sorrentino
    però le tue osservazioni, anche se non le condivido, sono legittime
    effeffe
    di toni servillo ricordo uno dei primi spettacoli visri, omaggio a eduardo, e si intitolava E…

  22. sento delle forzature quando la voce calca in napoletano.
    A dire il vero, le parti di lettura più riuscite sono quelle dove non si percepisce cadenza idiomatica (e lo dice uno che adora l’espressività dialettale).
    Si è Servillo, ‘lapis’ ‘lapis’. quanti lapis

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Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux