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SATANISMO

di Daniele Ventre

Il problema della diffusione del satanismo è articolato (frase di innesco, funzione fàtica). Dal punto di vista della storia delle religioni, ci sono vari tipi di satanismo. Una cosa è il satanismo simbolico del Carducci dell’inno a Satana (frequentato da quattro gatti e in alternanza con Promèteo e altri simboli tratti dalla mitologia e dalla letteratura); un’altra cosa è il satanismo alla Anton LaVey, che in pratica è un satanismo simbolico-razionalista con un simbolismo più marcato e più caricato e con una forte dose di egoismo neostirneriano (che arriva al paradosso di dire: se uno se la sente di essere altruista e sacrificarsi per gli altri, che lo faccia, perché è la sua natura); un’altra cosa è il satanismo delle sètte statunitensi, un’altra cosa ancora, benché su lunghezze d’onda contigue, è il satanismo delle sètte italiote. Quest’ultimo è un satanismo violento e reattivo. Fa parte di una forma degenere di pensiero antagonista, che non ha saputo trasformarsi ed è rimasto allo stadio di egoismo ribellistico. Che un certo religiume ne sia la matrice è storicamente acclarato. Il primo indizio di ciò è il rovesciamento semiologico della ritualità; in sottordine, la presenza di un tipo di credo vitalistico-organicistico, con connotati magici, che esprime: 1) una profonda non comprensione della natura; 2) una profonda paura legata a uno smodato desiderio di controllo. In pratica, lo scarto della visione occidentale del mondo, nella dimensione di una società disgregata, in cui il potere religioso è solo uno dei tanti poteri dentro la città del comando, con in più la colpa di infinitizzare il suo esclusivismo, oltre la pretesa (fortemente anti-cristiana in atto e in effetto) di immanentizzarlo nella politica. La religione, fra le altre istituzioni culturali, espressioni dell’alta casta, che hanno lasciato la società alla deriva coi suoi problemi, pretendendo però di governarla dispoticamente a proprio uso e consumo (immunitas per sé a danno d’altri, direbbe Giuseppe Esposito), ha, a differenza di altre istituzioni culturali, un connotato di maneggevolezza unico. Paradossalmente, finisce per essere l’unico luogo in cui le pulsioni dell’animo, mal digerite sul piano della codificazione culturale, possono trovare piena legittimazione, nel dominio dell’indimostrabile, e di fronte a una tolleranza passiva che di fatto non è valorizzazione del messaggio altro, ma mera indifferenza. Questo non lo permette la scienza: nessuno può scatenarsi mettendo un segno più o un segno meno in un integrale triplo nel campo dei numeri complessi; non lo consente la poesia: pochi hanno voce nel campo letterario, e fra quei pochi, pochissimi hanno dignitas letteraria e poetica effetiva, e fra quei pochissimi si soffre a ogni verso e a ogni rigo. Non lo consente, men che mai, la politica, comitato di intermediari per affari verticistici remoti dall’uomo della strada come la luce dei quasar. Il satanismo è semplicemente il lato oscuro di una ribellione che non trova spazio se non nella forma, comoda da esorcizzare, dell’aberrante cultuale, morale e criminale, e per il resto, dove potrebbe essere più produttiva, è soffocata.

La religione fu l’oppio dei popoli. Ora è il crack delle nuove generazioni.

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franco buffoni
franco buffonihttp://www.francobuffoni.it/
Franco Buffoni ha pubblicato raccolte di poesia per Guanda, Mondadori e Donzelli. Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). L’ultimo suo romanzo è Zamel (Marcos y Marcos 2009). Sito personale: www.francobuffoni.it
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