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POTERE DI MORTE

di Antonio Sparzani


Mi vien sempre da dire non ho parole in queste occasioni, eppure bisogna farsi forza e stare attenti, le parole ci sono e vanno scelte con cura, malgrado l’onda dell’emozione degli avvenimenti. Mi riferisco alla cattura e all’uccisione di Mu’ammar al-Qadhdhāfī avvenuta ieri. Mi vengono in mente subito altri strazi che hanno invaso le nostre vite e i nostri giornali altri episodi di quella ferina disumanità cui ci stiamo pericolosamente abituando. Ma poi perché dico disumanità? Questa è piena e conclamata umanità, cari e non cari esseri umani tutti consanguinei miei, quella che proviene dagli abissi delle antiche vicende, di cui non sappiamo che brandelli, quella che evoca Anita Seppilli quando scrive «e noi crediamo di vivere nell’oggi: ma l’oggi è nulla, o quasi nulla di fronte alla potenza di un remotissimo passato, che ci attanaglia e domina i nostri pensieri» quella ancora intrisa della ferocia che proviene direttamente ‒ ed etimologicamente ‒ dal nostro lontano, ma non poi così tanto, passato di fiere.

Solo che la razionalità, o quelle parvenze ‒ in verità spesso più di superficie che di fondo ‒ di altro modo di procedere nella vita che chiamiamo talvolta orgogliosamente razionalità arricchisce la nostra ferocia, di speciali orpelli.
Faccio fatica a ripassarmi un elenco di quegli strazi, analoghe indifendibili esecuzioni, da Nicolae Ceaușescu a Ernesto Guevara de la Serna, che accostamento inopportuno, direte voi, inopportuno sì per quel che riguarda l’ispirazione ideale delle vittime, non però per il livello di ferinità degli esecutori. Così come potremmo aggiungere il nome di Benito Mussolini, ucciso anch’egli a freddo dopo la cattura e dileggiato per giunta anche da cadavere.
Forse il processo farsa a Saddām Husayn del 2006 fu pratica migliore? Non saprei davvero, semplicemente forse la ferocia fu trasportata in un tribunale e avvolta dal manto rassicurante della giustizia, nulla più. Per non parlare del recente ammazzamento di Osāma bin Lāden, o delle innumeri uccisioni “minori”, ovvero meno note, che in ogni istante sono probabilmente perpetrate dai “servizi” di questo o di quel paese, spesso additato come culla di libertà, in violazione flagrante e continua di qualsiasi supposta legalità.

Faccio anche fatica a immaginarmi, per quel che ne traspare dai racconti enfatizzati da giornali e da tutta la rete, gli ultimi momenti del dittatore libico, il ferimento, il suo chieder clemenza e gli spari, ma mi ferisce l’immagine che pur è difficile non vedere in questi giorni, ma che tendo istintivamente ad allontanare dai miei occhi, del ragazzetto che agita la pistola d’oro che si dice appartenesse all’ucciso, il ragazzetto che forse ha sparato, chissà, che spera magari solo di intascare in questo modo i venti milioni di dollari sonanti della taglia ‒ ai tempi della conquista del Far West le somme erano minori ma il meccanismo era lo stesso, “vivo o morto”‒ e che certo nulla sa delle ragioni di politica internazionale che hanno portato e favorito la caduta del regime, povero strumento nelle mani di chi esattamente non solo lui ma neppure noi sapremo forse mai.

Già comunque mi immagino tutti i commenti dei benpensanti e anche di tutte le brave persone che citano in queste occasioni gli “adagi della saggezza popolare” tipo “chi è causa del suo mal …”, o in alternativa “chi di spada ferisce …”, o quelli che diranno “meglio così anche per lui che non un lungo e faticoso processo all’Aia” insomma che cercheranno di vedere il buono e l’inesorabile procedere della storia, che, si sa, è maestra di vita, e dunque non c’è più da stupirsi di nulla, signora mia, se l’era voluta.

Mi immagino, da ultimo, anche quelli che diranno che siamo tutti corresponsabili di queste nefandezze, di questi crimini, di questa ferocia, ai quali vorrei invece ribadire con forza che non è così, che personalmente, io come tanti altri che ho la fortuna di conoscere, non siamo affatto responsabili di tutto ciò ma anzi da tutta la vita ci battiamo perché ciò non accada più, ci battiamo perché la violenza dell’uomo sull’uomo non sia più lo strumento principale di quella pratica cui vorremmo dare l’impegnativo nome di giustizia, ci battiamo soprattutto perché i nostri giovani non vengano costantemente educati ‒ come troppo spesso ancora accade ‒ alla legge del taglione e anzitutto perché l’uccisione legale non si possa più fregiare dell’aggettivo legale, perché cioè la pena di morte sia abolita da tutti gli stati.

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34 Commenti

  1. Caro Antonio non condivido quello che scrivi e non perchè pensi che Gheddafi s e la sia cercata o che la guerra sia giusta, ma perchè la soluzione è peggiore del male. INfatti il tribunale internazionale per i cirmini è un luogo dove i vincitori giudicano i vinti o nel quale qualsiasi processo rischi di coinvolgere anche tangenzialmente gli sponsor politici del tribunale va sospeso in un modo o nell’altro, dunuqe è un tribunale per pesci piccoli: in questo modo accetteremmo che la fonte del giustizia è il diritto del più forte. Lasciamo baloccarsi con queste idee i sostenitori dei diritti dell’Uomo, credo che sia io sia te siamo più interessati ai diritti degli uomini e dobbiamo accettare di vivere in un mondo tragico, uso la parola in senso tecnico cioè di male inestricabile di nemesis che è anche hybris ecc.

  2. Giorgio guarda che sono ben d’accordo con te che il tribunale internazionale sia il tribunale dei vincitori sui vinti e non mi pare di aver minimamente proposto nel mio pezzo questa come la soluzione “giusta”, non ci penso neppure.
    Non lo so quale sia la soluzione giusta, forse un tribunale libico quando tutto sarà riorganizzato su altre basi, quando però non sappiamo. Ma un punto cui invece tengo molto è quello di spiegare bene ai giovani nostri che “non si fa così”.

  3. Antonio, non credi sia un peccato fare queste riflessioni solo quando viene ucciso il dittatore di turno?
    Voglio dire:
    (anzi ridire perchè tutte le cose che sto per scrivere le ho già scritte (come avvenute o come da venire) nei precedenti articoli sulla Libia qui su NI)
    – l’ONU ha fatto una risoluzione ad hoc per l’intervento francese in Libia, già preparato tempo prima
    – i media internazionali, a partire dalle emittenti arabe hanno mentito su tutta la linea sui presunti crimini commessi da Gheddafi verso i civili libici, amplificandoli enormemente
    – la missione ONU è stata violata fin dall’inizio, con truppe di terra e con bombardamenti su città, e con il palese tentativo di uccidere Gheddafi (“non è un nostro bersaglio, è libero di lasciare la Libia, se resta al suo quartier generale diventa un nostro bersaglio”, disse il generale Nato)
    – come avevo previsto, e come era facile prevedere per chiunque, le missioni Nato hanno provocato stragi di civili, molti più uccisi di quelli fatti da Gheddafi nelle stragi che avrebbero dato il la alla risoluzione ONU che ha permesso i voli della Nato (a protezione dei civili, non per farne stragi).
    – i media di tutto il mondo non hanno mai denunciato le stragi Nato, e il non rispetto della risoluzione ONU, perfino Amnesty International si è distinta per non aver marcato la sua terzietà e solo qualche giorno fa ha cominciato a fare qualche piccola critica all’agire Nato. In Italia si è distinta per la sua sistematica disinformazione Rainews di Corradino Mineo, uno per il quale se non vuoi buttar giù il dittatore di turno sei un pacifista fondamentalista, e chissefrega se la risoluzione ONU prevede altro e se il codice deontologico dei giornalisti ti chiede di citare fonti delle notizie e di correggere notizie false.

    In tutto questo, mi chiedo, è la prevedibilissima uccisione di un uomo di nome Gheddafi la cosa più importante, più grave, da farci restare senza parole?

  4. In tutto questo, mi chiedo, è la prevedibilissima uccisione di un uomo di nome Gheddafi la cosa più importante, più grave, da farci restare senza parole?

    maria
    Non è l’uccisione di un uomo che ci fa restare senza parole lorenzo, è il modo, la caccia furibonda, l’oltraggio al suo corpo ormai senza vita, l’oltraggio brutale che non serve, che non è giustizia, ma come ricordava sparz riflesso di qualcosa che portiamo in noi e che forse porteremo sempre, frutto di un passato remotissimo che ogni tanto ritorna; la fine di una dittatura ha sempre in sé questi momenti indifendibili come ha ben detto sparz, strazi, li ha chiamati, che anch’io rifiuto, per questo lo ringrazio di avere scritto queste cose e di aver ricordato anche gli altri.

  5. Lo strazio del vinto, il vinto offerto come vittima sacrificale agli occhi di tutto il mondo, un vinto che Berlusconi non voleva chiamare “per non disturbarlo” quando avrebbe potuto almeno avvisarlo o convincerlo magari a desistere e a trasferirisi ad Arcore, un vinto, ha ragione Sparzani, con cui concordo totalmente, diventa il sombolo dell’umanità più bieca, ingiusta, inutilmente cattiva, in cui la vittima diventa come il suo carnefice per il solo fatto che fa ciò che l’esecrabile avrebbe fatto al suo posto…diventa difficile credere che dalla notte dei tempi la storia non registri che queste “vittorie” della cieca crudeltà…E tutte le armi di cui ora la Libia è piena, da dove vengono?

  6. Viviamo nell’oggi… che non è mai troppo lontano da ieri o ieri l’altro o un qualsiasi passato trascorso, come ben riporti, Antonello. Meno di due secoli fa le esecuzioni in Europa erano un grande spettacolo, con tanto di dissezione pubblica (leggi squartamento) del morto e vendita al dettaglio. Vorrei sapere da cosa si misura una civiltà. Che cosa determina il nostro essere civili. Certo che questo era prevedibile, e certo questo è solo un episodio nel mare di ciò che dovrebbe scandalizzarci e apparentemente nemmeno ci sfiora. Ma la morte di simili figure ha un portato simbolico che non si può ignorare, è la cartina tornasole di tutto ciò che invece puntualmente si ignora o si cerca di non vedere. Se essere civili, cittadini del mondo o del nostro piccolo borgo significa adoperarsi ognuno come sa per una convivenza rispettosa, pacifica, “giusta”, ecco con che cosa si misura la pace: con le esecuzioni capitali, con i “santi decollati” di siciliana memoria.

  7. Ho capito, ma se ci si continua a concentrare sull’esito del dittatore per giudicare una guerra in cui il vincitore ha commesso, con la copertura dei media, violazioni su violazioni del mandato ONU e stragi di civili peggiori di quelle del dittatore, allora quando questi sarà catturato e regolarmente processato, che diremo? Che la civiltà è salva?

  8. sondaggio: chissà se ci fosse una guerra civile in Italia e trovassero “uno a caso” in una buca ( ne abbiamo tante dato il dissesto idrogeologico). cosa succederebbe? saremmo diversi da loro? non credo.

  9. No, la violenza no ci proviene dal nostro lontano passato da fiere ma piú banalmente dal nostro attuale presente, dalle relazioni di forza e di dominio che caratterizzano l’attuale fase storica di conflitto globale, di strategie volte al controllo delle materie prime, in una fase multipolare. La violenza è il frutto di scelte ben ponderate, di strategie a lungo discusse nei prestigiosi think tank da raffinati intellettuali ultrafinnziati e nelle cancellerie di tutte le potenze che competono in questo momento storico di multipolarismo nascente. E ne vedremo molta e ne stiamo vedendo molta. La curiosa assimetria del dibattito pubblico italiano e il provincialismo dei pubblicisti curiosamente ignora le sanguinarie mattanze del Messico, ignora la carneficina costante del centroamerica in cui la vita umana non vale piú niente e i poveri stretti tra emigrazione clandestina e narcotraffico sono annegano letteralmente nel sangue. Anche quell’orrore li si spiega con strategie e considerazioni di convenienza della potenza egemone nella regione e non con il ricorso al nostro lontano passato da fiere.
    Ricorrere all’evocazione del lontano passato e delle fiere è la forma piú banale di giustificare tutte le violenze, tutti i colonialismi, tutti gli orrori che verranno dai poteri che dominano le grandi potenze ed è un triste servizio offerto alle classi dominanti e alle oligarchie mondiali che ci stanno trascinando verso sempre nuove atrocitá umanitare. Quello che è successo in Libia, se un giudizio morale si vuol dare, non deve essere gidicato sulla base delle immagini diffuse dello scempio di Gheddafi e di parte della sua famiglia ma soprattuttio sullo scempio di decine di migliaia di poveracci che sono stati ammazzatti umanitariamente. El Pais di oggo riporta qiesta notiza: – Gli aerei che bombardorono la carovana di Gheddafi non avevano idea che egli si trovasse li -. Il che cuol dire che gli aerei della NATO avevano per prassi di bombardare carovane senza avere idee di chi trasportassero?
    Inquietante vero? Che ci vuol fare Sparzani nella lontana notte delle fiere sanguinari tutti i civili sono bersagli grigi.
    genseki

  10. La cosa che trovo piú strana in questa sua argomentazione è che la retorica della ferinitá atavica è proprio un ferrovecchio ma vecchio vecchio della polemica reazionaria contro la filosofia, la dialettica e le dottrine emancipatorie da quelle liberali a quelle marxiste. Un atrezzo alla Pio IX del sillabo insomma; come le è saltato in mente di ripescarlo?
    Il TEA party, per esempio, i neocon e Leo Straus hanno prodotto piú recentemente argomenti piu stimolanti per giustificare l’imperialismo, madda! quello delle fiere andava bene giusto per il Padre Bresciani! De Maistre lo usava con cautela.
    genseki

  11. Ricorrere all’evocazione del lontano passato e delle fiere è la forma piú banale di giustificare tutte le violenze, tutti i colonialismi, tutti gli orrori che verranno dai poteri che dominano le grandi potenze ed è un triste servizio offerto alle classi dominanti e alle oligarchie mondiali che ci stanno trascinando verso sempre nuove atrocitá umanitare

    maria
    o santo cielo genseki, aver osato scrivere sulle fine del dittatore, non dissimile da tutti i dittatori, ora equivarrebbe a giustificare tutti i colonialismi , le oligarchie mondiali e tutte le nefandezze possibili di cui si rendono responsabili, con l’aggravante di non aver ricordato in un post dedicato a gheddafi e alla sua morte il messico e le varie mattanze, ma ti rendi conto di cosa scrivi a volte?

    A lorenzo invece vorrei dire che , perlomeno io, ma nemmeno altri mi pare, hanno pensato che la civiltà e la giustizia fossero salve in caso di processo “regolare”.

  12. genseki l’indignato ha perfettamente ragione :-)
    ma solo per il fatto che in NI di violenze in libia se ne è parlato solo per segnalare qualche prigione di regime dove gheddafi torturava e la barbara esecuzione senza processo di gheddafi, denunce che io naturalmente condivido in pieno, ma …. su tutto il resto, avvenuto fra i due avvenimenti si è sorvolato angelicamente ;-).
    Naturalmente non sto assolutamente criticando NI, ogni blog parla di quello che vuole e di quello da cui viene colpito e di cui ha competenza, ci mancherebbe, ma alle volte i lettori vanno fuori di pazzo (come genseki) e non c’è da scandalizzarsi, anche queste reazioni fanno parte della natura umana anche se meno legate al lontano passato da fiere ;-)

  13. Ma cosa dice Maria!!!

    Io non ho detto questo, io ho scritto che l’argomentazione della atavica ferinitá serve per giustificare sempre e comunque qualsiasi violenza di chi detiene il potere di esercitarla. A questo servono gli intellettuali, a confezionare argomentazioni fallaci che servono a giustificare guerre e massacri di povera gente. Ora l’argomentazione di Sparzani è specialmete truita e ritrita. Tutto qua. Guardi Maria che i libici che sono morti in questo massacro non sono stati vittime della ferinitá atavica ma di calcoli precisi, di ideologie, di strategie, di interessi contrapposti, di tutto quello che vuole ma non della ferinitá umana. Io dico i libici e non Gheddafi perché il trucco argomentativo è quello di schiacciare la discussione sulla cattura e morte di Gheddafi se so lo meritava o no se vale la pena di provare compassione o no. Ebbene io la discsussione la voglio mantenere sulle molte migliaia di civili uccisi, sui pogrom razziali contro gli africani etc. Tutti costoro non sono vittime della ferinitá atavica ma della politica moderna. Per favore Maria! Non faccia la caricatura di quello che scrivo.
    Guardi che Sparzani era d’accordo con l’intervento della NATO che a suo dire doveva proteggere le popolazioni civile dalla furia gaddafista al viagra e che come era ovvio ha provvocato un massacro spaventoso, ha portato al potere un gruppo di tagliagola come a suo tempo in Kossovo portó al potere un gruppetto di trafficanti di organi e in Honduras una banda di macellai narcotrafficanti. Allora Sparzani non ha trovato di meglio che dare la colpa alla ferinitá atavica della natura umana!
    Ho scritto del Messico pèr mettere in rilievo che la politica delle oligarchie mondiali oggi sta spingendo intere regioni del mondo, e non solo il Medio Oriente verso l’orrore e che questo è un orrore tutto politico e non atavico e neppure ferino, Io non da la colpa a nessuno si figuri per me i pubblicist italiani possono dirigere lo sguardo dove a loro pare. Non è una colpa era un esempio quello del Messico, perché li vi è mattanza ma non vi sono dittatori. Ma lei si rende conto di qiello che legge ogni tanto?
    genseki

  14. la cosa veramente importante, al di la dei moralismi che trovano il tempo che trovano, è che un altro dittatore finalmente è caduto.
    la Libia potrà tornare a respirare.
    questo, è il fatto importante.
    invece di pensare a – come – è finito, pensiamo alle morti che ha causato.
    non aggiungo altro.

  15. Genseki non essere così suscettibile posto che io non abbia capito e continua a darmi del tu, se vuoi, come mi pare sia successo in passato!

    Non ricordo cosa pensasse sparzani dell’intervento nato in libia perchè normalmente non prendo appunti dei vari interventi per ritirarli poi fuori quando c’è da polemizzare.

    Ho letto cosa hai scritto, hai scritto che parlare di atavica ferinità significava giustificare e siccome ne ho parlato anch’io volevo specificare che non intendevo giustificare proprio nulla, che poi i libici massacrati non lo siano stati per le pulsioni ataviche degli esseri umani lo so benissimo anch’io, non fare con me quello che credi che io abbia fatto a te e cioè una caricatura dei tuoi ragionamenti.

    Escludi che ci si possa capire senza partire lancia in resta?

    Buona giornata.

  16. Per carla,

    o bella, cioè dobbiamo pensare ai morti che le pare a Lei, Ma sa che è una bella pretesa la sua? Come la giustifica? Lei mi chiede di non pensare ai morti causati dalla NATO e dai pogrom dei ribelli demccratici contro i lavoratosi subsahariani e di pensare invece a quelli causati da Gheddafi e perché mai? Che cosa le hanno fatto sti poveracci di lavoratori subsaharian a lei? È perche sono neri? È perché sono poveri? Ê perché cosí almeno non sbarcano a Lampedusa e i simpatici ribelli hanno fatto un favore a Maroni e Frattini? Si spieghi se vuole gentilmente.
    genseki

    Per Marco Saya

    La Cinton ha esclamato WOW?!
    Caspita!

    Per Maria,

    Sparzani scrisse nel marzo di quest’anno un articolo dal titolo “Andiamo andiamo a guerreggiar” che suscitó un viviace dibatitto e in cui egli e altri di NI si schierarono a favore dell’intervento NATO, qualche mese dopo io chiesi di riaprire quella discussione sulla base delle nuove notizie sui pogrom razziali, sulla falsitá delle fosse comuni, sulle torture del governo di Bengasi sui massacri di civili, sulla violazione della risoluzione dell’ONU da parte della NATO Nessuno nemmeno mi rispose. Poi la decisione fu riaperta in seguito alla morte di Gheddafi. Questo perché la morte di Gheddafi va bene a livello argomentativo per difendere la posizione interventista in quanto riducendo tutto ad ghaddafum è facile schiacciare l’interlocutore sulla dialettica “didattore morto meglio che dittatore vivo”, come è esemplificato dal messaggio di Carla. Questa era la logica di Cheney e di Bush. Adesso è quella di Obama e della sinistra obamizzata. Va comunque bene come tappeto per nascondere tutto il resto e se qualcosa sfugge alla ramazza e vabbé sará colpa della ferinitá umana cosa volete che vi dica.
    genseki

  17. lei, povero Genseki, stravede, come spesso fa su queste colonne dove le si lascia sempre tutto lo spazio che vuole. Io non intendo minimamente, né l’ho lasciato intendere, giustificare comportamenti feroci con la ferinità originaria, non ho avallato alcun bombardamento della Nato, ci mancherebbe altro; ho citato un libro di Anita Seppilli, Alla ricerca del senso perduto (Sellerio 1986) che trovo tuttora assai attuale e per nulla ferro vecchio, così come attuale è l’analisi della preistoria dell’umanità di De Santillana e von Dechend. Ribadisco, se ce ne fosse bisogno, ma sembra purtroppo di sì, che questi testi non offrono alcuna giustificazione per alcun comportamento di singoli o di tiranni, ma proprio alcuna, rappresentano se mai una prospettiva dalla quale guardare, per meglio capirla, a una prassi da superare, spiegando semmai la causa della difficoltà del superamento.
    Sulle colpe di Al-Qadhdhafi e sulle “molte migliaia dii civili uccisi” non credo ci fosse bisogno che mi soffermassi e in ogni caso, come ripetuto quelle belle centinaia di volte, i redattori di nazione indiana scrivono e commentano su ciò che meglio credono senza alcun compito d’agenzia.

    Io ho scritto questo post a caldo, come mi pare gli altri hanno capito, di fronte all’ennesimo esempio di ferocia inutile, copione che troppe volte ormai si ripete sotto varie forme. Non era un’analisi socio-economica sul fenomeno dittatura libica e dintorni.

  18. genseki,
    non condivido quel che scrive. La ferinità di cui parla Sparzani, tipicamente umana, è ben presente nelle uccisioni a furor di popolo, nei linciaggi che si attuano quando si ha tra le mani il colpevole. Questo è accaduto con Gheddafi, che si vede ferito, seduto, togliersi il sangue dalla faccia e dopo, in riprese traballanti, sballottato dai suoi nemici che se lo contendono, e che in parte vogliono ucciderlo, finché uno non gli spara il colpo alla tempia. E’ la tipica violenza animale che alberga nell’uomo quella che si vede, è la sua crudeltà, che va ben oltre le necessità vitali.

    Distinguerei dunque, per quanto riguarda quanto ha scritto Antonio Sparzani, le esecuzioni dovute a incontenibile rabbia, simili al linciaggio, come questa di Gheddafi, dalle esecuzioni avvenute a sangue freddo, dopo la cattura, e senza particolare ferinità, come quella di Che Guvera, e a maggior ragione come quella di Mussolini, che ha avuto un processo sommario di condanna a morte dal gruppo di partigiani che l’ha catturato. Continuo a non vederci nulla di rimarchevole in queste uccisioni, poiché molti prigionieri anonimi sono stati uccisi nelle guerre civili, e molti civili vengono uccisi a sangue freddo con bombe e missili in guerre come quella alla Libia.

    Non vedo quindi perché scandalizzarsi quando si uccide un dittatore come Gheddafi, è un uomo come qualunque altro, e proprio perché si è macchiato di crimini maggiori di quelli compiuti da semplici soldati, proprio perché è simbolo di tutta un’era di oppressione, è ovvio che ispiri una uccisione più cruenta delle altre. Ma sempre di uccisioni stiamo parlando, e quando ce ne sono migliaia taciute, credo sia giusto concentrarsi su quelle se si vuole fare un discorso etico, e non su quella di una singola persona come il dittatore, su cui la violenza gratuita è più comprensibile.

    Occorre anche concentrarci, poi, questo sì, su politici che festeggiano le uccisioni dei dittatori (per quelle di semplici civili non si sprecano a festeggiare, anche perché le negano finché possono), e in questo senso, il WOW sorridente della Clinton è molto più ferino e carnefice di quel che hanno fatto i libici che si sono trovati Gheddafi tra le mani.

  19. guardi, genseki, che lei proprio non l’ha letto il mio pezzo “andiam, andiam, andiamo a guerreggiar”, che se l’avesse letto, non scriverebbe le falsità che scrive; il mio articolo riguardava soprattutto il menefreghismo del nostro governo nei confronti dell’art. 11 della costituzione e concludeva con la frase. “Una volta non c’erano i famosi “caschi blu” dell’ONU? Non si usavano quelli come forza di interposizione? Perché adesso non usa più? Perché non imporre con la forza della diplomazia di una soverchiante maggioranza, a Gheddafi l’accettazione di una forza di interposizione tra Tripolitania e Cirenaica e poi l’avvio di trattative sotto controllo internazionale?” Questo dicevo, e non quel che storpia lei.

  20. Leggo ora quel che hai appena scritto, Antonio.
    Vorrei precisare che io non ho detto che su NI si sarebbe dovuto parlare della guerra di Libia. Non faccio mai critiche per quel che non si fa.
    Mi sono limitato a leggere il tuo articolo. E allora, leggendo il discorso iniziale sulla disumanità/umanità/ferinità non ho potuto non riscontrare la totale assenza di richiamo del contesto, ossia di una guerra che ha avuto migliaia di vittime civili con bombardamenti a tappeto sulle città e sulle carovane da parte della Nato, ed è da uno di quelli che è scaturita la cattura di Gheddafi, che avrebbe potuto essere ucciso in bombardamenti.

    Allora, poiché il tuo discorso è tipicamente etico, e poiché formuli anche le sue possibili obiezioni (due: se l’è cercata, siamo tutti complici), io non posso non notare come il tuo discorso rimanga chiuso, come se quella fosse l’unica realtà oggettiva entro cui tenerci, entro i confini dell’uccisione di una persona, quando questa si situa in un contesto di crimini di guerra, del tutto assente nel tuo articolo, su cui la reazione etica di noi tutti dovrebbe essere ben maggiore. E quindi non posso che sentirmi in dovere di ricordarlo.

  21. mah
    le grandi potenze hanno sempre esercitato violenza sui paesi del terzo mondo,anzi ad essere più precisi, sulle popolazioni del terzo mondo: sostenendo le oligrachie locali e le dittature sottomesse agli interessi economici e geopolitici delle grandi potenze. Equando necessario con la guerra.
    Di questa violenza in qualxhe modo noi bianchi occidentali siamo tutti complici perchè è grazie a quella violenza che abbiamo potuto godere di un elevato stile di vita (il nostro stile di vita non è negoziabile diceva rEAGAN ),
    Lo scandalo sull’uccisione di geddafi mi sembra un esercizio di pura retorica (DEL TIPO:QUANTO SIAMO BRAVI E DEMOCRATICI NOI CHE FACCIAMO I PROCESSI !) ed in questo Galbiati ha perfettamente ragione.

    Una domanda: come mai nessuno si indigna di fronte alla feroce repressione in Siria ?

  22. come mai nessuno si indigna di fronte alla feroce repressione in Siria?

    Probabilmentne perché, dopo la libia (dove la nostra indignazione è stata abilmente USATA), abbiamo tutti un sacrosanto terrore che ne approfittino e usino la nostra indignazione per inviare cacciabobardieri che colpirebbero in do cojo cojo … :-(((((
    Indignati sì, ma NON eterodiretti e coglioni.

  23. E’ stata la Nato a colpire Gheddafi? Ecco cosa dice il colonnello Lavoie in una di quelle dichiarazioni che a leggerle rivelerebbero altrettanti crimini di guerra o violazioni della risoluzione 1973 (alla quale la Nato ha continuato ad aggrapparsi): “aerei della Nato hanno colpito due veicoli militari pro-Gheddafi che facevano parte di un gruppo di veicoli militari che manovravano vicino a Sirte”.

    Marinella Correggia ha chiesto all’ufficio stampa della Nato (cjtfuppress@jfcnp.nato.int): come mai avete colpito quei veicoli?”.

    Loro, coda di paglia, si lanciano in una excusatio non petita: “La Nato li ha colpiti perché erano una minaccia per i civili. La Nato non prende di mira individui specifici”.

    Allora ha risposto: “Non vi ho chiesto quale obiettivo specifico fosse quello. Ma in che modo minacciavano i civili? Dov’erano i civili minacciati?”.

    Allora hanno fatto rispondere a Lavoie: “given the nature of their conduct these armed vehicles continued to represent a threat towards civilians”. “Data la natura del loro comportamento, erano una minaccia. I combattimenti sono continuati fino alla caduta di Sirte”.

    Dal che, sono chiarissime due cose:
    1) La Nato ha bombardato convogli militari per il fatto stesso che fossero militari, senza sapere chi vi era a bordo e disinteressandosi di quel che stavano facendo: bastava sapere che si avvicinavano a zone di guerra e che non erano del Cnt.
    2) Gli unici “civili” che la Nato ha voluto proteggere fin dall’inizio
    erano gli armati del Cnt.

    Tutto perfettamente illegale.

  24. Va bene, allora abbandona la ferinitá atavica al suo destino. Ne prendo atto con soddisfazione. Era indifendibile.
    Lo so che Lei non optava allora per i bombardamenti di civili etc, Nemmeno Sarkozy, Obama e Cameroun optavano allora. Bella forza. Anche Bush non optava mica per spappolare l’Irak al prinicipio ma per istaurare una allegra democrazia con folle festanti che buttano giú statue di tiranni. Si tratta appunto della ricerca del consenso sulla base della retorica umanitaria e della cacciata del dittatore che ha fatto furore in questi ultimi quindici anni con le sue varianti che vanno dalle armi di distruzione di massa alle centrali nucleari civili che in realtá sono militari Infatti le forze di interposizionei ONU e gli interventi umanitari erano il pretesto dell’aggressione ma era ovvio come sarebbe andata a finire. E difatti la discussione a quell’articolo fu molto accesa. Nessuno allora diceva andamo in Libia facciamo una carneficina e uccidiamo il dittatore. No tutti dicevano allora, andiamo in Libia proteggiamo i civili e processiamo il dittatore, quelli che si opponevano dicevano: finirá in una carneficina e difatti inn una carneficina è finita. Non mi riferisco al dittatore ma ai civili e ai lavoratori stranieri. Ribadisco. Lei cerca di confondere gli argomenti ma il quadro della discussione era quello. Tanto è vero che vi siete rifiutati di ridiscuterlo.
    Anzi probabilmente la carneficina non è finita è cominciata.

    A Galbiati

    Non ho capito niente di quello che scrive.

    Cerco di semplificare, se io ho un nemico che mi vuole uccidere e che contratta un killer psicopatico assassino che si diletta del sangue e del dolore organizza una complessa strategia per farmi cadere nelle sue mani e questi mi fa a fettine devo io attribuire la colpa del mio sminuzzamento alla ferinitá innata dei killer psicopatici o alla cinica crudele fredda astuzia del mio nemico?
    Era questo che voleva dire?
    genseki

  25. Totonno,
    scusami se mi arrobbo ‘nu pucurillo di spazio, però, forse,
    tu e la poesia del sangue(rosso vivo)cadete a fagiolo, ma però fa uguale.

    Il punto è che non voglio essere tirato per i capelli.

    Il sangue rosso è diverso dal sangue rappreso. il sangue rosso è fluido, mentre quello rappreso è scuro. Col sangue rosso ci fai anche le trasfusioni, però no ai testimoni di Geova.

    Quando il sangue rosso vivvo fluisce significa che la vita fugge via in un luogo impervio e non può più essere acchiappata, in nessun modo. Allora per questo hanno inventato le sacche di sangue che lì dentro è come la lampada di Aladino: c’è lo spirito, che però non fa le cose tipo esorcista, no, veramente lo giuro. che in questi tempi di crisi aumentano gli adepti che anche loro fanno il bunga bunga con il sangue. Poi, se uno dice che sono dei sanguinacciari ti fanno mettere paura, infatti minacciano: Smettila, altrimenti viene il Mammone vestito di nero e ti prende.

    La differenza tra il sangue rosso vivo e il sangue rappreso è quello che ci passa tra una poesia e l’articolo di un giornale o il fondo, che mò, tutti a scrivere di rivoluzioni, rivolte, vendetta, pistole e ventenni. e sangue. e differenze di ventenni tra uccisioni e veline, aperitivo e compagnia bella.

    comunque, secondo me ha detto giusto il Gattopardo. Il quale Gattopardo altro che Metamorfosi di quello, quello come si chiama?.
    Così, il Gattaopardo, in quel suo libro che all’inizio non vollero pubblicare, dice: Che ti sbatti, dice il Gattesco.

    scusami, ma il fatto è che io medesimo e in quanto tale e non avendo il dono dell’ibiquità, però ho un alibi di ferro, io, dicevo, non c’azzecco niente nè con la citazione ecclesiale in latino: sic transit gloria mundi e nè con il tizio che l’ha sparata in modo democratico in questa ampia democrazia di popolo.

    stavo così buono e tranquillo e mò, stò ‘ncopp’a tutti i giornali senza saper nè leggere nè scrivere.

    ja, guardate se è cosa.

    ecco.

  26. Finalmente è stata chiarita la dinamica militare che ha portato Gheddafi nelle mani dei combattenti del Cnt.

    Come potete leggere, come puoi leggere

    @Sparz

    il potere di morte, prima di tutti, va imputato alla Nato, che ha cercato di uccidere Gheddafi, e che andrebbe condannata per crimini di guerra.

    Gheddafi è morto – Che cos’è che va messo sotto accusa.

    Tu che leggi, non mi biasimare se ti mostro delle immagini crudeli che non hai ancora visto e meditato.

    A questo punto, le circostanze della morte di Gheddafi sono finalmente chiarissime.
    Il convoglio su cui viaggiava Gheddafi era stato individuato dall’intelligence anglo-franco-americana, che aveva sul terreno a Sirte agenti della CIA e dell’MI6 addetti specificamente alla ricerca del colonnello, i quali agivano di concerto con velivoli spia dei tre paesi (rispettivamente Tornado Gr4, C160 Gabriel e River Joint) e con il sistema anglo-americano d’intercettazione delle comunicazioni basato a terra, che ha una tecnologia di riconoscimento vocale con cui, qualche giorno fa, era stata localizzata a Sirte la voce di Muammar Gheddafi. Intorno alle 8.30 del 20 ottobre, i velivoli spia hanno identificato il convoglio in partenza e un drone Predator MQ-9 Reaper teleguidato dall’America è partito da Sigonella in Sicilia e ha bombardato il convoglio con missili Hellfire, che significa “fuoco dell’inferno”.
    Tutto questo è stato rivelato da fonti dei servizi britannici al quotidiano “The Telegraph” (vedi qui l’originale inglese e qui l’articolo di Manlio Dinucci in materia), smentendo platealmente il comunicato con cui la Nato, in risposta alle accuse del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, dichiarava ieri di non sapere che il leader libico si trovasse su quel convoglio.
    Bersagliato dai missili, il convoglio è stato abbandonato a piedi da Gheddafi, che si è rifugiato nel condotto sotterraneo, è stato catturato, maltrattato e, come tutti hanno potuto vedere dai filmati, ucciso a freddo con un colpo alla tempia.
    Quella sera, un TG italiano annunciava che al ragazzo che ha sparato quel colpo sarebbe spettata la taglia da 20 milioni di dollari che pendeva sul capo del Qaid. Sembra improbabile che questo accada, dopo l’ondata d’indignazione causata dalla diffusione dei video in tutto il mondo, dopo che l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani (che non è “l’ONU”, ma una sua agenzia specializzata, ben distinta dal Consiglio di Sicurezza) ha invocato un’inchiesta, e dopo che Amnesty ha rilevato che se Gheddafi “è stato ucciso dopo la sua cattura, questo costituirà un crimine di guerra”.
    Poiché nessun giudice indipendente indagherà mai su questo crimine, è improbabile che esso sia punito. Quello che è più desolante, tuttavia, è che tanto l’Alto Commissariato quanto Amnesty, abbiano omesso di menzionare un’altra cosa. E cioè che i militari americani che hanno guidato quel Predator, in base al vigente diritto umanitario di guerra, attaccando dal cielo un convoglio in ritirata, si sono resi responsabili anch’essi di un crimine di guerra molto grave, la persecuzione del nemico in fuga.
    E’ per questo che il Telegraph, nel riferire quanto sopra, si è sentito in obbligo di aprire l’articolo affermando che “le forze Nato hanno designato Gheddafi come obiettivo militare dopo che le forze dell’ex leader libico avevano fatto fuoco su civili, mentre cercavano di fuggire da Sirte”. Un’altra menzogna, c’è da sospettare: solo un idiota può credere che chi sta cercando di salvarsi la vita passando inosservato si metta a sparare alla cieca contro innocui civili disarmati.
    Chi ha deciso e causato l’uccisione di Gheddafi non è stato quel ragazzo infuriato. Chi ha deciso e voluto questo crimine non sarà mai chiamato a risponderne.

    Mi sia consentito di aggiungere qualche altra parola. Ho messo sotto accusa i ribelli e ho accusato i militari americani. Non sarò certo io a dimenticare che vanno messi sotto accusa non di meno quei militari di Gheddafi che hanno commesso lo stesso crimine. Anche loro hanno ucciso nemici che avevano già catturato. Guardate questo video, dove i morti hanno mani legate. E’ successo a Tobruk, fra il 17 e il 24 febbraio. E guardate quest’altro, che è stato girato a Ben Jawad. Guardatelo fino alla fine, quando la telecamera si spegne: e pensate che cosa è successo a quell’uomo che si rifiutava di inneggiare al Qaid.
    Forse gli uomini che hanno commesso quelle infamie saranno stati puniti così, con le mani legate dietro la schiena. O forse sono finiti così, con una folla urlante davanti ai loro corpi martoriati. O forse, guardate anche questo, sono finiti così i loro figli, sotto le bombe dei liberatori.

    Tu che leggi, non mi biasimare se ti mostro queste immagini crudeli. Voglio che tu le guardi. Voglio che tu le ricordi. Voglio che ti facciano paura. Perché quello che va messo sotto accusa è la Guerra. E’ la Guerra che deve scomparire per sempre dalla faccia di questo pianeta.

    Da qui
    http://albertocacopardo.blogspot.com/2011/10/gheddafi-e-morto-che-cose-che-va-messo.html

  27. La vera tragedia e la vera violenza è quella subita dal bambino senza nome che, ogni 6 secondi, muore di fame. Per onestà intellettuale, riflettete anche su questo.

  28. Geddafi morto faceva comodo alla nato (che bella scoperta!) e faceva comodo ai paesi arabi moderati pieni di petrodollari. Facevo anche comodo a molti del comitato CNT (ma va?) alcuni dei quali per decenni erano stati alla corte del dittatore. Insomma tutti avevano interesse che fosse chiusa per sempre la bocca a quest’uomo.
    Il popolo che per decenni ha subito miseria torture ingiustizie beh mi meraviglio che qualcuno si meravigli che in mezzo a una insurrezione con migliaia di morti venga ammazzato un dittatore.
    In fondo questa morte violenta fa comodo anche all’opinione pubblica occidentale che puo’ sfoderare la migliore retorica sui diritti umani etc etc.

    Ma i diritti umani vengono calpestati quando noi per decenni e decenni abbiamo e continuiamoi a ridurre alla miseria e alla dittatura i paesi del terzo mondo appoggiando i dittatori che ci fanno comodo, per rapinare le loro risorse e consumare le nostre orge consumistiche,
    uno stile di vita al quale non vogliamo proprio rinunciare ma che ci sta franando sotto i piedi.

  29. grazie a sparz per averci ricordato che l’umanità dovrebbe ancora esistere a questo mondo…
    io sono disgustato da questa guerra neocoloniale e imperialista in cui si devasta un paese per consegnarlo a capitribù integralisti..
    la francia ha portato a termine il lavoro iniziato nel 1980 quando abbatterono il dc9 di Ustica…
    la sinistra italiana, sempre più miope, si fida dell’onu, marionetta delle potenze vincitrici…
    che infinito squallore…

  30. As always I greaty enjoy Antonio Sparzani’s incisive writings. They are filled with important thoughts. As to the Libyan crises and the Gaddhafi’s killing I would like to add that, besides the human rights question, now we have lost an incredible possibility to hear about his collaboration with Western European statesmen and governments, particularly the United Kingdom, Italy and France. I am sure that his killing was ‘ordered’ by the very same governments now clamouring for human rights inquiry. Libyan investement in Europe was incredible and spectacular. This convinced the totalitarian regime of its untouchableness. Little did Gaddhafi know Europe’s lack of values (similar to his!) in dealings when these concern oil, gas and resources. Yesterday I asissted to a BBC programme which was about the post-Gaddhafi situation. The speaker was underlining, validly enough, Gaddhafi’s atrocities. At the same time, quite innocently it seems, she started to elucidate the problems of what will now happen to “enormous investments in Libya’s infrastructure, his miraculous irrigation plans, Libya’s tourist industry, Libya’s popular medical service, the big investments of roads, cities, towns, …”. I stopped for a moment and just contemplated the weird position I was listening to … so he did create these investments, and who will delve into them now? Yes, Gaddhafi had to be toppled down but I am interested in the waves underneath the surface.
    Another point is how Western Media enjoy showing the humiliation of a dead corpse. I remember how the United States Government very validly created an international protest when Afghan terrorists showed an atrocious image of a killed American soldier and his body’s post-mortem humiliation. It seems that as long as the dead corpse is not American one may freely humilate the dead and the killed.

  31. Another point is how Western Media enjoy showing the humiliation of a dead corpse. I remember how the United States Government very validly created an international protest when Afghan terrorists showed an atrocious image of a killed American soldier and his body’s post-mortem humiliation. It seems that as long as the dead corpse is not American one may freely humilate the dead and the killed.

    E’ come la pornografia. Tutti la condannano ma poi tutti morbosamente la consumano
    Il circolo vizioso media – opinione pubblica è inarrestabile.

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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