I delitti efferati (1 prosa comoda)

11 gennaio 2012
Pubblicato da

di Andrea Inglese

 Certo, i giornali molto parlavano di delitti, e codesti delitti erano non solo in aumento, ma pareva aumentare di giorno in giorno la loro efferatezza, mentre le vittime perduravano vittime, ostinatamente sprovvedute e docili. Quanto alla polizia, quando uno ne ha bisogno davvero per ragioni securitarie, mancano poi gli effettivi per ragioni di bilancio. Quindi non c’era da stare allegri. Chi aveva un bambino o una bambina, se li godeva finché poteva, notte e giorno, tenendoli sempre svegli, per via del delitto incombente, sempre nell’aria, e per via del carnefice, che ogni volta risultava essere una persona educata e puntuale nei pagamenti. Nonostante, quindi, l’ira dei pediatri, i bambini giravano stravolti e imbambolati per le scuole materne, i genitori bloccavano il traffico, addormentandosi in auto ai semafori, e le mamme, che la strada aspra dell’emancipazione aveva portato infine a posti di comando, davano ordini alla cieca, combattendo i colpi di sonno con pastiglie eccitanti, e ritrovandosi a giornata lavorativa conclusa con gli occhi vitrei, colmi di visioni raccapriccianti.

I rapitori di bambini, intanto, a fronte dell’enorme imbroglio in cui si era trasformato l’agire sociale, inceppato costantemente dal potere nefasto dei genitori insonni, entravano nelle scuole elementari con maschere di Goebbels ed asce a tracolla, senza minimamente destare sospetto nel clima ovattato che vi regnava, e si servivano con grande cura nelle classi, di fronte a insegnanti con il capo ciondolante o posato sulla cattedra. Non è, poi, che questi rapitori fossero divenuti più crudeli di prima, e fossero riusciti a superare se stessi in efferatezza, semplicemente, a differenza di genitori e bambini, si godevano sonni di dodici ore, ed erano quindi baldanzosi ed efficaci nella realizzazione dei delitti. Di tanto in tanto, però, ai rapitori veniva guastata la festa. Gruppetti di persone, costituiti da coloro che avevano figli ormai grandi o da coppie sterili, libertini indomiti, scapoli e zitelle, si gettavano feroci e prestanti su qualche mostro presunto. Gli bastava vedere qualcuno con la maschera di Goebbels aggirarsi presso i giardinetti, per scatenare un linciaggio in stile sudista.

Così, i delitti dei giustizieri, legittimati dall’inefficienza globale delle istituzioni, gestite in modo troppo assonnato per ben funzionare, controbilanciavano i delitti dei mostri rapitori. Se dobbiamo, però, mettere nel conto anche i delitti involontari prodotti da automobilisti in sonno REM, farmacisti in trance, chirurghi appisolati in sala operatoria, il numero globale di delitti, volontari o no, legittimati o meno, cresceva smisuratamente. Per questo motivo, dopo un periodo storico alquanto buio, le mamme e i papà rinunciarono a godersi i bambini anche di notte. Sui giornali, si continuava ad annunciare un incremento di delitti sugli innocenti, e un acuirsi della loro efferatezza, ma globalmente l’età dei grandi e diffusi massacri sembrava ormai trascorsa. Le autostrade tornarono ad essere soprattutto luoghi di circolazione delle auto, e non grandi piattaforme per autoscontri mortali, così come negli ospedali si tornava a curare piuttosto che amputare e avvelenare. I rapitori di bambini lasciarono a casa maschere ed asce, e dovevano agire con maggiore sollecitudine e previdenza. I bambini ripresero a gettare per aria i giocattoli a disposizione delle scuole materne, e la loro motricità ritornò, con grande soddisfazioni dei pediatri, ai valori usuali: quelli che rendono sconcertati gli adulti adibiti alla loro cura.

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17 Responses to I delitti efferati (1 prosa comoda)

  1. Vincenzo Cucinotta il 11 gennaio 2012 alle 08:32

    Mi scuso per l’OT di carattere promozionale: per chi fosse interessato, da alcuni giorni ho inziato a pubblicare ampi stralci del mio libro sul mio blog.

  2. Caro Paolone « la fiera della vanità il 11 gennaio 2012 alle 09:04

    […] anno. Siccome abbiamo abbandonato quei lidi, leggiamoci con gusto I delitti efferati di Andrea Inglese, su Nazione Indiana. Un bel risuonar di parole. Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the […]

  3. diamonds il 11 gennaio 2012 alle 11:01

    una fottuta fretta di arrivare in nessun posto seppellirà la nostra specie

    http://data20.nghenhac.info/laihuutuan/anhso/qt/r.e.m2/thebest/03%20-%20r.e.m.%20-%20fretless.mp3

  4. andrea inglese il 11 gennaio 2012 alle 11:31

    Ma scusa Vincenzo, ma io vengo sul tuo blog a fare promozione dei mie libri? Pensa se questa bella trovata si generalizzasse: avanti, promozione ot a 360 gradi!

  5. Vincenzo Cucinotta il 11 gennaio 2012 alle 11:55

    Beh, Andrea, hai sempre la possibilità di cancellare il mio commento.
    Comunque, visto che ipotizzi la situazione opposta, ti dirò che io non me la sarei presa tanto. Ti chiedo in ogni caso scusa.

  6. jacopo galimberti il 11 gennaio 2012 alle 12:04

    Forse la migliore delle “distopie” di inglese, anche se quella sull’acqua piena di merda a Milano era all’altezza di questa.

  7. luigisocci il 11 gennaio 2012 alle 14:14

    nell’incipit ci ho trovato un’eco (ma ribaltata) dei “delitti e storie sporche ereno scappati via per sempre da la terra d’Ausonia” di gaddiana memoria. rispetto alle altre prose inglesiane recenti, mi sembra che in questa ci sia quasi una rivincita del senso e, adesso la sparo grossa, anche di motivazioni vagamente autobiografiche.
    l.

  8. mario rossi il 11 gennaio 2012 alle 16:32

    Mi permetto, con rispetto scrivendo, di dare un seguito ed una deviazione contigua di senso alla prosa comoda e saporita.

    Visto che non gli si dava più tanta importanza i rapitori, indignati, decisero di cessare ogni attività. Così crollarono gli ascolti, i comunicatori di delitti efferati rimasero disoccupati e l’opinione pubblica fu scontenta della perdita dello spasso d’intrattenimento e del brivido lungo la schiena quando si vedevano correre bimbi nei giardinetti.
    Fu deciso allora di assoldare sicari e bruti novelli per dare nuovo slancio all’economia ed al business degli orchi.
    Si registrò subito l’incremento di delitti preventivato nel piano strategico d’investimento e tutti furono soddisfatti, tranne i vecchi rapitori che si sentirono defraudati e ricominciarono a rapire: il fatturato triplicò.
    I pediatri furono messi a tacere e nessuno chiese il parere dei bimbi, tanto sapevano dire solo “no!”, forse erano sindacalizzati, oppure capricciosi.

  9. gianni biondillo il 11 gennaio 2012 alle 16:53

    Distopia? Siamo in pieno realismo qui!

  10. andrea inglese il 11 gennaio 2012 alle 22:17

    a vincenzo,
    non è che me la prendo, né ti casso, anche perché ci conosciamo ormai – almeno telematicamente – mi ha però sorpreso la candida faccia di tolla dell’OT autopromozionale

    a luigi
    il lato autobiografico… alludi forse a quella maschera di Goebbels che mi sono fatto spedire dai nazisti dell’Illinois?

    a jacopo,
    la distopia dell’acqua piena di merda a Milano m’incuriosisce – ma davvero non mi ricordo di aver mai scritto qualcosa sul tema

    a mario
    il business degli orchi – se crolla quello, giornalisti tutti a casa!

    a gianni,
    tu ne sai qualcosa, come babbo e criminologo latente

  11. Jacopo Ramonda il 12 gennaio 2012 alle 11:07

    Distopia o realismo, la cosa che mi colpisce di più di questo testo è l’aspetto narrativo, più accentuato rispetto ad altre prose brevi di A. Questo andamento narrativo mi fa quasi pensare ad una favola pulp, una favola dark, inquietante, malata e disfunzionale: una distorsione della realtà che però dice la verità.
    Tutto questo mi riporta a Russell Edson, per quanto poi il tono, il linguaggio e gli intenti siano completamente diversi.

    E poi, come spesso accade quando leggo testi di Andrea, mi imbatto in alcune frasi e immagini che mi si incollano al cervello. Frasi che si reggono in piedi da sole, che sconfinano per via di una certa universalità di significato e che, per questo motivo, potrebbero funzionare anche al di fuori del contesto in cui sono inserite o in altri contesti (magari tramite cut up):

    “vittime perduravano vittime, ostinatamente sprovvedute e docili”

    “i delitti involontari prodotti da automobilisti in sonno REM, farmacisti in trance, chirurghi appisolati in sala operatoria”

    “Chi aveva un bambino o una bambina, se li godeva finché poteva, notte e giorno, tenendoli sempre svegli, per via del delitto incombente, sempre nell’aria, e per via del carnefice, che ogni volta risultava essere una persona educata e puntuale nei pagamenti.”

    “Non è, poi, che questi rapitori fossero divenuti più crudeli di prima, e fossero riusciti a superare se stessi in efferatezza, semplicemente, a differenza di genitori e bambini, si godevano sonni di dodici ore, ed erano quindi baldanzosi ed efficaci nella realizzazione dei delitti. Di tanto in tanto, però, ai rapitori veniva guastata la festa.”

    ” le mamme, che la strada aspra dell’emancipazione aveva portato infine a posti di comando, davano ordini alla cieca, combattendo i colpi di sonno con pastiglie eccitanti, e ritrovandosi a giornata lavorativa conclusa con gli occhi vitrei, colmi di visioni raccapriccianti.”

  12. Vincenzo Cucinotta il 12 gennaio 2012 alle 16:43

    @Andrea
    Vedo che ti sei offeso. Prova a guardare a questa vicenda, in cui io ho commesso dei delitti non emendabili, come un’opportunità e forse il cielo si schiarirà.

  13. diamonds il 12 gennaio 2012 alle 17:01

    sinceramente io ho pensato al bimbo morto rimasto erroneamente agganciato allo sportello della macchina della madre di avantieri,a quello del giorno dopo.E a tutti gli altri dimenticati in macchina le scorse estati

  14. andrea inglese il 12 gennaio 2012 alle 17:54

    Vincenzo,
    se prometti di abbonarti a murene e di donare un abbonamento a una persona cara, vedrò di far intercedere San Pigolina dei Lattonieri, perché tu non sia condannato all’eterno strazio

  15. Vincenzo Cucinotta il 12 gennaio 2012 alle 18:13

    @Andrea
    Oh, finalmente, era così che ti volevo leggere :)

  16. paola lovisolo (nevedicarne) il 12 gennaio 2012 alle 22:31

    a sensazione personale potrebbe essere un’ appendice caotica di delitto (e castigo?) da profana amorosa di letteratura russa la trovo profondamente dostoevskijana. per la cadenza, il fiato.
    un saluto
    paola

  17. daniele ventre il 15 gennaio 2012 alle 20:26

    Stupendo. Non c’entra nulla tematicamente, ma il ritmo narrativo ricorda certe parti di Hilarotragoedia.



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