senatore e ladro

«Tra questa nuda e tristissima copia

correan genti nude e spaventate,

sanza sperar pertugio o elitropia:

con serpi le man dietro avean legate;

quelle ficcavan per le ren la coda

e ‘l capo, ed eran dinanzi aggroppate.»

Così Dante (Inferno, XXIV, 91 – 96) sistema i ladri, tanto per dire che neppure lui ne aveva una grande considerazione, semmai aveva più riguardi per i lussuriosi, vedi Paolo e Francesca).

Credo, anzi temo, di avere un’età che mi consente di dire che molte ne ho viste accadere di bizzarrie in questo bizzarro paese, ma questa confesso che ha delle caratteristiche che ancora mi stupiscono. Mi riferisco a quel senatore della repubblica, di nome Luigi Lusi, che, per sua stessa ammissione, ha rubato 13 (tredici) milioni di euro che non erano suoi e li ha usati per scopi suoi. Viene indagato per “appropriazione indebita”, che è un bel giro di parole per non dire furto, che forse suona male? Suona male, sì, ma è male, è esattamente questo, avere rubato beni non tuoi (ma di cui, aggravantemente, avevi per fiducia malaccordatati, la disponibilità) e averne fatto quel che meglio ti pareva. Ma non basta.

Il sunonlodato senatore ammette tranquillamente e offre di restituire, per carità, con calma, cinque di quei tredici milioni, perché altri cinque li ha già pagati in tasse. Sì, e allora? E poi ― non so come mai nessuno lo fa notare ― cinque + cinque = dieci, rimangono tre milioni, li vogliamo considerare bazzecole, noccioline? E infine, ciliegina sulla torta, propone un patteggiamento con un anno di galera, ben s’intende con la condizionale; patteggiamento per fortuna al momento non accettato. E a chi gli chiede di dimettersi da senatore ha risposto, candido, «perché dovrei?».

Non credo che la nostra classe dirigente sia proprio tutta di questa pasta in putrefazione, certo più di qualche poco luminoso esempio ce l’abbiamo. È in occasioni così che monta il desiderio di emigrare in Costarica.

Il suo partito, il PD, l’ha espulso dal gruppo parlamentare al senato, ma non ancora dal partito, che cosa si aspetta? Questa è una persona sorpresa in flagranza di reato, ovvero rea confessa, non occorre aspettare democraticamente i tre regolamentari gradi di giudizio, è un ladro e basta, di cos’altro c’è bisogno per buttarlo fuori dal senato?

Se si accerta che io ho un debito verso lo stato ― o verso un terzo ― che non riesco a pagare completamente subito, il mio stipendio, o la mia pensione viene opportunamente decurtata ogni mese fino a estinzione del debito. Quali provvedimenti verranno presi nei confronti del senatore ladro che dice di non riuscire a restituire tutti e tredici i milioni di euro rubati?

Questo senatore è stato eletto nell’aprile 2008 ed è membro di varie commissioni parlamentari, tra le quali la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (qui i dettagli per chi volesse), ma è un volgare ladro. Perché occupa ancora una poltrona del senato della repubblica, perché?

9 Commenti

  1. perché…]
    gli italiani non esistono,
    sono solo una fantasia
    e questo è un paese vuoto,
    il paese di magiafuoco,
    dell’orco e del gallo,
    nel regno di nessuno.

  2. oggi ho sentito il sindaco di bari, emiliano, che al riguardo diceva: se questo ha rubato così tanto, e se i partiti sono ancora vivi, vuol dire che ai partiti arrivano davvero troppi soldi (riassumendo).
    c’è da rifletterci…..

  3. Il fatto è che le cose come sono state finora raccontate non stanno in piedi.
    Che esistano farabutti parlamentari e che Lusi posa costituirne un esemplare significativo, non credo che possa scandalizzare più di tanto, ma la cosa che colpisce è come tutto questo sia potuto avvenire.
    Non parlo soltanto di connivenze di singoli, ma magari di piani strategici di utilizzo di quelle somme magari solo occultate dal Lusi, ma parlo anche del meccanismo messo su dal PD per permettere a gruppi organizzati al proprio interno per mantenere una loro contabilità separata, e quest’ultima è una prassi che non coinvolge solo il caso in oggetto.
    Infine, in questione è la qualità morale di questa classe politica che non sembra differenziarsi in maniera decisiva al proprio interno.
    Dal punto di vista della filosofia politica, ciò mette in crisi l’assunto dell’ideologia liberale che della morale collettiva si debba fare a meno, basandosi solo su legge e morale individuale: minchiate!

  4. Il “postulato” della coincidenza tra l’interesse privato e quello pubblico ha caratterizzato la fase primitiva e ingenua del liberalismo. Da Rousseau in avanti l’individualismo ha subito un radicale capovolgimento e il riconoscimento dei diritti è passato al cittadino.
    Molto semplificando, direi nello stato attuale del dibattito nessun “liberale” contesti il dovere morale di aderire (liberamente, appunto) alle norme fondamentali di un’etica laica condivisa. Tra le quali rientra sicuramente il non rubare!

  5. @Virginia
    Non so a quale liberalismo si riferisca, e a quale delle cose contraddittorie che Rousseau ha scritto nella sua vita.
    Io pensavo alla negazione della dimensione sociale dell’etica da parte di Kant (anche l’imperativo categorico farebbe parte di questo liberalismo primitivo?), ma pensavo anche alla società aperta di Popper, e soprattutto pensavo all’ideologia dominante oggi.
    Forse c’è un equivoco in tutta questa discussione, perchè ciò di cui io parlo ha a che fare con quanto precede ogni presunta adesione libera a un’etica collettiva. Partire dal momento dell’adesione non ci consente di fare luce su i suoi presupposti. Bisognerebbe cioè entrare nel merito di quell’aggettivo “libero”, ma la discussione ci porta lontano.

  6. lo scopo originario di questo post non era quello di impostare una discussione su massimi principi (che può peraltro sempre venire affrontata, sia ben chiaro), era piuttosto quello di una specie di bonifica semantica del linguaggio usato dalla politica e dai media: se il privato cittadino Tale prende soldi che non sono suoi e ne fa uso personale, tecnicamente egli è un ladro, va accusato di furto e come tale va, con tutte le garanzie del caso, giudicato e condannato, con restituzione di quanto è stato rubato, punto.
    Dopodiché, in questo caso, come si sta evidenziando, emergono anche altre responsabilità che andranno anch’esse una ad una chiarite.

  7. Il suo partito, il PD, l’ha espulso dal gruppo parlamentare al senato, ma non ancora dal partito, che cosa si aspetta? Sparz

    maria
    giusto, non si tratta di aprire una discussione politico-filosofica, ma sopratutto di porre una domanda squisitamente politica. Ho letto da qualche parte che l’espulsione si fa per motivi gravissimi come se rubare 13 milioni di euro al partito che ti ha portato, tra l’altro, in parlamento non fosse grave!
    Io sono sempre più sbalordita!

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.