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Il cane di Dio

 

 di Gianni Biondillo 

Diego Marani, Il cane di Dio, Bompiani, 176 pagine

Domingo Salazar è un agente segreto di una Italia diventata, in un futuro davvero prossimo, uno stato direttamente governato dai vertici vaticani. La chiesa ha, ovviamente, nemici interni, sacche di resistenza laiche, atee, scientiste. È per questo che Salazar viene richiamato a Roma dall’Olanda: la sua missione è ricercare di un gruppo di “eutanasisti” che si camuffano da parenti dei malati terminali per procurarne in realtà la morte assistita. Pura blasfemia, con tanto di confisca dei beni del suicida. Intanto qualcosa di più grosso bolle in pentola: la cerimonia di beatificazione di Benedetto XVI potrebbe essere funestata da un attentato alla vita dell’attuale santo padre, Benedetto XVIII.

Diego Marani, con Il cane di Dio, mischia i generi popolari: spy story, thriller, action, fantascienza. Ma il suo è essenzialmente un romanzo ucronico. I protagonisti della storia spediscono email, guidano automobili, prendono treni in un futuro così simile al nostro presente che quasi lo si può sovrapporre. È, in pratica, un chiaro esempio di what if?, espediente narrativo traducibile con: “Cosa sarebbe successo se…”

A modo suo è un libro a tema che parte da un assunto solo all’apparenza paradossale: cosa sarebbe l’Italia se fosse una nazione dichiaratamente teocratica e antidarwinista? La fortuna del romanzo sta nel fatto che l’intreccio vince sulle possibili derive moralistiche. In pratica a Marani soddisfa di più divertire che pontificare (mai come in questo caso!). Ma che l’autore parteggi per “i cattivi” è abbastanza evidente.

Il cane di Dio, insomma, non ha particolari pretese, se non quelle di incollare il lettore alla pagina attraverso un gioco dialettico che cerca di mettere in luce le contraddizioni della nostra società contemporanea, troppo invischiata da teismi retrogradi. Più che la scrittura raffinata e letteraria a Marani interessa il piacere dell’intrattenimento. Parola alla quale forse dovremmo iniziare a restituire dignità.

(pubblicato su Cooperazione, n° 35 del 28 agosto 2012)

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3 Commenti

  1. Hemm non ho capito,
    i cattivi sarebbero quelli che si camuffano da parenti del suicida?, la confisca dei beni del suicida come avverrebbe?… cioè i parenti cammuffatti, proprio perché parenti(anche se camuffati), ereditano i beni illecitamente, ma per farne cosa?, per finanziare nuove incursioni eutanasiche, o per se stessi?… o per finanziare un complotto anticlericale ?…

  2. Magari forse è solo un libro di fantapolitica, no? Forse i personaggi si muovono in uno scenario distopico, forse. Non trovate? ;)

    A me l’idea piace.
    E’ affine a un romanzo di fantascienza distopico di tale Franco Forte, Gli eretici di Zlatos, dove si immagina un’Europa futura, post-atomica, dominata da un oscurantismo ecclesiastico dispotico, ostile alla scienza e alla democrazia. Questo libro potrebbe esserne la premessa.

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GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Nel 2011 il romanzo noir I materiali del killer ha vinto il Premio Scerbanenco. Nel 2018 il romanzo storico Come sugli alberi le foglie ha vinto il Premio Bergamo. Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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