Poesie interattive

22 giugno 2013
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Fabrizio Venerandi ha pubblicato sul suo sito due piccole poesie che sfruttano appieno le possibilità della pagina web per trasformare il testo sotto gli occhi del lettore.

Leggete la prima sul suo sito e poi tornate qui.

Il testo di amore.xhtml si trasforma ogni volta che il lettore sfiora le parole con il mouse. Sono mutamenti reversibili, in alcun casi permanenti (nel titolo ad esempio), fino alla scoperta di un verso nascosto.

La tecnica usata è xhtml + javascript, facilmente analizzabile esaminanto i sorgenti della pagina xhtml e del file .js collegato.  Fabrizio usa un CSS apposito per rendere omogeneo l’aspetto delle sezioni dinamiche della pagina, che altrimenti il browser metterebbe in risalto.

La seconda poesia invece non fa apparentemente niente. Bisogna tornare a leggerla in momenti diversi della giornata per accorgersi di piccoli mutamenti, scatenati questa volta da altre variabili. Anche qui i sorgenti di giorno.xhtml e di giorno.js sono molto chiari.

Le due creazioni di Fabrizio Venerandi mostrano  bene cosa può essere la poesia digitale (iten): alla portata di tutti (basta un editor di testo e un browser), semplice nelle tecnologie usate, accessibile e riproducibile/modificabile da chiunque.

Hanno anche alcuni limiti: amore.xhtml richiede l’uso di un mouse e si legge bene su un pc tradizionale, mentre su uno schermo touch come tablet o telefono l’interazione è meno immediata, si confonde con altri comportamenti del browser. Entrambe funzionano bene sul sito dell’autore, ma se volessi ripubblicarle qui dovrei vincere la mia pigriz lavorare un po’ di più per riportare css e javascript oltre al testo originale.

Trovo molto interessanti queste poesie perché esplorano nuove dimensioni espressive con, secondo me, molta delicatezza e grazia. Inoltre sono un invito alla sperimentazione e non la presentazione di effetti speciali di studio, inaccessibili: provate a salvare in una cartella del pc i file necessari (amore.xhtml amore.js fabrizio.css) e modificateli a piacimento, per tentativi. Caricate il file xhtml nel browser e guardate:  che succede? Rinominate il css per non farlo trovare: che succede? Perché? Potete cambiare il comportamento delle variabili?

Molto spesso le cose che uno può fare sono più interessanti delle opinioni che può avere.

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6 Responses to Poesie interattive

  1. Mb- il 22 giugno 2013 alle 12:40

    Che diavoleria è questa?!
    Interessante. Una blasfemia davvero seducente.

  2. mirfet il 22 giugno 2013 alle 18:03

    C’è qualcosa di affascinante in tutto ciò, ma alla fine mi rimane solo la sensazione di essere una pessima lettrice di quest’opera: il meccanismo, il funzionamento, le parole che mutano a seconda di come io muovo la mia mano, distolgono continuamente la mia attenzione.
    :-(

  3. andrea inglese il 23 giugno 2013 alle 01:26

    a me piace sopratutto la seconda…

    comunque jan, per quelli come me almeno quattro ripetizioni private ci vogliono prima di servirsi di questi strumenti, un po’ come per risolvere le famose equazioni del liceo…

  4. Roberto R. il 23 giugno 2013 alle 11:18

    anche a me piace soprattutto la seconda, in parallelo con la musica indiana che distingue i suoi “raga” a seconda del momento della giornata in cui devono essere eseguiti…

    Bravo Fabrizio // ovviamente a questo punto io ti “recensirei” col recensiomatic ;)
    http://recensiomatic.altervista.org/

    R

  5. fabrizio venerandi il 23 giugno 2013 alle 17:40

    Ringrazio tutti per i commenti e per l’attenzione. Queste prime poesie, a cui seguiranno altre composizioni, nascono per (di)mostrare le caratterischiche del mezzo. Si tratta di una serie di ragionamenti che nascono anche dall’esperienza pratica di conversione di testi nati per il cartaceo e riversati in libri digitali. Questi riversamenti da un lato sono spesso in perdita, dall’altro non sono testi digitali, perché del digitale di fatto non utilizzano le caratteristiche. Il paradosso è quello di vivere un secolo della comunicazione digitale, e di non avere vocabolari poetici e critici per manipolarla, se non da spettatori e da consumatori. Anche le esperienze di Electronic Literature, nascono il più delle volte al di fuori del discorso poetico contemporaneo e hanno legami più forti con l’arte che con la parola poetica scritta. L’idea è che una certa forma di scrittura poetica possa creare legami e connessioni contemporanee se accanto al libro di metrica e retorica se ne posi uno di informatica. Non è un manifesto, e anche i testi che seguiranno questi primi due hanno piuttosto la pretesa di mettere la prima bandierina che si mette sui territori, quando si comincia la partita di risiko.

  6. renatamorresi il 29 giugno 2013 alle 11:22

    io mi chiedo spesso come mai la e-lit non abbia ancora attecchito in Italia. se togliamo i fenomeni della videopoesia da una parte (ma di solito ancora realizzata da una prospettiva analogica: sul lavoro del video-maker si incide la voce che legge), e i lavori ipertestuali (che solo pochi pochissimi arditi si arrischiano a pubblicare), rimane ben poco. a volte ho l’impressione che i contemporanei si vergognino addirittura della pur pregevole tradizione di poesia concreta e visiva che proprio in Italia trovò i primi sperimentatori. essere uno scrittore puramente digitale, poi, è sintomo di completo fallimento. come se la scrittura potesse abitare solo la pagina di carta, e vent’anni e più di rete, computer, strumenti digitali di ogni tipo non abbiano cambiato visceralmente tutto (per dirne una: ci rendiamo conto cos’era scrivere prima del copia-incolla?). i lit-blog e le riviste in rete hanno avuto la fortuna più evidente, traducendo più facilmente in bit la tradizione del salotto e del dibattito, ma anche loro, con l’avvento dell’opinionismo diffuso dei social, sono a un punto di svolta. le piattaforme, però, sono ancora lontane dal permettere la malleabilità cui certi testi digitali aspirano (non è solo un problema di pigrizia, Jan, è che spesso esse sono pensate in prima istanza come ricollocazioni della pagina cartacea sullo schermo, il che non aiuta – non aiuta neanche che in Italia ci siano così poche risorse per l’umanistica, quindi anche per formare umanisti digitali.) la riflessione sull’impatto del digitale e del macchinico è ancora, mi pare, agli inizi. eppure questo lavoro di Fabrizio Venerandi svela quanto una rinnovata attenzione non dico meramente all’implementazione informatica, ma anche solo ai tradizionali procedimenti di lettura, al ritmo, al metro e alla spezzatura, se fatta alla luce del rapporto con gli spazi mobili elettronici, trasforma splendidamente il pensiero della poesia e della scrittura tutta.

    per certi versi sono felice che ci siano ancora così grandi aree inesplorate :)



indiani