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Messina vs Roma

di Antonio Sparzani
ACCORINTI
Mentre a Roma nel palazzo del potere simbolico, il Colle con la “c” maiuscola, il presidente che rappresenta l’unità e il prestigio della nazione riceve per sua scelta un signore che è appena stato condannato da un tribunale della repubblica a sette anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per concussione con costrizione e sfruttamento della prostituzione, a Messina, pare a me, si respira un’altra aria.

Vince inaspettatamente il ballottaggio per la poltrona di sindaco Renato Accorinti, anarchico no-ponte, esponente della lista civica “Cambiamo Messina dal basso”. Come primo gesto rimuove la porta centrale a vetri del palazzo comunale, palazzo Zanca, con il supporto del personale comunale del pronto intervento, per consentire ai cittadini il libero ingresso senza doversi dotare di badge come avvenuto fino ad ora. Arriva in comune con la maglietta arancione del “no ponte” e dichiara «Adesso comincia una nuova storia, quartiere per quartiere. Si tratta di una vittoria di tutti. Qui non ci sono un sindaco e otto assessori ma una città che vuole cambiare in profondità. Ci ho sempre creduto anche se sembrava una sfida impari. E il primo passo verso il cambiamento sarà abbattere ogni muro che separa Palazzo Zanca dai cittadini».

Copio queste notizie dal Sole 24ore:

« Accorinti ha 59 anni, è un attivista della difesa dei diritti civili, dell’ambiente e della lotta alla mafia, tra i fondatori del movimento No ponte, docente e tecnico della Federazione italiana di Atletica leggera. Sin dalla fine degli anni settanta si impone come pacifista e fonda insieme ad altri, il Movimento non violento messinese e il Comitato messinese per la pace e il disarmo.
È sua la lettera aperta con cui propone di esporre nel centro di Messina uno dei simboli più forti dello stragismo mafioso: i resti dell’automobile degli agenti della scorta di Giovanni Falcone, distrutta dopo la strage di Capaci. Ai sindaci che si sono succeduti ha proposto più volte di intitolare la piscina comunale a Graziella Campagna, la sedicenne messinese uccisa dai boss mafiosi della Sicilia orientale perché aveva assistito involontariamente all’esecuzione di un killer. Sono moltissime le sfide che Accorinti ha lanciato alle amministrazioni cittadine.
La lotta contro il ponte sullo Stretto di Messina lo ha contraddistinto per anni: si è arrampicato sul pilone di Torre Faro per un giorno e una notte attirando l’attenzione dei media. Per promuovere le aree di verde pubblico, Accorinti, ha lanciato la campagna “la natura ci salverà” cercando di riconvertire le aree militari in disuso mentre in segno di protesta per il passaggio dei tir in città è stato protagonista di uno sciopero della fame durato una settimana. Per queste ragioni, oggi una folla enorme festeggia il neo sindaco.»

Io non lo so se Renato Accorinti vincerà, dopo avere vinto il ballottaggio contro il candidato del partito democratico, la sua battaglia vera, quella cioè di provare a cambiare le cose a Messina a favore di coloro che comunque non sono favoriti sotto nessun regime.
Ma vorrei per un attimo dargli fiducia.
Augurandogli di non percorrere una strada simile a quella di chi, dopo una lunga militanza nel Partito Comunista Italiano, ancorché sempre in una cauta area riformista guardinga e attenta alle esigenze del potere, è finito ad organizzare attivamente la collaborazione di classe più scoperta, ricevendo nei suoi palazzi personaggi irricevibili.

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12 Commenti

  1. bello sparz, auguro a lui e a messina che quell’arancione non sbiadisca mai (io e te sappiamo che da qualche altra parte è sbiadito un bel po’). Intanto a Messina respirano davvero e questa è cosa buona

  2. c’era una volta (fino a tre settimane fa) una pagina di wikipedia intera dedicata all’attività politica e sociale di Renato; quella stessa pagina nei giorni della campagna elettorale pre-ballottaggio, si è ridotta a un trafiletto che poco e nulla dice di 40 anni di attivismo non improvvisato e caduto dal cielo come una manna 2.0, ma costruito demolendo mattoni monolitici di roccaforti statiche con pazienza, tanta, e coraggio, da vendere.
    il 24 giugno sono stata felice di essere nata qui e di esserci tornata.

  3. (virando sul grottesco scorretto.Una specifica dovuta in particolare perchè persino all’inferno non bisogna scordarsi che a chi ha fatto della violenza una religione è preferibile persino la malafede dei furbetti incapaci a gestire,se non alla luce del proprio tornaconto,la cosa pubblica)il fatto strano è che per la prima volta da un po di tempo a questa parte persino le mafie almeno apparentemente stanno attuando la politica del laissez faire perchè i politicanti classici inceppando i meccanismi socio economici ci hanno portato al bordo di un baratro talmente scivoloso che chi ha interesse per gli affari non pratica volentieri

    http://www.youtube.com/watch?v=-EEEEb6v9DA

    • Una specifica dovuta in particolare perchè persino all’inferno non bisogna scordarsi che a chi ha fatto della violenza una religione è preferibile persino la malafede dei furbetti incapaci a gestire,se non alla luce del proprio tornaconto,la cosa pubblica>/i>

      cosa significa, di grazia?

    • la festa tra le strade fino a notte alta, i giovani e le loro facce sorprese da quella che hanno vissuto come una liberazione, non lasciano dubbi. Speriamo invece che Rentato possa lavorare tranquillo, con l’aiuto di quella parte sana e pulsante della società, che in questi giorni ha la gioia negli occhi. grazie per la risposta Diamonds.

  4. Ah, Natàlia, in questi gg. sono stato felice per Messina, mentre lo sono stato moltyo meno per me stesso, non essendo riuscito a tornarci, restando essa, i suoi luoghi, al sua gente, al centro della mia realtà, anche creativa

    Conosco Renato dal 1976, più o meno. Ricordo il suo essere, in solitaria, come pochi altri (radicali locali, alcuni comunisti illuminati, valdesi, qualche gesuita eretico, qualche liberale antimassone…) in opposizione alle consorterie locali, trasversali. Uno che all’epoca fondava in città il Movimento Nonviolento di Aldo Capitini, uno che ha capito che essere minoritari non vuol dire restare in eterno minoranza, uno che ha capito, da insegnante, che la scuola e la formazione sono la base della cittadinza consapevole, uno che ama lo Stretto (contro il ponte) come una poesia messa in atto…
    Con lui vince la Messina estranea alle logge massonico-mafiose trasversali,la Messina che faceva vincere Mazzini, che ospitava Salvemini e Pietro Gori, che ha avuto uomini come Placido La Torre, grande avvocato anarchico, del comunista “trotskista” Umberto Fiore, di Francesco Lo Sardo, martire comunista nel carcere duro del Ventennio, assai amato in città…

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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