per Carlo Giuliani – 20 luglio 2001

di Gianni Montieri

targa per carlo giuliani
s t a n d o    a    c a s a   (20  luglio  2011)
 
Dieci anni fa era luglio e c’era caldo
non mi sono mosso da Milano
potevo andarci a Genova, potevo esserci
alcuni amici andarono e, poi, tornarono.

Quella volta dieci anni fa ho avuto paura
il giorno prima dissi: “non verrò ragazzi,
laggiù tira una brutta aria, resto a casa”.

Dieci anni fa di pomeriggio, da un divano
da un televisore molto grande ho visto:
fumo, polvere, sangue, caschi, manganelli,
ragazze accasciate lungo i marciapiedi
 
l’orrore della gente in fuga, dello scontro
ho visto calci in faccia e un morto in terra
dal mio tv color, come fosse un film
 
dieci anni dopo che è adesso a Milano
e adesso è il 20 luglio, bevo un caffè
anche quella volta, nascosto in casa
bevevo (e lo so, scuotevo la testa)
un caffè. Oggi come allora sto al sicuro
non dimentico, non mi muovo, non perdono.

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6 Commenti

  1. Bellissimi versi…una poesia di civiltà…ma in Val di Susa vanno in onda le stesse scene…questo Paese non impara mai niente! E nella polizia non c’è stato cambiamento, il caso Shalabayeva lo dimostra!

  2. Foglia verde smeraldo.
    Sguardo allo stormo.

    Petalo mai appassito.
    Rugiada di sole.

    A pelle, battente,pietra
    pomice contro il potere.

    La corruzione politica i
    politicanti al potere.

    Un bacio, le mani, le labbra;
    l’amore a spicchi e a zolle.

    Le cose semplici e dirette;
    i bisogni primari,le necessità.

    Miseria,Emarginazione, Fame,
    Sofferenza e Clandestinità

    dei lavoratori, dei disoccupati,
    dei giovani e delle donne messe

    sullo stesso piano della cultura:
    ossia entrambe inutili, tutt’al

    più mercificate non più di tanto.
    Carlo sei stato condannato a morte

    perché hai lottato in direzione
    ostinata e contraria.

  3. sì, è bene che a ricordare sia proprio chi non c’era, altrimenti sembra che genova 2001 sia una questione un po’ da reduci; e poi gianni, il tono spoglio e secco tuo evita qualsivoglia impennata retorica. Per ricordare Carlo, andrebbe bene tutto, anche la poesia più retorica. Ma se si riesce, come ti è riuscito, meglio evitare.

  4. grazie a tutti e a sparz per aver ospitato questo testo.

    (Sì, Andrea, meglio evitare. Grazie)

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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