Esiodo – Teogonia 1-115

trad. isometra di Daniele Ventre

Noi dalle Muse Eliconie incominceremo a cantare,
che l’Elicona, il gran monte posseggono, chiaro di dèi,
e con i morbidi piedi intorno a una cupa sorgente
danzano e intorno all’altare del figlio possente di Crono;
e non appena lavate le tenere membra al Permesso,
o presso il Rio del Cavallo o all’Olmeio chiaro di dèi,
sull’Elicona, sul picco più alto, disegnano cori
desiderabili, belli, si muovono svelte coi piedi.
Quindi sorgendo di là, da una densa nebbia celate,
corrono lungo la notte, spandendo bellissima voce,
d’inni coronano Zeus cinto d’egida, Hera sovrana,
dea degli Argivi, che incede eretta sugli aurei calzari,
e nata a Zeus cinto d’egida, Atena dagli occhi di strige,
e così Apollo, il Radioso, e Artemide saettatrice,
e Poseidone, che cinge la terra e percuote la terra,
e anche Temi onorata e Afrodite d’occhi vivaci,
e Giovinezza dorata di serti e Dione la bella,
e con lei Leto e poi Giàpeto e Crono che ha obliqua saggezza,
e con Aurora anche Sole il grande e lucente la Luna,
e con la Terra anche Oceano il grande e poi nera la Notte
e il sacro seme degli altri immortali vivi per sempre.
Esse insegnarono un giorno a Esiodo il canto gentile
(sotto Elicona animato di dèi pascolava gli agnelli).
Questa parola in principio mi dissero allora le dee
figlie di Zeus che dell’egida è cinto, le Muse d’Olimpo:
“Gente dei campi, pastori, ignava genia, solo ventri,
molte menzogne sappiamo noi fingere simili al vero,
anche del vero sappiamo però, se vogliamo, narrare!”
Dissero questo le figlie di Zeus, di quel grande, eloquenti,
quindi strapparono un ramo stupendo d’alloro fiorito,
dandomelo come scettro, e poi mi ispirarono voce
eco di dèi, che svelassi gli eventi futuri e passati,
spinsero me ad inneggiare al seme dei vivi per sempre
numi beati, e a cantarle per prime e per ultime, sempre.
Ora perché dilungarmi così sulla quercia e la roccia?
Incominciamo oramai dalle Muse, dee che Zeus padre
d’inni coronano e allietano il suo grande cuore in Olimpo,
nel raccontare vicende presenti, future e passate,
con l’armonia delle voci, e scorre mai stanca la voce
dal loro labbro, e soave, e ride la casa del padre
Zeus che dall’alto risuona, alla voce lieve di dee
che si diffonde; riecheggiano i picchi d’Olimpo nevoso,
case di numi immortali; spandendo incorrotta la voce,
prima a una stirpe onorata di dèi dànno lustro nel canto
sin dall’origine, ai nati da Terra e da Cielo spazioso,
e a quanti vennero poi, gli dèi donatori di grazie;
quindi, secondo, anche Zeus, il padre di uomini e numi
d’inni coronano al primo inizio e al finire del canto,
per come egli è il più glorioso dei numi e supremo in potenza.
Poi la semenza degli uomini e quella dei fieri Giganti
d’inni coronano e allietano il cuore di Zeus in Olimpo,
figlie di Zeus che dell’egida è cinto, le Muse d’Olimpo.
Le partorì nella Pieria, unendosi al Crònide padre,
quella che domina i colli vicino Eleutere, Memoria,
fossero oblio di sciagure, offrissero tregua alle cure.
Per nove notti con lei s’era unito, Zeus il sapiente,
nel sacro letto ascendendo in disparte dagli immortali;
e come l’anno trascorse, si volsero indietro stagioni,
al declinare dei mesi, e lunghi passarono i giorni,
nove fanciulle la dea partorì, concordi, cui il canto
è sola cura nel petto, e che han cuore immune da angosce,
poco lontano dal picco più alto d’Olimpo nevoso:
esse hanno là i loro cori stupendi e le belle dimore,
presso di loro hanno sedi le Grazie, nonché il Desiderio,
nell’allegria; dalle labbra spandendo l’amabile voce,
cantano, recano lustro alle leggi, ai probi costumi
degli immortali, di tutti, spandendo adorabile voce.
Vennero allora in Olimpo, superbe di voce gentile,
fra il loro canto incorrotto; e la nera terra echeggiava
degli inni loro, dai passi sorgeva un amabile suono,
mentre venivano al padre: in cielo egli regna sovrano,
è possessore del tuono, nonché della folgore ardente,
Crono suo padre egli vinse e ha potere; e bene per tutto
fra gli immortali equamente assegnò e divise gli onori.
Questo cantavan le Muse, che hanno dimore in Olimpo,
sì, tutt’e nove le figlie che nacquero a Zeus, a quel grande,
Cleio, ed Euterpe con lei, Talía e Melpòmene insieme,
quindi Terpsícore ed Èrato e ancora Polimnia ed Urania,
e poi Callíope: questa è la più gloriosa fra tutte.
Già, poiché insieme ai sovrani onorati muove, compagna.
L’uomo a cui rendano onore le figlie di Zeus, di quel grande,
uno che scorgano nato da principi alunni di Zeus,
sempre per loro ha la lingua coperta di dolce rugiada,
voci di miele dal labbro gli scorrono; dunque le genti
tutte riguardano a lui, allorché amministra giustizia
con le sue rette sentenze; ed egli, parlando sicuro,
subito appiana una grande contesa, in virtù di saggezza;
e per non altro è sapienza nei principi, ché per le genti
preda di torti indennizzo ottengono nell’adunanza
ben facilmente, tentando placarle con blande parole.
Mentre va il re per l’accolta, gli porgono onori d’un dio,
con reverenza di miele, fra genti adunate egli spicca.
Sì, tale dono divino hanno gli uomini, dalle Muse!
E dalle Muse, nonché da Apollo infallibile arciere,
nascono al mondo i cantori nonché i suonatori di cetra,
mentre i sovrani da Zeus; felice è colui che le Muse
han prediletto: soave gli scorre dal labbro la voce.
E se qualcuno –abbia un lutto nell’animo fresco d’angosce–
sia contristato e nel cuore si strugga, se allora un cantore,
uno che serva le Muse, alle glorie d’uomini antichi
inneggerà, e ai beati, agli dèi che sono in Olimpo,
subito oblierà i mali, l’afflitto, e non più le sue angosce
ricorderà, no, l’avranno distolto quei doni di dee.
Salve, creature di Zeus, voi datemi amabile canto;
il sacro seme illustrate dei vivi per sempre, immortali,
che sono nati da Terra e Cielo trapunto di stelle
e dalla Notte nerigna, e quanti nutrì salso Mare.
Ditemi come in principio gli dèi siano nati la terra,
e così i fiumi e poi il mare infinito, gonfio di flutti,
e sfavillanti le stelle e nell’alto il Cielo spazioso;
[e quanti vennero poi, gli dèi donatori di grazie;]
come divisero i beni e come spartirono onori,
come da prima occuparono Olimpo scosceso di balze.
Questo narratemi, Muse che avete dimore in Olimpo,
sin dall’origine, e dite chi nacque per primo fra loro.

1 commento

  1. La terribilmente disastrata terra vesuviana era pur sempre il cuore pulsante della Magna Grecia. La voce (autentica) di Daniele Ventre sa restituire(nell’italiano di oggi e di sempre)ritmo e maestà alle voci di della Grecia classica. Grazie.

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Daniele Ventre (Napoli, 19 maggio 1974) insegna lingue classiche nei licei ed è autore di una traduzione isometra dell'Iliade, pubblicata nel 2010 per i tipi della casa editrice Mesogea (Messina).