Note per un Romanzo che non scriverò

28 dicembre 2013
Pubblicato da

di Francesco Forlani

(progetto settembre 2013)

con immagini  di Salvatore Di Vilio

« Perché realizzare un’opera quando è bello sognarla soltanto? »
(Pier Paolo Pasolini nel ruolo dell’allievo di Giotto- Decameron)

 

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La Reggia custodita

Per sapere le città devi abitarle da dentro. Ci devi stare a tavola, farci l’amore, reggere lo scorcio di un paesaggio da una finestra condominiale. Rincasi, ti tiri il portone e non deve trovarsi nessuno all’ingresso ad aspettare. Nessuno che da dietro a un bancone si sporga per darti le chiavi. Se vuoi invece davvero sapere ogni cosa di casa, di quella vergata sul documento subito dopo il cognome, l’altezza, la professione come se ti chiamassi davvero Caserta, non basta tornare e affondare la pelle tra le lenzuola che una sorella o un fratello ti ha messo piegate sul letto, immacolate e fresche di bucato. Ti deve capitare, e certe cose succedono solo se capitano, di dormire nell’albergo della stazione. Che ci passavi davanti in ogni stagione. O in un albergo in periferia. Un albergo alla periferia della periferia, il Crowne Plaza.

 

 

 Prologo

Il nuovo romanzo sarebbe  cominciato così.  Anzi è gia cominciato da molto da prima ma non si sapeva no.  Non si sapeva no che una donna, all’anagrafe (nome) un giorno d’ottobre di due anni prima si era presentata  alla sede distaccata del comune, quella di via Patturelli (Architetto che nel 1810 ultimò i lavori della chiesa  della Maria Santissima delle Grazie, alla Vaccheria- San Leucio)  e ci andava e ci veniva lei da quell’ufficio per più di un anno.

Qui provo a immaginarla. Giovane anziana? Giovane. Alta, bassa? Media, che le piace camminare e che una mattina su due attraversa la frontiera tra San Nicola e Caserta per recarsi all’ufficio comunale e farsi consegnare la via. D’estate suda, le si appiccicano i vestiti addosso, e così traspira ma  non si vede mica, quell’incazzatura, immagino, ma non la da a vedere, penso.

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L’impiegato l’ha accolta esclamando: il comune ha partorito! la sua strada si chiama via Roberto Forlani.

Un impiegato del Comune. Mi chiedo quali siano gli odori che respiri entrando in quell’ufficio. Se la computisteria, i fascicoli, l’inchiostro dei timbri crei una bolla d’aria in cui alla maniera d’un palombaro ci si cali ogni volta. Ha la faccia simpatica. Sento che ci crede a ‘sta cosa di fare bene il proprio lavoro. O allora ci sono le finestre, c’è corrente, c’è aria autunnale, tempo di vendemmie. Lui sorride adesso, ha il nome della via e così potrà consegnare la strada alla cittadina.

Roberto Forlani?

Lei scuote il capo, con stupore, acconsente, chi tace acconsente, ma acconsente a cosa? Lei non lo sa e perché mai dovrebbe saperlo? Un aiutino la prego! Ottocento? Settecento?  Parente del politico? Architetto alla Vanvitelli, sì perché Caserta è la patria degli architetti e degli avvocati. Terra di camorra, pure. Immagino che la signora, signorina pensi alla Santa che non c’è, si Santa Commaia. Santa Commaia che non esiste, e infatti  a volte trovi scritto sui cartelli stradali  Salvatore, che spiega S. Commaia. Ma nemmeno Salvatore Commaia esiste.  Adesso però la signora  ha paura di fare brutta figura. E se non sapesse chi è ‘sto Roberto Forlani? Non è che per colpa di quella ignoranza  passeggera, mo vuoi vedere che, la strada mo non gliela danno? Mo?

“Capo della forestale o dei vigili (la signora non ricorda) di Caserta morto circa 10 anni fa! uomo molto stimato che al dire del funzionario ha operato nella nostra città rendendola migliore! e poi ha aggiunto: può fare lei dei cartelli con la scritta della strada e il numero civico? ”

Via Roberto Forlani è il prolungamento di viale Melvin Jones (Fondatore dei Lions).

 

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opera di Claude Lazar

Ora però Sono all’Hotel Crowne Plaza, ‘a vetreria, la chiamavano Lucio e gli amici al villaggio Saint Gobain. Precisamente, nella camera 458 e dalla mia finestra si vede la piscina. Sembra un quadro di Claude Lazar. C’è la stessa solitudine di quei luoghi in cui senti il vuoto lasciato da qualcuno un attimo prima. C’è stato un prima e ci sarà un dopo rispetto a quello che si vede e che è immobile, a stento a stento lo riconosci. Di tanto in tanto nel cuore della notte delle macchine passano e una scia di suono rompe il silenzio come le traiettorie degli aeroplani nei cieli azzurri. Ci sono venuto con Imma, Grazia, Salvatore e Mauro. Monia ci ha raggiunto poco dopo. Salvatore ha sistemato il cavalletto tra due letti di una piazza e mezzo e ci ha messo su la macchina fotografica che fa miracoli, altro che. Un cannone che spara luce anzi la cattura con quello che ci sta dentro. Gli ho chiesto come fare per scomparire nel racconto come lui che non esce mai nelle foto che fa. Come diventare una frase, sparire, dissolversi, smaterializzarsi nelle lettere che dai polpastrelli cadono giù come il sangue alle vaccinazioni. Semplice, ha detto lui, ti devi fermare.

 

 

Dal Crowne Plaza a Via Roberto Forlani c’è un chilometro da fare. Se sto fermo non ci arrivo. Il nuovo romanzo comincia  così. Anzi è gia cominciato da molto da prima ma non si sapeva no. Stanotte.

hall del Crowne Plaza ex Saint Gobain

 

 

 

 

 

Piano dell’opera e Suite Capitoli

 

Casertavecchia. Pier Paolo Pasolini : passeggiata Ninetto Davoli, Carmine Arena che seguì Pasolini lungo tutto il tournage, Geppi Forlani, mio fratello, volontario partecipante al campo di lavoro

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Silvana Mangano in Decameron

 

 

« Perché realizzare un’opera quando è bello sognarla soltanto? »
(Pier Paolo Pasolini nel ruolo dell’allievo di Giotto- Decameron)

Un reportage letterario attraverso le vecchie mura del borgo. Qui mio padre ci organizzò,, due anni dopo  un importante campo di lavoro internazionale che permise a giovani di mezzo mondo di scoprire quasi totalmente la Torre e di ritrovare parti  del Borgo interamente sotterrati. Il borgo è chiuso al pubblico di fatto. Una scrittrice inglese che ho conosciuto durante l’infanzia di Scauri ha dedicato un libro a quei campi di lavoro. Era la segretaria del Comandante Umberto Nobile, quello della trasvolata in dirigibile del polo Nord e della cagnetta Titina.

 

“…osservando questi giovani mentre scavavano tra i ruderi o attendevano ai lavori di pulizia e sistemazione attorno al castello, ci è parso che andassero alla ricerca di qualcosa.Forse, cercano quel tesoro nascosto, a cui alludono nel loro parlar scherzoso, e abbiamo pensato: forse vanno alla ricerca delle testimonianze che permettano una ricostruzione accurata del contributo che all’edificazione del Castello hanno dato le diverse epoche storiche……forse cercano anche testimonianze della vita e delle vicende dei personaggi che vi vissero e vi fecero la storia.La loro immaginazione costruisce sulle poche vicende conosciute un tentativo di riavvicinamento umano. Illusione tutta giovanile
.”Tratto dal libro  “La Torre dei Falchi” di Frances Fleetwood, 1973

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Un vecchio cancello ostruisce l’ingresso. La passeggiata è tra le vecchie strade, le chiese con un Duomo importante ma soprattutto le facce della gente. Prendere contatto con coloro che fecero da figuranti e attori al Decameron. Cercare Pasolini nei ricordi di tutti.

 

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La città delle strade dalla strana toponomastica: passeggiata con gli architetti Beniamino Servino, Raffaele Cutillo e Domenico Papa

C’è la storia della strada intitolata a Santa Commaia. Una Santa che non esiste. Una S puntata trasformata in Santa. Ma nemmeno Commaia, come persona pare non sia mai esistita. Che il nome sia spuntato dall’uso che se ne faceva. ( Già questo varrebbe una narrazione a sé) Però era la strada dei duelli ed esiste una memoria orale che risale agli anni 50; c’è la piazza principale, Piazza Dante o Piazza Margherita, a seconda dei casi, che è il vero centro della città. Sotto i portici  trasversalmente frontalieri ci sono il Circolo nazionale e il Circolo sociale che da un secolo si fanno la guerra. uno era degli ufficiali e l’altro dei sottufficiali. Ci sono storie intriganti ma soprattutto i locali che sembrano tratte da Sciascia o da Brancati. 140657_Piazza_dante_Caserta_caffe_margheritaUna quella del Generale d’aviazione Sforza, di squadra aerea, di umili origini, che per dare smacco all’aristocrazia locale si iscrisse al circolo sociale dei sottufficiali piuttosto che a quello nazionale cui era naturalmente destinato.

 

 

 

 

 

 

 

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Caserta Città Caserma (passeggiata con Pio Forlani, ufficiale di marina)

Se si prendessero tutti i perimetri delle caserme, distretti, uffici, ospedali militari a Caserta e si moltiplicassero per tre, quanti in media le file di filo spinato utilizzato per proteggere i valichi sui muri, quanti giri del mondo sarebbe possibile fare? Due figure meriterebbero un discorso a parte.  Il Generale d’aviazione Sforza, di cui ho detto prima e casertano il generale Douhet. autore del trattato Il dominio dell’aria. Il mio collega di storia al liceo francese di Torino Jean Giono, Eric Lehmann, ne è uno dei massimi esperti .

“Uscito nel 1921,  con cui ribadiva il concetto di «superficie distruggibile», riducendo a «particolari di secondaria importanza» il fatto che i bersagli fossero più o meno vulnerabili e accentuava anzi il carattere spiccatamente astratto del suo ragionamento, asserendo che nel caso di attacco su centri abitati di notevole ampiezza, sarebbe bastato dividere la loro superficie in zone della stessa estensione sulle quali mandare un numero di squadriglie proporzionale a quello dei compartimenti che si volesse colpire: con un simile ragionamento, il territorio nemico si configura come una scacchiera smaterializzata, priva di qualsiasi concretezza al di fuori della sua planimetria, persino più astratta della scomposizione geometrica del campo di battaglia virtuale cara agli ufficiali propensi a segmentare il terreno in base alla sua conformazione topografica. “

 

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Il mare non bagna Caserta: passeggiata a Baia Domizia e Castelvolturno con Rosaria Capacchione e Domenico Spena

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Negli archivi dell’Istituto Luce c’è addirittura un filmato NC del 1975 (notizie  cinematografiche)  di  quattro  minuti.  La  didascalia  recita:  nel villaggio svedese di Baia Domizia (Caserta) una  ‘fettina’ di Svezia in Italia. 217 cottages per 1600 posti, un villaggio nato nel 1968 grazie ad una cooperativa, protagonisti i sindacati svedesi. La telecamera inquadra una  bellissima  ragazza  che  accompagna  lo  spettatore  attraverso  ogni singola    stanza    di    quel    piccolo    mondo.    Si    vedono    le    camere, socialdemocratiche,  mobili  in  stile  Ikea,  e  le  spiagge  di  sabbia  scura percorse da capelli biondi al vento.

Gli anni  ottanta  esplosero  con  violenza  inaudita  il  23  novembre. Terremoto e camorra spazzarono via quell’inutile sogno. All’inizio degli ottanta  Sessa  Aurunca  accolse  il  vescovo  straniero  Raffaele  Nogaro, illuminato prelato nemico di tutte le ingiustizie. Sul finire, fu assassinato Olof  Palme.  “L’albero  svedese  sarà  abbattuto”,  aveva  scritto  in  un telegramma Licio Gelli

 

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Murmures  (Caserta’s walls) Passeggiata con Gino Ventriglia sociologo e massmediologo

 

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Ho sempre creduto alle scritte sui muri. Incrollabili voci della storia e della città, che nel tempo  diventano significative quanto un divieto di sosta o un tabellone pubblicitario. Una sola scritta, probabilmente la prima che avessi mai visto,  quando piccolissimo andavo a vedere la Casertana al Pinto rimaneva al suo posto così come la  vedete voi nella foto qui sopra, nitida, imperturbabile, fissata al muro come un affresco  pompeiano.  E che sembra suggerire ogni volta: baffone nun è maie venute, tiniteve à baffuta!
Quel viva la baffuta l’ho sempre considerata come la più autentica dichiarazione  d’amore  che  il  genere  maschile  potesse  fare  a  quello femminile e lontano anni luce da tutta quella mega esposizione di cazzi, cazzetti, cazzarielli che invadevano dai bagni di scuola il resto del mondo.

 

 

 

 

 

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La città degli scrittori  (passeggiata con Francesco Durante storico della letteratura e il poeta Eugenio Tescione)

Cosa ha fatto che in una piccola città del Sud senza tradizione letteraria, di narratori, negli anni novanta sia esplosa una Casertain vague letteraria?  Rosaria Capacchione, (Rizzoli) Roberto Saviano,(Feltrinelli Francesco Piccolo,( Feltrinelli) Antonio Pascale,(Einaudi) Lucio Saviani, (Moretti e Vitali) Pino Montesano,(Mondadori)  Silvia Tessitore, (Zona)  Paolo Piccirillo, (Nutrimenti) Olga Campofreda, (Perrone) Marilena Lucente, (Ancora del Mediterraneo), Attilio del Giudice (Minimum fax)  Paolo Mastroianni, (effigie) Elisa Ruotolo, (Nottetempo)  Giusi Marchetta (Rizzoli) Domenico Papa (Conti Editore) Paolo Graziano (Spartaco) e molti altri.

 

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La città avanguardia (tra radio, pittura e teatro)  ( Passeggiata con Enzo Battarra, critico, Tonino Pedron e Silvia Tessitore di radio Città Futura e Toni Servillo )

Negli anni  settanta e ottanta, a Caserta non c’erano scrittori. Artisti, certamente, e anche molto all’avanguardia, fin dalla fine degli anni sessanta e i pieni settanta come il Gruppo  Proposta 66- La comune 2, una delle risposte più profonde che l’emarginato Sud, e una delle sue più belle voci, LuCa, aveva elaborato al coevo Gruppo 63. Ne facevano parte tra gli altri Andrea Sparaco, Livio Marino, Paolo Ventriglia, Crescenzo del Vecchio e Attilio del Giudice. A Caserta negli anni settanta e ottanta non c’erano scrittori, ma autori tout court, ovvero scritture, linguaggi, sperimentazioni, di cui i protagonisti di quell’esperienza sarebbero stati maestri (per documentarsi vd Arte in Terra di lavoro dal dopoguerra al 96, Spring edizioni, a cura di Vincenzo Perna, Giorgio Agnisola, Enzo Battarra)

Certo, negli anni ottanta quei linguaggi avrebbero trovato un’eco profonda in teatro e in musica, i Potlatch o il Teatro Studio di Toni Servillo, gli Avion Travel o la Nuova Compagnia di Canto popolare.  Anni di grande scambio tra i vari percorsi, all’ombra di una vera e propria comunità civile innanzitutto ancor prima che artistica e o intellettuale. E infatti devo dire che i fratelli maggiori, a Caserta erano davvero impegnati politicamente, socialmente, ma ad un progetto comune e certo non a costruirsi una carriera autoriale. Facevano Volontariato, organizzavano campi di lavoro internazionali, ciclostilavano nelle varie sedi politiche, facevano radio libere (Radio Città Futura) insomma cose che ancora oggi si ricordano alla maniera di un libro a cura di tantissimi autori di cui non si sanno i nomi.

 

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Palazzo Reale: cosa dicono le statue?  (Passeggiata con Lucio Saviani, filosofo, e Giulio Ciavoliello, storico dell’arte)

caser caserUn percorso insolito nella Reggia – il libro si sarebbe chiuso con una salita in mongolfiera sul parco per potere attendere la giusta distanza. La dimensione aeronautica, la divisione in astratta scacchiera dei vissuti e delle storie sopravvissute, nei luoghi, nei nomi delle strade (Via dei Castagni e viale delle Noci) alla fine sembra la prospettiva in grado di mantenere la giusta distanza. Su una mongolfiera forse?

 

 

 

 

 

 

 

 

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Qui la squadra. Con Grazia Coppola, Mauro Alifano e Salvatore Di Vilio.

 

 

 

5 Responses to Note per un Romanzo che non scriverò

  1. Carlo il 30 dicembre 2013 alle 14:00

    Caro Forlani,
    secondo me è un peccato non sviluppare l’idea… quando sono stato a Caserta mi avrbbe fatto comodo una mappa mentale della città!

  2. gianni biondillo il 30 dicembre 2013 alle 16:36

    Furlèn, quand’è che psicogeografizziamo un po’ noi due? ;-)

  3. francesco forlani il 30 dicembre 2013 alle 17:01

    noi due debordanti, Jean?
    effeffe

  4. Lalo Cura il 30 dicembre 2013 alle 17:45

    quand’è che psicogeografizziamo un po’ noi due?

    prima ci vuole un corso propedeutico, ma grande, un viale insomma, un vialone

    https://www.youtube.com/watch?v=eh7qgm1agqQ

  5. francesco forlani il 30 dicembre 2013 alle 18:01

    il vialone era fondamentale a Caserta
    a Caserta e nel mondo il Vialone
    faceva la differenza; un Boulevroad
    effeffe



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