Tariffe

3 gennaio 2014
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Di Giorgio Mascitelli

 

Alba di Milano e io lavoro. Alba di Milano e io già in piedi. Alba di Milano in cielo e io già sui mezzi a terra. Alba di lavoro a Milano che io sono qui per questo.

Signora, signora non è che mi si agita? Non è che mi si agita perché quello lì è scappato senza avere il biglietto. Non si preoccupi,  quello lì è un portoghese. Signora, ce l’ ha presente i portoghesi?  Finito, il tempo dei portoghesi è finito, non c’è da preoccuparsi. No problem. Il portoghese ha i giorni contati. I portoghesi sono morti e non lo sanno e camminano e scappano ancora e si ostinano, vitalismo di pretta marca bergsoniana. Certi cadaveri dopo morti continuano a farsi crescere le unghie e i capelli, idem i portoghesi. Canzone preferita del portoghese: mi ritorni in mente bella come sei, ma soprattutto mi ritorni in mente. I portoghesi è come dire i ladri di biciclette. I portoghesi è come dire gli scioperi, sì magari addirittura i tranvieri in sciopero. La statistica dice di quello lì che se non sarà preso oggi, sarà preso domani e pagherà una multa più cara di qualsiasi tariffa di abbonamento. Così dice la statistica e così credo io. Signora,guardi l’alba: alba striata di Milano decorata dall’inquinamento, altro che luce grigia, alla Bigazzi,qui c’è il rossore che si perde oltre l’orizzonte, cioè oltre la città. Dove lo trovano il biancoenero, il grigio, il chiaroscuro, io mi domando, dove? Dove potrà fuggire il portoghese in quest’alba striata di rosso? No, il tempo dei portoghesi è finito e basta. Ma forse lei, signora, è troppo giovane e non ricorda il tempo dei portoghesi.

Cioè lei magari, signora, adesso crede che io sono un controllore:  molto di più di un controllore, signora, io sono dissuasore.  Lei continua a credere che quel portoghese se ne sia andato, scappato, che abbia fottuto il campo, ma in realtà non è andato da nessuna parte. Girerà per un po’, prenderà un’altra linea, scenderà cercando di incrociare qualche altro mezzo che lo porti alla meta, magari sfuggirà ancora a qualche collega ( una giornata fortunata non si nega a nessuno) e alla fine dopo tre ore arriverà alla sua meta, ammesso e non concesso che un portoghese possa avere una meta. Questa città si perde oltre l’orizzonte, ma nell’epoca odierna tre ore è come andare a piedi e lei mi insegna che nell’epoca odierna i tempi di connessione sono tutto. Non c’è città che tenga, non c’è orizzonte che tenga, non c’è tariffa che tenga di fronte a tre ore, probabilmente il tempo che impiegava mio nonno con la cavagna sulle spalle ricolma di prodotti nostrani per andare alla fiera dell’Est. Io sono un dissuasore, se controllo il biglietto, è solo per amore delle tradizioni, per rassicurare lei e gli altri passeggeri onesti. Oggi si fa diversamente: per esempio qualche giorno fa ero di servizio in metropolitana e lì il controllo avviene sul mezzanino. Bene un portoghese scende dal treno mi vede, torna in banchina e prende il treno per scendere alla stazione successiva; io me ne accorgo, avverto i colleghi che lo aspettino lì e lui come li vede, torna di nuovo in banchina e prende di nuovo il treno e così ad ogni stazione fino al capolinea. Al capolinea ci sono anch’io, ma  lui resta sul treno e torna indietro e cerca di nuovo di fare lo stesso gioco, ma anche io faccio lo stesso gioco: alla fine lo acchiappo io all’altro capolinea, a cui lo avevo rispedito, e nel comminargli la multa gli dissi “se lei si ostina a non convalidare il documento di viaggio, in futuro le commineremo altre multe”.

E il portoghese mi guarda storto, ma poi si mette a piangere, quando si accorge che nessun controllore teme più i portoghesi perché l’orologio dello sviluppo li ha superati e che io sono un dissuasore e per un dissuasore non c’è nessuno da temere, semmai da intimorire. Ma il controllo non è che la fase iniziale, la preistoria, della circolazione e delle attività di dissuasione. L’obiettivo è dare un nuovo ordine alla circolazione in cui tutto procederà con naturalezza senza bisogno di alcun intervento censorio e i giovani cederanno i posti a sedere agli anziani, chi deve scendere per ultimo non si metterà stolidamente davanti alle porte, nessuno avrà accessi di flatulenze che disturbano gli altri viaggiatori e i matti in metro staranno zitti. La mia e quella degli altri colleghi sarà semplicemente una presenza amichevole o meglio ancora una presenza e basta. Attraversare la città sarà un sogno dal quale non si vorrà essere svegliati e anche i forestieri resteranno incantati a salire per la prima volta. I tempi di connessione che verranno allora saranno tempi d’oro.E chi non ha i soldi se ne starà a casa sua. Sì, magari qualche portoghese lo terremo in attività, giusto perché i più giovani di noi facciano pratica. Sarà un lieto diversivo anche per i viaggiatori la caccia al portoghese residuo. E con questi mezzi la città non sarà più Milano, ma veramente una nuova Atlantide e dove arriverà un nostro mezzo lì sarà la città e poco a poco allora Milano non verrà più chiamata solo Milano, ma la Milano celeste, sul modello di quella marittima. E tutti  nel prendere il passante ferroviario si compiaceranno di questo curioso ossimoro di un passante celeste che va sottoterra. Una città celeste senza limiti di spazio e di tempo e non so perché quando penso così mi vengono spontanee le parole del poeta: tutta mia la città, un deserto che conosco, questa notte un portoghese piangerà.

Il tempo dei portoghesi è davvero finito e anche loro lo sanno, non vorranno insistere e spariranno come il serpe velenoso al ritorno della nuova età. Nulla è più sicuro: infatti se i portoghesi non esistono più, non potranno certo prendere il tram o l’autobus o il metro senza pagare, giacché se lo facessero, avremmo di nuovo dei portoghesi e abbiamo visto che essi non esistono più. Essendo in meno, si viaggerà più comodamente. Avremo una città bellissima senza limiti di circolazione, con tempi di connessione rapidissimi sostenuti da tariffe vantaggiose e semplicemente i portoghesi non ci saranno.

Signora, non vorrei mai che lei mi prendesse per uno di quegli utopisti dei secoli passati che se la menavano tutto il giorno con i loro sogni. Tutto non accadrà subito. Ci saranno dei problemi. C’è da rimboccarsi le maniche. Signora, proprio ieri su questa stessa linea …. A proposito, signora lei ce l’ha il biglietto? Non è mica per essere malfidenti, però sa anche lei come dice il proverbio: amor ch’al cor gentile ratto s’apprende.

Ecco, infatti a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si prende. Lei ha il biglietto valido solo per la tratta urbana e  siamo nella prima semizona extraurbana. Le devo applicare la soprattassa.   Non si rifiuti, non inizi a polemizzare, proprio con me che non voglio far polemiche, piuttosto che far polemiche me ne vado, come quella volta che ho urtato un ciclista con l’auto e quello polemizzava e io me ne sono andato. Guardi lasciamo perdere che è un’ingiustizia che già la parola ingiustizia mi innervosisce. Senta, lo so vedo anch’io che qua dove siamo ci sono case e negozi, come a Milano; senta adesso io stendo il verbale, però non è che mi ripete ogni tre secondi che  è un’ingiustizia,eh? A me non mi interessa niente che questa è un’estensione di case a cui si sono dati per finta nomi diversi. Adesso è colpa mia se la città lì è finita? Magari la città sarà anche unica, ma le tariffe sono differenti. La città ha i suoi limiti che sono le tariffe e questi limiti si possono superare, pagando però. Secondo me, lei continua con questa storia dell’ingiustizia, perché non è una sportiva, se no saprebbe che la lealtà è alla base di ogni sano spirito agonistico.

Ancora? Adesso basta! Oh l’ho dovuta abbattere.

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4 Responses to Tariffe

  1. sparz il 3 gennaio 2014 alle 10:11

    ah ah, fantastico, Giorgio!

  2. Marco Di Pasquale il 3 gennaio 2014 alle 10:58

    Mamma li dissuadori!!!… in un’Italia piena di queste “presenze” quasi si rimpiangono i portoghesi…

  3. andrea inglese il 4 gennaio 2014 alle 23:00

    Beata giovinezza: oltre ai portoghesi varrebbe la pena di evocare il VTCA, che era un po’ il braccio armato dei portoghesi, nella Milano anni Ottanta, a ridosso sopratutto di certe collinette verdi del Parco Lambro, ambitissimo luogo ameno dei visionari… il VTCA, Vandali e Teppsiti Contro l’Atm non è menzionato in nessuna delle storie degli anni di piombo, solo perché si era nei lucenti anni Ottanta…
    Grande George, in piena forma.

  4. jan reister il 5 gennaio 2014 alle 22:19

    Oggi la dissuasione è affidata al sistema di bigliettazione magnetica elettronica (SBME) che dovrebbe far entrare ed uscire con agio dalla metropolitana solo i possessori di titolo di viaggio, tutti gli altri sono dissuasi e si persuadono a scavalcare direttamente, a fare il mimo-ombra, il gioco di squadra ai tornelli.

    Conseguenza di questa dissuasione è la sorveglianza degli spostamenti, che permette di sapere che il biglietto X ( o l’abbonamento di Mario Rossi) entra in A ed esce a B, a che ora e per quanto. Può capitare così di entrare con un biglietto valido ed uscire con la multa, se il titolo scade durante il tragitto, come spiegato da Maurizio Codogno qui: Come colpire gli onesti.

    Bel bezzo Giorgio, già decenni fa l’ATM era simbolo di apparato regolatorio bizantino e linguaggio carabinier-fantozziano.



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