Frans De Waal e i macachi

macaca mulatta

(dal molto interessante e istruttivo libro di Frans de Waal, Naturalmente buoni ― il bene e il male nell’uomo e in altri animali, Garzanti, Milano 2001, pp. 230-232, traggo questo passo che riguarda due diverse specie del genere Macaca, famiglia Cercopithecidae, i loro comportamenti sociali e il loro modo di adattsrsi. a.s.)

«Poiché il mio scopo non era quello di curare scimmie anormali ma di vedere se avrei potuto far cambiare scimmie normali, parlerò di «precettori» invece che di «terapeuti». E così demmo a un gruppo di macachi orsini [macaca arctoides] la possibilità di fare da precettori ai reso [macaca mulatta, detta anche Rhesus]. Gli orsini hanno un carattere facile e tollerante,
Macaca_arctoides_mère_et_bébé
mentre i reso hanno una gerarchia che viene fatta rispettare rigidamente. Ma, ancora più importante, dopo una zuffa gli orsini si riconciliano tre volte più spesso dei reso e possiedono un ben più ricco repertorio di gesti di rassicurazione. compreso il contatto «afferra il posteriore» già osservato in occasione della loro grande riunione.
Il nostro interrogativo era se avremmo potuto infondere nei reso una parte dell’amabilità degli orsini. Costituimmo gruppi interspecifici comprendenti reso di due anni e orsini di due anni e mezzo (in base al principio che precettori più anziani e dominanti avrebbero avuto maggiore effetto di altri più giovani). I componenti dei gruppi vennero tenuti assieme giorno e notte per cinque mesi consecutivi, un periodo lungo se rapportato alla vita di un macaco. I macachi diventano adulti a quattro o cinque anni, per cui il nostro esperimento di coabitazione potrebbe essere paragonato a quello di introdurre un bambino di due anni in una colonia di scimpanzé (il che, ci potrei scommettere, avrebbe un effetto profondo e forse non del tutto desiderabile sul bambino).
Quando mettemmo le due specie insieme per la prima volta, rimanemmo sorpresi nel constatare che i reso erano impauriti. Non solo l’orsino è una specie di taglia leggermente maggiore, ma è anche piuttosto coriaceo pur nel suo temperamento gentile, e i reso dovevano averlo avvertito. Così, con i reso impauriti e aggrappati tutti insieme al soffitto della gabbia, gli orsini ispezionarono con calma il nuovo ambiente. Dopo un paio di minuti alcuni reso, sempre nella stessa scomoda posizione, si avventurarono a minacciare gli orsini con aspri grugniti. Se lo avevano fatto per metterli alla prova, li aspettava una sorpresa. Mentre un reso dominante avrebbe raccolto la sfida e un reso subordinato sarebbe fuggito, gli orsini si limitarono a ignorare la minaccia. Non alzarono nemmeno lo sguardo. Per i reso, questa fu probabilmente la prima esperienza di compagni dominanti che non ritenevano necessario evidenziare la propria posizione con la forza.

Nel corso dell’esperimento i reso ebbero un migliaio di altre occasioni per imparare questa lezione. Mentre le aggressioni non gravi erano comuni, i casi di violenza fisica e ferite furono rarissimi, e presto le attività prevalenti furono i contatti amichevoli e il gioco. All’inizio i gruppi erano rigorosamente divisi, il che riflette la preferenza di quasi tutti gli animali per la propria specie. Quando Denise Johanowicz — la studentessa cui va il maggior merito di avere portato a termine lo studio — arrivava al mattino, trovava sempre tutti i reso ammucchiati in un angolo della gabbia e tutti gli orsini nell’angolo opposto, e ciò lasciava ritenere che avessero dormito separati. Il gioco interspecifico era inconsueto, ma il grooming riuscì a superare la divisione fra i due gruppi. I macachi orsini, che praticamente non hanno coda, sono ossessionati da quella dei reso. Avevamo la netta impressione che facessero loro il grooming proprio per avere l’occasione di manipolare e ispezionare questa strana appendice. Anche se la segregazione fra le due specie non scomparve mai del tutto, diminuì col tempo. Verso la fine dell’esperimento i rapporti fra reso e orsini erano diventati davvero buoni, ed essi dormivano tutti insieme in un solo mucchio.
La nostra scoperta più significativa fu che dopo essere vissuti con i macachi orsini, i macachi reso si riconciliavano più facilmente. Inizialmente, la rappacificazione dopo uno scontro era rara, come è tipico della loro specie, ma a poco a poco essi si avvicinarono agli alti tassi di riconciliazione tipici dei loro precettori, fino a fare la pace spesso quanto gli orsini. Anche dopo che questi vennero spostati e i reso vennero lasciati interagire fra loro, il pacifismo recentemente acquisito venne mantenuto. Come chimici capaci di alterare le proprietà di una soluzione, noi avevamo fatto in modo che la «cultura sociale» di una specie venisse assorbita da un’altra.
I nostri risultati non potevano essere spiegati con l’imitazione. I reso non adottarono alcuno dei modelli di comportamento tipici degli orsini, come il gesto «afferra il posteriore» e il battito dei denti. Essi si comportavano sotto ogni aspetto da reso ma mostravano una disposizione decisamente più amichevole. Emettevano più spesso una vocalizzazione sommessa, dal suono gradevole, nota come «girning» [piagnucolio], che segnala buone intenzioni nel corso di un rapporto affiliativo o nel gioco. Forse il temperamento dolce e mite dei macachi orsini, combinato con la loro indiscutibile dominanza, aveva creato un’atmosfera speciale che aveva consentito ai reso di comportarsi meno rigidamente e di essere più concilianti di quanto sarebbe stato possibile in un gruppo governato dispoticamente, tipico della loro specie. [ . . .] I risultati di questo studio sono in sé una lezione di ottimismo. Se i macachi reso sono in grado di apprendere la capacità a di fare la pace, perché non potrebbero farlo anche i bambini?»

[pubblicato su alfabeta2, n°34, gennaio/febbraio 2014]

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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