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‘O Strega: la sporca dozzina

poster-strega-dudovichDal prossimo lunedì pubblicherò le mie dodici note ai libri candidati quest’anno allo Strega. La rubrica si intitolerà ‘O Strega! Tale ricognizione critico-letteraria  si concluderà mercoledì 11 giugno  quando sarà votata in casa Bellonci la magnifica cinquina.

Questa la rosa:


Non dirmi che hai paura (Feltrinelli) di Giuseppe Catozzella
Lisario o il piacere infinto delle donne (Mondadori) di Antonella Cilento
Bella mia (Elliot) di Donatella Di Pietrantonio
Una storia (Coconino Press-Fandango) di Gipi
Come fossi solo (Giunti) di Marco Magini
Nella casa di vetro (Gaffi) di Giuseppe Munforte
La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) di Francesco Pecoraro
La terra del sacerdote (Neri Pozza) di Paolo Piccirillo
Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) di Francesco Piccolo
Storia umana e inumana (Bompiani) di Giorgio Pressburger
Ovunque, proteggici (nottetempo) di Elisa Ruotolo
Il padre infedele (Bompiani) di Antonio Scurati

Il primo titolo di cui parlerò lunedì è : Come fossi solo (Giunti) di Marco Magini
La nota di lettura si intitolerà: Ceci n’est pas un Limonov

arancia
Ceci n’est pas un Limonov

 

Mode d’emploi

Se è vero  che in questi ultimi anni la letteratura italiana ha manifestato tutto il proprio disagio rispetto alla perdita aurorale dell’esperienza, in una diserzione in massa dalla realtà, in tutte le sue varianti, politica, culturale, sociale, religiosa, va altresì sottolineato che mai  resa fu tanto benefica, liberatoria e, aggiungo, fruttuosa per i nostri narratori. Lo stesso discorso potrebbe valere per la poesia, questa grande sconosciuta, ma qui si tratterà esclusivamente di narrativa; si userà lo specchio del suo più importante premio letterario, lo Strega, cui va riconosciuto il grande merito di presentare, in questa penultima fase, titoli che al di là degli stili, delle tematiche, della poetica, rappresentano davvero il migliore spaccato della nostra letteratura. Le note che seguono non mettono dunque  affatto in dubbio la buona fede dei giurati assicurando che in nessuno di questi dodici casi mai che l’umile estensore di queste note sia sbottato in un : “come diamine ci è arrivato questo libro in finale?”. Tale excursus, impegnativo dal punto di vista dello sforzo profuso, sia in termini economici che di tempo, vuole essere un’analisi ragionata il cui fine ultimo è quello di fornire argomenti validi, critici, in grado di spiegare come e perché il premio Strega 2014 debba andare ex aequo a Paolo Piccirillo e Francesco Pecoraro; essenzialmente per due nobili e inoppugnabili ragioni.

La prima è una motivazione formale. Gran parte della stampa, dei giurati, dei candidati ritiene che il premio andrà a Francesco Piccolo. Non ne ignoriamo le ragioni politiche, in senso di politica editoriale, e letterarie, ed è proprio per non corrompere i complessi dispositivi messi in campo che l’ipotesi da me formulata riuscirebbe ad accontentare tutti; l’ala oltranzista della critica letteraria, detta anche talebana, convinta del fatto che non tutti i libri siano letteratura, e che a proposito di Piccirillo e Pecoraro si è già espressa anche entusiasticamente; l’ala radical kitsch che in un ex aequo tra La vita in tempo di pace (Ponte alle Grazie) e La terra del sacerdote (Neri Pozza) vedrebbe, nella ricomposizione- condensazione del nome e del cognome dei due autori, il trionfo di Francesco Piccirillo, una variazione, seppure dialettale, sul tema del nome designato come vincitore.

La seconda, sostanziale, si evincerà dalle note che pubblicherò e che contribuiranno sicuramente a rendere la mia posizione di scrittore pre-postumo ancora più solida e invisa ai più e anche ai meno.

effeffe

9 Commenti

  1. Onnò. Dico il mio dilemma: ho letto “La vita in tempo di pace” di Pecoraro: brutto non è, ma bello bello non è (“bello” e “brutto” sono categorie estetiche che meriterebbero ciascuna un volume di distinguo, ma do per buono che questi volumi siano stati già letti, e che “bello” e “brutto” vengano presi come la massima sintesi di ragionamenti i quali ragionamenti, se completamente dispiegati, risulterebbero immediatamente più brutti del pur non brutto ma bello è una parola azzardata “La vita in tempo di pace”) e se è il meglio in dozzina, il romanzo di Pecoraro, sparisce all’istante la mia curiosità verso “La terra del sacerdote” di Piccirillo, di cui ho sentito dire belle cose, nonostante il titolo sia brutto. Saluti; Antonio Coda.

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Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux