Articolo precedente
Articolo successivo

Azulejos e altre poesie #2. Ana Martins Marques

azulejo last

 

Tre giovedì in portoghese per tre poetesse contemporanee: Adília Lopes (Lisbona, 1960), Ana Martins Marques (Belo Horizonte, 1977) e Golgona Anghel (Alexandria, Romania, 1979). Una selezione di poesie – ancora inedite in italiano o già introvabili – presentate e tradotte da Serena Cacchioli e Nunzia De Palma.
Smartphoto di Nunzia De Palma.
[ot]

a cura di Nunzia De Palma

Ana Martins Marques nasce nel 1977 a Belo Horizonte. Laureata in lettere, ha pubblicato due raccolte di poesie, A vida submarina nel 2009 (Scriptum) e Da arte das armadilhas (Companhia das letras) nel 2011.
In un’intervista Ana Martins Marques si è descritta con un verso di Marina Cvetaeva: una bambina con indosso un vestito già vecchio, disillusa e allegra. Il verso può essere usato anche per descrivere le poesie dell’autrice brasiliana, che, riflettendo il suo atteggiamento doppio, materializzano la solarità infantile e il disincanto del vestito ora nelle parole ora negli oggetti, duplici anch’essi.
Sia nella prima che nella seconda raccolta il linguaggio assume caratteri dolorosi e salvifici al tempo stesso. Le parole sono ingannevoli, mistificatrici; l’autrice sostiene che, quando scriviamo, partiamo alla loro ricerca, ma siamo sempre noi a cadere nella loro trappola, da cacciatori diventiamo prede. Eppure, come il tavolo della poesia Mesa, le parole sono un suolo che sostiene chi non è ancora caduto, sono l’unica maniera per esprimere la nostra perplessità riguardo al mondo.
A fare da contrappunto ed eco alle parole ci sono gli oggetti che, nella loro muta irradiazione di felicità, appaiono in un primo momento leggeri, una fonte di calore quotidiano. Nella raccolta Da arte das armadilhas l’autrice fa parlare forchette, tavoli, coltelli, orologi, cartoline con una voce inedita, che rivela uno sguardo stupefatto eppure sempre lucido. Anche gli oggetti più innocui, infatti, se guardati attraverso le parole, assumono caratteri inquietanti e dolorosi.
Ana Martins Marques usa versi brevi e poesie concise come un sussurro, che, con la stessa duplicità dell’autrice, risuonano a volte come schiaffi improvvisi.

***

Ho solo parole.
La parola casa.
La parola finestra.
Felice colui che ha
lino, calce, legno.
Felice colui che ha
olio, acqua, catrame, lana.
Io ho solo nomi
verbi, preposizioni, pronomi.
Felice colui che ha
sale, seta, cemento, sangue.
Felice colui che ha una sedia;
io ho la parola sedia.
Felice colui che ha un tavolo;
io ho la parola tavolo.

 

Tenho só palavras.
A palavra casa.
A palavra janela.
Feliz daquele que tem
linho, cal, madeira.
Feliz daquele que tem
óleo, água, piche, lã.
Tenho apenas nomes
verbos, proposições, pronomes.
Feliz daquele que tem
sal, seda, cimento, sangue.
Feliz daquele que tem uma cadeira;
eu tenho a palavra cadeira.
Feliz daquele que tem uma mesa;
eu tenho a palavra mesa.

***

Dei vantaggi di scrivere poesie

Le poesie si possono scrivere in piedi
ma nessuno ha mai scritto
un romanzo in piedi
e questo stare sempre seduti
di certo finisce
per interferire nei romanzi
e non ci sarebbe da meravigliarsi
se ne avesse rovinato
un buon numero

 

Das vantagens de escrever poemas

Poemas podem ser escritos de pé
mas ninguém nunca escreveu
um romance de pé
e isso de estar sempre sentado
certamente acaba
por interferir nos romances
e não será de se estrenhar
se river arruinado
um bom número deles

***

Tavolo

Più importante di avere una memoria è avere un tavolo
più importante di aver già amato in passato è avere un tavolo robusto
un tavolo che è come un letto diurno
con cuore di albero, di foresta
è importante in amore non prendere fischi per fiaschi
ma più importante è avere un tavolo
perché un tavolo è come un suolo che sostiene
chi non è ancora caduto per sempre.

 

Mesa

Mais importante que ter uma memória é ter uma mesa
mais importante que já ter amado um dia é ter uma mesa sólida
uma mesa que é como uma cama diurna
com seu coração de árvore, de floresta
é importante em matéria de amor não meter os pés pelas mãos
mas mais importante é ter uma mesa
porque uma mesa é uma espécie de chão que apoia
os que ainda não caíram de vez.

***

Margine

Alla fine della pagina
come alla fine del mondo antico
c’è un precipizio.

Nonostante chi legga prosa in generale
rischi di più
perché arriva quasi al bordo dell’abisso
attenzione quando si arriva all’orlo di una poesia.

 

Margem

No final da página
como no final do mundo antigo
há um despenhadeiro.

Embora os que leem prosa em geral
se arrisquem mais
porque chegam quase à beira do abismo
cuidado ao chegar à borda do poema.

 

1 commento

  1. minimalismo portoghese…quanto più minimo, tanto più vasto…come il vasto Atlantico in faccia, superata la strettoia delle colonne d’Ercole…

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Parole per sopravvivere: Controdizionario del confine

di Daniele Ruini
La compilazione di questo controdizionario ha il grande pregio di far emergere la voce di chi tenta di attraversare le frontiere sempre più militarizzate e respingenti che separano l’Europa dal sud del mondo.

Un topo in guerra. Su “Tapum” di Leo Ortolani

di Paolo Rigo
Non so dire se Tapum è stato il miglior graphic novel del 2025, ma senz’altro merita un posto d’onore nella grande tradizione narrativa italiana (e non solo) dedicata a quell’incomprensibile e, per certi versi, inaspettata assurdità che fu la Grande guerra.

Contro la semplificazione: se ogni vissuto diventa letteratura

di Ornella Tajani
Esiste (ancora) una distinzione fra testimonianza e letteratura? Per me, indiscutibilmente sì: qualsiasi storia ha diritto d’essere raccontata, ma non acquisisce automaticamente dignità letteraria nel momento in cui viene pubblicata.

Hans Magnus Enzensberger. Due poesie in traduzione collaborativa

a cura di Andrea Landolfi
Nella prima settimana dell’ottobre 2025 si è svolta a Rio nell’Elba la seconda edizione della Scuola estiva di traduzione letteraria CeST “Lorenzo Claris Appiani”, organizzata dal Centro Studi sulla Traduzione di Siena. A coronamento dell’intenso lavoro svolto, ci si è misurati con la versione collegiale, che qui si propone, di due celebri poesie di Hans Magnus Enzensberger

Diventare un genio. Il Balzac di Francesco Fiorentino

a cura di Ornella Tajani
"Balzac rappresenta la realtà con uno sguardo penetrante e spietato, ma intuisce che forze e capacità occulte possono muovere gli uomini. Non bisogna dimenticare che Balzac chiamava “studi” i suoi romanzi. Lui e il Marx della prima parte del Manifesto del partito comunista hanno capito quel che stava accadendo meglio di tutti".

La Chatte di Colette, o della ricerca della gatta interiore

di Daniela Brogi
"La Chatte" è una narrazione misteriosa, proprio come un gatto. Possiamo veramente definire questo breve romanzo un testo felino, anche in senso tecnico, per come riesce a sfuggire, sgattaiolando, senza mai farsi afferrare da una definizione unica
ornella tajani
ornella tajani
Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: