«Non è ancora l’ultimo febbraio…». San Valentino da una colonia penale russa

 

 

a cura di Giulia Marcucci

Ženja Berkovič (Leningrado, 1985), regista teatrale e poetessa (ha scritto anche versi contro la guerra in Ucraina) è stata arrestata a Mosca il 4 maggio 2023, e stessa sorte è capitata alla sceneggiatrice Svetlana Petrijčuk. Accusate di apologia del terrorismo e «femminismo radicale e lotta all’assetto androcentrico della Russia» per il loro spettacolo Finist jasnyj Sokol (Finist falco coraggioso), Berkovič e Petrijčuk sono state poi condannate nel luglio del 2024 a sei anni di reclusione penale. La pièce documenta la storia di alcune donne russe che, frequentando siti d’incontri online, vengono contattate dai combattenti della jihad, con i quali si fidanzano virtualmente. Al momento dell’incontro reale, tuttavia, per le “spose dell’Isis” le promesse d’amore si trasformano in una trappola: costrette a convertirsi, diventano loro stesse complici del terrorismo islamico. Una commissione di “esperti”, frutto dell’alleanza tra il Patriarcato di Mosca e il Ministero russo della pubblica istruzione, ha facilmente snaturato l’opera – che si poneva invece l’obiettivo di denuncia e critica di un fenomeno realmente presente nella società russa –, fino a ribaltarne il senso originario e annullarne il valore artistico.
Erede di una famiglia di poeti emigrati (il padre) e di appassionati di teatro (il nonno, che mai poté iscriversi a una scuola di teatro per via delle origini ebraiche), di attivisti per i diritti dei prigionieri politici (la madre e la nonna materna, quest’ultima morta a San Pietroburgo dopo l’arresto della nipote), di vittime delle purghe staliniane (il bisnonno), oggi, dalla colonia penale nella regione di Kostromà dove è stata trasferita l’8 febbraio 2025, Ženja Berkovič continua a resistere e a scrivere versi e prosa, oltre a occuparsi di progetti di teatro.
La poesia che qui proponiamo in traduzione italiana, scritta il 14 febbraio 2025, è stata di recente musicata dalla cantante Diana Loginova, in arte Naoko, che nel novembre dello scorso anno ha lasciato la Russia dopo un «arresto a carosello» durato più di un mese, con l’accusa di screditamento delle forze armate per aver eseguito nel centro di San Pietroburgo brani di artisti bollati dal Cremlino come «agenti stranieri».

___

Il giorno di Valentino volge alla fine.
Le donne stanno mute nello spiazzo.
Vista di fiaba dalla finestra della quarantena.
Dal cielo cade informe la neve.
Lo spiazzo si copre in pochi secondi.
Giorno di Valentino.

Cuore mio, non soffrire, non soffrire.
A chi è là, nella lontananza sfocata
in questo istante esatto nulla accade.
Cuore mio, paranoico e bugiardo,
non è ancora l’ultimo febbraio,
passerotta stolta.

Non ancora consumato è il termine,
nel modulo è pieno di righe non riempite,
bianche come neve, sotto il cielo pesto.
Cuore mio, non è altro che cinema.
Le donne si sdraiano mute sul fondo
con la neve.

Il cielo è ricoperto da un tappeto grigio,
la nube striscia, come imbottita di vapore –
vista di fiaba dal pozzo vuoto.
Dal cielo cade informe un anno.
Il giorno di Valentino si avvicina e aspetta.
E dunque – non invano.

14.02.2025

___

День Валентина подходит к концу.
Женщины молча стоят на плацу.
Сказочный вид из окна карантина.
С неба бесформенный падает снег.
Плац заметает за несколько сек.
День Валентина.

Сердце моё, не боли, не боли.
С теми, кто там, в непроглядной дали
Прямо сейчас ничего не случится.
Сердце моё, параноик и враль,
Это еще не последний февраль,
Глупая птица.

Это еще не оконченный срок,
В бланке полно незаполненных строк,
Белых как снег, под растоптанным небом.
Сердце моё, это просто кино.
Женщины молча ложатся на дно
Вместе со снегом.

Небо затянуто серым ковром,
Туча ползет, как набитый паром —
Сказочный вид из пустого колодца.
С неба бесформенный падает год.
День Валентина подходит и ждет.
Значит — дождется.

 

1 commento

  1. Atrocità ovunque, patriarcato e regimi vari… uno peggiore dell’altro e complici. La sola arma la parola, la poesia che pure li spaventa… ma sembra tutto un buio tunnel.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Dov’è la porta? Una postilla su Exit Poetry. Poesia futura

di Gilda Policastro
[I]n Exit Poetry, antologia per me, non-antologia per gli altri due curatori, si sono confrontate (e scontrate) tre idee diverse di poesia...

Mots-clés__Itaca

di Daniele Ruini
Mi sono domandato tante volte come mai l’acqua del mare è salata mentre l’acqua dei fiumi che si versano nel mare non lo è, e nemmeno la pioggia che cade dal cielo è salata.

Come scomparire (e riapparire). L’idiota di famiglia di Dario Ferrari

di Ornella Tajani
Si legge così bene, L’idiota di famiglia di Dario Ferrari (Sellerio 2026), che quasi non vien voglia di scriverne, la recensione essendo fra le altre cose un modo di portare a compimento una lettura, di completarne il godimento.

Cinici e ciniche. La storia di Ipparchia di Maronea

di Salvatore Grandone
Ipparchia respinge tutti i pretendenti più vantaggiosi che aspirano a prenderla in sposa. È innamorata di Cratete: un tempo ricco e di buona famiglia, ma ormai convertito al cinismo e privo di ogni avere.

Trevor Joyce, Storia del pavone (e coda)

Un estratto da The Peacock’s Tale di Trevor Joyce, figura cruciale per la poesia sperimentale irlandese: un testo che smonta e ricombina le lingue e i discorsi della dominazione coloniale, tra virtuosismi formali, rime semantiche e cortocircuiti del senso. Lo presentiamo qui nella traduzione ‘impossibile’ di Lorenzo Mari.

La fine dello Stato, il presente dell’immagine e il futuro dell’automa

di Nicola De Rosa
Nel suo libro, Bredekamp traccia un percorso che inscrive gli elementi concettuali dell’immagine prodotta dal trattato hobbesiano all’interno di una parabola di lunga durata della tradizione ermetica
ornella tajani
ornella tajani
Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: