Il mio bambino

di Francesca Genti

mi ha detto di quella volta
che era un pesciolino nel mare di Norvegia
e andava veloce nella corrente
con gli altri pesciolini suoi fratelli
di qua e di là per l’oceano Atlantico
e nel mare di Barents vedeva i fiordi
prendeva in giro le balene e se si arrabbiavano
scappava fino alla Terra della Regina di Maud

poi diventò l’Omino di Pan Pepato
“quello vero, mamma” mi ha detto
“quello che poi hanno scritto la storia,
sono proprio io, non ci credi? assaggia qua”
e mi ha teso il braccio e io ho leccato la sua manina
ed era vero sapeva di zenzero e farina bruciata
ho chiuso gli occhi e l’ho visto allegro che scappava
nell’azzurro piano di un’illustrazione di Scarry

e poi la storia del sole
che non è sempre stato nel cielo
ma è cresciuto nell’erba in mezzo ai fiori
(il campo si trova in Val d’Orcia)
ma ero un fiore diverso più leggero e bello
e allora lui con gli altri bambini
“quali altri bambini?” “tutti”
“quali tutti?” “tutti quelli del mondo”
hanno fatto una preghiera con la legna
e sono saliti l’hanno messo là
per proteggerlo e ammirarlo

“è per questo che leggi gli oroscopi,
e se guardi il cielo ti viene nostalgia,
perché anche tu quando eri una bambina,
hai pregato un legno e aiutato a metterlo là”
“non avere paura” dice
“la paura è come quando fissi troppo a lungo un colore
e non lo vedi più, non vedi più se è giallo o verde,
diventi triste e diffidente
e te ne vai in giro a spalle curve, sospettosa,
a domandare al mondo“chi me l’ha rubato?”

il mio bambino sa il segreto dei calzini
delle forcine dei fermagli e degli anelli
dove vanno a finire in quale cimitero
in quale parte del sistema solare
dice di non preoccuparsi stanno bene
c’è qualcuno che si occupa di loro
hanno letti caldi e da mangiare
piedi capelli e dita sui quali alloggiare

una volta ha preso a calci un teletubbies
gli ha frugato nella pancia per vedere cosa c’era
ha trovato una pepita d’oro e l’ha venduta alla borsa nera
e con i soldi ci ha comprato un unicorno
con lui ha cavalcato fino a un circo
dove hanno vinto un rodeo per animali speciali
battendo un dodo e un’araba fenice
ma queste cose non so se sono vere
perché il mio bambino a volte dice bugie
“non c’è niente di male ad inventare un po’”
dice se lo prendo con le mani nel sacco

mi sorride pesciolino del Baltico
Omino di Pan Pepato quello vero
guerriero del legno e del sole
mio amico di quando ero piccola
custode delle cose perdute
filosofo di tutte le bugie

mille monetine brillano nel fiume
sono l’invincibile bellezza dei suoi denti

“non avere paura” dice

francesca matteoni

Curo laboratori di poesia e fiabe per varie fasce d’età, insegno storia delle religioni e della magia presso alcune università americane di Firenze, conduco laboratori intuitivi sui tarocchi. Ho pubblicato questi libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Higgiugiuk la lappone nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos 2010), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Appunti dal parco (Vydia, 2012); Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare (Zona, 2014); Acquabuia (Aragno 2014). Dal sito Fiabe sono nati questi due progetti da me curati: Di là dal bosco (Le voci della luna, 2012) e ‘Sorgenti che sanno’. Acque, specchi, incantesimi (La Biblioteca dei Libri Perduti, 2016), libri ispirati al fiabesco con contributi di vari autori. Sono presente nell’antologia di poesia-terapia: Scacciapensieri (Millegru, 2015) e in Ninniamo ((Millegru 2017). Ho all’attivo pubblicazioni accademiche tra cui il libro Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014). Tutti gli altri (Tunué 2014) è il mio primo romanzo. Insieme ad Azzurra D’Agostino ho curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici, nata da un lavoro svolto nell’oristanese fra il dicembre 2015 e il settembre 2016. Abito in un borgo delle colline pistoiesi. 

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  7 comments for “Il mio bambino

  1. 13 gennaio 2015 at 10:14

    non sono mai riuscito a cogliere la bellezza e il successo delle sue poesie, della genti. però di questa mi piace l’assenza di punteggiatura.

  2. n.a
    14 gennaio 2015 at 12:02

    Mi ricorda un po’ Rodari con questa musicalità e immagini che corrono via tenendo insieme il mondo e il prato, l’infanzia e l’invito ad abbandonarsi lasciando stare la paura. Bella.

  3. véronique vergé
    14 gennaio 2015 at 16:03

    Mi piace la fantasia della poesia di Francesca Genti.
    Mi fa pensare a una collezione di parole

  4. daniele ventre
    14 gennaio 2015 at 16:11

    In definitiva è un genere raro in poesia da noi: una fiaba in versi.

  5. véronique vergé
    14 gennaio 2015 at 16:17

    Parole magiche collana colore acidulato.
    Si sente la voce delle foreste appena venute nel mondo.
    E’consolazione.
    Riparo contro bruttezza.

  6. Massimiliano
    21 gennaio 2015 at 09:37

    Sono sempre riuscito a cogliere la bellezza della poesie di Francesca – questa compresa.

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