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Intervista a Pepe Mujica

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José Alberto “Pepe” Mujica Cordano è stato presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015 e, secondo lo statuto di quel paese, come di altri dell’America Latina, non può effettuare due mandati di seguito. Sul quotidiano madrileno El Paìs del 6 maggio scorso è apparsa (qui l’originale) un’interessante intervista che vi propongo qui tradotta dal mio vecchio amico. dal titolo “La corruzione uccide la sinistra. Ciò che sta succedendo in Brasile è inspiegabile”: Mujica era in Argentina alla presentazione del libro “Una pecora nera al potere”, ove parla di Cuba, di Nicolás Maduro (presidente del Venezuela) e di Podemos. L’intervista è firmata da Carlos E. Cué, Buenos Aires, 6 maggio 2015.

Domanda: Sta per recarsi in Spagna a ritrovare le sue origini basche. Un cerchio che si chiude?

Risposta: Si. Andrò a Muxica in memoria della famiglia di mio padre, e poi mi recherò in un paesino della Liguria, vicino a Genova, dove vive la famiglia di mia madre. Vado perché ho un’età tale che se non lo faccio ora potrei non farlo mai più.

D. Dicono che sarà di nuovo presidente dell’Uruguay, che è sempre lei il punto di riferimento.

R. Si, continuo ad essere il punto di riferimento, ma ho 80 anni. È difficile pensare a come sarò quando ne avrò 85 e potrei ripresentarmi come candidato alla presidenza. Non le pare?

D. Lei segue la situazione politica della Spagna. Il partito Podemos rivendica di ispirarsi alla sinistra latinoamericana. Lei vede similitudini?

R. Mi pare che quando una nazione patisce una crisi profonda, come è successo alla Spagna la cosa migliore che può succedere sia che le tensioni trovino un alveo nella politica. Che la crisi spagnola abbia prodotto un fenomeno come Podemos mi sembra altamente salutare. È un fenomeno più maturo. E pertanto più governabile. Proviamo ad immaginare la Francia che non ne vuol più sapere della Unione Europea, e che si chiude e caccia fuori i neri. Dove andremmo a finire? Io sempre preferisco e scommetto sulle soluzioni politiche.

D. Pensa che ci sia un ritorno della politica?

R. La crisi della politica solamente accentua l’individualismo. Io preferisco che le persone non si allontanino dalla politica: meglio non essere di sinistra che allontanarsi dalla politica. Sono disposto a pagare questo prezzo. L’antipolitica è avventurismo o fascismo. Preferisco comunque la politica, anche se politica conservatrice.

D. Teme il populismo?

R. Temo i senza partito, coloro che non rispondono a nessuna disciplina. I partiti sono il primo elemento di controllo degli individui. Che si chiamino PP, socialismo, o Podemos. Sono comunque qualcosa di collettivo. Però attenzione: se il populismo è la lotta per alzare il livello di vita o la politica di uguaglianza allora evviva questo peccato. Il limite di questo populismo è quando si prendono provvedimenti che paralizzano l’economia, perché vuoi redistribuire tanto che alla fine ucciderai l’interesse per il lavoro e per gli investimenti. Se uccidi questo, se superi questo limite, non avrai niente da dividere più equamente. Ecco direi che il populismo è superare questo limite.

D. Sta pensando al Venezuela?

R. Il Venezuela ha la disgrazia del petrolio. È il paese più saccheggiato dell’America Latina. Come può sopravvivere una società dove costa di più una bottiglia d’acqua che un litro di benzina? [100 volte di più, N.d.T.]

D. Ha suggerito a Maduro di evitare di mettere in carcere gli oppositori?

R. Credo che ci sia una opposizione in Venezuela che aspira ad essere incarcerata. È un modo di essere di parte dell’opposizione, una tecnica, una forma di lotta. Spingono il governo a superare i limiti (costituzionali) in modo da creare una patente contraddizione ed una situazione internazionale insostenibile. E questi tonti ci cascano. Gliel’ho detto (a Maduro). È un errore.

D. La gente protesta e si allontana dalla politica in Brasile ed in Cile per via della corruzione. Crede che le nuove generazioni siano più esigenti?

R. È un vero flagello di carattere etico. Quando il desiderio di far soldi si fa strada nella politica è un vero disastro per la sinistra. Perché è tanto diffusa la corruzione? Le sembra sensato che gente di 60 o 70 anni si insozzi per quattro luridi denari? Eppure sanno bene di non aver molta vita davanti a sé. Far denaro può essere importante come strumento di progresso nel mondo del commercio o dell’impresa dove ci sono rischi elevati , ma quando entra nel mondo della politica allora siamo fritti. È successo in Italia, e in parte in Spagna , in Brasile è addirittura incomprensibile. E qui in Argentina il vicepresidente è sotto processo.

D. Nel libro dice che sembra impossibile far politica in Brasile senza cedere alla corruzione.

R. La democrazia moderna è molto costosa, ed il Brasile è molto grande. Ci sono Stati [il Brasile è una repubblica federale, N.d.T.] grandi come nazioni. Ci sono forze locali e il Governo nazionale deve mediare con queste forze locali. Lì comincia il problema della corruzione.

D. Si annuncia un periodo difficile per la sinistra latino americana?

R. Non lo sappiamo. D’altra parte non mi sembra che la destra abbia molte risposte. Non credo che sia capace di fare cose meravigliose. Direi che la sinistra in Europa vive un momento di arretramento, mentre in America Latina vive un momento di stasi.

D. Come vive l’avvicinamento di Cuba e Stati Uniti uno che è stato guerrigliero?

R. Era un residuo della guerra fredda e che andava eliminato. Negli Stati Uniti molta gente pensa che questo produrrà grandi cambiamenti nella società cubana e i cubani pensano che resisteranno. La storia deciderà. I cubani hanno un punto forte: mandano migliaia di medici all’estero con un tasso di diserzione bassissimo. Potranno resistere? Non lo so. Perché bisognerà vedere l’effetto che avrà su Cuba la il “fascino del mercato” per dirlo con Trockij.

D. Sta svolgendo un ruolo di mediazione nel conflitto in Colombia?

R. Non sto svolgendo nessuna mediazione, pero devo parlare con la gente della FARC per via delle difficoltà del negoziato. Non posso dirle nulla altrimenti mando tutto all’aria, però devo parlare.

D. È ottimista?

R. Mai si è stati cosi vicini (a un accordo). Vale la pena impegnarsi. Mantenere un conflitto eterno non è una strategia. E la geografia della Colombia è tale che sconfiggere la FARC sulle montagne è impossibile. La guerriglia non potrà mai vincere però annientarla è impossibile. È una guerra permanente, infinita. Il presidente Santos è in buona fede ma affronta grandi resistenze e vorrei vedere se ciò che viene negoziato dalla FARC a Cuba viene accettato sul terreno da tutta la FARC. Quando si hanno le armi in mano la politica passa per il mirino del fucile. È il problema di sempre degli uomini armati. Tendiamo a vedere sempre la strategia politica attraverso le armi e non abbiamo fiducia nel resto.

D. Lei è la prova che si può arrivare al potere dopo aver lasciato le armi.

R. Sì, però conosco il problema, la malattia di tenere le armi in pugno. Alle organizzazioni armate costa molta fatica avere la capacità politica di negoziare. Però ormai viviamo in un’altra epoca.
Con il progresso tecnologico la guerra è un’illusione ottica che viene risolta dalla tecnologia. Non c’è nulla che abbia a che fare con l’eroismo. Significa accettare di essere uccisi da un telecomando. Oggi si possono mettere in gravi difficoltà i governi senza sparare un colpo. E non c’ è bisogno di andare sulle montagne.

[Nota dell’intervistatore: Pepe Mujica È stato guerrigliero per metà della sua vita, è stato in carcere per 15 anni, ha vissuto alla macchia e in clandestinità, e adesso dice che è vecchio e non può dire come starà tra cinque anni, quando potrebbe ripresentarsi per un nuovo mandato come presidente dell’ Uruguay. Però ascoltandolo, nessuno direbbe che Pepe Mujica è al capolinea della sua traiettoria politica. Strabordante, influente come nessun altro in Sud America, attento a tutte le situazioni del continente e a tutti i protagonisti, Pepe Mujica è venuto a Buenos Aires per la presentazione del libro sulla sua presidenza “Una pecora nera al potere” (Una oveja negra al poder) che Andres Danza e Ernesto Tulbovitz hanno scritto e che uscirà presto in Spagna per i tipi di Random House Mondadori.]

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Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.
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