Intonarumori & cacofonatori

viniledi Romano A. Fiocchi

Doc. Looksharp, LP Cacophonorgy, Furry Heart Records, 2014.

Se il progetto fosse stato americano, magari avrebbe già trovato una grande etichetta e un successo assicurato. Invece, nonostante nomi e titolo, è tutto italiano. Ed è rimasto un prodotto di nicchia. Italianissimo l’autore, Doctor Luden Looksharp ossia Luca Collivasone. Italianissima l’etichetta, Furry Heart Records. Italianissimo lo strumento utilizzato, un cacofonatore, ossia l’erede dell’intonarumori ideato da Luigi Russolo giusto un secolo fa. Russolo, che aderì con entusiasmo all’ultimo movimento artistico tutto italiano, il Futurismo, fu l’unico a proiettare la visione futurista nel campo musicale. In quello che viene concordemente ritenuto il manifesto della musica futurista, L’arte dei rumori (1913), sostenne la possibilità di “intonare e regolare armonicamente e ritmicamente” i più svariati rumori e diede concretezza alla sua tesi con l’invenzione di un sistema di mezzi fonici che chiamò appunto intonarumori. La serie di concerti che tenne a Milano nel corso del 1914 suscitò clamori e dissensi, ma anche interessamento da parte di grandi nomi come Ravel e Stravinskij che restarono impressionati dalla sua composizione per frusciatore, gorgogliatore, gracidatore.

Se con Russolo siamo in bilico tra la bizzarria e la provocazione, tipiche del Futurismo, in questo progetto di Doc. Looksharp la ricerca si fa sistematica, fonde il tributo a Russolo con le innovazioni d’avanguardia dei nastri magnetici di Luciano Berio e Luigi Nono, con ritmi tribali, con rielaborazioni elettroniche decisamente attuali, compreso l’utilizzo della voce umana modificata da un distorsore. Al tempo stesso, con l’arma dell’ironia, si scaglia contro la vocazione ormai prettamente commerciale dell’industria discografica e contro la sua scarsa attenzione per la sperimentazione e per l’invenzione musicale.

Ma cos’è questo cacofonatore. In primo luogo è uno strumento filosofico con vocazione ecologista, ossia un assemblaggio di materiali ormai usciti dal ciclo produttivo ma che racchiudono un potenziale di riutilizzo che solo un’artista sa riconoscere. C’è l’amore per l’oggetto rigenerato, il rispetto per qualsiasi tipo di materia messa a disposizione dalla natura, l’avversione per gli sprechi. Una specie di Arte povera con fini esclusivamente musicali. Doc. Looksharp è partito dalla carcassa di una macchina per cucire Singer del 1940 per realizzare una macchina per suoni. Il progetto e il processo di costruzione sono descritti in un filmato on-line che si può visionare liberamente su YouTube, qui.

vinile contenutoDavvero suggestivo è l’utilizzo narrativo che Doc. Looksharp riesce a sviluppare in alcune composizioni, prima fra tutte At the monuntains of madness (Alle montagne della follia), dove l’atmosfera del noto racconto di Lovecraft è creata magistralmente. Certo, bisogna aver letto il testo. Ma per chi l’ha fatto, sonorità e ritmi straordinari generano un habitat musicale dove si rivede tutta la storia: le infinite distese di ghiaccio dell’Antartide, l’immensa (e immaginaria) catena montuosa con le tracce di civiltà arcaiche, i misteri delle strane creature ibernate (gli “Antichi” di Lovecraft), i bastioni della gigantesca città abbandonata, i tunnel scavati sotto le montagne, insomma tutto l’insieme di visioni che conduce il narratore sull’abisso della follia: “L’emozione più antica e profonda del genere umano è la paura e la paura più arcaica e violenta è quella dell’ignoto”, scrive Lovecraft. Per chi vuole farsene un’idea più precisa, Doc. Looksharp ha reso disponibile un bel video sempre su YouTube, qui.

Cacophonorgy, che raccoglie sei composizioni per cacofonatore, non poteva certo uscire in CD, tanto meno esclusivamente come musica liquida. Ecco dunque la scelta di un vinile a trentatré giri, stampato su un supporto verde trasparente e con tradizionale copertina in cartoncino. Eccentricità da futurista? Tutt’altro, il vinile – gli appassionati lo sanno bene – garantisce toni più caldi e maggiore fedeltà al suono, caratteristiche essenziali per la voce di un cacofonatore.

Print Friendly, PDF & Email

1 commento

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Io non ci volevo venire

Gianni Biondillo intervista Roberto Alajmo
Scegli come protagonista del tuo romanzo un non-eroe. Un inetto accidioso, Giovà, quello che nelle partitelle si mette in porta per non dare fastidio. Eppure, alla fine il lettore si identifica con lui. Siamo tutti Giovà?

Quando i pesci hanno i piedi

di Romano A. Fiocchi
La copertina è così: accattivante ma nuda, senza titolo, né autore, né editore. Che sono però sul dorso con caratteri che sembrano il loro riflesso tremolante nell’acqua.

Un editore rompitascabile

di Romano A. Fiocchi
Era il 29 novembre 1938. Angelo Fortunato Formiggini, uno dei più geniali editori del XX secolo, italiano «di sette cotte» ma di origini ebraiche, dopo aver sopportato le già pesanti ingerenze del regime, rifiuta di accettare l’estremo affronto delle leggi razziali. Da Roma, dove risiedeva, torna alla sua Modena, sale sulla torre Ghirlandina e si lancia nel vuoto urlando «Italia! Italia! Italia!»

La mantide

di Francesca Ranza
Quell’estate una mantide decapitata cadde giù dal cielo. Eravamo in piscina e parlavamo della coscienza, perché parlare della coscienza andava molto di moda. Non eravamo andati da nessuna parte in vacanza. Lui diceva che Milano in agosto era bellissima e io, anche se a Milano in agosto non ci ero mai stata prima, gli avevo creduto.

Racconti del postmitologico

di Romano A. Fiocchi
L’eleganza del linguaggio di Santoro, che è la sua cifra, contribuisce a proiettare questi brevi e brevissimi racconti – che variano da un massimo di sette pagine a un minimo di mezza paginetta – in un tempo tra il mitologico e il postmitologico.

Soldi soldi soldi

di Romano A. Fiocchi
Poema sinfonico, inteso quale intreccio di liriche di varie misure dove le parole si ripetono come motivi musicali, ogni volta modellati diversamente e sempre più vicini al perfezionamento dell’immagine.
gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: