Cristovão Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche

di Giacomo Verri

caduta-consonanti

Heliseu da Motta e Silva è un professore di filologia, è il professore per eccellenza, un “bracciante” della mente, uno scienziato che “racimola le cose pian pianino”, sui libri, nella mente, nell’aula – suo regno –, sacerdote della parola dalle facoltà ludiche e della lezione dai poteri curativi. Una carriera di prestigio, da che all’inizio superò “tutti gli esami e i concorsi per scandaloso eccesso di competenze”, a oggi, questa mattina in cui, a settant’anni, riceverà una medaglia per meriti accademici. O professor di Cristovão Tezza (magistralmente portato in italiano da Daniele Petruccioli nel titolo infedele ma splendido, intuizione di Valentina Bortolamedi, di La caduta delle consonanti intervocaliche) è un’autobiografia suonata a ritroso dal flusso di coscienza di un vecchio, abbracciato ormai sempre a un nemico – il corpo, la memoria, la mancanza di senso? –, vittima della consueta “catena di angosce mattutine”; alle spalle il matrimonio sbagliato con Mônica, la paternità guasta con il figlio gay (che ha lasciato il Brasile e tutto quanto, parla adesso un inglese perfetto, “eppure non sono mai riuscito a comunicare con lui in nessuna lingua”), i trascorsi con Therèse, dottoranda e amante, e quella sapienza – utile, inutile? – intorno alla caduta delle consonanti intervocaliche che generò mill’anni or sono lo iato tra Spagna e Portogallo.

Il tempo del racconto è chiuso nella manciata d’ore di un mattino; Heliseu si alza, va in cucina per il caffè con l’immancabile dona Diva, tenace signora di servizio, prende una doccia e, vestito, cerca di farsi il nodo alla cravatta. Intanto ricorda una vita intera, quella pubblica che funzionava bene, e la privata della quale “non c’era più niente da salvare, immersa com’era in una sequela di piccoli ma irrimediabili disastri”. Che era successo? Aveva lasciato Mônica la Mnemônica alla sua memoria sbalorditiva e inutile (“cosa ha ricavato da questa sua spettacolare capacità riepilogativa della vita e del mondo? Niente”), aveva dimenticato il figlio e i doveri coniugali per abbracciare la bella Therèse (un accento perduto nel documento di convalida della cittadinanza brasiliana), si era invaghito dell’“innocente ricatto” della sua bellezza non conciliata e della “razionalità tranquillamente aggressiva” della sua mente, immerso nell’odore di una casa diversa e ambigua, di conserva, forse, al tema della ricerca accademica condotta dalla fanciulla, “il non detto brasiliano”, mai ironico e necessario sempre come l’aria per respirare.

Come sia accaduto tutto quanto, Heliseu non lo sa dire chiaramente. La sua è una memoria infedele, a volte assetata di oblivione. Forse è successo per rabbia, o per noia, o perché con Mônica il rapporto, mai salvificamente formale, li condusse a essere “pericolosamente intimi”. Forse Therèse aveva una marcia in più, o era solo giovane e bella; forse Heliseu, forse questo anziano corpo intento a denudarsi per farsi bello, è ingannato dalla vecchiaia stessa, nocchiera che conduce ognuno “al limitare dell’utopia”.

Buon rimedio l’utopia. Per mettere a tacere i sensi di colpa sulla tragica morte di Mônica, sul rapporto d’estraneità con il figlio, sull’amore naufragato anche con la dolce francesina. “Sto bene”, dice alla fine. Se ne convince, il nodo alla cravatta non viene (“questo nodo di merda”), ma la vita è trascorsa comunque e il professore si è salvato da tutto e da tutti, dalla noia per le traversie politiche del Brasile, dall’ansia di credere in qualcosa (come quei giovani comunisti universitari). Disidratata la memoria da ogni illusione, consapevole che i sogni viaggiano senza grammatica e che “il mondo basta a se stesso”, Heliseu si lascia però andare alla più sottile di tutte le chimere, all’unico rimedio per restare umani: darsi cioè alla “lotteria delle piccole scelte” che è la vita, offrirsi in olocausto alla parabola del tempo che non pareggia i conti neppure quando aleggia la morte. È l’unico sentiero praticabile, ché “la vita può anche essere priva di senso, però ha una direzione, è instradata verso qualcosa, per quanto non sia qualcosa di troppo bello”.

Sto bene”, dice Heliseu. Nonostante le delusioni, nonostante il tempo passato e dal quale “non ci si redime”, mai. Con un colpo di mano che scarnifica, Tezza consegna, nel romanzo da certi definito  “il più proustiano” dei suoi, la lezione forse meno proustiana che si sia ascoltata nell’ultimo secolo: “la turbolenza emotiva della vita, col tempo, si era staccata dai ricordi per scomparire – restava soltanto, ormai, la memoria fredda dei fatti, un gioco di costruzioni a incastro”.

Cristovão Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche, Fazi, pp. 237, euro 17,50

Print Friendly, PDF & Email

2 Commenti

  1. […] Heliseu da Motta e Silva è un professore di filologia, è il professore per eccellenza, un “bracciante” della mente, uno scienziato che “racimola le cose pian pianino”, sui libri, nella mente, nell’aula – suo regno –, sacerdote della parola dalle facoltà ludiche e della lezione dai poteri curativi. Una carriera di prestigio, da che all’inizio superò “tutti gli esami e i concorsi per scandaloso eccesso di competenze”, a oggi, questa mattina in cui, a settant’anni, riceverà una medaglia per meriti accademici. O professor di Cristovão Tezza (magistralmente portato in italiano da Daniele Petruccioli nel titolo infedele ma splendido, intuizione di Valentina Bortolamedi, di La caduta delle consonanti intervocaliche, Fazi, pp. 237, euro 17,50) è un’autobiografia suonata a ritroso dal flusso di coscienza di un vecchio, abbracciato ormai sempre a un nemico – il corpo, la memoria, la mancanza di senso? –, vittima della consueta “catena di angosce mattutine”; alle spalle il matrimonio sbagliato con Mônica, la paternità guasta con il figlio gay (che ha lasciato il Brasile e tutto quanto, parla adesso un inglese perfetto, “eppure non sono mai riuscito a comunicare con lui in nessuna lingua”), i trascorsi con Therèse, dottoranda e amante, e quella sapienza – utile, inutile? – intorno alla caduta delle consonanti intervocaliche che generò mill’anni or sono lo iato tra Spagna e Portogallo. Continua a leggere su Nazione indiana. […]

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Nostalgie della terra

di Mauro Tetti Ogni cosa vissuta o immaginata continuava a ingannarmi trascinandomi dabbasso in qualche buco sconosciuto della vita. Sentimento...

Nota di lettura su “Unità stratigrafiche” di Laura Liberale, Arcipelago Itaca, 2020.

di Carlo Giacobbi
La morte, dunque. E la si pronunci questa parola, se ne indaghi anzitutto il significato letterale-biologico, se ne prenda atto: questo pare essere l’invito del dettato poetico dell’autrice, il motivo della sua ars scribendi.

Su «Quando tornerò» di Marco Balzano

di Antonella Falco
Un romanzo di grande impatto emotivo. Mediante una scrittura asciutta, ma nello stesso tempo calvinianamente “leggera”, racconta la fatica di vivere

Sporcarsi le mani con Dostoevskij

di Claudia Zonghetti
Questa è la sfida per i traduttori attuali e futuri di Dostoevskij: sporcarsi le mani con la pasta sonora e sintattica della sua lingua plastica e veemente

L’odore dell’arrivo

(Per gentile concessione della casa editrice Ferrari Editore, che qui volentieri ringrazio, pubblico uno stralcio del nuovo romanzo di...

In principio fu il male

    Pubblichiamo qui di seguito un estratto dell'ultimo libro di Davide Gatto, In principio fu il male, Manni, 2021. Il capitolo...
davide orecchio
Vivo e lavoro a Roma. Libri: Storia aperta (romanzo, Bompiani, 2021), L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (romanzo, il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (racconti, minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (romanzo, il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (racconti, Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012). Provo a leggere i testi inviati, e se mi piacciono li pubblico, ma non sono in grado di rispondere a tutti. Perciò, mi raccomando, non offendetevi. Del resto il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e assolutamente non professionale. Questo è il mio sito.
Print Friendly, PDF & Email