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Nicola Vacca, «Vite colme di versi»

di Giacomo Verri

Nicola Vacca, raffinato amante della poesia, e poeta lui stesso, racconta, in un volume uscito per i tipi di Galaad edizioni, il proprio viaggio ideale attraverso ventidue poeti del Novecento; non solo maestri italiani, ma anche stranieri, non solo i nomi dei grandi ma anche quelli dei ‘sommersi’ nel mare sempre più vasto e inquinato di chi si autoelegge poeta: accanto ai ritratti di Caproni, di Ungaretti, di Campana, di Celan o di Prévert, abbiamo così anche quelli di Beppe Salvia, di Lorenzo Calogero o di Nika Turbina, “la poetessa bambina”, morta a Mosca a soli ventisette anni nel 2002, e il cui nome, in Italia, è pressoché sconosciuto ai più.… Leggi il resto »

Un romanzo in pochi gesti: «Canto della pianura» di Kent Haruf

di Giacomo Verri

“La donna la guardò, prese le sigarette dalla tasca della vestaglia e poi un accendino, ne accese una e rimase sulla porta a fumare. Si grattò una caviglia nuda con le dita dell’altro piede”.

È la madre di Victoria Roubideaux a usare l’accendino, ad appoggiare una spalla allo stipite della porta – la porta del cesso – e a togliere lo sguardo dalla punta arancione della sigaretta per tirarlo più in là, verso la figlia, che sta in mutande e in maglietta bianche a vomitare dentro alla tazza.… Leggi il resto »

Come un film francese

di Giacomo Verri

C’è uno scrittore dalla penna annebbiata, uno che ha scritto quella manciata di romanzi e poi si è perso. Come tanti, in fondo. Però il fatto di aver nella vita pubblicato delle pagine lo pone al di là di una linea d’ombra, una frontiera oltre la quale gli è riconosciuto ufficialmente un ruolo intellettuale ambiguo, difficile, a tratti tragicamente ridicolo.… Leggi il resto »

La memoria spoglia della Resistenza

di Anna Vallerugo

Sembrano nascere da una giustificata urgenza gli splendidi Racconti Partigiani di Giacomo Verri (Biblioteca dell’Immagine): dalla necessità di ribadire importanza e attualità della Resistenza in questi nostri tempi fluidi, oscurati da perdita di lucidità di giudizio e minacciati da rigurgiti di revisionismo storico.… Leggi il resto »

L’Amalassunta, animale strafottente

di Giacomo Verri

È un romanzo che ha la pazienza di perdersi. Che va e viene e torna sui propri passi. L’Amalassunta di Pier Franco Brandimarte, vincitore del Premio Calvino 2014 (ora in libreria per i tipi di Giunti), racconta l’anima inquieta di un io narrante, Antonio Accurti (il nome è svelato solo a pagina 51), che tanto sa d’alter ego da assottigliare pericolosamente la linea che separa la persona reale dell’autore dalla finzione-funzione di narratore.… Leggi il resto »

La salvezza sta fuori, nel nulla

di Giacomo Verri

In Metropoli, il nuovo romanzo di Massimiliano Santarossa, il racconto del futuro.

Nel duemilatrentacinque la Terra potrà riconoscere sulla propria groppa una sola enorme città: Metropoli. Sarà essa il solo ganglio della poststoria, il solo confine alle lande desolate che s’apriranno maestose quando tutto sarà azzerato, quando nel cielo, perpetuamente crollante di piogge, starà crocefisso, come una misera “palla incolore”, “il sole artico del mondo pietrificato”.… Leggi il resto »

Sguardi dal Novecento

di Giacomo Verri
(Nicola Vacca, Sguardi dal Novecento, Galaad, pp. 133, euro 13)

Gli sguardi di Nicola Vacca fanno nascere nella mia mente l’immagine di due occhi, isolati da tutto il resto, che accusano o che subiscono un’accusa, che inchiodano o che vengono inchiodati a una colpa.… Leggi il resto »

Contro l’occhio. La scrittura del dolore vero

di Giacomo Verri

In un piccolo volume del 2006, La Letteratura dell’inesperienza, Antonio Scurati rifletteva su quanto la società di plastica in cui viviamo abbia sostituito l’esperienza diretta del mondo (com’è, per antonomasia, quella vissuta da chi ha fatto la guerra) con una sorta di cognizione del dolore indiretta, asettica, disinfettata e interrotta da assidui diaframmi che sono prima di tutto gli schermi attraverso i quali giunge a noi la realtà, a pillole, frammentata, amplificata e voltata in evento per far fronte all’insufficienza del nostro presente: in sostanza, cioè, esperiamo quotidianamente l’inesperienza; la quale non solo crea una letteratura incapace di poggiare i piedi per terra, ma genera un cortocircuito che impedisce di gettare ponti verso il passato e verso il futuro.… Leggi il resto »

Così irripetibile


di Giacomo Verri

Soltanto nella gloria, si può morire più soli che in mare.
Riccardo Bacchelli, Amleto, cinque atti, 1918

Sognai mani sporche e generose. Anche adesso le vedo. Ci passano i cannelli delle vene. Ci fioriscono dei peli, quasi setole, ma pochi.… Leggi il resto »

Strategie per arredare il vuoto

di Giacomo Verri

La vita procede nonostante la crepa aperta sul limitare dell’estate: il tredicenne Edo, protagonista di Strategie per arredare il vuoto, esordio di Paolo Marino (già finalista al Premio Calvino e ora in libreria per Mondadori, pp. 227, euro 17) ha perduto i genitori e, com’è naturale in questi casi, la famiglia apre grandi ali per contenere il dolore e per offrire al ragazzo una nuova casa, quella di zia Selma e di zio Dante.… Leggi il resto »

La stabilità del caos

di Giacomo Verri

(Un estratto dal nuovo romanzo di Giacomo Verri)

Due alunne di Arturo hanno cercato il loro palpito di notorietà. “Che c’è?” chiede Àlice. “Una cosa. Me l’hanno data a scuola. Ambra e Barbara, dai, quelle che si fanno interrogare lo stesso giorno, sempre insieme”.… Leggi il resto »

Ad Auschwitz non c’era il mistero

di Giacomo Verri

“Che cosa restava ad Auschwitz di questa società, di questa gerarchia? Oh, c’erano gradi e ranghi – nel senso ignobile. Le condizioni erano tali che sussisteva, in un certo senso, un simulacro di società, con le sue prostitute e i suoi criminali alla guida di un macchinario organizzato in modo tale che la morte fosse il solo esito”.… Leggi il resto »

L’arresto di Italo Trabucco

Di Giacomo Verri

L’amore si nutre di compromessi. I compromessi sono dolci quando discendono dall’amore. Italo Trabucco non aveva voluto far compromessi con il proprio paese e il paese si era dimenticato di lui senza che lui dimenticasse il paese. Se ne era andato ogni volta che l’aveva ritenuto utile, per bisogno o, non raramente, per comodità.… Leggi il resto »