Nominazioni

di Valerio Nardoni

Esce per Giuliano Ladolfi Editore – prefazione di Mattia Gallerani – Nominazioni. Poesie dal ritorno, di Alessandro Raveggi, un libro scritto all’altezza di uno dei crocevia che la vita ci propone, quello, appunto, di chi si trova a dover «tornare». Nel caso di Raveggi, il ritorno è dal Messico (dove si era trasferito per alcuni anni) alla Toscana, e più precisamente alla campagna Toscana, nella provincia di Firenze. Lo scontro che possiamo ipotizzare, almeno a grandi linee, è quello tra alcuni ideali o idee futuribili che sono venuti meno, e quello dei valori lasciati, che tornano a bussare alla porta. La lettura, naturalmente, può essere anche diversa: ideali futuribili che si trovano a bussare alla porta e nessuno gli apre, e valori che sono rimasti dentro e coi quali si deve arrivare ad un armistizio. Senza svelare troppo, si può senz’altro anticipare che il libro prevede un lieto fine, ovvero una sintesi di questi due poli, che si riuniscono nell’arrivo di un bambino, che di per sé è quanto di più futuribile e tradizionale esista in questo mondo.
Compongono il libro due poesie collocate in limine, e tre sezioni, di cui una più corposa, Et in Arcadia ego (lo stridente ritorno in campagna di cui si diceva); seguita da due sezioni più brevi: Twomblies (una sezione di ecfrasi dedicate ad alcuni quadri) e Messaggi ai posteri, che contiene, in parallelo alla doppia apertura, due poesie di chiusura.
Caratterizzano il volume, e ne rappresentano motivo di interesse, l’urgenza del racconto (il compatto nucleo tematico del ritorno in patria, sul cui fondale si legge una più ampia riflessione su una sorta di fine della giovinezza, come età del narratore, integrata nel suo specifico momento storico); il lavoro sul lessico (anch’esso motivato sul ritorno all’italiano e all’italianità, con frequenti sbalzi lessicali tra termini recuperati nella memoria storica della lingua, come patrimonio colto e letterario, che vanno insieme a registrazioni quasi in presa diretta di berci fra vicini di casa); infine, il lavoro sul sistema libro, dall’organizzazione di una struttura articolata ma lineare, dove anche molti termini tendono a ritornare, per impastarsi, motivarsi e nominare con voce accresciuta il proprio senso.
In collegamento con il titolo del libro, Nominazioni, una delle parole che emerge dal lessico globale del libro è «le naturalità»: il sostantivo non rimanda (solo) alla naturalezza, ma col plurale acquista maggiore corpo, andando a definire tutte le cose che stanno sulla terra dove si è tornati. Su tutte le presenze dell’Arcadia, mondo dell’idealità dei sentimenti, attraverso il titolo della sezione – secondo il ricordo del famoso quadro del Poussin – si affaccia il segno inequivocabile della morte. Dopo il ritorno, la realtà si presenta in quanto materia muta, tutta da ricodificare; l’esistenza è dunque il mero esercizio gastrointestinale che deve ritrovare l’«incantesimo», cioè la formula che restituisca loro la bellezza e la magia. Questo è il confine sottile su cui il libro si tiene sul filo, con tutti i suoi esperimenti linguistici, mascheramenti vari, giochi di riflessi, come del resto è ben espresso nella poesia Introibo: «La realtà è qui / composta di cose mute, / gli uomini hanno il loro lercio nome, / loro lurida possanza / gastrointestinale, / sono ovunque, disarmanti, / una piaga che mangia vivendo e / soffocandovisi, / mentre quelle s’incagliano, / come si chiamano più le naturalità: / chi più lo sa, lo condivide»… fino a «Dal non poter nominare, / conto a menadito le cose / custode infante di una maledizione inversa, / in testa una tassonomia immancabile / rimane a redarguire, / a dire ‘forza su, c’è sempre / una svolta, un incantesimo’».

francesca matteoni

Curo laboratori di poesia e fiabe per varie fasce d’età, insegno storia delle religioni e della magia presso alcune università americane di Firenze, conduco laboratori intuitivi sui tarocchi. Ho pubblicato questi libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Higgiugiuk la lappone nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos 2010), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Appunti dal parco (Vydia, 2012); Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare (Zona, 2014); Acquabuia (Aragno 2014). Dal sito Fiabe sono nati questi due progetti da me curati: Di là dal bosco (Le voci della luna, 2012) e ‘Sorgenti che sanno’. Acque, specchi, incantesimi (La Biblioteca dei Libri Perduti, 2016), libri ispirati al fiabesco con contributi di vari autori. Sono presente nell’antologia di poesia-terapia: Scacciapensieri (Millegru, 2015) e in Ninniamo ((Millegru 2017). Ho all’attivo pubblicazioni accademiche tra cui il libro Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014). Tutti gli altri (Tunué 2014) è il mio primo romanzo. Insieme ad Azzurra D’Agostino ho curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici, nata da un lavoro svolto nell’oristanese fra il dicembre 2015 e il settembre 2016. Abito in un borgo delle colline pistoiesi. 

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