La stanza profonda

di Vanni Santoni

Ultimo anno. Smolla il master, smollano tutti. Gli smartphone, fino a lì banditi dagli stessi giocatori, cominciano a esser consultati da sotto il tavolo; a inizio giocata, mentre interpreti un comprimario importante, il Paride e il Bollo, di solito i più attenti, si stanno scambiando i dati del fantacalcio. Anche solo richiamare l’attenzione di ognuno chiede ogni volta uno sforzo ulteriore:
Leia, dai, sta a te. Che fai? Hai un reietto, il #3, ingaggiato.
Attaccalo, va’, dice Andre rimettendo il telefono in tasca.
No, macché, fa il Silli, non sprecare la mossa su quello. Disingaggiati, prenditi l’attacco d’opportunità, tanto cosa vuoi che ti faccia, e vieni a tirare al boss insieme a me…
Ma Leia niente, continua a scribacchiare. Non sulla scheda, su un quadernino.
Leia!
Oh, come? Scusa, non stavo seguendo.
Che fai, attacchi? Sennò ti metto a fine griglia.
No, no, attacco, aspetta un attimo…
Cosa scrivi, fa il Silli, e le sbircia il quaderno: Aprile gl’è i’ mese… Cos’è?
Niente… Ve la volevo anche leggere, ma non ho finito…
Ma cos’è, chiede anche Tiziano.
Nulla, ho tradotto La terra desolata di Eliot in valdarnese.
E perché?
Così per ruzzo…
Leggicela allora!
Non l’ho finita…
Leggici fin dove sei arrivata.
Va bene. Aprile gl’è i’ mese più ignorante…
Perché ignorante?
Perché “crudele” in valdarnese come lo vuoi dire, Silli? Avevo considerato anche balordo, ma ignorante secondo me è più preciso. Ora mi tocca ricominciare:
Aprile gl’è i’ mese più ignorante,
governa serenelle dalla rena stecchita
Serenelle?
I lillà. Chiedi a tua nonna come si chiamano quei fiori, ti dirà: ah, le serenelle.
Dai Leia, continua…
Meno male ci sei tu, Tizzi.
… intruglia ri’ordi e voglie,
scozza le barbe tonchie…
Tonchie?
E dai Silli, lasciala finire.
…a scrosci marzolini.
D’inverno si stette a i’ caldo,
coperti di brina da dimenticassi ugnicosa
e per campare, du’ patate secche
L’estate ci lasciò basiti,
arrivando su i’ borro d’i’ Giglio co’ una giubbata d’acqua
ci si fermò alle Logge, e ci si smosse co’i’ sole
giù lungo i’ corso.
si prese un caffeino e si ragionò per un’ora
“No, macché aretina… Sto a Ricasoli, ma i’ mi’ babbo è di Meleto”
Caffè lo potevi lasciare. Non è che così è più valdarnese, dice il Silli.
Sì, insomma, dice Andre stappando una Moretti con l’accendino, fa ridere, ok, ma quindi?
Voleva fare la grossa. Ancora il Silli. La terra desolata… Ci volevi dire che sarebbe meglio andar via, che sarebbe meglio sbarbarsi? Lo sappiamo anche da soli, cosa credi.
Ma veramente…
Parli bene, tu, perché puoi permettertelo, di andar via. Poi vieni qua a menartela… Cosa credi, di essere l’unica che sa Eliot? Tieni, ti rispondo così: Houses rise and fall, crumble, are extended / Are… Pass… No, aspetta, com’era…
Io forse vado via l’anno prossimo, dice Tiziano per allentare.
Dove vai?
Mah, penso a Londra…
Sarebbe bono, dice il Bollo, lì uno che macina Javascript lo pagano a modo, altro che programmatore da Prada.
Non mi toccare Prada, fa Andre.
Vabbe’, te fai il sistemista, non fai una sega tutto il giorno…
Il Florian, dice il Paride, è un po’ che sta all’estero…
Perché Erme no? Anche il Mella avevo sentito dire che se ne era andato…
Lui, dice il Paride, che fine ha fatto non lo sa mica nessuno… Ma tu, Leia, non vai a stare a Pisa?
Oh, basta. Vogliamo giocare! Così Andre.
E ricominciate:
Allora Leia, hai un lanzichenecco ingaggiato.
Con il Mantello Sfuggente di Ophelia posso disingaggiarmi una volta al giorno senza subire attacchi di opportunità. Mi disingaggio, muovo di quattro metri a sudest e gli scaglio due giavellotti alla testa… Preso. Critico. Preso. Critico.
Tornate nel gioco, e fino a notte. E sì, pensi mentre amministri la fine di quello scontro, sembrava quasi che voi, voi rimasti, foste ancora tutti lì per il gioco; o meglio il gioco rappresentava l’ostinazione di alcuni, la prudenza di altri, la necessità di altri ancora, di rimanere nella terra desolata, e anche tu, del resto, non te ne eri già andato a Firenze? E quante volte avevi considerato l’idea di spostarti ancora più in là, di lasciare l’Italia, ma non sarebbe stato spaventoso, poi, rientrare? Se ti capita di dover tornare, hai bisogno di un’Itaca, non di una Mordor…

Estratto da: La stanza profonda (Laterza, 2017)

francesca matteoni

Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Insegno storia della magia e della medicina, religioni comparate e altri corsi presso alcune università americane a Firenze. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Ho curato libri collettivi ispirati al fiabesco e collaboro con riviste online, fra cui L'Indiscreto e Kobo. Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). Insieme ad Azzurra D’Agostino ho curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici, nata da un lavoro svolto in Sardegna. I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. A lunedì alterni mi si può ascoltare su Fangoradio, con la trasmissione Sàivu. Abito con il gatto Ariel. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/ 

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  2 comments for “La stanza profonda

  1. Ale
    8 Aprile 2017 at 20:01

    Bhe, i mmontearchino e’ unn è male: e’ ci garba la terra desolata hosì.

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