Quando chiude una scuola

27 agosto 2017
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(ricevo questo accorato appello, che condivido, allarmato, con tutti voi. G.B.)

Quando chiude una scuola, si perde sempre.

Si perde la possibilità d’imparare a convivere, si perde la possibilità di stare al mondo imparando a conoscere.

Stare al mondo, imparando a conoscere?

In nessuna scuola ti possono offrire, si può apprendere tutto lo scibile, ma il bravo docente è chi t’insegna, cerca di comunicare la volontà d’imparare, sempre.

Queste sono le parole di un insegnante di Milano, che probabilmente a settembre dovrà trovare una nuova scuola, perché la sua potrebbe definitivamente chiudere.

La mia scuola, si trova a Milano, in via Pizzigoni 9, nella periferia nord–ovest della città.

La mia scuola è l’unica scuola in quella parte della città; dico “unica“, non per vanità o per fare il tragico. La sua peculiarità, la sua “mission” è quella dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri (italiano L2). La maggior parte degli studenti proviene dall’intero mondo: questa è la bellezza della mia scuola.

Nel giro di due piani, conosci il mondo, senza frontiere o dogane, se non quella effettiva della nostra segreteria che richiede come da legge un documento regolare per poter accedere ai corsi.

Attenzione, la nostra scuola non è solo per stranieri, ma sono parte significativa anche gli italiani che dopo un percorso di vita o scolastico accidentato, complicato, giungono da noi per frequentare la terza media e accedere all’esame di stato per il diploma. Non è una scuola più facile, né per chi viene come studente, né per chi ci lavora: niente è dovuto. Siamo una scuola statale e ci atteniamo con scrupolo e professionalità alle leggi.

Insegnare l’arte della convivenza, ad un gruppo di studenti eterogeneo per età, nazionalità e pregresso scolastico, non è sempre facile; però, guardando i miei studenti ho potuto sempre riconoscere un possibile modello di convivenza pacifica a Milano.

Così gli dicevo: “noi dobbiamo imparare a stare bene insieme qui, perché se stiamo bene qui, allora anche fuori, nella città staremo bene, in pace. Noi siamo una parte di Milano, e Milano è parte di noi.”

Quando una scuola chiude, si perde una possibilità di crescere e di far crescere in pace Milano.

Si lascia un vuoto, si abbandona uno spazio, il cui senso, il cui significato profondo è quello della vita sociale: s’impara a riconoscersi come cittadini, come attori sociali che portano ricchezza, esperienza, emozioni. Spazio in cui si apprendono gli strumenti, come la lingua italiana, per essere riconosciuti come Persona e non come massa indistinta e spaventosa. Non un numero o una provenienza geografica “ il senegalese, il marocchino, il cino”.

Via Pizzigoni 9, periferia nord–ovest di Milano, un po’ prima di Quarto Oggiaro; il quartiere si chiama Villapizzone.

Nella geografia della città, è una zona strategica: vicina a tutto l’hinterland, vicina a Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, vicina al Triboniano (campo rom), vicina alla caserma Monbello, dove sono sistemati i profughi, un quartiere di periferia che quando è inverno, e fa presto buio, avrebbe bisogno di più luce e gente in strada se ne vede poca.

La nostra scuola era presente da almeno trenta anni: prima in una via poco distante, via De Rossi, da cui per motivi logistici ci siamo dovuti spostare e poi ora in via Pizzigoni).

Il trasloco l’abbiamo fatto noi, personale della scuola (insegnanti, segretari, la stessa preside, commessi), abbiamo caricato le nostre macchine e ci siamo trasferiti. Non è facile, ma ce l’avevamo fatta: tra corsi d’italiano e scuola media, quest’anno sono stati accolti almeno 800 studenti.

Ho usato il verbo “accogliere” per questo motivo: la scuola per funzionare, per promuovere la socialità, deve riconoscersi come luogo dove non solo si riceve come fosse lettera o pacco, ma si accoglie lo studente come cittadino, con diritti e doveri, una sua storia, una sua situazione che ha una primaria necessità: imparare l’italiano e le regole della vita in Italia.

La nostra scuola in collaborazione con la Prefettura di Milano, organizza corsi di Formazione Civica e test di lingua italiana per il permesso di soggiorno. I cittadini neo arrivati in Italia imparano quali sono i loro diritti e doveri, gli articoli della Costituzione più importanti, come e dove rivolgersi per i bisogni essenziali (medico, lavoro, la casa…). Il test per il permesso di soggiorno è un esame, i cui candidati sono mandati dalla Prefettura per verificare il loro livello di conoscenza della lingua italiana, utile per l’ottenimento o meno del permesso del soggiorno.

La nostra scuola ha dunque una funzione vitale per il tessuto sociale di Milano.

Quando si chiude una scuola, si chiude, si dismette la possibilità di migliorare Milano.

Sono stati realizzati progetti per farla diventare più bella, per comunicare la sicurezza: sono intervenuti scrittori, artisti, la polizia scientifica e mediatori e infermieri, tutti gratis.

Andare a scuola non significa solo recarsi in un posto, andare a scuola è una locuzione che ha molteplici significati: quello fisico di camminare fino a là, imparare, ritrovarsi con amici e docenti con tutto ciò che può nascere e derivare da un incontro.

Ci avevano assegnato uno spazio dietro una scuola abbandonata per amianto, la scuola media Colombo. Spesso entravamo per vedere, seguire i lavori del nostro edificio. Una volta ultimato, abbiamo traslocato e siamo ripartiti, con l’assicurazione delle autorità, che presto la scuola media Colombo, quella con l’amianto, sarebbe stata abbattuta.

L’impatto, la visione con la nostra scuola è quello di un cancello da cui si vede una vecchia bandiera italiana tutta sporca e sbrindellata, appesa da un pennone della presidenza della Colombo : vetri rotti, macerie e abbandono.

Ma se si guarda bene sul cancello, c’è soprattutto un enorme striscione plastificato con tantissime facce di ragazzi e docenti e il nome della nostra scuola, la nostra bandiera colorata.

La nostra scuola non si vede dal cancello, devi camminare e poi la trovi con una bella scritta colorata sul suo muro frontale CPIA MILANO e poi un grande murales con le stesse facce del cartellone, dello striscione.

La Colombo, sempre quella con l’amianto, non è mai stata abbattuta, anzi, durante l’inverno è divenuta, per Emergenza Freddo, organizzata dal Comune di Milano, un dormitorio. L’amianto a loro non nuoceva. La convivenza non è stata facile tra i le due parti sociali, ma abbiamo pazientato.

La mattina, cocci di bottiglie e altra sporcizia; la notte, la sensazione effettiva di poca sicurezza e dunque la paura: le professoresse non venivano mai lasciate uscire da sole.

Poi “Emergenza Freddo” è terminata, ma qualcuno, avendo visto quanto spazio abbandonato potesse essere occupato, l’ha occupato e ancora adesso è così: è stato scritto un articolo sul Corriere della Sera “L’hotel delle ombre”.

Durante questi mesi estivi sono, manca il soggetto, perché non è possibile sapere, non si sa chi, entrati a scuola, rubando e vandalizzando.

Finita la resistenza? Si chiude? Dopo un anno, in cui più volte sono state chiamate le forze dell’ordine per sgomberare la nostra stessa scuola, in cui al piano inferiore, si erano chiuse alcune persone, visibilmente alterate. Dopo un anno il cui commesso, con grande coraggio, apriva la scuola, da solo, rischiando sulla sua pelle, la reazione delle persone da lui svegliate e allontanate, si chiude.

Le numerosi segnalazioni del Preside e della nostra Coordinatrice, a chi di dovere, come si usa dire, non hanno comportato la soluzione dei problemi: altre emergenze più emergenti altre urgenze più urgenti, altri numeri da chiamare e richiamare.

Si chiude? La chiusura, se così fosse, non può e non deve essere una dichiarazione di resa: rimane però forte il senso di un abbandono da parte delle istituzioni, di una politica sociale schizofrenica e quella bandiera italiana sbrindellata, dai colori sbiaditi appesa all’Hotel delle Ombre, fu un tempo scuola media Colombo, luogo di luce, d’incontro dove imparare la convivenza.

Certo che ora vado a prendermi la mia bandiera: quello striscione con tutte le facce dei miei studenti e il nome della nostra scuola : CPIA PIZZIGONI.

Gianluca Gaetano Fazzi

Insegnante d’italiano L2 presso il Cpia Pizzigoni, CPIA 5 MILANO

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One Response to Quando chiude una scuola

  1. Maria Luisa Mozzi il 27 agosto 2017 alle 14:25

    I CPIA potrebbero cambiare il mondo, perchè sono fatti per integrare, per riqualificare, per dare nuove chans. A tutti, non solo ai disperati. La formazione continua degli adulti però finora è rimasta legge di difficilissima attuazione, anche qui nel Veneto, in primis perchè non sono stati messi a disposiozione spazi adeguati.
    Nella provincia di Vicenza, per esempio, spesso i CPIA hanno sede in scuole Primarie e Secondarie di primo grado, che già per il loro funzionamento hanno spazi troppo esigui e da tre anni, dalla nascita dei CPIA, devono anche condividerli con un’altra scuola, il CPIA appunto.
    Sarebbe bello che Nazione Indiana provasse a fare conoscere la relatà dei CPIA e a proporre soluzioni.
    Sarebbe IMPORTANTE oltre che bello.



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