Norbert Conrad Kaser

di Valentino Liberto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In autunno, i boschi d’alta quota del Sudtirolo si punteggiano di giallo. Sono i larici, unici tra le conifere a non essere sempreverdi, ad accendersi di colore per poi spegnersi con il sopraggiungere dell’inverno: il giallo sfuma, volge all’arancione tenue, sino ad assumere i toni più caldi del marrone. Norbert Conrad Kaser voleva essere un larice, solo e ormai spoglio sotto la neve di dicembre. E rinascere in primavera, di un verde rigoglioso: “vorrei essere un larice / non dover bere / né fumare / non dovermi muovere / lasciarmi solo / ondeggiare / vorrei essere un larice / nella neve / senza vestiti / & con lo sguardo / scorrere il paesaggio / verdelarice in primavera / lasciarmi solo ondeggiare / da suolo pioggia grandine / vento / pure più vecchio / vorrei diventare / di lui”. Il maggiore poeta italiano di lingua tedesca morì nel 1978 a Brunico, a soli 31 anni. Il suo amico Alexander Langer, più tardi politico pacifista ed ecologista, notò l’assenza al funerale degli italiani e dei giovani “ignari della portata, del significato della rottura che n. c. kaser (come amava abbreviarsi) aveva osato con la sua pubblica accusa della non-cultura sudtirolese ufficiale, con la sua feroce ironia contro una borghesia bottegaia e un clero oppressivo”. Un giovane dissidente, “incastrato” nel latente quanto perenne conflitto etnico in Alto Adige/Südtirol, che proponeva di spennare e arrostire l’aquila simbolo del Tirolo, di bruciare la casa del padre: “brucia casa paterna in fiamme / brucia casa di nonna / al sicuro sono le bestie / persino il pollame / i maiali impazziti / accecati dalla luce / rintronando il maso / crolla / vai in cenere / vento del nord / disperdi tutto”. Un giovane “sensibile e ribelle, disoccupato e alcolizzato, frate cappuccino e militante comunista, dolente e schernitore, morto giovanissimo” lo definì Claudio Magris in Microcosmi (Garzanti 1998) suggerendo però agli eredi sudtirolesi di Kaser di arrostire, mangiare e digerire una volta per tutte quell’aquila, senza più bisogno di sputare sui suoi ossi, sulla cenere del maso.
A trent’anni di distanza dalla prima traduzione italiana di Giancarlo Mariani (Edizioni Nuovo Studio 1983), una nuova antologia “disincastra” la poesia di Kaser e le dona nuova vita, rivolgendosi proprio agli italiani e ai più giovani. Con rancore mi cresce nel ventre. Poesia & prosa 1968-1978. Un’antologia (Edizioni alphabeta Verlag 2017)non volevo soltanto presentare al lettore italiano un vecchio poeta tedesco morto da quarant’anni caricato da tutte le sue vicissitudini – spiega il traduttore Werner Menapace – bensì trovare per lui una nuova patria e un futuro ancora tutto da vivere”. “Mi viene in mente Leopardi” ha commentato la scrittrice Francesca Melandri presentando il libro a Brunico:I grandi vedono tutti i colori del mondo, non si lasciano mai ridurre a una sola dimensione, schiacciare in un cliché. Quanti colori ci sono nelle poesie di Kaser. Non solo rancore, ma elementi di tenerezza, sensualità, persino humor. Ci sono versi che ruberei per farne titoli di miei romanzi: Il più grande magazzino di patate dell’Eurasia, Non lasciare che nessuno passeggi sullo speck. Questa traduzione può essere intesa come una liberazione di Kaser dal suo personaggio”. Si tratta quindi di superare la fama di pesantezza e provincialità, di fare uscire Norbert C. Kaser dall’angolo, dal recinto alpestre in cui è stato rinchiuso e relegato, per riscoprire l’universalità della sua poesia. E allora, non più larici alpini e solitari, ma colline (“colline / grano / il velo del sole e del vento / il viso di una donna / che sorpassiamo / colle machine / per il grano / e le colline / così si chiude in te / il petto di lei / e le sue vallate”) e mare (“sopra il mare / la luna in piena / l’aria un / taglio alla gola”). Diciamo addio al vecchio n. c. kaser, diamo il benvenuto al nuovo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NdR: la fotografia è di Benno Simma; qui si può leggere il pezzo di Roberto Galaverni su La Lettura; quello che segue è uno dei testi contenuto nell’antologia

 

canto della povertà di idee

terra amata
fatta di campanacci &
risse da osteria

figlia del clima
madre dell’uva

sbuffare dei venti
vette rosseggianti
su fiumi verdi
& ai piedi
un drago abbattuto
vicoli familiari
senso civico fiero coraggio contadino
nemica del terrone & peggio
di lui

figlia del clima
madre dell’uva

intimi paesi
grembiule blu & tori
autonoma
pagani in divisa degli schützen
pompieri    musica

salteri cetre nessuno
sa cantare lo jodel

consacrata al cuore del dio

& su tutto si libra l’astore sbranagalline

 040575

 

lied der einfallslosigkeit

geliebtes land
aus kuhglocken gebaut &
gasthausrauferei

kind des wetters
mutter der trauben

schnaufen der winde
alpenglut
an gruenen fluessen
& zu fueßen
ein erschlagner wurm
traute gassen
buergersinn stolzer bauernmut
dem welschen feind & schlechter
als der

kind des wetters
mutter der trauben

innige doerfer
blauer schurz & stiere
autonom
heiden im rock der schuetzen
feuerwehr    musik

hackbretter zithern
jodeln kann keiner

dem herzen des gottes verschworen

& ueber allem schwebt der henngeier

040575

 

 

 

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Sono agronomo, specializzato in scienza del suolo, e vivo a Parigi. Ho lavorato in vari paesi nell’ambito della cooperazione internazionale, e mi occupo da molti anni di suoli e paesaggi alpini, a cavallo tra ricerca e cartografie/inventari. Ho pubblicato alcune raccolte di racconti, tra le quali Autismi (Miraggi, 2018) e Altri animali (Exorma, 2019), la raccolta di poesie Mater amena (Arcipelago Itaca, 2019), e i romanzi Tritolo (il Saggiatore, 1999), Anatomia della battaglia (Sironi, 2005), Sacrificio (Pequod, 2008; Italic, 2013), Cielo nero (Gaffi, 2011), Rogo (CartaCanta, 2015), Sono Dio (NN, 2016) e Baco (Exorma, 2019). Alcuni miei romanzi e testi brevi sono tradotti in francese, inglese, tedesco e olandese.
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