Quando non aprire

31 gennaio 2018
Pubblicato da

di Mariasole Ariot

Quando chiudere la porta, quando aprirla, quando la porta è piena, quando la luce è incomprensione, quando la pelle è putrefatta, quando la luce è accesa, quando è scesa sulle cose …

[Claude Debussy – Clair de lune – piano: Alberto Cobo]

Quando chiudere la porta, quando aprirla, quando la porta è piena, quando la luce è incomprensione, quando la pelle è putrefatta, quando la luce è accesa, quando è scesa sulle cose, quando i muri delle case sono un’armatura, quando la porta è dentro, quando è fuori, quando si nutre dei passaggi, quando li sfoga, quando li sfugge, quando le grate sono un modo per restare, quando non ci sono finestre, quando sono chiuse, quando aprirle, quando è offeso, quando il cielo è una supplenza all’umano, quando è un bambino, quando è gravida la notte, quando la notte è periferica, quando il dolore ha detto basta, quando continua, quando si aggrappa, quando non fa male il continuo far male, quando fa male, quando ispessisce, quando condensa, quanto è denso il corpo, quanto non è poroso, quando tutto è in piena, quando pensa, quanto pesa quando è senso, quando è resto, quando il gioco delle vite non fa testo, quando il mondo è un urlo oscurato all’obiettivo, quando c’è camera, quando c’è spazio, quando la superficie stellare è immobile, quando non c’è il labile, quando non cura, quando pensa, quando si dice, quando tace, quando non pesa il gioco, quando è un rumore sordo, quando mi scordo del pasto, quando mi accorgo, quando fa male, quando piovo, quando è neve, quanto il dire non è detto, quando si crepa, quando si attende, quando questo stendersi in verticale è un affronto al sonno, quando suono, quanto sono, quando muore, quando muovi, quando tremi, quando aggiusti le giunture, quanto sei carne, quando non sei, quando il quanto è debole, quando non ancora, quando si regge, quando tormenta, quando mi accorgo ed è dormire, quando mi sveglio, quando lei tace, quando si scuce, quando risveglia, quanto le porte sono aperte, quanto si aprono, quanto passa, quanto non passa, quando è passato, quando non muore, quando si avvisa, quando si nutre, quando si accade, quando resto, quando è presente, quando il delicato è un modo per addobbare, quando la vita muore, quanta vita, quando ha braccia, quando è pancia, quando si addormenta sulle cosce, quando si apre un buco nella testa, quando si muore, quando è brace, quando per sempre, quanta ira, quanto ricorda, quando continua, quanto contiene, quando piango, quando non apro, quando mi sventro, quando è tempo.

***

Poi si avvera, quando avvelena, quando spera che rida, quando si gira, quando scompare, quando teme, quando è sentito, quando è sentore, quando  la rima è una festa, quando si apre, quando si abbaglia, quanto non basta il bastare, quando è livido, quando è traccia, quando fa segno, quando insegue la strada, quando di rado appare, quando è terra, quando è regno, quando è cielo, quando è ancora, quando l’ora è degli ulivi, quando è viva, quando è parlare, quando è fare della bocca un verso, quando il senso è di sguardo, quando mi guarda, quando non gira, quando si volta, quando la volta del cielo è spezzata, quando cadere arriva, quando non cade, quanto mi accade, quando si ferma, quando si arma, quando la processione è indegna, quando è sdegno, quando si gela, quando mi lega, quando appassisce, quando ricresce, quando rovina, quando la piega è un segno, quanto il cranio è un ingegno, quando si nutre, quando scompare, quando vociare è dire non ho niente, quando è niente, quando si sente, quando la pelle è compatta, quando scompare, quando ricorda, quanto è il dolore, quando si è voce, quando non tace, quando le piaghe ricordano l’umano, quando svanisce, quando maneggia, quando stinge, quando prega, quando paga, quando riprende, quando il verso è conversare, quando converte, quando si apposta, quando è alta la posta in gioco, quanto congelo, quando mi prendi, quando mi geli, quando ridi, quando dici, quanto non incide, quando decide, quando non pensa, quando è sensato, quando è l’opposto del quando, quando è tempo, quando ride, quando piango, quando muore, quando rema, quando a riva risuona, quando odora, quando è ora, quando non pensa, quando è pesato, quando la lingua sfugge, quando è abitata, quanto è abitato, quando il tatto non è un senso, quando è sogno, quando è sonno, quando è nostro, quanto il nostro disattende, quando è presente, quando dispera, quando rovina, quando disfa, quando sfora, quando l’ora è continuare, quando si dice che quando è morire, che quando è restare, che è quando dormire, quanto di vita in vita riduce, quando ride, quando non dice, quando cede : quanto non cede.

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9 Responses to Quando non aprire

  1. Al il 31 gennaio 2018 alle 17:54

    Fanno quasi paura queste parole così incarnate e così lontane nello stesso tempo. Il ritmo trascina, non cede mai. Con un finale che fa pensare.
    Complimenti.

    • Mariasole il 5 febbraio 2018 alle 10:53

      Grazie, Al.
      Spero che queste parole arrivino e non cedano, come cerca di non cedere il finale.

  2. A.F. il 31 gennaio 2018 alle 18:41

    “Quando il cielo è una supplenza all’umano”… bellissimo. E anche Debussy si accorda bene all’andamento. Brava Sole!

  3. Carlo Livia il 1 febbraio 2018 alle 00:47

    La decomposizione – sconcretizzazione semantica rende le parole trasparenti e sfolgoranti come diamanti,vortici di senso da ricostruire lungo impalpabili architetture di suggestioni melodiche. Una galleria di voci sospese in commosse pause di senso, un mosaico di gesti d’anime in cerca di corpi, “un frammento del mattino nel museo della brina” ( Lorca ). La vastità del tuo registro linguistico è stupefacente.
    M’inchino e ti ringrazio.

  4. davide orecchio il 1 febbraio 2018 alle 13:05

    bellissimo, Mariasole <3

    • Mariasole il 5 febbraio 2018 alle 10:57

      Grazie, Davide (due cuori)!!

  5. orsola puecher il 1 febbraio 2018 alle 14:02

    … e tutti, tanti, questi quando, quando, con fra di loro solo virgole, hanno comunque qualcosa di speranzoso, di passato archiviato, di futuro in divenire, che se avessero un punto di domanda, un dubbio nel male e nel bene, sarebbero tante d/elusioni.
    Ed evviva quei due punti finali. Cedere o non cedere, e anche cadere e non cadere, sono due simmetrie, due facce della stessa medaglia miracolosa.

    ,\\’

    • Mariasole il 5 febbraio 2018 alle 10:56

      Forse il passato non è archiviato, Orsola, ma cerca di collocarsi in una zona che non sia eterno ritorno. Non si cede, nemmeno di fronte all’abisso – se questo è abisso, se “quando” è abissale.

  6. celeste nicoletti il 2 febbraio 2018 alle 11:07

    grazie MARIA SOLE-DAD
    per questa RESPIRAZIONE in apnea nel labirinto delle stanze insonni sommerse

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