Come si comincia?

di Mattia Paganelli

 

Come si comincia?

A Monologue for beginners?

A Monologue on new beginnings?

 

 

Come si comincia? How does one begin?

Qui e ora? Dall’inizio?

 

Si comincia dall’inizio?

E come si comincia dall’inizio? È forse diverso che cominciare dalla fine? Come si comincia dalla fine?

Come si comincia?

Al cinema l’hanno avuta facile. Nel mezzo dell’azione. Un attimo prima dell’orgasmo. Al momento in cui il proiettile sta per forare la pelle illuminata dall’esplosione.

Con una panoramica distante e onnicomprensiva che stabilisca geografia, contesto e giocatori. Establishing shot.

Da un momento significativo. Il passaggio tra interno ed esterno, due mondi, La chiave nella toppa. La sirena della fabbrica. La fine di un evento. Un funerale. Dal ritornello già marcato dal ritmo della ripetizione, già marchiato dal ritmo della ripetizione.

 

Si comincia da un principio, che tutto deve organizzare? E quali inferenze dovrebbero favorirne e sostenerne lo sviluppo?

È questo principio il concetto stesso di cominciare?

 

Come si comincia?

Qual è l’inizio?

Dove?

 

Come si comincia?

Qui e ora? Nel vuoto del presente astratto? Che si guardi addosso per farsi concreto? Che diventi subito passato per offrire un supporto al nostro passo? Hegel oppure Munchausen?

 

Come si comincia?

Con chiarezza? Determinazione?

Si comincia certi di arrivare fino in fondo?

 

Come si comincia?

Si comincia forse da capo? Eterno ritorno? Universo pulsante? Il respiro profondo assente di chi dorme?

Nietzsche?

 

Come si comincia?

Cercando un punto d’appoggio? Già dovremmo conoscere la legge della leva. Leva levatrice che fa emergere il mondo. Dalla leva che farebbe da levatrice al mondo?

 

Come si comincia?

Si comincia quando lo dico io? Facile. Niente limiti esterni. Un inizio arbitrario. Tutto sotto controllo. Niente lasciato al caso.

Ma se in principio era il verbo, che lingua parlava? Quale voce se ne è fatta veicolo? Quale bocca lo ha pronunciato? Quale fiato gli ha dato un suono?

O forse non ha bisogno di corpo? Come in “mistico colloquio,” un inizio “ove il pensier è come a noi l’eloquio” (Rèbora)? Ma pur sempre deve aver avuto il sostegno di una logica che ne garantisse il senso.

Come si comincia? Si comincia con il verbo? Con una bestemmia che dia una scudisciata al vuoto facendolo fremere e contorcersi fino a uno spasmo che esploda in forma? Che faccia esplodere la forma?

 

Come si comincia?

Dal corpo? Dalla mente?

Si comincia dal desiderio frustrato? Censurato?

Dalla libertà negata?

Da quello che ci manca?

Dall’eccesso che non torna?

Dallo scambio che non paga?

Da ciò che rimane?

Dall’assenza?

 

Come si comincia?

Da qui, sotto i piedi? Dal suolo? Sottosuolo? Fondamento? Marciapiede?

 

Si comincia da quello che voglio o dalla ragione per cui lo voglio?

 

Come si comincia?

Cercare un fondamento non aiuta. Si risale, ci si ricrede, fino ad arrivare al dubbio che non si può mettere in dubbio, ergo… e già sappiamo come è andata a finire.

 

Come si comincia?

Cominciare da un punto preciso non ci aiuta. Più lo si ingrandisce più è fuori fuoco. Indistinto. Perde chiarezza. Per indicare l’origine abbiamo dovuto chiedere dove eravamo. Quando pensavamo fosse l’inizio, altri avevano già cominciato. All’inizio qualcuno era già arrivato prima di noi. E chi aveva già cominciato aveva preso noi come spunto. Seguito la nostra traccia. Credevamo di essere al centro. Di aver stabilito cosa è qui e quello che è là. Chi è qui e chi è là. Ma altri erano altrettanto al centro di sé stessi.

Qualcuno ha chiesto a noi dell’inizio. Ma abbiamo avuto bisogno della sua lingua per rispondere.

Cercare un territorio vergine, intonso, non ci aiuta. Non più che definire un’identità chiara e distinta. E pura.

 

Come si comincia?

Cominciare. Cominciando. Cominciato. Ripetendolo finché perde senso?

Come si comincia? Comincerà? Come si era cominciato? Com’erano le cose all’inizio?

Come si comincia?

Guardando indietro? Com’erano le cose all’inizio? Non più complicate di quanto lo siano ora.

 

Come si comincia?

L’assoluto? La tabula rasa? Il punto geometrico senza dimensioni né tempo?

 

Come si comincia?

Da un parapetto sull’abisso da cui sporgersi?

Da un inizio per principianti?

Un principio per principianti?

 

Come si comincia?

Dall’inizio? Dall’idea di inizio? E l’idea di inizio di dove ci viene?

È l’idea di inizio l’inizio? Un evento immanente? Il vuoto ripiegato su sé stesso?

Un punto di domanda preceduto da nulla e seguito da tentativi di risposta?

 

Cominciare dall’inizio senza tralasciare un sol dettaglio? L’esplosione di una descrizione che ci dia allo stesso tempo lingua e narrazione? Grammatica e senso?

Dal commercio dei polli e delle uova?

Eppure nessuno ha detto “datemi un uovo e vi solleverò il mondo.”

Là dove fallisce l’uovo riuscirebbe un pollo?

Cosa determina la grana dei dettagli?

 

Come si comincia?

Dal paradosso come inevitabile punto fermo? Reinstaurando il principio di non contraddizione come cardine dell’universo?

 

Si comincia perché ci siamo sentiti chiamare, ma non c’era nessuno, eppure l’eco è rimasta? La vocazione è rimasta?

 

Per noia?

Perché è troppo tardi per tornare indietro?

 

Come si comincia?

Da un manuale for beginners?

Recalcitrando?

Dalla ritrosia dell’à rebours?

 

Chi ben comincia è a metà dell’opera? Cominciare è metà dell’opera? La metà è dove si comincia? Si comincia dalla metà? Altri cominciano dalla meta.

 

Non si comincia mai? Come Tristram Shandy che a malapena riesce a farsi nascere?

 

Come si comincia?

L’inizio è quando non se ne può più? Quando il tempo è scaduto? Quando va bene così? Deve andar bene così?

 

Come si comincia?

Quando si scopre di aver già cominciato?

 

Come si comincia?

Da un dissidio che diventi un punto fermo? Dove “non mi scordo quello che mi hai fatto” definisce la geografia? Scandisce il tempo?

 

Come si comincia?

Da quello che si ha? Dal panico della pagina bianca? Dalla mancanza di spazio?

Si comincia da qui perché è troppo tardi per cominciare dall’inizio?

Sarebbe grave se ci mancassero le risorse.

 

Si comincia sempre? Tante volte? In tanti modi diversi?

 

Come si comincia?

Quando tutti sono pronti? Quando i tempi sono maturi? Prima che sia troppo tardi?

 

When it boils? When it hurts? Without further ado?

Quando bolle? Quando fa male? Senza por tempo in mezzo?

 

Quante volte lo dobbiamo chiedere? Dire? Ripetere?

 

 

  2 comments for “Come si comincia?

  1. 1 Gennaio 2019 at 11:59

    Grazie Mattia!! Mi pare un ottimo INIZIO.

  2. Andrea Inglese
    6 Gennaio 2019 at 11:22

    E in che genere mettere questa sciarada dell’inizio?

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