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La Moneta Vivente, una proposta senza troppa modestia

di Mattia Paganelli

 

La Moneta Vivente, una proposta senza troppa modestia *

 

Adesso che ormai si sono capiti i termini della questione – si tratta di scegliere tra salvare vite e salvare l’economia – suggerisco di adottare direttamente la moneta vivente. Non si tratta qui di un investimento a fondo perduto, à la Bataille per così dire, ma di un ritorno vero e proprio, concreto, in cambio di ‘congiunti’ e ‘affetti stabili’ (i due tagli più comuni al momento).

 

Per esempio, quanti contagi può costare riaprire un un concessionario Toyota?

E gli ormai famosi negozi di toilettatura [sic] per cani? Due vicine di casa?

Quanto costa riaprire una catena di panetterie in un capoluogo? Una classe di liceo?

Che potere di acquisto hanno gli amici del mare? Bastano per riaprire una pizzeria?

Ci sono poi prezzi eccezionali, esorbitanti come il primogenito, il marito, i genitori e i figli per poter riavviare l’intera filiera specializzata della moda che sostiene un’impresa di medie dimensioni in Italia centrale.

Unicredit è probabilmente valutabile attorno a un’intera cittadina di provincia.

L’Ilva a Taranto, invece, con tutta probabilità è già stata ampiamente ammortizzata.

Per riaprire elementari e medie paghiamo con i figli o anche con i genitori? Serve un acconto di insegnanti e dei loro familiari?

Quanto costa riaprire una libreria? Un amico caro? O una generezione di intellettuali?

La bella gioventù del quartiere e i liceali di zona bastano per pagare un centro sportivo?

Quanti congiunti costano le cartolerie, gli elettrauto, i lavasecco?

Quante madri costa riaprire un parrucchiere per signora?

Il punto vendita Vodaphone costa solo gli adolescenti entusiasti o anche gli adulti analfabeti digitali?

Uno showroom in centro costa l’intera folla di un sabato pomeriggio?

Quanti pendolari costa riaprire il bar-tabacchi della stazione? Solo quelli prima delle sette o siamo disposti a pagare con i viaggiatori dell’intera mattinata?

Qual è il prezzo per un outlet lungo l’autostrada Milano-Genova? Il traffico di un fine settimana di sole tra maggio e giugno? Per un bar in paese basta un lontano parente?

Un autolavaggio quante persone costa? E una pasticceria?

Quanto costa riaprire le scuole elementari? Gli stabilimenti balneari?

Esporre al contagio intere generazioni basta per pagare la riapertura dell’industria dello spettacolo? I cinema, gli stadi o i teatri?

Le messe hanno probabilmente un listino a parte, un bond perpetuo, un ‘pagherò’ sempre differito; pagabile al portatore di una certezza immisurabile e immanente – come bitcoin.

Quanti congiunti costa riaprire un estetista?

Quanti compagni di scuola costa un fast food?

Etc.

 

Non è provocazione. Tutto ha un costo. Si tratta solo di valutare il prezzo che siamo disposti a pagare.

Vidokle e Aranda hanno aperto la banca del tempo, dove un’ora costa un’ora. Ma adesso sembra che non sappiamo come valutare il tempo per aspettare.

 

* Si ringraziano Jonathan Swift (1729) e Pierre Klossowski (1970) per aver gentilmente concesso la riproduzione delle loro idee al nostro tempo.

 

 

1 commento

  1. ben costruito, al netto dei tributi dovuti, a quanto pare, agli inoppugnabili swift e klossowski!

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