Quando la città respinge. Sui rischi della speculazione turistica a Napoli

Torretta-Scalzapecora, 2019 – foto M. Moccia

[SET – Sud Europa di fronte alla Turistificazione è una rete che coinvolge varie città, italiane e internazionali; i suoi obiettivi sono lo sviluppo di una riflessione critica sulla trasformazione che lo spazio urbano subisce a causa di modelli di turismo non sostenibili e la messa a punto di proposte alternative. Quello che segue è un contributo emerso durante una delle riunioni periodiche dell’assemblea napoletana. ornellatajani]

di Marilisa Moccia

A cinque chilometri dal comune di Villaricca (NA) esiste una frazione appartenente al comune ma senza che con esso vi sia un continuum geografico, se non attraverso un reticolo di strade, collocato oltre il comune di Qualiano e prima di quello di Quarto. Denominato dagli abitanti “Villaricca II”, questo luogo, dal nome evocativo, si chiama Torretta-Scalzapecora. Quando i miei alunni ne parlano lo fanno con spregio aggiungendo sempre: “ ‘Ccà nun ce sta niente!”. Un giorno mi hanno chiesto il motivo di quel nome che chiaramente deve aver a che fare con la vocazione un tempo agricola dell’area, oggi votata alla speculazione edilizia più scellerata. Ho chiesto loro di parlarne coi genitori e con i nonni che potevano magari conservare ricordi di un tempo in cui, immaginavo, ci fossero pecore portate al pascolo. A Mugnano è stato così fino agli anni ‘90. C’era un “capraro” che vendeva latte e si aggirava per il paese portando le capre a brucare fra le campagne incolte. Brandelli di una vita agreste che sopravvivevano tenacemente all’avanzata della colata di cemento che ha investito l’area a nord di Napoli dagli anni ’80 in poi. A Torretta-Scalzapecora abitano 4383 persone. 2500 bambini hanno meno di 15 anni. Tolte le casematte visibili sulla strada per Quarto, gli edifici censiti fino al 1946 sono pari a zero. L’area è stata edificata massicciamente negli anni che vanno dal 1971 al 2005, quando sono stati costruiti 419 edifici a uso residenziale.
Scopro presto che nessuno degli alunni, in una classe di 26 bambini, ha i genitori di Torretta-Scalzapecora e neppure di Villaricca, come invece mi sarei aspettata. La cosa mi incuriosisce. Chiedo ad altri ragazzi. Stessa risposta. Credevo che il quartiere fosse sorto per la spinta centripeta dell’espansione del comune di Villaricca ma non è così. Nessuno è di Torretta-Scalzapecora, pochissimi fra i loro genitori provengono dai comuni limitrofi. Da dove vengono allora questi bambini? Di quale terra sono figli i figli di Torretta-Scalzapecora?

Sono di Napoli. Quartieri popolari e popolosi: Sanità, Stella, Quartieri Spagnoli. Una media di 20 ragazzi per classe. Non un campione significativo, certamente, ma un sintomo. Il sintomo di una città che si svuota, che sradica e non assorbe coloro che fra le sue mura hanno vissuto per generazioni, respingendoli nella provincia o nella periferia della provincia.
Il costo in termini sociali è altissimo: chi vi abita è in una condizione di alienazione rispetto ai luoghi. Non vi sono infrastrutture. La scuola è un’oasi nel deserto. Il pomeriggio i ragazzi si incontrano nei parchi privati o nella villetta comunale; il sabato pomeriggio frequentano i centri commerciali come luogo di svago. Il territorio è conteso fra le diverse confessioni religiose: l’unica chiesa cattolica presente è una costruzione prefabbricata, la chiesa evangelica sorge in un garage poco distante e i testimoni di Geova fanno proselitismo all’uscita di scuola.
Se nel centro storico di Napoli la scuola media rispecchia i legami dei quartieri in cui tutti conoscono tutti, qui invece, tolti i casi di emigrazione di interi nuclei familiari (famiglie di coppie di fratelli spostatesi in blocco) che si ricongiungono per vivere insieme la solitudine della periferia, le relazioni parentali sono assenti. La contropartita è che nella periferia il tessuto sociale si sgretola e la marginalizzazione può generare casi di devianza.
Torretta-Scalzapecora è solo uno dei tanti hinterland cresciuto negli ultimi trent’anni eppure offre un punto di osservazione privilegiato per considerare un altro fenomeno dalla portata preoccupante: la turistificazione di Napoli. Un evento massiccio che rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza del centro storico e dei quartieri a esso contigui. La crescente richiesta turistica non si è accompagnata adeguatamente a politiche di regolamentazione delle locazioni.
A Napoli sono presenti 7169 annunci sul portale Airbnb e di questi il 59,3 % si riferisce non a stanze, ma a interi appartamenti locati talvolta da singoli soggetti che ne gestiscono più d’uno, godendo di regimi fiscali agevolati. La diretta conseguenza di questa improvvisa richiesta di appartamenti nel perimetro Unesco e nei quartieri limitrofi ha generato un rialzo dell’offerta, la compravendita è aumentata (fonte Tecnocasa) del 41% negli ultimi quattro anni. Gli appartamenti acquisiti dai gruppi immobiliari vengono locati di preferenza ai turisti generando l’espulsione degli abitanti storici che non riescono ad adeguarsi al rialzo dei prezzi. L’effetto è l’aggravarsi dell’emergenza abitativa in città e il conseguente numero di sfratti cui abbiamo assistito negli ultimi mesi. Ben inteso, il problema non è il turismo, veritevole fonte di sviluppo e lavoro, ma la ricaduta che una mancanza di programmazione delle politiche abitative e di controllo delle piattaforme esercita sugli abitanti dei quartieri più appetibili di Napoli.
La nascita di Torretta Scalzapecora non si è di certo verificata a causa della recente turistificazione, come mostrano le date di costruzione degli stabili, eppure la turistificazione può accelerare l’edificazione di quartieri-satellite in altre zone periferiche della provincia, se non si inverte la preoccupante rotta che l’espansione acritica dell’industria turistica sta operando a Napoli. Se la situazione fotografata a Napoli è l’ondata di turismo prêt à manger con la proliferazione degli Airbnb, il negativo di questa condizione napoletana è la crescita bulimica della sua provincia e le pressioni sociali che essa vive.

ornella tajani

Ornella Tajani insegna Lingua e traduzione francese all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa di studi di traduzione e di letteratura francese del XX e XXI secolo. È autrice del saggio "Tradurre il pastiche" (Mucchi, 2018). Per Marchese editore ha tradotto e curato L'aquila a due teste di Jean Cocteau (premio di traduzione Monselice "Leone Traverso" 2012) e Tiresia di Marcel Jouhandeau (2013). Ha scritto una tesi di dottorato in Letterature comparate sul Kitsch e il romanzo contemporaneo ed è uno dei membri fondatori del collettivo italo-francese di traduttrici meridiem. Suoi articoli e recensioni sono apparsi anche su Alfabeta, L'indice dei libri del mese, Le parole e le cose. Seguendo questo link, la lista completa dei suoi post: https://www.nazioneindiana.com/tag/ornella-tajani/ - Cliccando su "View all posts", una lista parziale 

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  2 comments for “Quando la città respinge. Sui rischi della speculazione turistica a Napoli

  1. Maga
    17 Marzo 2019 at 13:14

    Un articolo molto bello e molto vero. Nel nulla profondo della provincia di Napoli nord, in un luogo che offre campagne ed animali la scuola appare come una cattedrale nel deserto. Onore e rispetto per chi, come molti docenti, ci lavora e ne fanno piccole oasi. Complimenti all’autrice di questo ottimo articolo.

  2. 17 Marzo 2019 at 13:56

    Gli effetti immobiliari del turismo si sentono anche a Milano, dove e’ ormai comune investire in appartamenti da affitto breve. Curioso che non ci siano strumenti normativi per affrontare il fenomeno. A Barcelona ad esempio esistono specifiche licenze per gli affiti turistici brevi, e il comune esegue controlli incrociati sui siti web come Airbnb e con pattuglie sul territorio. Cio’ accade dopo che i prezzi degli affitti hanno avuto un aumento costante negli anni rendendo non solo la citta’, ma anche la cintura delle citta’ dell’hinterland troppo costosa per una normale famiglia in affitto.

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