Il punto di vista di Dio

di Gian Piero Fiorillo

 

  • Non riesco a cogliere il tuo punto di vista, Bechterev. stiamo parlando di compatrioti!
  • Qui non si tratta più di compatrioti, queste categorie non contano più niente.
  • Ma…
  • Qui si tratta di chi sopravvive e chi no. E sopravvive solo chi uccide.
  • È terribile.
  • Dunque, vuoi essere dalla parte dei morti o degli spietati?

 

Il 1940 fu un anno tenebroso. La guerra più crudele entrò nel vivo e, cosa forse peggiore, si affermò l’idea che solo dominando il mondo si potesse essere sicuri nella propria dimora. L’idea stessa di pacifica convivenza fu spazzata via per sempre e la parola pace divenne sinonimo di colonizzazione universale. I vecchi del mio paese ricordano le due guerre mondiali con le espressioni “la guerra del 15-18” e “la guerra del 40”. La seconda non ha una data finale. E in effetti continua, non sempre e non dappertutto priva del rumore delle armi, che tuttavia tuonano solo in zone classificate come periferiche. Al Centro le armi tacciono minacciose e il conflitto è diventato freddo, perenne e senza nome.

 

1940, Buenos Aires. Inverno. Avvolto in un’elegante veste da camera, Adolfo Bioy Casares lascia cadere con noncuranza aristocratica una parentesi nel suo capolavoro, L’invenzione di Morel: (credo che perdiamo l’immortalità perché la resistenza alla morte non ha subito alcuna evoluzione; ogni suo perfezionamento insiste sulla prima idea, rudimentale: mantenere vivo tutto il corpo. Bisognerebbe cercare soltanto la conservazione di ciò che interessa la coscienza). Nel silenzio della biblioteca di famiglia Bioy si chiede se mantenere o cancellare quella incidentale che sembra una sincope. Decide di lasciarla. Nel tempo, come nel romanzo, si rivelerà una profezia. Non isolata, però: riflette lo spirito dell’epoca: visionario, delirante, criminale. Qualunque cosa intendesse Bioy Casares per coscienza, sappiamo oggi che l’immortalità e la costruzione di un mondo parallelo (l’altro tema dell’Invenzione) sono, insieme al dominio dell’Universo, l’ossessione dei potenti e l‘allucinato obiettivo della scienza. Prometeo non nasconde più l’aspirazione a diventare Dio. Non si accontenta di rubare il fuoco all’Altissimo ma punta ai meccanismi di accensione, creare dal nulla, e di conservazione, rendere eterne le cose che crea, viventi e no. Allucinazioni così potenti sono inevitabilmente accompagnate da paure altrettanto potenti.

 

***

 

2016: esce in tutto il mondo Zero K, di Don De Lillo. Ross Lockhart, ricchissimo, è sposato con Artis, malata e vicina alla fine. Decidono insieme di affidarsi a un’azienda che promette la conservazione criogenica del corpo e della coscienza fino a quando la medicina non sarà in grado di curare la malattia di Artis. Marito e moglie saranno allora risvegliati, i corpi riportati in vita e le coscienze, che nel frattempo sono state caricate su chip elettronici, potranno essere nuovamente trasferite nella loro sede naturale, il cervello. De Lillo non è uno scrittore di fantascienza e si limita a raccontare realisticamente la prima fase del processo e ispezionare gli stati d’animo dei protagonisti e del narratore, il figlio di Ross, alle prese con l’insondabile.

 

Prima di arrivare all’immortalità programmata e alla resurrezione degli aspiranti frankenstein, si può prolungare la vita individuale fino a età impensate sostituendo via via gli organi malati o troppo vecchi. L’uomo come la nave di Teseo. Per facilitare le sostituzioni si possono coltivare cloni umani, in tutto simili a «noi» meno che per la capacità di procreare, e metterli al mondo con la sola ed esclusiva funzione di farne donatori di organi. Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro, 2005, racconta questa situazione: ancora una volta non stiamo parlando di fantascienza, ma di realtà, o quantomeno possibilità reale. Coltivare uomini, dare loro vita e cultura da college, persuaderli a morire pezzo per pezzo senza lamentarsi troppo. Ma era solo un esperimento malriuscito: queste creature dimostrano di avere sentimenti. Meglio allora allevarli nell’ignoranza, corpi utili e nient’altro. Non si allevano così anche i conigli?

 

***

 

  1. Avevo trentadue anni e cercavo di immaginare come sarebbe stato il mondo se l’utopia orwelliana si fosse davvero realizzata. Non sapevo che avrei dovuto aspettare poco tempo. Fin dai tempi di Bentham il Grande Fratello aveva lavorato alacremente per realizzare il Panopticon planetario e ora aveva lo strumento adatto, il computer. Bisognava svilupparlo e sviluppare una disposizione mentale favorevole di massa. Di più, bisognava che le popolazioni fossero ansiose di partecipare alla costruzione del Nuovo Mondo, api operaie solerti e canterine. Interfaccia amichevole e connessione a distanza furono la soluzione. L’idea fondamentale a sostegno dell’utopia era che il linguaggio, che finora aveva interpretato il mondo, ora doveva crearlo. Incominciando col crearne uno parallelo, un fac-simile. Proprio come l’invenzione di Morel, ma assai più pervasivo. Un tremendous Mondo 2, intangibile e potente. L’uomo di natura, opportunamente modificato, sarebbe stato l’animale ideale: padrone e schiavo, avrebbe realizzato il desiderio eterno di eternità inverando le teorie evoluzionistiche e le profezie nicciane del superuomo, insieme al sogno comunitario di una società di eguali. Perfetti, superuomini e immortali. Pochi, pochissimi, contati. Il resto, macchine.

 

***

 

  1. Franck Thilliez mi perdonerà questo lungo estratto dal suo romanzo più recente, Luca. È necessario al mio puzzle e non voglio mutilarlo troppo.

– La plupart des pacemakers que vous trouverez sur le marché sont devenus des objets connectés, comme votre montre qui va vous demander de courir un kilomètre de plus ou un réfrigérateur capable de commander des yaourts a votre place lorsqu’il en manque. Nos produits communiquent sur une certaine fréquence radio avec une base fixe située chez le patient, pour transmettre des informations cryptées et presque en temps réel du patient à un système informatique et donc, au cardiologue […] c’est ce qu’on appelle une médicine ultra-personnalisée. Mais comme la plupart des objets connectés, les pacemakers peuvent être la cible d’attaques de pirates informatiques. Vous avez peut-être entendu parler du problème avec Dick Cheney, en 2013 ?

Lucie secoua la tête […] Existait-il encore un jardin secret que nous ne livrions pas aux bouches insatiable des machine ?

 – Le vice-président américain a désactivé la fonction sans fil de son pacemaker pendant son mandat, de peur d’une attaque terroriste ou d’un cyber chantage sur son appareil. Ce n’était pas une phobie injustifiée, de nombreuses sociétés d’audit avaient décelé d’innombrables failles et montré qu’on pouvait contrôler un pacemaker à distance, comme augmenter artificiellement le rythme cardiaque d’une personne. En provoquant l’emballement d’un pacemaker, il est facile de faire exploser sa pile au lithium. L’issue, pour le patient, est fatale.

 

***

 

Il sogno dell’immortalità e del dominio assoluto si avvicina pericolosamente all’incubo peggiore, l’eterniente. Cervelli numerosi e inutili, ciascuno nella sua vaschetta di ghiaccio, attendono un altro Big Bang. Sanno di attendere? O sono come quelle chiavi lasciate sotto il tappeto per l’ospite che non possiamo accogliere personalmente, ignari di sé e della propria funzione? Solo questo sappiamo: quello che si può fare verrà fatto. Pacemaker, chip che stimolano diverse zone cerebrali, diversi apparati percettivi, endocrini, ormonali. Superuomini, subumani, macchine: c’è solo l’imbarazzo di una programmazione efficiente. Si è vincitori o bambole telecomandate. Chi resta fuori dal gioco resta fuori.

Certo non è una bella prospettiva.

Rimorsi? Puah.

***

 

Rimorsi? Continui a non capire, Goleman, queste sono discussioni obsolete. Niente ha più a che fare con l’etica o la coerenza. Il rimorso è pericoloso.

È forse vietato avere dei dubbi?

Questa domanda non merita neppure una risposta.

Bechterev, la nostra strada è stata fin dall’inizio la stessa, ma adesso…

Prendo nota.

Prendi nota? Tutto qui?

Non è poco, credi a me.

Le tue parole sono minacciose.

Attento, Goleman, non era il caposaldo del tuo teorema? Chi si sente minacciato lo è e chi è minacciato è già condannato. Non era così?

 

***

 

  1. Shoshana Zuboff pubblica The age of Surveillance Capitalism, in cui descrive il passo decisivo verso il 1984 realizzato. Invasivo, interattivo, amichevole. Smart e non solo panottico, il capitalismo della sorveglianza non si limita a sorvegliare ma studia il modo per decidere al posto nostro e renderci «felici» di delegare e «coscienti» di avere deciso in autonomia. Con un piccolo aiuto dell’assistente elettronico. Mentre si diffonde l’Internet delle cose, la nostra capacità di osservare, valutare, scegliere si affievolisce: lasciamo che a farlo siano le cose stesse e gli algoritmi per interposta cosa. Un robot delle pulizie ne sa sul nostro conto più di noi stessi e, forte di questo sapere, stabilisce algoritmica/mente il da farsi. Che male c’è, in fondo è solo un robot. Abbiamo sempre considerato umile l’attività delle pulizie e anche chi la svolge, non è difficile considerare umilissimo un piatto che ci spazza la casa. Ma quel piatto stupido e scatolare che ruzza sul pavimento ha molte più connessioni di quanta ne abbia mai avute Nostra Signora delle Pulizie e noi stessi con tutta la nostra presunzione relazionale. Quando lo scopriremo ci diventerà perfino difficile spegnerlo partendo per le vacanze, il poverino. Rumoroso e (in)discreto compagno della nostra intimità. A lui affidammo il compito ingrato di accendere la lavatrice, sbrinare il frigorifero, farci trovare qualcosa di scongelato al momento del rientro. Oh sì mio caro, grande, inappuntabile buon fratello, come farei senza di te, io che sono così distratto. A proposito, il giorno dieci ordina dei fiori per lei, ricordati, è il suo compleanno, non farmela arrabbiare. Ciao, fratello, ti voglio proprio bene.

 

Il capitalismo della sorveglianza (in cui tutto sarà amichevole e confortevole e il mondo costruito su misura per-me-proprio-per-me; un mondo immateriale e solido che continuerà ad esistere quando il mio corpo avrà cessato di funzionare e io non ci sarò più, convivendo con miliardi di altri mondi su misura per miliardi di altri singoli individui, in una continua interazione e intersezione senza effetti fisici) non è la fine della storia. La storia non finisce con l’incubo del panopticon universale, della sensorizzazione di tutti gli ambienti del pianeta, liberi, pubblici e privati – no, la storia non finisce qui. La storia va «avanti»: non dicono così i dittatori? Ma se cerchiamo la verità scopriamo che «avanti» non va più neanche il tempo, figuriamoci la storia. Nel Mondo 2 della sorveglianza il tempo è sempre presente, sempre passato, sempre futuro – hic et nunc è un’espressione senza senso. Il tempo è una sfera di Rubik che ruota senza sosta intorno a una pluralità infinita di assi.

 

***

 

Ora consideriamo, dice Bechterev al riluttante compagno d’infamia Mark Goleman, il globo terrestre come un organismo vivente. A cosa servono tutti quegli esseri vivi sulla sua crosta? Essi hanno due funzioni fondamentali e contraddittorie: quella di parassitare il pianeta e quella di ripulirlo, tenerlo in ordine, aiutarlo a prosperare. Come gli animaletti che creano il proprio ambiente nelle pellicce degli animali: spazzini e parassiti. Devono sempre rimanere in equilibrio, un equilibrio dinamico naturalmente. Se sono troppi l’animale muore, se sono pochi la pelliccia viene invasa da entità nemiche e si deteriora uccidendo l’animale che protegge. Così è il pianeta. Gli uomini, se sono troppi, uccidono il pianeta. Se sono pochi lo lasciano andare, così che diventerà un luogo selvaggio, moribondo per troppo lussureggiare, per troppa vitalità. Se sono solo quelli necessari, potrà vivere a lungo, ed è giusto che vivano con esso coloro i quali concorrono alla sua sopravvivenza. Se l’equilibrio tende a spezzarsi gli esseri coscienti, che sono la sola coscienza del pianeta, hanno il dovere di intervenire. Drasticamente, se necessario. Bisogna salvare il salvabile. Se il salvabile è pochi prescelti, bene. Se è solo la coscienza di quei pochi, bene. Il male minore esige il suo prezzo.

Ma questo significa uccidere…

Non uccideremo nessuno, li lasceremo liberi.

Di morire, li lasceremo morire, non hanno altra chance. Lasciar morire miliardi di persone senza intervenire, restando a guardare… e poi?

Lottare per sopravvivere è la legge della natura. Qualcuno ce la farà.

… e poi, una volta che saranno morti tutti, a chi toccherà?

Una volta morti saranno morti, la memoria dei sopravvissuti è corta.

I morti vengono presto dimenticati.

E un buon chip attivato al momento opportuno affretterà l’oblio.

Miliardi di morti per prolungare la vita e il benessere di una piccola élite.

E del pianeta; se sopravvive l’élite sopravvive il pianeta, altrimenti muoiono tutti, uomini e mondi.

Sono miliardi, accetteranno la sparizione senza reagire?

Sono divisi e poveri. I poveri sono malleabili, dovresti saperlo, proprio tu, che in passato…

Lascia stare il passato, non voglio pensarci.

Mettiamoci all’opera, dunque, abbiamo perso già troppo tempo.

Quasi un secolo, e tutto per paura di uno spettro.

Avevamo iniziato bene cent’anni fa. Ci siamo dovuti fermare, ma adesso il mondo è libero e possiamo andare avanti.

Avanti, Bechterev? moriremo tutti, morirai anche tu, che senso ha?

Niente ha senso. Morirò anch’io, vivranno solo gli dei. Risorgeranno dalle loro ceneri. Ricordi la storia di Sansone? La sua morte è necessaria per annientare i filistei. Non ha senso, ma è il disegno di Dio e il prezzo non conta. La morte di Sansone è solo un effetto collaterale.

Sei molto ingenuo, Bechterev. Forse sono i filistei l’effetto collaterale. Non conosciamo il punto di vista di Dio.

  1 comment for “Il punto di vista di Dio

  1. 21 Dicembre 2019 at 20:35

    La distopia e i culti millenaristici postmoderni tirano quasi come le sovraccoperte trasparenti delle edizioni NOT. Adelante, adelante! Mentre il Grande Fratello ci impianta il chip sottopelle, rimane il tempo per una presentazione a radiotre dalla Sora Lippe. O no? Buon Natale distopico a tutti!

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